Il Piacere e la Crudeltà

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Lei ha una presa reale su quest’uomo disposto a tutto, pur di vivere questa nuova esperienza . Penso che ne abbia avute molte altre di esperienze, ma completamente diverse, e in quelle era lui il carnefice. Deve essere andato molto lontano e penso, fino a toccare l'estremo pur di provare piacere. Un piacere sadico, un godimento incomparabile! Qui incontra lei; la sua altra metà, abitata dallo stesso demone, e la follia lo prende e lo spinge a sfidare i limiti, e a rischiare la propria vita. Inconsciamente o deliberatamente, ha bisogno di vivere e sentire cosa si prova quando si è dall'altra parte della barricata, ed è stato in grado di controllare e descrivere quello che sentiva. Si entra intensamente in questa storia e non si vuole lasciarla! E’ cruda, calda e torrida; Una lenta discesa agli inferni di un uomo pronto a tutto pur di continuare la sua avventura, dove certamente vive qualcosa fuori dal comune, e che poche persone possono sperimentare
Publié le : vendredi 26 février 2016
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Il piacere e la crudeltà Le radici del male Autore Enea Tonon Presentazione
Sono una lettrice che probabilmente ha tendenze sadiche e perverse, profondamente sepolte in me. Ora sono a fondo in questo libro e il sangue mi bolle dentro. Voglio dire una cosa: «Non mi piace questa donna che odio, e che è solo una manipolatrice». Hauna presa reale su quest’uomo, disposto a tutto pur di vivere questa nuova esperienza e non di meno! Penso che ne abbia avute molte altre di esperienze nella sua vita, ma completamente diverse, e in quelle era lui il carnefice. Deve essere andato molto lontano in queste avventure e penso, fino a toccare anche l'estremo pur di provare piacere. Un piacere sadico, un godimento incomparabile! Qui incontra una donna; la sua altra metà, abitata dallo stesso demone, e la follia lo prende e lo spinge a sfidare i limiti, e a rischiare la propria vita. Inconsciamente o deliberatamente, ha bisogno di vivere e sentire ciò che si può provare quando si è dall'altra parte della barricata, ed è stato in grado di controllare e descrivere quello che sentiva. Il lettore è coinvolto in questo libro e vuole veramente sapere quale sarà il seguito, e fin dove la follia ci può portare! Si entra intensamente in questa storia e non si vuole lasciarla! E’ cruda, calda e torrida, una lenta discesa agli inferni di un uomo pronto a tutto pur di continuare la sua avventura, dove certamente egli vive qualcosa fuori dal comune, e che poche persone possono sperimentare. Una simile esperienza segna una persona per tutta la vita, e lui non potrà mai cancellarla. In ogni caso è questa la mia sensazione nel leggere questo libro, e penso di non sbagliarmi, ma solo l'autore può saperlo! Aloma Vaxelaire Questi avvenimenti e i personaggi sono reali e solo i nomi sono stati cambiati
CAPITOLO 1 Parallelismi  Ottocento chilometri da percorrere con il cuore in subbuglio e la pelle bruciante. Di tanto in tanto dovevo inclinarmi da un lato piuttosto che dall’altro, per ridurre la sofferenza alle costole incrinate e dovevo evitare respiri profondi, che mi causavano fitte dolorose più violente. Mi dava fastidio anche tenere il volante, a causa del dito gonfio, che inspiegabilmente, iniziava ora a spellarsi. Nulla da fare, se non seguire con lo sguardo, il nastro nero che scivolava via sotto le ruote dell’auto, che ormai viaggiava dentro la notte, mentre nella mente s’inseguivano pensieri in libertà veloci come lampi ma, così condensati da contenere larghi spazi di memoria, di solito tenuta lontana da me. Forse tutto era cominciato in quei lontani pomeriggi estivi, quando ancora bambino, mi chiudevano nella mia stanza e restavo a guardare le lame di luce che filtravano tra le persiane socchiuse. Mi piacevano, perché abitate dal pulviscolo che danzava instabile, e mi parevano piene di vita. Impossibile dormire, e scavalcavo il davanzale per calarmi sul tetto di una piccola costruzione appena poco più sotto, e da lì sui rami di un grande pero, e finalmente a terra. Lì vicino l’austera villa veneta, dalle mura striate dai licheni. Oltre al silenzio, potevo sentire il gracidare dei batraci e i friniti di cicale. Il mio posto preferito era in fondo al parco, nel luogo più oscuro, dove mai il
sole rompeva l'ombra che alberi dai rami poderosi proteggevano sempre. Tra loro il più bello era un immenso nespolo dai rami così grandi da sembrare braccia di un gigante sul quale si poteva camminare stando in piedi. Mi sporgevo sul bordo del pozzo lanciando richiami che l'eco mi rimandava dalle sue profondità, colorandoli di volta in volta con tonalità sempre diverse, come se non fosse mia quella voce. Doveva essere molto profondo, perché la luce non arrivava fino al fondo. Non dovevo andare lì. Mi avevano raccontato che era abitato da grandi serpenti capaci di ghermirmi e trascinarmi giù nel buio. Scrutavo attentamente il buio ed ero pronto a fuggire rapidamente se li avessi visti salire verso di me. Stanco del mio gioco, mi sedevo per terra e osservavo le figure scolpite in un susseguirsi di bassorilievi nella pietra che cingeva il pozzo. Serpenti e donne nude. Giravo tutt’intornoper vedere se qualcosa fosse diverso, ma no... nulla, solo serpenti e donne nude. Le donne, il pozzo senza fondo... il mistero, la mia anima rubata... o ceduta... Mi rassegnavo e restavo lì seduto per terra, seguendo con le dita il profilo di quelle figure. A lungo le mie dita carezzavano quei seni in pietra e la mia mente scandiva desideri arditi, mentre piccoli brividi percorrevano la mia pelle e il pensiero infiammato. Già allora le donne esercitavano su di me un’attrazione fatale.Poi via da lì con una lunga corsa frenetica a perdifiato dentro il sole, fino a cadere esausto a terra nell'erba alta, e restavo lì a braccia aperte, guardando il cielo, per non so quanto tempo, perduto in fantastiche visioni. Oppure era cominciato tutto sulle labbra di Elena? Non ancora del tutto adolescente, desideravo baciare le sue labbra con una smania che giorno dopo giorno cresceva in me, e non avevo ancora mai baciato nessuna. Elena era longilinea e quasi senza seno, ma non m’importava e passavo il tempo a desiderare la sua bocca, che ostinatamente mi rifiutava. Quella sera tutti erano andati via ed eravamo rimasti soli io e lei, nel vigneto antistante alle nostre abitazioni e mi sentivo elettrizzato.
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