La comunità “impossibile” di Georges Bataille

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Decifrando aspetti ancora scarsamente analizzati del pensiero e dell'opera di Bataille, e portando alla luce alcuni testi finora inediti (e dei quali si ignorava perfino l'esistenza, come Le Château, programma per una società utopica), Marina Galletti analizza l'evoluzione del senso di "comunità" sullo sfondo delle esperienze vissute da Bataille tra il 1933 e il 1945, anni nei quali egli giunge a elaborare una visione medita della letteratura. Il libro evidenzia inoltre la lucidità politica di Georges Bataille, il suo sguardo radicalmente nuovo, su un nodo portante della storia del ventesimo secolo: la questione del rapporto tra fascismo e comunismo.


Publié le : mardi 10 novembre 2015
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EAN13 : 9788889908969
Nombre de pages : 264
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La comunità “impossibile” di Georges Bataille Da «Masses» ai «Difensori del male»
Marina Galletti
Editore: Edizioni Kaplan Luogo di pubblicazione: Torino Anno di pubblicazione: 2008 Data di messa in linea: 10 novembre 2015 Collana: Spettacolo e Comunicazione
http://books.openedition.org
Edizione cartacea Data di pubblicazione: 1 maggio 2008 Numero di pagine: 264
Notizia bibliografica digitale GALLETTI, Marina.La comunità “impossibile” di Georges Bataille: Da «Masses» ai «Difensori del male».Nouva edizione [online]. Torino: Edizioni Kaplan, 2008 (creato il 12 novembre 2015). Disponibile su Internet: .
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Decifrando aspetti ancora scarsamente analizzati del pensiero e dell'opera di Bataille, e portando alla luce alcuni testi finora inediti (e dei quali si ignorava perfino l'esistenza, comeLe Château, programma per una società utopica), Marina Galletti analizza l'evoluzione del senso di "comunità" sullo sfondo delle esperienze vissute da Bataille tra il 1933 e il 1945, anni nei quali egli giunge a elaborare una visione medita della letteratura. Il libro evidenzia inoltre la lucidità politica di Georges Bataille, il suo sguardo radicalmente nuovo, su un nodo portante della storia del ventesimo secolo: la questione del rapporto tra fascismo e comunismo.
MARINA GALLETTI Insegna letteratura francese presso l'Università Roma Tre. Autrice del volumeLa nascita della linguistica e Remy de Gourmont(1985), curatrice dell'edizione italiana delCollegio di Sociologia(1991) e dei volumi collettiviLe soglie del fantastico I e II(1996‑2001), ha collaborato all'edizione deiRomans et récitsdi Georges Bataille (2004, ried. 2005), nonché ai volumi collettiviTel Quel(1982),Georges Bataille: il politico e il sacro(1988),Roger Caillois la pensée aventurée(1992),Bataille, après tout(1995), Remy de Gourmont(1997),Bataille‑Leiris. L'intenable assentiment au monde(1999),Narrazione e rappresentazione(2001),Bataille/Sartre. Un dialogo incompiuto(2002),Traiettorie della modernità(2003), Le texte cruel(2006, ried. italianaIltesto crudele, 2007). Ha inoltre pubblicato in riviste francesi alcuni inediti di Georges Bataille, del quale ha ricostruito il percorso comunitario negli anni Trenta in due volumi Georges Bataille,Contres‑attaques. Gli anni della militanza antifascista(1995) eLa congiura sacra(1996) riediti in Francia nel 1999 inL'Apprenti sorcier. Textes, lettres et documents, ora parzialmente tradotti dall'editore giapponese Chikuma Shobo (Tok'yo, 2006).
INDICE
Ringraziamenti
Prefazione Jacqueline Risset
Avvertenza Marina Galletti
Parte prima. La comunità e il politico fra gli anni Trenta e Quaranta
1. Ai margini del Cercle communiste démocratique: il corso di sociologia dei groupes d’études «Masses»
2.Bataille e Breton di fronte al fascismo: Contre-Attaque Il 6 febbraio 1934 La «Mostra della Rivoluzione fascista» Il conflitto italo-etiopico
3. Una comunità bicefala (Acéphale e il Collège de Sociologie) Acéphale, il religioso e il politico
4. Nella Francia dell’Occupazione. Il Collège socratique e «Messages» Le Discussions sur la guerre Bataille, Blanchot e il Collège socratique Poesia e Resistenza(la rivista «Messages» versus i neosurrealisti di La Main à Plume)
Parte seconda. Il dopoguerra: la comunità e la letteratura
5. Bataille, il surrealismo e ivoyageursdel «Troisième Convoi»
6. La sovranità e la rivolta: nella Comunità ateologica dei «difensori del Male» I. Rivolta o rivoluzione? (L’affaireAlbert Camus) II. L’«impossibile rivolta» di Jean Genet
7. Per una politica della «dépense»: l’«assenza di comunità»
Appendice I «Sacré» e «secret» in Bataille e Leiris
Appendice II Un inedito di Georges Bataille Le Château
Bibliografia essenziale
Indice dei nomi
Ringraziamenti
1A FRancescO
2Tengo a ringraziare in modo particolare Jacqueline Risset per i preziosi suggerimenti nel corso dell’elaborazione del presente saggio, e Giorgio De Vincenti per la disponibilità e lo stimolo a pubblicarlo.
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Prefazione
Jacqueline Risset
Lastoria intellettuale del ventesimo secolo in Francia, dagli anni Trenta in poi, dovrà un giorno essere riscritta a partire da presenze finora meno evidenti, ma in realtà più attive e influenti di quelle già consacrate come centrali e determinanti. È il caso di Georges Bataille il quale, dal 1929 alla sua scomparsa, nel 1962, non ha mai smesso – sia con le sue opere “solitarie”, sia attraverso gruppi e riviste da lui diretti e fondati – di interrogare il suo tempo, di porre senza sosta e con lucidità estrema, alcune delle questioni fondamentali che ancora oggi ci troviamo a dibattere. Anche se per Bataille non sembrerebbe del tutto pertinente distinguere tra “intellettuale” e “scrittore”. Folgorato a 23 anni dalla lettura di Nietzsche, gli sembrò di «non avere più niente da dire», e decise che il suo oggetto di ricerca sarebbe stato una sorta di «filosofia paradossale», libera da sistemi o modelli prefissati. E in effetti, qualunque fosse poi la forma di ciò che veniva enunciando – saggio, nota, testo orale o scritto, racconto o poesia – considerava ognuna di queste espressioni come parte d’una impresa totale coincidente con la propria vita.
Dal 1929 in poi, egli suscitò e attraversò una serie ininterrotta di esperienze collettive che occuparono, con mezzi e modalità diverse, ogni campo del sapere e dell’azione. Dal furore iconoclasta e antidealista della rivista d’arte «Documents», alla tensione militante d’estrema sinistra di «Critique Sociale» (con Souvarine e Simone Weil); dai cicli di conferenze proletarie di «Masses» all’intervento antifascista immediato e «senza tracce» – con manifestazioni in strada e volantinaggio – del gruppo Contre-Attaque, gruppo che egli fondò nel 1935 con André Breton, dopo la riconciliazione avvenuta per l’emergenza della situazione politica; dalla «congiura sacra» del misterioso gruppo Acéphale, che si proponeva di sperimentare le radici del patto sociale, il sacro, e che formava il polo segreto («viscerale», secondo Caillois) del famoso Collège de Sociologie, preposto all’analisi delle forme del potere, e le cui attività verranno interrotte dalla Seconda guerra mondiale. Ma anche durante gli anni della guerra, per solito considerati per Bataille come il tempo della scrittura solitaria (L’Éxpérience intérieureesce nel 1943), egli continuò a dare vita e a partecipare a gruppi di studio effimeri e tuttavia estremamente significativi, quale ad esempio il Collège socratique (insieme a Maurice Blanchot, Raymond Queneau e ad altri). Mentre subito dopo la guerra, parteciperà a una rivista letteraria d’opposizione, «Troisième Convoi»(il primo «convoglio» è Lautréamont, il secondo il Surrealismo), per poi fondare, nel 1946, «Critique», rivista fortemente antagonista de «Les Temps Modernes» di Sartre.
4Tutte queste esperienze collettive rappresentarono per Bataille molto di più di un versante esterno della sua opera, o di unengagementconcreto e aggiunto alla sua attività essenziale, quella delle scrittura, letteraria, filosofica, o politica. Ciò che egli cercava era la messa in opera della nozione di comunità, nozione che era apparsa molto presto, agli albori della sua riflessione e a partire da Mauss, Durkheim, Marx. Riflessione che diventa anche azione negli anni Trenta, nel momento tragico della minaccia fascista in Francia, del regime mussoliniano in Italia, della
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crescita del nazismo in Germania, e del presentimento della Seconda guerra mondiale. Anche gli scritti difiction, iniziati nel 1928 sotto il segno della fascinazione e dell’eccesso con il racconto eroticoHistoire de l’œil, accolgono conLe Bleu du cieliniziato nel ’34, probabilmente compiuto nel ’35 ma pubblicato soltanto nel 1957, e il cui primo titolo eraPrésages– gli aspetti più inquietanti dell’attualità politica, definita da Bataille «periodo embrionale di una rivoluzione fascista». Tempi per lui densi di attività concreta e di elaborazione teorica, in cui la diffidenza verso lo spiritualismo rivoluzionario si allea con la coscienza della necessità di “superare l’individualismo”, cioè di percepire ilcollettivocome dimensione essenziale del pensiero.
A partire dalla collaborazione a «Masses», iniziata nel 1933, e che rappresenta per Bataille il momento di elaborazione di una teoria inedita dell’ideologia, Marina Galletti descrive in questo volume,La comunità “impossibile” di Georges Bataille,il procedere impetuoso e imprevedibile di un pensiero che si evolve attraverso un rinnovamento continuo e, insieme, con sorprendente coerenza. Decifrando aspetti ancora scarsamente analizzati e portando alla luce alcuni testi finora inediti e dei quali si ignorava perfino l’esistenza – ad esempio le lettere a Pierre Kaan sulla politica o quella pagina ispirata,Le Château, programma per una società utopica – la studiosa raccoglie e riprospetta la sua lettura di Bataille, iniziata con un saggio sulladépensenel volume consacrato a «Tel Quel» eda me curato nel 1980; una lettura che era poi proseguita parallelamente alle ricerche su Remy de Gourmont e sulla letteratura fantastica con saggi e volumi via via apparsi in Italia, in Francia e negli Stati Uniti. Ora in particolare viene qui analizzata l’evoluzione del senso di “comunità” attraverso le esperienze che Georges Bataille ha vissuto tra il 1933 (data, oltre che dell’adesione a «Masses», della pubblicazione dei saggiLa structure psychologique du fascisme eLa notion de dépense) e il 1945, quando insieme a Michel Fardoulis-Lagrange, Yves Bonnefoy, Bataille animò «Troisième Convoi».
Questo lavoro consente di percepire a fondo la lucidità politica di Bataille, il suo sguardo radicalmente nuovo, su un nodo portante della storia del ventesimo secolo e che continua a rendere inquieto anche il ventunesimo, la questione del rapporto tra fascismo e comunismo, sempre più spesso intesi come varianti o addirittura, come un solo fenomeno. Bataille invece li legge come facenti capo al totalitarismo, e tuttavia non vede nel loro rapporto una identità, dimostra piuttosto come da punti di partenza opposti si sia potuto sviluppare una convergenza progressiva, da una parte verso l’autoritarismo e la militarizzazione della società, dall’altra verso l’utilizzazione di una radice remota del politico, dimenticata o rinnegata dalle moderne democrazie: il sacro. E se il sacro è la radice dell’attività umana, il fondo che ne nutre ogni manifestazione, il politico è ad esso unito attraverso legami complessi, vitali, oscuri che, secondo Bataille – è questa la chiave di alcune sue imprese di allora – occorre riscoprire e interrogare, per riuscire a innescare nell’epoca moderna desacralizzata quell’energia che manca alle democrazie.
Un’energia che i regimi fascisti, facendone un uso degradato e caricaturale, si appropriano pericolosamente. A questo proposito Marina Galletti analizza la visita che Bataille fece allaMostra della Rivoluzione fascistanel Palazzo delle Esposizioni di Roma del 1934, dove poté verificare questa sua intuizione a fronte della simbologia mortuaria che emergeva da tutta la mostra; fondandosi su documenti d’epoca, il catalogo dell’Esposizione, la lettera che Bataille scrisse a Queneau dalla mostra stessa ecc., l’analisi porta in piena evidenza l’importanza di quel viaggio, generalmente disatteso dalla critica, per la formazione dell’antifascismo di Bataille. Non si tratta allora di una
semplice avversione né di un’aspirazione alla lotta concreta come invece accadrà nell’esperienza di Contre-Attaque, bensì della volontà di sottrarre al fascismo, col fine di usarle diversamente per rinforzare le democrazie del suo tempo, quelle forze primeve, quali aveva potuto conoscere attraverso gli studi di Mauss e della nascente etnografia francese (Griaule, Leiris). In questa nuova prospettiva il fallimento dell’impresa di Acéphale appare come l’esercizio preparatorio a una comunità “sacra” (dove il sacro fosse redivivo); e parimenti si comprende allora l’esigenza di creare un Collège de Sociologie (de «sociologie sacrée» era il titolo completo) dove studiosi di competenze diverse potessero contribuire al concepimento e alla realizzazione di una nuova forma di civiltà.
9Dalle pagine della" o nità impossibileemerge inoltre il senso dell’adesione di Bataille alla rivista «Masses», la quale con i suoi corsi su miti e riti della politica contemporanea, intendeva costituire una «scienza delle forme autoritarie». E benché non esistano scritti a sua firma nella rivista (i testi contemporanei sul fascismo e sulla nozione didépense sono pubblicati su «La Critique sociale»), non si può non concordare con la Galletti sul fatto che «Masses» costituisca «il luogo nodale» del rapporto di Bataille con la politica. 10Ma la novità di questo saggio è nella chiarezza con la quale viene messa in luce la coerenza di Bataille in quel suo percorso “labirintico”. Lo si comprende ad esempio neL’affaire de«L’Homme révolté», dove la difesa iniziale che Bataille fa di Camus contro Sartre si conclude prima con una riaffermazione dei valori del surrealismo, e poi con il ricorso a Nietzsche contro Camus e la sua «révolte puérile». La sovranità, che Bataille costruisce gradualmente, è una nozione che rivela una “solidarietà profonda” con i concetti che l’hanno preceduta. La stessa nozione didépense attraversa tutte le fasi di un pensiero in costante movimento, per essere scelta, infine, insieme alla sovranità, come attributo essenziale della letteratura. 11Marina Galletti, con questa indagine sull’evoluzione della nozione di comunità, dimostra che, dapprima pensata (in «Masses») come comunità “necessaria” (sotto il segno di Mauss, di Marx, di Rosa Luxemburg, di Simone Weil), essa poi, in «Acéphale», divenga «communauté inviable»; e successivamente, nel Collège socratique, dove la figura di un Socrate ironico viene apparentata a quelle di Nietzsche e di Rimbaud, riscoperta e ambita; in «Messages», invece, si fa “communauté poétique”, fino a divenire, in «Troisième Convoi», impossibileabsence de communauté, ovvero superamento della religione surrealista e morale ateologica dell’istante. 12Sono gli anni nei quali Bataille prepara i saggi deLa Littérature et le Maldove, riflettendo anche sullo stupore e sul’enfantillagedi Kafka, giungerà a elaborare – questo saggio lo fa comprendere – una visione inedita della letteratura. Dispendio e sovranità introducono in essa componenti antropologiche, filosofiche e politiche che prospettano e aprono nuovi spazi alla ricerca dei nostri giorni.
ALLEGATO Ritratto di Georges Bataille di Alberto Giacometti (1947)
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