I decreti decurionali di Brindisi - article ; n°1 ; vol.14, pg 187-199

De
Cahiers du Centre Gustave Glotz - Année 2003 - Volume 14 - Numéro 1 - Pages 187-199
We have analysed three decrees of the Brundisium decurions, known from epigraphic copies : NSA, 1910, 146-147 ; CIL, IX, 47 e CIL, I2, 3173. The first two texts are decrees for young members of important families of the town. We have collated the manuscript of the 16th century, on which the edition of CIL, IX, 47 is based. In this way we have added to this text two more lines, previously published in CIL as an autonomous epigraph (CIL, IX, 187). The third decree belongs to the late republican period. It is handed down by a composite inscription containing name and cursus honorum of the late magistrate, followed by the honorary decree concerning this personage and another person, both alive when the honour was conferred.
13 pages
Publié le : mercredi 1 janvier 2003
Lecture(s) : 33
Source : Persée ; Ministère de la jeunesse, de l’éducation nationale et de la recherche, Direction de l’enseignement supérieur, Sous-direction des bibliothèques et de la documentation.
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Madame Marina Silvestrini
I decreti decurionali di Brindisi
In: Cahiers du Centre Gustave Glotz, 14, 2003. pp. 187-199.
Abstract
We have analysed three decrees of the Brundisium decurions, known from epigraphic copies : NSA, 1910, 146-147 ; CIL, IX, 47
e CIL, I2, 3173. The first two texts are decrees for young members of important families of the town. We have collated the
manuscript of the 16th century, on which the edition of CIL, IX, 47 is based. In this way we have added to this text two more lines,
previously published in CIL as an autonomous epigraph (CIL, IX, 187). The third decree belongs to the late republican period. It is
handed down by a composite inscription containing name and cursus honorum of the late magistrate, followed by the honorary
decree concerning this personage and another person, both alive when the honour was conferred.
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Silvestrini Marina. I decreti decurionali di Brindisi. In: Cahiers du Centre Gustave Glotz, 14, 2003. pp. 187-199.
doi : 10.3406/ccgg.2003.1585
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/ccgg_1016-9008_2003_num_14_1_1585Marina Silvestrini
I DECRETI DECURIONALI DI BRINDISI*
II patrimonio epigrafico del municipio di Brindisi supera le 700 iscrizioni
edite includendo una trentina di epigrafi greche (moltissime le
frammentarie) : tale patrimonio è costituito per lo più di testi scarni relativi a
schiavi, liberti, persone di modesta condizione1. In questa raccolta si segnala
no tre significativi decreti decurionali, che, quasi fossero lampi fotografici,
illuminano qua e là momenti della vita pubblica, fornendo informazioni pre
ziose sotto più profili : sia su esponenti dell'elite locale, piuttosto opaca a
Brindisi, sia su aspetti della prassi istituzionale2. Su questi documenti concent
rerò la mia attenzione, tralasciando le ulteriori semplici menzioni di decreti
dei decurioni, ovviamente presenti nell'epigrafia locale.
Notoriamente i decreti arrivati a noi sono copie di quelli conservati negli
archivi municipali : i primi due decreti in esame sono copie realizzate a cura
di privati, come la maggior parte dei decreti superstiti ; caso differente, per
esempio, quello dei decreti della colonia di Pisa per la morte di Gaio e Lucio
Cesari (CIL, XI, 1420 e 1421), iscritti su pietra per volontà della colonia (la
decisione relativa all'esecuzione della copia epigrafica compare in CIL, XI,
1420, 11. 14 e 29-31 ed è affidata, come l'attuazione degli altri aspetti del
decreto, ad un duoviro e ai decemprimi, i primi dieci decurioni)3.
Consideriamo quale fosse l'oggetto dei testi brindisini e quindi per quale
contesto e con quali obiettivi queste copie furono riprodotte su monumenti
epigrafici. In due casi (NSA, 1910, pp. 146-147 e CIL, IX, 47), l'oggetto è il
* Ringrazio per l'estrema disponibilità la dottoressa Angela Marinazzo, direttrice del Museo
Archeologico Provinciale di Brindisi. La fotografia nr. 4 è di Antonio Raimondo
dell'Università di Bari.
1 Un censimento analitico dell'epigrafia brindisina in M. Silvestrini, Le città della Puglia roman
a. Un profilo sociale, Bari, 2005 ; cfr. anche Ead., « Le "gentes" di Brindisi romana », in M.
Lombardo, C. Marangio ed., Il territorio bmndisino dall'età messapica all'età romana. Atti del IV
Convegno di studi sulla Puglia romana (Mesagne, 1996), Galatina, 1998, p. 81.
2 CIL, IX, 47 ; Q. Quagliati, NSA, 1910, pp. 145-148 (= AE, 1910, 203) ; N. Degrassi, « Un
nuovo decreto municipale di Brindisi », in Atti del terzo Congresso internazionale di Epigrafia greca
e latina, Roma 1959, pp. 303-312 (= AE, 1959, 272) = ILLRP, 558 = CIL, I2, 3173 e Imagines
(A. Degrassi, Berlino, 1965), nr. 230 ; i tre decreti sono inoltre riprodotti da R. K. Sherk, The
Municipal Decrees of the Roman West, Buffalo, 1970 [d'ora in avanti Sherk], rispettivamente nr.
13, 14 (e pp. 69-70), 15.
3 Cfr. da ultimo S. Segenni, « I documenti epigrafici pubblici prima dell'esposizione : i decret
i decurionali. Osservazioni sulla pubblicazione dei decreta Pisana (CILXI 1420 e 1421) »,Acme,
56, 2003, pp. 72-79, con precedente bibliografia.
Cahiers Glotz, XIV, 2003, p. 187-199 ·

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i88 Marina Silvestrini
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TA · MVNICIPI · Ν · SPERABANTVR · ACERVISSIMA · MORTERAPTA SIT· PAREN
TIBVS · SVIS · CLODIO POLLIONI PATRONO · MVNICIPI · Ν · SPL · EQ_" R · ET · BENE
DE · REP · Ν MERITO · ET SEIAE QVINTILIAE · MATRI ORNATAE · FEM1NAE QVO
RVM'DOLORI · PVBL I C Α-M VNI CI PI-N TRISTI TI A CONSENT IT · PLACERE
DECVRET· IN-ILLORVMSOLACIVM- ET IN MEMORIAM · HONESTISSIMAE
PVELLAE · LOCVM POSTERITATIS D ARI · ITEM · STATVAM QVA1A FREQVENTIS
SIMO-LOCO-PVBLICE-PONI- CENS
LCLODIVSLFPOLLIO
PATERPlISSIMAEFILIAE
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Fig. I - NSA, 1910, p. 146 : riproduzione dell'epigrafe.
medesimo, espresso esattamente con gli stessi termini nella relatio : quod nerba
facta sunt de honoranda morte4. La morte riguarda, in entrambi i casi, due gio
vani esponenti di importanti famiglie locali. Il contesto della pubblicazione
nel primo caso è un luogo deputato ad onori pubblici, nel secondo apparen
temente un contesto sepolcrale (vd. oltre). I due piani, quello funerario e
quello onorario, sono assai più strettamente e frequentemente intrecciati di
quanto generalmente non si percepisse qualche tempo fa, come ha messo
bene in evidenza Christol in più occasioni e come questi decreti di Brindisi
ampiamente confermano5.
4 Sulla struttura dei decreti decurionali cfr. Sherk, pp. 63-71 ; di recente G. Camodeca, « Un
nuovo decreto decurionale puteolano con concessione di superficies agli Augustali e le entrate
cittadine da solarium », in H capitolo delle entrate nelle finanze municipali in Occidente e in Oriente.
Actes de la Xe Rencontre franco-italienne sur l'épigraphie du monde romaine (Roma 1996), Roma,
1999, in particolare pp. 1-6.
5 M. Christol, « Les hommages publics de Volubilis : épigraphie et vie municipale », in A.
Mastino ed., L'Africa romana. Atti del III convegno di studio, Sassari, 13-15 dicembre 1985, Sassari,
1986, pp. 83-96 ; Id., « De la nobilité locale à l'ordre sénatorial : les Iulii de Nîmes », Latomus,
60, 2001, in particolare pp. 613-621. I DECRETI DECURIONALI DI BRINDISI 189
Consideriamo il primo dei due decreti, riprodotto in contesto celebrativo
(NSA, 1910, pp. 146-147 (fig. I)6 : è il più noto tra quelli brindisini (assunto
da Sherk come esemplare della struttura dei decreti decurionali di età imper
iale) ; è inciso sulla base di una statua (si conserva oltre la base, anche la sta
tua, priva della testa) ed è inserito, quasi in una cornice, tra il nome della gio
vane donna, defunta e onorata, in caratteri più grandi, accompagnato dal
nome del marito, in apertura di testo - Clodiae L.f. Anthianillae M. Coccei
Gemini praefecti alae (uxori) — e la dedica del padre, in chiusura - L. Clodius L.
f. Polito, pater piissimae ftliae —, che bene figurerebbe in un contesto
funerario. Non mi soffermo sulla giustapposizione di elogi pubblici e privati,
rinviando alle osservazioni di Christol, relative alle iscrizioni onorarie di
Volubilis7, rilevo che in questo caso il testo del decreto prevedeva (11. 12-14)
a consolazione dei genitori della fanciulla morta — in illorum solacium — e in
memoria di lei — in memoriam honestissimae puellae — la concessione del luogo
della sepoltura — locum posteritatis dori — e la collocazione di una statua posta,
a spese pubbliche, in un luogo estremamente frequentato — statuam quamfre-
quentatissimo loco publiée poni. Non c'è alcun riferimento nel decreto supersti
te alla pubblicazione su pietra : verosimilmente la famiglia chiese e ottenne il
permesso di riproporne il testo sulla base della statua. Era ugualmente possi
bile la sua trascrizione epigrafica dinanzi alla tomba e non possiamo esclude
re che anche questo fosse avvenuto. La base e la statua sono state recuperate
nel 1909 nel corso di scavi per la fondazione del moderno Mercato Coperto
nel centro cittadino : nello stesso luogo sono state trovate altre tre statue non
integre ed altri materiali di pregio che hanno fatto ipotizzare al primo edito
re che si trattasse di un'importante edificio pubblico : analisi più recenti ind
ividuano nell'area il foro della città antica8. La base iscritta si data, grazie alla
menzione della coppia consolare, al 144 d.C. Sul rilievo delle famiglie menz
ionate mi limito a ricordare che sia i Clodii che i Seii (Seta Quintilia è la
madre della fanciulla) sono tra le famiglie più documentate nell'epigrafia
locale (i Clodii sono testimoniati in altri 9 testi epigrafici ; i Seii in altre 6 epi
grafi)9. Ho rilevato altrove che il 40 % dei nomina presenti a Brindisi è docu
mentato a Delo ο in altri centri del Mediterraneo orientale10 : sui Seii a Delo
6 Riferimenti a questo e al successivo decreto in A. Donati, « Funus publicum nell'epigrafia
brundisina », in C. Marangio, A. Nitri ed., Scritti di Antichità in memoria di Benha Sciarra Bardaro,
Fasano, 1994, pp. 247-249.
7Vd.nota5.
8 Q. Quagliati, NSA, 1910, p. 152 ; cfr. I. Baldini, E. Lippolis, « La formazione e lo sviluppo
del centro urbano di Brundisium : aspetti e problemi della ricerca », Taras, 17, 1997, pp. 315-
316 ; anche A. Cocchiaro, B. Sciarra Bardaro, in A. Cocchiaro, G. Andreassi ed., La necropoli di
via Cappuccini a Brindisi, Fasano, 1988, pp. 17 e 31.
9 Clodii (prenomi attestati : Caius, Lucius, Quintus, Titus) : CIL, IX, 61 ; 99-101 ; 218 ;
NSA, 1891, p. 173 b = AE, 1978, 209 ; NSA, 1892, p. 171 = AE, 1978, 151 ; NSA, 1892,
p. 352 d = AE, 1978, 215 ; NSA, 1894, p. 197, nr. 10 (?). Seii/Saei (prenomi attestati : Publius,
Quintus) : NSA, 1892, p. 243 b = AE, 1978, 191 ; NSA, 1892, p. 353 γ ; ζ ; aa ;ff= rispett
ivamente AE, 1978, 223-224-225 ; 228 ;AE, 1978, 187 ; cf. inoltre M. Silvestrini, « Le "gentes" »,
cit., pp. 84-85.
10 M. Silvestrini, « Le "gentes" », cit., pp. 82-83. I9O Marina Silvestrini
nel I sec. a.C. e i loro presumibili legami con Seti italici disponiamo ora del
recente contributo della Deniaux, che tra l'altro prospetta l'ipotesi che aves
sero interessi anche nel commercio dell'olio d'oliva11 ; la produzione di olio
in Puglia e la sua esportazione dal porto di Brindisi non necessitano di esse
re ulteriormente richiamate.
Un'ultima osservazione su questo testo a proposito dell'uso sapiente dei
titoli che indicano il rango sociale : la giovane donna defunta, Clodia
Anthianilla, che porta un raro cognome di derivazione greca12, è definita
splendidissima puella, e più avanti si utilizza l'espressione in memorìam honestis-
simae puellae (in entrambi i casi si noti il superlativo) ; è figlia di L. Clodius
Polito, patronus del municipio, splendidus eques Romanus, che si era reso bene
merito verso la res publica {bene de re publica nostra merito) 13 ; sua madre è Seta
Quintilia, definita ornata /emina, suo marito è un ufficiale di rango equestre14.
Splendidus è attributo di cavalieri romani particolarmente illustri nella loro
città, studiato dalla Demougin15 ; per ornatus il caso di Seia Quintilia si aggiun
ge ai non molti segnalati da Pflaum in un importante contributo del 1970,
dove si rileva l'utilizzazione di questo attributo, complessivamente piuttosto
raro, innanzitutto in due decreti puteolani (CIL, X, 1784 = ILS, 6334, 11. 4,
10 e 15 e CIL, X, 1782, 11. 9-10), dunque testi ufficiali, in riferimento ad espo
nenti della curia ;in due casi notabili, padri di cavalieri romani16. Seia Quintilia
è moglie di un cavaliere romano. Pflaum ricorda che alternativamente e più
di frequente si faceva ricorso, verso la fine del II sec, per le mogli dei caval
ieri romani, ma anche per i cavaheri stessi e per i notabili locali all'attributo
honestus che notoriamente assume nel II-III sec. anche una valenza giuridica
11 E. Deniaux, « Les gentes de Délos et la mobilité sociale à Rome au Ier siècle av. J.-C. :
l'exemple de Marcus Seius et des Seii », in Ch. Millier et Cl. Hasenohr éd., Les Italiens dans le
monde grec (F siècle av.J.-C.-P siècle ap. J.-C). Actes de la table ronde (Paris, 1998) (BCH, Suppl.
41), Paris, 2002, pp. 29-39. L'A. non rileva la consistente presenza dei Sai a Brindisi : tuttavia
si osservi che i prenomi dei Seii brindisini (Publius, Quintus), allo stato attuale della ricerca, non
sono presenti a Delo, richiamano invece l'onomastica del ricco cavaliere romano, Q. Seius P.f.
Men. Postumus, fatto uccidere da Publio Clodio nel 57 a.C. (sul personaggio cfr. CI. Nicolet,
L'ordre équestre à l'époque républicaine (312-43 av. J.-C), 2, Paris, 1974, pp. 1016-1017, nr. 318, e
E. Deniaux, « Les gentes de Délos », cit., p. 38) , di cui sono noti gli interessi nel sud della peni
sola iberica ; è ovviamente possibile che tali interessi si estendessero anche al Mediterraneo
orientale ; cfr. inoltre Fr. Bertrandy, « Les relations entre l'Afrique du Nord et l'Italie : l'exem
ple des Seii à la fin de la République et au début de l'Empire », Epigraphica, 57, 1995, pp. 74-
75 e 77, con attenzione ai numerosi Seii brindisini.
12 Cfr. H. Solin, Die griechischen Personennamen in Rom. Ein Namenbuch, Berlin-New York,
1982, p. 1078, che ne registra un unico esempio nell'epigrafia dell'Urbe.
13 Ricordo che, secondo l'indicazione del prescritto del decreto (1. 4), la riunione del sena
to cittadino si era svolta in schola Poll(ionis) : già il primo editore del testo, Q. Quagliati, NSA,
1910, p. 147, suppone che l'edificio fosse stato donato dal padre della fanciulla, L. Clodius Polito.
14 M. Cocceius Geminus, praefectus alae, cfr. H. Devijver, Prosopographia militiarum equestrium quae
fuerunt ab Augusto ad Gallienum, 1, Leuven, 1976, p. 285, nr. 212.
15 S. Demougin, « Splendidus eques Romanus », Epigraphica, 37, 1975, pp. 174-187.
16 H.-G. Pflaum, « Titulature et rang social sous le Haut-Empire », in Recherches sur les struc
tures sociales dans l'Antiquité classique, Paris, 1970, in particolare pp. 180-182. I DECRETI DECURIONALI DI BRINDISI
47 [= 458] Brundisii ad scal.is ìiimIìuiu arcliiflaininis.
Iradilur sic: restitue tic fere:
L · C A S S I V S · L · F · L · Ν E Ρ · L · L · CASSIVS · L · F · L ■ Ν Ε Ρ · L
Ρ IL Ο Ν · MI ■ FLAVIANVS · I I 1 I ■ Ρ RON ■ MAE ■ FLAVIANVS · IMI V IR
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flure» teipnmtur litterarum ordine*
Casimirus ms.
3 p-i-D-vix-ANN cod. Brand., p-ldva cod. Neap. — i honorda cod. Brund.
Fig. 2 - CIL, IX, 47.
(honestiores)17. Qui Anthianilla viene definita sia splendissima puella che honestis-
sima puella, ed è un uso precoce del superlativo, honestissimus (il titolo uir hone-
stissimus è segnalato per lo più per notabili locali nel IV sec.)18. Si ha l'im
pressione che i senati locali in qualche maniera governassero l'utilizzazione di
questi titoli non ufficiali dosando attentamente il loro impiego. Il superlativo
per la fanciulla è forse connesso alla doppia parentela con cavalieri romani, il
padre e il marito.
Avendo a mente la struttura complessiva di questo testo, passiamo all'altro
decreto de honoranda morte : CIL, IX, 47. Il monumento è perduto : l'edizione
di Mommsen (fig. 2) presenta il testo tradito, in molti punti inaccettabile, con
la nota conclusiva : « seguivano più righe », e vicino una proposta di raziona-
lizzazione. L'edizione del CIL dipende dalla trascrizione di Giovanni Battista
Casimiro, notaio brindisino vissuto nel XVI sec.19, autore giudicato da
Mommsen (CIL, IX, p. 8) di ottima fides e di diligentia non disprezzabile,
ancorché non rispettasse l'ordine delle righe. Il Casimiro in un lungo testo
intitolato « Ad Q. Marium Corradum epistola apologetica, etc. », datato al 1567 e
indirizzato all'umanista di Oria, suo contemporaneo e amico, Quinto Mario
Corrado, corrispondente di Paolo e Aldo Manuzio il Giovane, trascrive
numerose iscrizioni di Brindisi20. Rimangono due copie del testo di
Casimiro : nessuna delle due di mano dell'autore, come nota già Mommsen :
esse si conservano una per l'appunto a Brindisi nella Biblioteca Arcivescovile,
17 H.-G. Pflaum, « Titolature et rang social », cit., pp. 182-185. Cfr., sugli honestiores /humi-
liores in anni recenti, R. Rilinger, Humiliores-Honestiores. Zu einer sozialen Dichotomie irti Strafrecht
der romischen Kaiserzeit, Miinchen, 1988.
18Vd. H.-G. Pflaum, he. cit. alla nota precedente.
19 Sul frontespizio del manoscritto, conservato presso la Biblioteca Arcivescovile « Annibale
De Leo » (BAD, fondo manoscritti, ms. D/8) si legge : Casimiro Gio Battista, notaro nato e
morto a Brindisi nel sec. XVI (queste notizie sono state raccolte dal dott. Rosario Iurlaro, ex
direttore della Biblioteca De Leo). Più precisamente il Casimiro nacque nel 1530 circa e morì
nel 1613, cfr. Cinosa, Compendio storico della città di Brindisii, ms. del 1817, di cui si conserva
fotocopia presso la Biblioteca De Leo di Brindisi. Queste ultime informazioni mi sono state
fornite dalla dott. K. Di Rocco, attuale direttrice della Biblioteca, che ringrazio.
20 Su Q. M. Corrado, cfr. F.Tateo, Dizionario biografico degli Italiani, voi. 29, Roma, 1983, pp.
413-416. 192 Marina Silvestrini
e l'altra, che Mommsen giudica di qualità inferiore, nella Biblioteca Nazionale
di Napoli. Riproduco la trascrizione dalla copia brindisina (pp. 21f-22r ;
fig. 3). Dopo l'interruzione del testo (ultime lettere trascritte AT.), una nota
avverte che ci sono più righe, non leggibili, e che nella trascrizione l'autore
ha seguito la forma delle lettere, come appariva, non il senso (nos in exemplando
formant, quae apparebat, et non sensum sequuti sumus) : si giustificano così in qual
che misura le molte stranezze della copia e nello stesso tempo si è autorizzat
i a confidare nella trascrizione di Casimiro. Ma il motivo principale per cui
propongo questa sono le due righe finali della pagina : SEVERA
MATER PIISS. FILIO, che chiudevano, mi pare chiaro, il testo dell'epigrafe
sopra trascritta, così come nella base che abbiamo appena considerato le parol
e L. Clodius L. f. Pollius pater piissimae filiae concludevano l'epigrafe.
Mommsen, che tra l'altro non conosceva la base per Clodia Anthiantlla, riten
ne invece che queste due ultime righe epigrafiche, inserite singolarmente
dopo le osservazioni di Casimiro e per di più dopo un intervallo non scritto
della pagina, costituissero un testo autonomo e come tale le ha pubblicate
{CIL, IX, 187) : l'edizione di queste righe epigrafiche dipende unicamente dal
manoscritto di Casimiro. A conferma che non si tratta di un'altra iscrizione,
si può osservare che nel manoscritto ogni epigrafe è preceduta dal luogo dove
era conservata - nel caso del decreto : « presso le scale del palazzo dell'arciv
escovo » (ad scalas domorum Reuerendissimi Archiflaminis Br.) —, mentre nessuna
indicazione precede queste righe.
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Fig. 3 - G. Β. Casimiro (Brindisi, BAD, ms D/8, pp. 2lv-22r). I DECRETI DECURIONALI DI BRINDISI 193
Anche in questo caso il testo del decreto appare dunque inserito in una
cornice costituita, nella parte superiore, dal nome del personaggio defunto e
onorato e da una dedica finale di un membro della famiglia stessa. Il nome è
presentato enfaticamente con gli ascendenti sino alla terza generazione (nel
caso di Clodia Anthianilla c'era il nome del marito) : L. Cassius L.f L. nep(os)
L. pron(epos) M[a]e(cia)21 Flauianus ; segue poi la carriera municipale IIII[uir]
aed(ilicia) p(otestate) i(ure) d(icundo) : lo scioglimento proposto sembra preferi
bile all'interpretazione di Sherk (p. 25) : aed(ilis), p(raefectus) i(ure) d(icundo) ;
comunque suscita perplessità il quattuorvirato giusdicente indicato con la sola
espressione ime dicundo22. Segue l'età del magistrato defunto : u(ixit) a(nnos)
XXXX, indicazione tipica dei testi sepolcrali, ma non esclusivamente, come
mostrano alcuni tra i già ricordati monumenti onorari di Volubilis.
Considerato l'uso del nominativo per il nome del defunto, l'ipotesi di un cont
esto sepolcrale appare preferibile, tuttavia da segnalare la mancanza della
dedica agli Dei Mani in un'epigrafe non antecedente al II sec. d.C. (vd. oltre).
Il luogo dove il monumento è segnalato al tempo di Casimiro (dinanzi al
Palazzo Arcivescovile) è il centro della città medievale e non è significativo per
la sua originaria collocazione. Dopo il nome e la carriera segue il testo del
decreto, a partire dalla relatio, con l'omissione dell'intero prescritto : la propos
ta, come già detto, si presenta negli stessi termini dell'epigrafe precedente :
quod u(erba) f(acta) sunt de honoranda morte L. Cassi Flauiani ; segue poi, mal letta
da Casimiro, la formula di passaggio (C. P. L. R. F. SD. IN. M. C. in luogo di
Q. D. E. R. E P. D. E. R. I. C.)23 e quindi l'esposto della decisione introdotto
dal consueto cum. Sono forse possibili alcuni ritocchi alla razionalizzazione
proposta in CIL IX : considerata la presenza del qualificativo karus anche in
testi onorari, in particolare nel decreto puteolano CIL, X, 1783 (= ILS, 5919
add. = Sherk, nr. 34, datato ai primi decenni del II sec.24), dove il personagg
io, protagonista del decreto, viene definito (1. 4) uir probissimus et singulis et
uniuersis karus, a me sembra che l'espressione karissimi ciuis non abbia motivo
di essere modificata e che possa essere accolta anche l'espressione precedente :
uiri eminentis vel eminentissimi (Casimiro :VIRI EMINENTISI), da Mommsen
21 La tribù Maeda è documentata a Brindisi nelle seguenti abbreviazioni : MAEC. (CIL, IX,
44), MAE. {CIL, IX, 139), MAI. (CIL, IX, 46 ; 170) ; la trascrizione di Casimiro, MI, fa pensa
re che la lettera A sia stata omessa in quanto non leggibile, per la lettera successiva è possibile,
ma non necessaria, la confusione tra E ed I, anche altrove presente nel testo.
22 Nell'epigrafia brindisina l'edilità è costantemente indicata nella forma : Ti/7 uir aedilicia
potestate, documentata in varie abbreviazioni (CIL, IX, 44 ; 45 ; 46 ; 216), anche AED. P (CIL,
IX, 45). Già Mommsen, nell'Indice di CIL IX (p. 779), preferisce l'interpretazione indicata nel
testo, segnalando tuttavia l'anomalia con un asterisco.
23 Q(uid) d(e) e(a) r(e)f(ieri) piacerei), d(e) e(a) r(e) i(ta) c(ensuerunt).
24 La datazione ad età « tardo traianea-adrianea » di CIL, X, 1782-1783 (due decreti dello
stesso anno) si deve a G. Camodeca, « La gens Annia puteolana in età giulio-cludia : potere poli
tico e interessi commerciali », Puteoli, 3, 1979, p. 21, nota 21 ; Id., « Un nuovo decreto decu-
rionale puteolano. . . », cit., p. 3, nota 8. Marina Silvestrini 194
corretta in uere eminentis25. Penserei dunque ad una lettura del genere per ques
ta parte del testo (non si tiene ovviamente conto della divisione in righe, del
tutto ignota) : Cum Cassius Flauianus, splendidus eques Rotnanus, industria morum
et eloquentiae uhi eminentis [s]i [mi et] karìssimi ciuis impleueritfamam etc. « Poiché
Cassio Flaviano, splendido cavaliere romano, aveva raggiunto la fama di uomo
eminentissimo e carissimo cittadino grazie all'esercizio del carattere e all'i
mpegno nell'eloquenza etc. ».
I due ambiti in cui si esplica X industria del nostro personaggio sono il carat
tere e l'eloquenza. V, industria è notoriamente valore strettamente legato alla
sfera della nouitas, che ben si adatta ad un esponente del ceto equestre26 : tut
tavia per l'espressione industria morum non trovo puntuali confronti27. Tornerò
più avanti sulla eloquentia. Della parte successiva della trascrizione di Casimiro,
più problematica, mi limito a elencare alcune parole ο espressioni che paiono
recuperabili : sitq(ue) (?) saeuissimi doloris, seguito dall'espressione
dignum (?) solatio etc.
Ma conviene tornare sul terreno più solido delle prime righe del testo, pre
stando attenzione ai Cassii brindisini. La lista degli ascendenti di Lucio Cassio
Flaviano è richiamata fino alla terza generazione : si sottolinea così l'antica
ingenuitas della famiglia, la cui onorabilità viene da lontano. L'opportunità di
ribadire questo aspetto appare legata, come in altri casi analoghi, alla presen
za di un gentilizio che può indicare una prossima origine libertina28 : questo
il caso dei Cassii brindisini, che potrebbero discendere da liberti della famig
lia dei Cassii Longini : proprietà di C. Cassio Longino (pr. nel 44 a.C.) a
Brindisi sono giudicate probabih sulla base di un suo lungo soggiorno nella
città (verosimilmente dall'inizio di gennaio a luglio del 45 a.C), documentat
o da uno scambio di lettere con Cicerone29. E' presumibile che dopo la sconf
itta dei Cesaricidi le sue proprietà fossero state confiscate, ma forse non tutte
25 Su carus nell'ambito della tradizione letteraria si segnala ad es. Cic, Phil, 10, 21 : carissi-
mum populo Romano ciuem ; l'attributo eminens è generalmente utilizzato al superlativo, anche
nell'accezione generica, cfr. ThLL,V, 2 s. u., e. 495 ; il titolo di rango uir eminentissimus per i pre
fetti del pretorio è documentato dall'età di Marco Aurelio, a quanto sembra, cfr. A. Chastagnol,
« Le formulaire de l'épigraphie latine officielle dans l'Antiquité tardive », in A. Donati ed., La
terza età dell'epigrafia (Colloquio AIEGL-Borghesi 1986), Faenza, 1988, p. 44 : questa epigrafe sem
bra essere precedente.
26 Cfr. Seneca, Ep., 44, 2 : Eques Rotnanus es, ad hunc ordinem tua te perduxit industria ; cfr. A.
Pignatelli, « ^industria nell'età del principato », in M. Pani ed., Epigrafia e Territorio. Politica e
Società, IV, Bari, 1996, pp. 299-312.
27 Nel decreto puteolano, CIL, X, 1782, databile ai primi decenni del II d.C. (vd. sopra, nota
24), è attestata l'espressione probitate morum.
28 Cfr. per es. l'osservazione di H.-G. Pflaum, Les carrières procuratoriennes équestres sous le Haut-
Empire romain, Paris, 1960-1961, p. 420, nr. 171, relativa a M. Campanius M. f. M. nep. Fai.
Marcellus (età di Marco Aurelio). Non è superfluo forse ricordare che l'ingenuità da tre gene
razioni era condizione necessaria per essere riconosciuto cavaliere romano.
29 Cic, Fam., 15, 17, 4 (gennaio 45) ; 15, 19 : risposta di Cassio da Brindisi, dello stesso mese ;
Att., 13, 22, 2 (luglio 45) : Cicerone ha ricevuto una lettera di Cassio che si presume fosse anco
ra a Brindisi, vd. ad es. Cicéron, Correspondance, tome Vili (CUF), J. Beaujeu éd., Paris, 1983,
p. 184 ; cfr. I. Shatzman, Senatorial Wealth and Roman Politics, Bruxelles 1975, p. 318. I DECRETI DECURIONALI DI BRINDISI 195
le proprietà della famiglia nell'area : Lucio Cassio, fratello di Gaio, fu graziato
da Antonio nel 41 30, i Cassii Longini (Caius e Lucius, cfr. PIR2, C, 501 e 503),
consoli in età giulio-claudia, sono suoi discendenti. Da notare che il preno
me del nostro personaggio è Lucio.
Per quanto riguarda la cronologia di questa epigrafe : ne è stata proposta
una datazione al III d.C.31, tuttavia una collocazione nell'ambito del II sec.
sembra più opportuna, alla luce del confronto con l'altro decreto sopra ana
lizzato, che è del 144 d.C. e considerato il caso nominativo del nome in aper
tura di testo (vd. anche nota 25).
La lode dell'eloquenza è assolutamente eccezionale come qualità di un
magistrato municipale. Nell'ambito di CIL IX, ad esempio, ritorna un'altra
sola volta per un uir darissimus, patrono di Aedanum, di età presumibilmente
post-tetrarchica Vmbonius Mannachius, definito industriae et eloquentiae praed-
puus {CIL, IX, 1128 = ILS, 5506)32. Nella raccolta dei decreti municipali di
Sherk l'unico personaggio, di cui si loda l'eloquenza, è il uir darissimus di
Tergeste (Trieste), L. Fabius Seuerus (CIL,V, 532 = ILS, 6680 = Inscr. IL, X, 4,
n. 31 = Sherk, nr. l)33, che aveva difeso e vinto molte cause pubbliche alla
presenza dell'imperatore Antonino Pio ο « presso giudici designati dall'impe
ratore » (11. 9 e 34 ss.). Le menzioni dell'eloquenza sono complessivamente
rare e riguardano per lo più governatori provinciali di età tardoantica e gene
ralmente personaggi la cui sfera di attività è sovramunicipale. Sembra dunque
difficile che la lode dell'eloquenza per Cassio Flaviano possa esser connessa
esclusivamente alle sue funzioni di magistrato municipale : egli verosimi
lmente svolgeva l'attività di avvocato nel municipio, ma forse anche in sedi di
maggior prestigio, e a seconda della cronologia si può pensare a Roma ο
all'attività giurisdizionale svolta dai consulares. Di questa sua competenza
potrebbe essersi giovato il municipio di Brindisi per il patrocinio di cause
pubbliche e i singoli cittadini per cause private. Inoltre il municipio potrebbe
aver utilizzato l'eloquente magistrato anche per ambascerie.
Consideriamo quindi il 3° decreto, ben più antico degli altri due, datato da
Attilio Degrassi all'estrema età repubblicana (AE, 1959, 272 ; ILLRP, 558 ;
CIL, I2, 3173)34. Di alcuni aspetti di questa epigrafe ho già parlato nel nostro
recente incontro sui beni fondiari delle élites locali, sottolineando che potreb
be trattarsi non di un'epigrafe onoraria, in origine collocata a Brindisi e recu
perata a più di 20 km dal capoluogo (come generalmente ritenuto)35, bensì
30 App., B. e, 5, 7 ; cfr. E Munzer, RE, III, 2, 1899, e. 1739.
31 S. Demougin, « Splendidus eques Romanus », cit., p. 181.
32 Cfr. PLRE, I, p. 542.
33 Ulteriore bibliografia su questo testo di grande rilievo in C. Zaccaria, Suppl. It., η. s., 10,
pp. 215-216.
34 Vd. anche sopra, nota 2.
35 Così il primo editore, Nevio Degrassi, figlio di Attilio, negli anni '50 valente funzionario
della Soprintendenza Archeologica della Puglia, « Un nuovo decreto municipale », cit., p. 304 ;
cfr. anche A. Degrassi, ILLRP, 558, ad l.

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