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Risorse e responsabilità. Contribuenti “a metà”. Il record della Campania... Nell'isola la differenza fra contributi versati e pensioni incassate raggiunge i ...

Publié le : mercredi 25 avril 2012
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Risorse e responsabilità
In Lombardia - segnala una ricerca della Cgia di Mestre - ogni 100 euro di pensione incassati, se ne versano 98 di contributi sociali; addirittura in attivo Veneto e Trentino-Sudtirolo, attestati rispettivamente sui 105 e 101. L’opposto di quanto avviene nel Meridione: in Calabria ogni 100 euro di pensione riscossi, se ne pagano solo 27, mentre in Sicilia ci si ferma a 32. Nell’isola la differenza fra contributi versati e pensioni incassate raggiunge i 10.000 miliardi annui di vecchie lire. Se è vero che il passante di Mestre costerà circa 2.500 miliardi, è come se ogni anno la collettività regalasse alla Sicilia 4 passanti. Non va meglio in Campania: dal 1980 a oggi la differenza è di 200.000 miliardi di lire, 100 volte il costo della nuova autostrada Milano-Brescia. SenzaDevolutione federalismo fiscale-senza cioè la responsabilità diretta, propria dei sistemi federali - evasione fiscale e lavoro nero continueranno a sottrarre risorse importanti alle aree (anche del Sud) più dinamiche del Paese.
Contribuenti “a metà”
A livello nazionale il prelievo fiscale pesa all’incirca per 4.740 euro l’anno a persona. Ma a fronte dei 5.660 pagati in media dai cittadini settentrionali, gli abitanti del Meridione contribuiscono soltanto per 2.990. I dati, riferiti al 1999, emergono da un’elaborazione dell’Istituto di studi e analisi economica (che ha sede a Roma...) relativa alle Regioni a statuto ordinario.
Il record della Campania...
Se poi andiamo a guardare i servizi - sempre riferiti alle Regioni a statuto ordinario - scopriamo che di fatto la spesa è inversamente
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proporzionale alle entrate: piùspendaccionarisulta essere la Campania che, a fronte di una media nazionale di 1.884,56 euro per persona, tocca quota 2.552,51; mentre la Lombardia (che occupa l’ultimo posto) si ferma a 1.266,88. Pure queste cifre appartengono a uno studio Isae, che evidenzia la spesa decisamente elevata nel Mezzogiorno. La media nelle Regioni del Sud, escluse Sardegna e Sicilia, è infatti di 2.353,05 euro per cittadino, contro i 2.078,69 del Centro e i 1.510,76 del Nord. Sanità (699,71 euro il dato medio nazionale per singolo abitante) e istruzione-cultura (410,70) fanno la parte del leone: la spesa sanitaria pro capite in Calabria (1.022,11) è quasi il triplo di quella in Lombardia (360,32) e per istruzione e cultura con 619,74 euro la Basilicata spende oltre il doppio dell’Emilia-Romagna, attestata sui 287,56.
…e quello di Roma
Nel 2002 all’Azienda sanitaria locale Roma A ogni cittadino ha speso in farmaci la bellezza di 283,24 euro. Primatoinsidiatodalle Asl Napoli 1 con 273,55 e Palermo con 268,12. Sopra la media nazionale (che è di 204 euro) fra gli altri pure Messina (265,26), Roma H (264,94), Catania (259,51) e Reggio Calabria (258,63). Regione piùfarmacologicizzataè la Sicilia, che conta 6 Asl su 9 tra le prime 15 della Penisola. La classifica è ricavata da una ricerca dell’Osmed, l’Osservatorio nazionale per l’uso dei medicinali del ministero della Salute, che nelProgetto Sferaha scandagliato in dettaglio l’orientamento della spesa farmaceutica.
Esempio Lombardia
Nel Paese in cui - tanto per restare in tema - creare un posto di lavoro al Sud può arrivare a costare anche 270.000 euro, c’è l’esempio della Regione Lombardia, dove l’applicazione di alcuni principi del federalismo ha già prodotto benefici evidenti. I costi di funzionamento della struttura regionale si sono ridotti all’11,1% del suo bilancio (contro l’oltre 20% di quasi tutte le altre Regioni e il 24% dello Stato). E’ stata eliminata l’Irap sotto i 35 anni e per le nuove attività aperte nei piccoli centri. Calato inoltre il numero di dipendenti e dirigenti regionali e cancellate circa 800 leggi, snellendo così l’apparato burocratico.
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Caro-euro...
La trappola monetaria
Ci hanno raccontato che serviva una moneta comune da contrapporre alla potenza del dollaro, per avere «stabilità monetaria e quindi stabilità dei mercati». Ma la rigidità del sistema, che accomuna economie tanto diverse, si è rivelata una trappola: come il dollaro ha svalutato, l’Europa si è bloccata. Ignorati gli allarmi a suo tempo lanciati dalla Lega Nord, sull’inopportunità di varare la divisa continentale prima di avere sistemato i conti interni, individuando un’area economicamente omogenea in cui fare confluire le già sviluppate regioni padane, e lasciando al Sud la più malleabile lira fino a recuperare competitività. Glieurottimistinostrani fra l’altro non si sono per nulla preoccupati di disporre adeguate contromisure alla prevedibile deriva inflazionistica, in primo luogo negoziando un cambio più appropriato dell’1 a 1.936,27 (scelto in riferimento al dollaro e privo di qualsiasi motivazione tecnica) e imponendo il doppio listino lira-euro fino alla completa assimilazione della nuova valuta.
Se non si entrava...
A 3 anni dalla sua introduzione i fatti dicono che l’euro ci ha impoveriti. Non potendo negare l’evidenza, l’ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi ha dichiarato che, se non fossimo entrati, per la nostra economia sarebbe stato peggio. Dovrebbe però spiegare come mai attualmente in acque tranquille navigano proprio i Paesi rimasti fuori, come Gran Bretagna, Svezia e Svizzera.
Svizzera
L’ingresso nell’Unione europea è stato bocciato in Svizzera con un referendum nel marzo 2001. Nessuna sorpresa: la Confederazione infatti è sì
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banche, orologi, mucche, belle montagne e cioccolato (che peraltro garantiscono un più che discreto livello economico), ma soprattutto libertà e indipendenza. Oggi lo spirito di autodeterminazione si esprime contro l’invadenza di Bruxelles che, nella sua frenesia di uniformare tutto e tutti, vorrebbe estendere la sua omologazione pure a questo Paese, unico nel suo genere, dove in alcune piccole città si vota ancora per alzata di mano nella piazza principale e dove il popolo mantiene un costante controllo sull’operato del Governo: raro esempio di democrazia diretta.
1 euro... 1.000 lire
La svalorizzazione della moneta (l’euro nell’uso comune è ormai equiparato alle mille lire, invece delle duemila ufficiali) ha colpito anche la Germania e in qualche misura pure Francia, Spagna, Austria, Olanda e Grecia. Per questi Paesi era certamente meglio un valore nominale della metà (e cioè davvero 1 euro = 1.000 lire); per gli altri sarebbe cambiato poco. Perché allora i Governi europei del 1997-98 (Prodi, Jospin, Schröder...) hanno scelto un valore così elevato? Per avere una valuta affine al dollaro. Serve a qualcosa un valore simile al dollaro? No, conta solo per l’immagine. La sinistra europea ci ha impoveriti per un mero (ed errato) calcolo elettorale.
China export
C’è poi il problema Cina, dalla cui concorrenza senza regole l’Europa in teoria dovrebbe difenderci. Lo stesso marchio della Comunità europea (Ce), clonato per indicareChina export, sottolinea invece come sia destinata a cadere l’illusione che il Paese orientale possa diventare un grande mercato per i nostri prodotti: più facile il contrario. Urgono interventi decisi, come da tempo invoca la Lega Nord, trovando appoggio in un numero crescente di produttori, poco allettati dalla prospettiva della delocalizzazione obbligata (con conseguente emorragia di posti di lavoro). Un’indagine di Confapi - realizzata su 600 piccole e medie imprese nazionali - rivela che ormai ben il 42% dei piccoli imprenditori sollecita dazi (o se preferite «tariffe compensative», per dirla come Paolo Savona, ministro dell’Industria nel governo Ciampi) contro la concorrenza sleale cinese.
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Immigrati...
Chi ha fretta di farli votare
«L’immigrazione è un pericolo serio per l’Italia, rischiamo di essere sommersi, di perdere la nostra identità nazionale» tuonava Gianfranco Fini nel 1993. Oggi il problema è ancora più evidente; eppure lo stesso personaggio annuncia che a parere suo «sono maturi i tempi per discutere del diritto di voto agli immigrati, almeno in sede amministrativa», non escludendo che presto si possa «fare a meno pure del meccanismo delle quote d’ingresso». Noi diciamo che il voto agli immigrati non è il punto di partenza del processo d’integrazione, semmai quello di arrivo. Aprire ora agli stranieri serve solo all’industria che ne sfrutta il lavoro a basso costo (più manodopera a disposizione, meno forza contrattuale per il lavoratore) e a una certa classe politica a caccia di nuovi elettori.
I dubbi dei grandi Paesi europei
Nel 2002 l’Assemblea nazionale francese ha respinto con 221 voti contro 124 una proposta di legge costituzionale per la concessione del diritto di voto agli extracomunitari nelle elezioni locali. In Germania votano per il Comune soltanto i cittadini dell’Unione europea, mentre la Gran Bretagna alle amministrative ammette in aggiunta solo chi proviene dai Paesi del Commonwealth. Considerazione: se finora nessuno dei grandi Paesi europei ha concesso la possibilità di votare agli immigrati, qualche ragione dovrà pur esserci...
Cosa può accadere
«Proviamo a immaginare- ha scritto Livio Caputo suil Giornale-che cosa accadrebbe a Milano, una città che conta ormai più del dieci per cento di abitanti extracomunitari (e probabilmente tra cinque anni ne avrà molti di più),
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il giorno in cui tutti coloro che vi hanno la residenza da cinque, o sei, o otto anni potessero partecipare alla scelta del sindaco e dei consiglieri comunali. Per prima cosa, la improvvisa immissione nelle liste di alcune decine di migliaia di nuovi elettori, in grado di alterare i vecchi rapporti di forza, scatenerebbe una gara tra i partiti per accaparrarsene i favori. «Una gara- prevede Caputo -fatta di offerta di candidature, di promesse di alloggi, di impegni a favorire integrazione e ricongiungimenti familiari, che non sarebbero certo limitati ai partiti di sinistra. Per gli immigrati, abituati a una certa emarginazione, sarebbe una festa. Per gli elettori italiani, forse un po’ meno, ma il problema non è questo. Il problema vero è che i nuovi elettori, molti dei quali provenienti da Paesi di scarsa o nulla tradizione democratica, farebbero scelte esclusivamente utilitaristiche, dando il loro voto non a chi è più indicato ad amministrare la città, ma a chi offre loro di più». Questione con cui abbiamo una certa familiarità, visto l’assistenzialismo praticato nel Sud, all’origine del debito pubblico più alto d’Europa.
Dalle promesse mancate...
«Quando poi gli extracomunitari- aggiunge l’editorialista deil Giornale-si accorgeranno che molte delle promesse ricevute sono destinate a rimanere sulla carta, finiranno con il formare i propri partiti, in modo da portare le loro istanze direttamente in Consiglio comunale e magari in Giunta. A Palazzo Marino (o in Campidoglio, se prendiamo come esempio Roma) farebbero cioè la loro comparsa partiti etnici che certo non semplificherebbero il compito dei sindaci di turno».
…al partito islamico
Il pensiero corre ovviamente a un probabile partito islamico, in grado di incidere pesantemente sulla nostra vita politica. Se non altro perché non sarebbe semplice contenere gli estremisti che «oggi- annota Angelo Panebianco sulCorriere della Sera-scommettono sulla demografia, che contano sugli elevati tassi di natalità delle comunità islamiche residenti in Italia come nel resto d’Europa, per ipotizzare la formazione, in capo a pochi decenni, di fortilobbyislamiche capaci di condizionare sia i costumi interni che la politica estera dei Paesi europei, compreso il nostro».
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Lotta
con
noi
Dalla nostra forza elettorale dipendono la sicurezza e una gestione responsabile delle risorse sul territorio.
Elaborazione dello studio grafico e impaginazione CLAUDIO ROMANZIN - Stampa BONIARDI GRAFICHE srl via Gian Battista Vico, 40 Milano Fa circolare le nostre idee - Per la riproduzione di questo opuscolo informativo non è necessaria alcuna autorizzazione da parte dell’Editore
LegaNoflradsh Edizione speciale
Supplemento a LEGA NORD FLASH n. 53 - Marzo 2005 - Direttore responsabile MARIO PITTONI - Per comunicazioni il fax è 0432/852401 Registraz. Trib. Ud n. 31 del 21/11/1995 - Coordinamento segreterie nazionali LEGA NORD PADANIA - Resp. pol. Sen. ROBERTO CALDEROLI DEVOLUTION In Lombardia l’applicazione di alcuni principi del federalismo ha già prodotto benefici evidenti(pag. 2-3) CARO-EURO A 3 anni dall’introduzione, i fatti dicono che l’euro ci ha impoveriti. Stanno meglio i Paesi rimasti fuori(pag. 4-5) IMMIGRATI Il voto non può essere il punto di partenza del processo d’integrazione, semmai quello di arrivo(pag. 6-7)
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