Comune di Drezzo, Provincia di Como Essere Sindaco di un piccolo ...

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Comune di Drezzo, Provincia di Como Essere Sindaco di un piccolo Comune di provincia può apparire semplice rispetto a quello di una grande città, ma le cose non stanno sempre così. Meno cittadini, infatti, non significa comunque meno problemi. Questi ultimi, di qualunque natura siano, possono apparire diversi, ma alla fine sono identici per complessità e responsabilità a quelli che sorgono nelle realtà più grandi. L’aggravante, in un piccolo paese, è però quella di dover, tante volte, intervenire in prima persona data la scarsa disponibilità di mezzi e di persone che, generalmente, caratterizza gli enti di ridotte dimensioni. Se poi aggiungiamo la mancanza di risorse finanziarie che contraddistingue i bilanci comunali, si può ben comprendere il tipo di difficoltà che ci si trova ad affrontare. Un Sindaco deve quindi essere sempre presente, sia quando occorre chiudere la buca nella strada o riparare il tombino rotto, sia quando deve progettare lo sviluppo urbanistico del paese. Ma un Sindaco della Lega non può limitarsi all’ordinaria amministrazione, deve dare qualcosa di più, a difesa della propria gente e delle tradizioni e della cultura del proprio territorio.
Publié le : lundi 16 avril 2012
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Comune di Drezzo, Provincia di Como Essere Sindaco di un piccolo Comune di provincia può apparire semplice rispetto a quello di una grande città, ma le cose non stanno sempre così. Meno cittadini, infatti, non significa comunque meno problemi. Questi ultimi, di qualunque natura siano, possono apparire diversi, ma alla fine sono identici per complessità e responsabilità a quelli che sorgono nelle realtà più grandi. Laggravante, in un piccolo paese, è però quella di dover, tante volte, intervenire in prima persona data la scarsa disponibilità di mezzi e di persone che, generalmente, caratterizza gli enti di ridotte dimensioni. Se poi aggiungiamo la mancanza di risorse finanziarie che contraddistingue i bilanci comunali, si può ben comprendere il tipo di difficoltà che ci si trova ad affrontare. Un Sindaco deve quindi essere sempre presente, sia quando occorre chiudere la buca nella strada o riparare il tombino rotto, sia quando deve progettare lo sviluppo urbanistico del paese. Ma un Sindaco della Lega non può limitarsi allordinaria amministrazione, deve dare qualcosa di più, a difesa della propria gente e delle tradizioni e della cultura del proprio territorio. A partire dal 1999, primo anno di presenza della Lega Nord al governo del Comune, numerosi sono stati gli interventi in questo senso; cito ad esempiola realizzazione di un nuovo edificio adibito a biblioteca comunale(grazie anche ad un contributo ottenuto dallAssessorato alla cultura della Regione Lombardia),la costituzione dellasilo nido comunaleai bambini dai 12 mesi ai tre anni di età, con tariffa per i (indirizzato residenti scontata del 50%; progetto straordinario per un piccolo centro di mille anime quale è Drezzo),listituzione del mercato comunale settimanale; e, inoltre, decise prese di posizione a difesa dei cittadini, a testimonianza della passione e dellattaccamento al paese. Una decisa presa di posizione, per esempio, ha interessato Drezzo quando, nella seconda metà del 2004, si è trovato ad affrontare una questione la cui eco ha oltrepassato i confini nazionali. Si tratta della famosa vicenda del burqa,o niqab, o velo islamico che copre completamente il volto (chiamiamolo come vogliamo), dove una donna residente in paese ed italiana di nascita, poi convertitasi allIslam, ha reclamato un presunto diritto di poter circolare per il territorio completamente mascherata e con un abbigliamento tale da rendere impossibile il suo riconoscimento. La motivazione addotta a sostegno di questo comportamento è di tipo religioso: la propria fede islamica comporterebbe limpossibilità di mostrare il viso in pubblico. Ciò, oltre a violare due leggi nazionali, e più precisamente il Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773, art. 85 e la Legge 22 maggio 1975 n. 152, art. 5, che vietano di circolare mascherati e con qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico, implica anche altre conseguenze: fra queste, il rifiuto di rendersi identificabile per il necessario riconoscimento ad un pubblico ufficiale uomo (quale per esempio sono io, in qualità di Sindaco). È chiaro che questa situazione era ed è inammissibile per chi, come me, basa il proprio agire su princìpi e valori quali luguaglianza fra tutti i cittadini e lesigenza di sicurezza che la gente giustamente rivendica come un sacrosanto diritto. Così, nel mese di luglio 2004, decisi di emanare unordinanza in materia di Pubblica Sicurezza, e questo dopo che, negli uffici comunali, questa persona si era presentata davanti a me completamente mascherata (questo è il termine utilizzato dalle leggi ed il cui significato non dà scampo ad interpretazioni), con lintenzione di avere accesso ad un qualche servizio comunale. Una persona completamente mascherata che si è rifiutata di farsi riconoscere dal sottoscritto e che poi è stata messa chiaramente al corrente che circolare in quel modo era contrario alle leggi italiane. Ma due mesi dopo lordinanza è stata annullata dalla Prefettura di Como; si tenga presente che la Prefettura stessa, in prima istanza aveva pubblicamente riconosciuto la legittimità del provvedimento (quotidiano La Provincia di Como di venerdì 16 luglio 2004: “Dalla valutazione sommaria cui lordinanza è stata sottoposta risulta adottata in maniera legittima. Questo significa che è stata adottata dal sindaco in qualità di autorità locale di pubblica sicurezza nel rispetto delle sue facoltà e delle norme in vigore”). Per contro, però, lordinanza è stata poi annullata “...nellesercizio dei poteri gerarchici attribuiti dallordinamento al Prefetto nei confronti del Sindaco...”, “...perché viziata da incompetenza e violazione di legge...” ed in considerazione degli
effetti di “...duplicazione della fonte di obblighi e divieti posti dallordinamento” determinati dallordinanza rispetto alle leggi vigenti, citate nella stessa.Nella parte conclusiva del decreto prefettizio, si riporta poi che “...sussiste un interesse pubblico allannullamento, anche al fine di evitare disorientamento e confusione in un quadro ordinamentale particolarmente complesso”. Al di là però dei fattori tecnico-giuridici che hanno portato allannullamento dellordinanza, la decisione di revocare tale atto ha evidentemente anche risvolti politici; identica linea è stata poi adottata nei confronti di altri Comuni che avevano emesso il medesimo provvedimento. Nonostante ciò, le leggi citate nel provvedimento sindacale erano e sono comunque in vigore in Italia; in base a ciò questa persona è stata identificata e sanzionata in due casi facendo riferimento al R.D. 773/1931 e, successivamente, dalla stessa, è stato presentato ricorso al Prefetto di Como per lannullamento delle multe. Il mio intento, comunque, era evidentemente quello di portare un strumento chiaro nei confronti dellopinione pubblica, e lordinanza sindacale lo era. La stessa ha dato la possibilità a tutti di conoscere specifiche normative valide sullintero territorio nazionale che obbligano allimmediata riconoscibilità della persona. E di questi tempi, ritengo che in tema di sicurezza non si debba scherzare. Si deve avere la certezza assoluta che chi circola per le nostre strade sia prontamente identificabile; questo è un presupposto fondamentale a garanzia dellincolumità dei cittadini. Il dibattito, allora, fu molto infuocato, coinvolse larga parte dellopinione pubblica, in Italia e allestero e si susseguirono autorevoli dichiarazioni (fra queste, ricordo quella dellAssociazione Donne Musulmane Italiane e della Comunità Islamica dItalia dove si ribadì più volte che abiti tipo burqa o simili che coprono il volto, non sono obbligatoriamente previsti dal Corano e che quindi le leggi italiane devono essere rispettate; e quella del Presidente Ciampi, attraverso il Segretario Generale Gifuni, che venne dai più interpretata come un via libera a questo tipo di abbigliamento). In generale, vi furono tante affermazioni di buon senso, che videro la gente apertamente schierata verso il rispetto delle leggi. Se infatti le motivazioni che inducono qualcuno a violare la legge sono religiose o personali (nel Corano non si parla di burqa), è chiaro che le une (e lart. 8 della Costituzione in questo senso è chiaro) quanto le altre, non possono e non devono rappresentare una giustificazione per fare quello che si vuole, in dispregio dello Stato in cui si vive; questo, per rispetto di tutti i cittadini. Se vogliamo parlare di pacifica convivenza tra culture e civiltà diverse, questa la si crea rispettando le regole della democrazia nella quale ci si trova, soprattutto se questa democrazia ha radici e tradizioni che storicamente sono ben lontane da quelle che si vorrebbe imporre.Integrazione e dialogo devono avvenire, ed è giusto che avvengano, partendo da un presupposto fondamentale: il rispetto delle regole e delle leggi dello Stato nel quale ci si trova. Di questo ero e sono pienamente convinto, perché fino a prova contraria tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e non devono e non possono esistere privilegi di sorta. E allora, considerando che dal burqa, che ritengo oltremodo un simbolo oppressivo della dignità della donna, si stanno liberando, nel mondo, anche quei territori radicati su posizioni più estreme, in Italia dovremmo andare addirittura controcorrente, permettendolo? La libertà personale e la religione, poi, possono giustificare qualsiasi tipo di comportamento? Io ritengo proprio di no, altrimenti, le conseguenze sono facilmente immaginabili; il concetto di Libertà ha un grande valore, ma non si può abusarne, soprattutto se entrano in gioco fattori quali la sicurezza e lordine pubblico.Lalibi della convivenza pacifica non può essere utilizzato per calpestare il nostro sistema democratico, ma soprattutto la Civiltà occidentale, alla cui base vi sono quei valori cristiani nei quali tutti noi ci riconosciamo e che sono parte integrante della nostra società.Un Sindaco, in definitiva, deve essere sempre in prima linea anche e soprattutto quando si tratta di tutelare la sicurezza dei propri cittadini e per quello che mi riguarda così ho fatto e continuo a fare a Drezzo, alla guida del Comune.  CristianTolettini  Sindacodi Drezzo Drezzo (Co), febbraio 2006
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