La gran rivale

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The Project Gutenberg EBook of La gran rivale, by Luigi GualdoThis eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it,give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this eBook or online atwww.gutenberg.orgTitle: La gran rivaleAuthor: Luigi GualdoRelease Date: February 21, 2007 [EBook #20639]Language: Italian*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GRAN RIVALE ***Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously made available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)[Copertina]LUIGI GUALDOLAGRAN RIVALEIL VIAGGIO DEL DUCA GIORGIO LA CANZONE DI WEBER—CAPRICCIO—UNA SCOMMESSAALLUCINAZIONE—NARCISA—LA VILLA D'OSTELLIOMILANOFRATELLI TREVES, EDITORI.1877.[Occhiello]LA GRAN RIVALE[Verso]DEL MEDESIMO AUTORE:Costanza Gerardi L.1—Une Ressemblance.—Alphonse Lemerra, Editeur. Paris » 3 50[Frontespizio]LUIGI GUALDOLAGRAN RIVALEIL VIAGGIO DEL DUCA GIORGIO LA CANZONE DI WEBER—CAPRICCIO—UNA SCOMMESSAALLUCINAZIONE—NARCISA—LA VILLA D'OSTELLIONuova EdizioneMILANOFRATELLI TREVES, EDITORI.1877.Proprietà letteraria.Tip. Treves.LA GRAN RIVALEQuando essi passavano dandosi il braccio, guardandosi con occhi che ben si vedeva erano senza segreti l'un per l'altro,con quell'armonia di andatura che indica l'armonia dei pensieri, era impossibile che ...
Publié le : mercredi 8 décembre 2010
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The Project Gutenberg EBook of La gran rivale, by
Luigi Gualdo
This eBook is for the use of anyone anywhere at
no cost and with almost no restrictions whatsoever.
You may copy it, give it away or re-use it under the
terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org
Title: La gran rivale
Author: Luigi Gualdo
Release Date: February 21, 2007 [EBook #20639]
Language: Italian
*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG
EBOOK LA GRAN RIVALE ***
Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and
the Online Distributed Proofreading Team at
http://www.pgdp.net (This file was produced from
images generously made available by Biblioteca
Nazionale Braidense - Milano)[Copertina]
LUIGI GUALDO
LA
GRAN RIVALE
IL VIAGGIO DEL DUCA GIORGIO LA
CANZONE DI WEBER—CAPRICCIO—
UNA SCOMMESSA ALLUCINAZIONE—
NARCISA—LA VILLA D'OSTELLIO
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI.
1877.
[Occhiello]
LA GRAN RIVALE
[Verso]
DEL MEDESIMO AUTORE:Costanza Gerardi L.1—
Une Ressemblance.—Alphonse Lemerra, Editeur.
Paris » 3 50
[Frontespizio]
LUIGI GUALDO
LA
GRAN RIVALE
IL VIAGGIO DEL DUCA GIORGIO LA
CANZONE DI WEBER—CAPRICCIO—
UNA SCOMMESSA ALLUCINAZIONE—
NARCISA—LA VILLA D'OSTELLIO
Nuova Edizione
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI.1877.
Proprietà letteraria.
Tip. Treves.
LA GRAN RIVALE
Quando essi passavano dandosi il braccio,
guardandosi con occhi che ben si vedeva erano
senza segreti l'un per l'altro, con quell'armonia di
andatura che indica l'armonia dei pensieri, era
impossibile che in quelli che comprendono non
destassero involontariamente un senso d'invidia. Si
seguivano con lo sguardo e dopo non si poteva a
meno che, fantasticando, seguire col pensiero nella
loro vita quei due esseri che davvero sembravano
eccezionalmente felici. Tornavano a mente allora
tutte le scoraggianti elegie che negano ogni felicità
in questa valle di miserie e non si poteva a meno di
pensare quanto quei due ch'erano passati nefossero una vivente contradizione, e ciascuno
sentiva persino le proprie idee tristi e tetre svanire
come la neve al sole, e insieme all'amaro
dell'invidia sorgere in cuore il dolce della speranza.
Essi erano una bella coppia davvero. Ella era una
fra le donne che non si dimenticano facilmente e la
cui bellezza, se non fulmina a primo aspetto,
commove però fortemente ogni volta che si rivede.
Imaginatevi un ovale di volto non perfettissimo, ma
espressivo e caratteristico al sommo grado; dei
capelli bruni a riflessi più chiari, finissimi e folti;
degli occhi grandi, tagliati in forma di mandorla,
dallo sguardo buono e penetrante; una bocca che
attira, fresca e purissima, un nasino non greco e
forse un po' cosmopolita, ma talmente fatto per
quel viso da non sembrare possibile in qualunque
altro, una fronte perfetta, delle sopracciglia d'un
arco purissimo, e sparsa sopra tutto ciò una tinta di
malinconia consolata che riempiva l'anima di chi
guardasse di pensieri sereni. Seduceva il suo
corpo, benchè non ricordasse la maestà dei
modelli antichi; piuttosto alta, con una vita flessibile
da cui si allargava un busto perfetto di forma. Il suo
piccolo piede era affascinante per la forma e il
movimento e per l'aristocratica attaccatura. Egli
era un bel giovane di trent'anni, con una di quelle
fisonomie espressive in cui è impresso
indelebilmente il marchio dell'intelligenza e dove
ogni linea esprime una tendenza o un sentimento;
la bocca, forse un po' grande, aveva un sorriso
pieno di bontà e d'ironia al tempo istesso, e fra li
occhi apparivano quelle due piccole rughe
perpendicolari, segno di una volontà feconda.Nell'insieme era una di quelle figure che a primo
aspetto invogliano a stendere la mano.
Tutti quelli che viaggiano molto li vedevano spesso
quando meno se l'aspettavano; si scorgevano
passeggiare sui boulevards e non era difficile
incontrarli una settimana dopo sulle ghiacciaie o sul
Righi; nella sala del casino di Baden o a Nizza sulla
promenade des Anglais—ed essi erano una
macchietta simpatica per qualunque scena. Certo li
avrete veduti qualche volta in una barchetta
qualunque, di autunno sul lago di Como e mirandoli
stretti l'un contro l'altro il cielo vi sarà sembrato più
azzurro e la brezza più soave. Era bello vedere—
quando correvano per i monti—la tenera
sollecitudine con la quale egli la sorreggeva nei
passi difficili e le dava la mano per saltare da
qualche macigno e la serena confidenza con la
quale ella si appoggiava al suo braccio! E allora il
sorriso abbozzato sulla bocca dell'uno si disegnava
su quella dell'altro.
Ma la loro dimora abituale era Firenze, e tutti i
giorni s'incontravano sul Lungarno e alle Cascine, e
spesso quando il sole era tramontato e l'ombra
scendeva, la loro carrozza s'internava nel folto
delle piante, e allora la testa di lei si appoggiava
sulla spalla dell'amante.
Questa parola s'è pur dovuto scriverla, poichè
nemmeno la più piccola apparenza di cerimonia
civile o religiosa li aveva uniti. Ed essi si
permettevano pel momento di assaporare tutta la
felicità che può essere concessa quaggiù.La loro storia, il loro romanzo se si vuole, era una
prova di più che molto spesso in questa vita le
circostanze ne obbligano a seguire una strada
assai diversa da quella che si voleva percorrere. Si
erano parlati per la prima volta in una di quelle fiere
di beneficenza, dove le signore fanno salire ad una
cifra arbitraria il prezzo degli oggetti più
insignificanti, a seconda del sorriso con cui li
accompagnano. Alberto aveva già veduto molte
volte la bella signora O***, come tutti chiamavano
la nostra eroina, e l'aveva ammirata—tanto più
ch'egli era particolarmente attirato da quel genere
di bellezza moderna il cui fascino principale sta
nell'espressione indefinibile; ma non la conosceva.
Quel giorno una signora che si trovava allo stesso
banco lo presentò. Non furono scambiate che
poche frasi di circostanza, accompagnate
dall'inevitabile: «Spero che avrò il piacere di
vederlo qualche volta» che una signora dice
sempre quando parla con qualcuno che conosce
da molto tempo di nome. Alberto vi andò pochi
giorni dopo, ma, dobbiamo dirlo col massimo
dispiacere e chiedendone scusa alle lettrici amanti
dei colpi di fulmine nella passione, essi non si
amarono il primo giorno che si conobbero, e
nemmeno il secondo, e nessuna scintilla passò
dallo sguardo di lui in quello di lei. I loro cuori non
cozzarono l'un contro l'altro come due proiettili e
non ebbero sul principio vicendevolmente che una
di quelle frivole simpatie come se ne possono
avere per dieci persone a un tempo.
La famiglia di lei era assai ristretta
finanziariamente, quasi povera. Erano in molti e idanari pochi, dimodochè quando il signor O*** si
presentò e chiese la sua mano, la proposta fu
accolta con l'entusiasmo di una felicità «ch'era follia
sperar». Quando ella era giunta ai sedici anni e
che le vesti corte si erano dovute allungare dello
strascico, all'affacciarsi di quel problema
inquietante ch'è il matrimonio per le fanciulle che
hanno per sola dote la freschezza verginea della
guancia, la povera madre aveva sentito l'angoscia
che tutte le madri in simili circostanze provano, e
sebbene quando quella fortuna inaspettata si
presentò, ella le dicesse: «Emilia, pensaci bene
prima di accettare e fa solo quello che il tuo cuore
ti consiglia,» lo disse però con una paura terribile di
un rifiuto, e udendo la risposta affermativa della
fanciulla le gettò le braccia al collo con uno slancio
irreprimibile di riconoscenza materna.
O*** era un negoziante di seta, assai ricco,
generoso, volgare. Giovane ancora, benchè
cominciasse ad impinguare un tantino, egli era
stato il sogno di moltissime fanciulle, e la sua
scelta per l'Emilia, che «non aveva un soldo,» fu
causa di rabbioso stupore per tutte. Rideva di un
riso forte, spontaneo, inatteso; amava le donne, i
cavalli e i romanzi di Ponson du Terrail, del resto
un buon diavolo nel significato più elastico della
parola, e capace perfino di una buona azione.
Concesse a sè medesimo il lusso di sposare una
bella giovane senza dote, perchè ciò era nei suoi
mezzi; inoltre perchè Emilia gli piaceva assai ed
era una donna come la voleva lui, «senza
pretesa.» Il corredo fu magnifico e dopo sei mesi di
matrimonio, Emilia era ancora «felicissima.» Unanno però era appena trascorso, che già le cose
cominciarono a mutare. O*** aveva una dopo
l'altra riprese molte delle sue abitudini di scapolo;
gli affari lo occupavano nella giornata; prima di
pranzo andava a fare un giro a cavallo e dopo
accompagnava sua moglie in teatro o in qualche
casa, ove la lasciava e non ritornava a casa che al
mattino. Del resto, sempre gentilissimo con lei,
preveniva i suoi desiderii, non diceva una parola
per i conti piuttosto lunghi e era raramente di
cattivo umore. Un piccolo erede era apparso
all'orizzonte.
Emilia lo aveva sposato perchè non sperava trovar
meglio; ma capì in brevissimo che non lo avrebbe
mai amato. Pure soffriva alcun poco nell'amor
proprio vedendo quanto facilmente egli avesse
riprese le sue abitudini di prima.
Ella era un novello astro sorto nel mondo elegante
(come dicono i giornalisti), e non tardò molto ad
attirare gli sguardi. Tutti aspirarono al piacere di
conoscerla, e in breve ebbe ogni giorno dopo le
quattro la visita d'un certo numero di uomini che
tutti si credevano in obbligo di farle la corte o di far
credere che gliela facessero. Qualche signora
dell'altissima società si degnò di accordarle la sua
amicizia; fu di tutte le feste, di tutti i divertimenti.
Cominciò per lei quella vita che comincia per tutte
le donne in simile posizione; fece parlare di sè in
modo vago senza però che nè le dicerie nè i
pettegolezzi potessero appoggiarsi su alcun che di
sicuro, suscitò qua e là qualche passione, eccitò
molte rivalità che riuscirono dolci al suo orgoglio

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