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L'agenzia Barnett & Co.

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Maurice Leblanc ARSÈNE LUPIN L'Agenzia Barnett & C. L'Agence Barnett et Cie(1928) © ClaireHennoire 2012-2015 Opera originale nel Pubblico Dominio Traduzione depositata. All Rights Reserved Worldwide - Tous droits réservés Tutti i diritti riservati sulla presente traduzione in italiano. www.clairehennoire.tk I Al pianterreno del vasto palazzo che la baronessa Assermann occupava nel faubourg Saint-Germain, il campanello del cortile risuonò. La cameriera arrivò quasi subito, portando una busta. - C'è il signore che Madame ha detto che è convocato per le quattro. Mme Assermann aprì la busta e lesse le parole sul biglietto da visita : Agenzia Barnett & C. Indagini gratis. - Conducete quel signore nel mio boudoir. Valérie,la bella Valérie, come si chiamava da più di trent'anni, ahimè ! era una donna polposa e matura, riccamente vestita, minuziosamente truccata, che aveva conservato grandi pretese. Il suo viso esprimeva dell'orgoglio, talvolta durezza, e spesso un certo candore che non era senza fascino. Moglie del banchiere Assermann, traeva vanità del suo lusso, dalle sue relazioni, dal suo palazzo, e in generale tutto quel che la riguardava. La cronaca mondana le rimproverava certe avventure un pò scandalose. Si affermava pure che suo marito aveva voluto divorziare. Ella passò per prima cosa dal barone Assermann, uomo anziano, male in arnese , che una crisi cardiaca teneva a letto da settimane.

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Publié le 01 janvier 2015
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Maurice Leblanc
ARSÈNE LUPIN
L'Agenzia Barnett & C.
L'Agence Barnett et Cie(1928)
© ClaireHennoire 2012-2015
Opera originale nel Pubblico Dominio
Traduzione depositata.
All Rights Reserved Worldwide - Tous droits réservés Tutti i diritti riservati sulla presente traduzione in italiano.
www.clairehennoire.tk
I
Al pianterreno del vasto palazzo che la baronessa Assermann occupava nel faubourg Saint-Germain, il campanello del cortile risuonò.
La cameriera arrivò quasi subito, portando una busta.
- C'è il signore che Madame ha detto che è convocato per le quattro.
Mme Assermann aprì la busta e lesse le parole sul biglietto da visita :
Agenzia Barnett & C. Indagini gratis.
- Conducete quel signore nel mio boudoir.
Valérie,la bella Valérie, come si chiamava da più di trent'anni, ahimè ! era una donna polposa e matura, riccamente vestita, minuziosamente truccata, che aveva conservato grandi pretese.
Il suo viso esprimeva dell'orgoglio, talvolta durezza, e spesso un certo candore che non era senza fascino.
Moglie del banchiere Assermann, traeva vanità del suo lusso, dalle sue relazioni, dal suo palazzo, e in generale tutto quel che la riguardava.
La cronaca mondana le rimproverava certe avventure un pò scandalose.
Si affermava pure che suo marito aveva voluto divorziare.
Ella passò per prima cosa dal barone Assermann, uomo anziano, male in arnese , che una crisi cardiaca teneva a letto da settimane.
Ella gli domandò sue notizie, e, distrattamente, aggiustò i cuscini dietro la sua schiena.
Egli mormorò :
- Hanno suonato ?
- Sì, è il detective che mi è stato raccomandato per il nostro affare.
Qualcuno proprio notevole, pare.
- Tanto meglio, disse il banchiere. Questa storia mi tormenta, e ho un bel riflettere, non ci capisco nulla.
Valérie, che aveva l'aria inquieta, uscì della camera e guadagnò il suo boudoir, e ci trovò un individuo bizzarro, snello, quadrato di spalle, e solido di aspetto, ma vestito di una redingote nera, o piuttosto verdastro, la cui stoffa brillava come la seta di un ombrello.
La faccia, energica e rudemente scolpita, era giovane, ma guastata da una pelle aspra, rugosa, rossastra, una pelle color mattone.
Gli occhi freddi, dietro un monocolo che metteva a destra o a sinistra, si animavano di una gaiezza giovanile.
- Monsieur Barnett ? chiese.
Lui si sporse su di lei, e, prima che potesse ritirare la sua mano, gliela baciò, come se apprezzasse il sapore profumato di quella mano.
- Jim Barnett, per servirla, signora baronessa.
Ho ricevuto la vostra lettera, e il tempo d'indossare la mia redingote...
Interdetta, ella esitava a mettere l'intruso alla porta.
Ma lui opponeva una tale disinvoltura di gran signore che conosce il suo codice di cortesia mondana, e non potè che pronunciare :
- Avete l'abitudine, mi hanno detto, di sbrogliare gli affari complicati,
Egli sorrise :
- E' piuttosto un dono, il talento di vedere chiaro e di capire.
La voce era dolce, il tono imperioso, e l'atteggiamento conservava un modo di ironia discreta e leggera.
Pareva così sicuro di lui e dei suo talenti che non poteva sottrarsi alla sua convinzione, e Valérie stessa sentì che subiva, di primo acchitto, l'ascendante di uno sconosciuto, volgare detective di agenzia privata.
Desiderosa di prendersi qualche rivincita, ella insinuò :
- E' forse preferibile di fissare tra di noi, le condizioni,
- Totalmente inutile, dichiarò Barnett.
- Tuttavia... ed ella sorrise a sua volta, lavorate per la gloria ?
- L'Agenzia Barnett è interamente gratuita, signora baronessa.
Ella parve contrariata.
- Gradirei che il nostro accordo preveda almeno un indennità, una ricompensa.
- Una mancia ? sghignazzò.
Ella insistè :
- Io non posso tuttavia...
- Essermi obbligata ? una bella donna non è mai obbligata.
E, tosto, senza dubbio per correggere un pò l'ardimento, aggiunse :
- D'altronde, non temete nulla, signora baronessa. Quali che siano i servizi che potrò rendervi, mi arrangerò perche siamo ricompensati.
Che significavano quelle parole oscure ?
Pagarsi da solo ? E di che natura sarebbe stato il pagamento ?
Valérie ebbe un brivido di fastidio e arrossi.
Certo, Barnett suscitava in lei un'inquietudine confusa, che non era senza analogie con i sentimenti che si provano di fronte a un ladro.
E pensava, Dio mio, sì, pensava che aveva forse a che fare con un
innamorato, che avrebbe scelto una maniera originale di introdursi da lei.
Ma come sapere ? E, in ogni caso, come reagire ?
Ella era intimidita e dominata, confidente allo stesso tempo, e tutta disposta a sottomettersi.
Così, quando il detective l'interrogò sulle cause che l'avevano spinta a domandare il concorso dell'agenzia Barnett, parla senza preamboli, come esigeva che parlasse.
La spiegazione non fu lunga : Barnett sembrava di fretta.
- Domenica scorsa avevo riunito qualche amico per il bridge, poi mi coricai di buon ora, e mi addormentai come al solito.
Le rumore che mi risvegliò verso le quattro, esattamente le quattro e dieci, fu seguìto da un rumore, che mi parve quello di una porta che si chiude.
Ciò proveniva dal mio boudoir.
- Cioè di questa stanza ? interruppe Barnett.
- Sì, la quale è contigua, da una parte, alla mia camera ( Barnett si inchinò rispettosamente del fianco di questa camera) e d'altra parte al corridoio che mena verso lo scalone di servizio.
Io non sono paurosa. Dopo un momento di attesa, mi alzai.
- Dunque, disse, vi alzaste ?
- Io mi alzai, entrai e accesi.
Non c'era nessuno, ma la vetrinetta era caduta con tutti gli oggetti, ninnoli e statuette che ci si trovavano, e qualcuno era rotto.
Passai da mio marito, leggeva nel letto, e non aveva sentito nulla.
Inquieto, suonò il maggiordomo, che cominciò subito delle ricerche, le quali furono proseguite, al mattino, dal commissario di polizia.
- E il risultato ? domandò Barnett.
- Eccolo. Per l'arrivo e per la partenza dell'individuo, alcun indizio. Come era entrato ? Come era uscito ?
Mistero.
Ma poi scoprimmo sotto un pouf, tra i detriti dei ninnoli, un mozzicone di candela e un poinsi.
Ora, sapevamo che durante il pomeriggio precedente, l'idraulico aveva
rifatto i rubinetti del lavabo di mio marito, nel suo gabinetto di toilette.
Si interrogò il padrone, che riconobbe l'attrezzo e si trovò l'altra metà della candela.
- Dunque, interruppe Jim Barnett, da quel lato, una certezza ?
- Sì, ma contraddetta da un'altra certezza pure indiscutibile, e assai sconcertante.
L'inchiesta prova che l'operaio aveva preso il rapide di Bruxelles alle sei di sera, e che era arrivato laggiù a mezzanotte, dunque tre ore prima dell'incidente.
- Boia ! e questo operaio è ritornato ?
- No. Hanno perduto le sue tracce a Anversa dove spendeva il denaro senza contare.
- E è tutto ?
- Assolutamente tutto.
- Chi ha seguìto questa affare ?
- L'ispettore Béchoux.
Barnett manifesta una gioia estrema.
- Béchoux ? ah ! l'ottimo Béchoux ! uno dei miei buoni amici, signora baronessa. Noi abbiamo spesso lavorato insieme.
- E' lui, infatti, che mi ha parlato dell'Agenzia Barnett.
- Probabilmente perchè non ci capiva nulla, nevvero ?
- Infatti.
- Quel coraggioso Béchoux ! quanto sarei felice di rendergli servizio ! come a voi, signora baronessa, credetelo, sopratutto a voi !
Barnett si diresse verso la finestra dove spinse la sua fronte e rimase qualche istante a riflettere.
Egli batteva sul vetro e fischiava un aria.
Infine, tornò presso la Assermann e riprese :
- L'idea di Béchoux, e la vostra, madame, è che c'è stato un tentativo di furto, nevvero ?
- Sì, tentativo infruttuso, dato che nulla è sparito.
- Ammettiamolo. In ogni caso, quel tentativo aveva uno scopo preciso, e che dovete conoscere. Quale ?
- Io l'ignoro, replicò Valérie dopo una leggera esitazione.
Il detective sorrise.
- Permettete, signora baronessa, di alzare rispettosamente le spalle.
Senza aspettare la risposta tese un dito ironico verso uno dei pannelli di stoffa; chiese, come si domanda a un bambino che ha nascosto un oggetto :
- Che c'è, sotto quel pannello ?
- Ma nulla, fece lei, che vuol dire ?
Barnett pronunciò con un tono serio :
- Vuol dire che, la più sommaria delle ispezioni permette di costatare che gli orli del rettangolo di stoffa sono un pò lisi, signora baronessa, che paiono, in certi punti, separati dalla perlinatura da una fessura e c'è agio, signora baronessa di immaginare che una cassaforte si trovi dissimulata dietro.
Valérie trasalì.
Come, su degli indizi così vaghi, Barnett aveva potuto indovinare ?
Con un movimento brusco, ella fece scivolare il pannello designato.
E scoprì così una piccola porta di acciaio, e, febbrilmente, manovrò i tre bottoni di una serratura di cassaforte.
Una inquietudine la opprimeva.
Benchè l'ipotesi fosse impossibile si domandava se quel personaggio non l'avesse svaligiata durante i pochi minuti in cui era restato solo.
Con l'aiuto di una chiave tirata dalla sua tasca, la aprì e, subito fece un sorriso di soddisfazione.
C'era, unico oggetto deposto, un magnifico collier di perle, che prese vivamente, e i cui tre giri si arrotolarono attorno al suo polso.
Barnett si mise a ridere.
- Eccovi più tranquilla, signora baronessa.
Ah ! che ladri, così audaci !
Bisogna diffidare, signora baronessa, in quanto veramente, è un bel pezzo, e capisco che ve l'abbiano rubato.
Ella protestò.
- Ma non c'è stato furto. l'impresa è fallita.
- Credete, signora baronessa ?
- Se lo credo ! ma suvvia ! dato che l'ho tra le mani !
Una cosa rubata sparisce. Ora, eccolo.
- E' un collier : sicura che sia il vostro ? e siete sicura che quello abbia un valore qualunque ?
- Come ! fece esasperata, solo quindici giorni fa il mio gioielliere lo stimava un mezzo milione.
- Quindici giorni, cioè cinque giorni prima della notte famosa, ma ora ?
Notate che non so nulla, io presumo semplicemente...
E vi chiedo se alcun sospetto non si immischia alla vostra certezza ?
Valérie non si muoveva più. Di quale sospetto parlava ?
Una ansietà confusa saliva in lei, suscitata dall'insistenza del suo interlocutore.
Nel cavo delle sue mani aperte, soppesava la massa delle perle,e ecco che questa massa pareva diventare sempre più leggera.
Ella guardò, e i suoi occhi discerna dei colori differenti, dei riflessi sconosciuti, una uguaglianza scioccante, una perfezione equivoca, tutto un insieme di dettagli fastidiosi.
Così, nell'ombra del suo spirito, la verità cominciava a brillare, e sempre più distinta e minacciosa.
Barnett modulò una risatina allegra.
- Perfetto ! Perfetto ! Voi ci siete ! Siete sulla buona strada !
Ancora un piccolo sforzo, signora baronessa, e ci vedrete chiaro.
Tutto ciò è talmente logico !
L'avversario non ruba, ma sostituisce. Sicchè, nulla sparisce, e se non c'era stato quel dannato rumore di vetrina, tutto restava nelle tenebre.
Avreste ignorato fino a nuovo ordine che il vero collier era svanito e che esibite sulle vostre bianche spalle un collier di false perle.
La familiarità dell'espressione non la urtò punto, dato che pensava a ben altro.
Barnett si inchinò davanti a lei, e senza lasciarle tempo di respirare, diritto al scopo, disse :
- Dunque, un primo punto : il collier è svanito.
Siamo sulla buona strada, e, ora che sappiamo quel che fu rubato, cerchiamo, signora baronessa, chi è il ladro.
Così vuole la logica di una inchiesta ben condotta.
Quando conosceremo il ladro, sapremo riprenderci l'oggetto del suo furto, terza tappa della nostra collaborazione.
- Abbiate fiducia, baronessa. Noi avanziamo. E, per prima cosa, una piccola ipotesi.
E immaginiamo che vostro marito, benchè malato, abbia potuto, l'altra notte, trascinarsi dalla sua camera fin qui, e si sia munito della candela e dello strumento dimenticato dall'idraulico, e che abbia aperto la cassaforte, che abbia rovesciato la vetrina, e che sia fuggito per paura che abbiate sentito, tutto diventa chiaro !
Come sarebbe naturale, in questo caso, che non si possa rilevare la minima traccia di intrusione o di partenza !
Molto naturale che la cassaforte sia stato aperta senza effrazione, dato che il barone Assermann nel corso degli anni, quando aveva il favore di penetrare nei vostri appartamenti privati, ha dovuto, spesso entrare qui con voi, assistere al maneggio della serratura, annotare gli scatti e gli intervalli, contare il numero di scatti, e, poco a poco, così, conoscere le tre cifre.
L'ipotesi, come diceva Jim Barnett, parve terrificare la bella Valérie.
Si sarebbe detto che vedeva rivivere i fatti e si ricordava; perduta, ella balbettò :
- Siete pazzo ! mio marito è incapace, se qualcuno è venuto, l'altra notte, non può essere lui, è fuori ogni dubbio.
Egli insinua :
- Esiste una copia del vostro collier ?
- Sì, per prudenza, ne avevo fatto fare una, all'epoca dell'acquisto, quattro anni fa.
- E ch9 la possedeva ?
- Mio marito, disse sottovoce.
Jim Barnett concluse gioiosamente :
- E' questa copia che tenete tra le mani ! è quella che è stata poi sostituita alle vostre perle vere.
Le altre, le vere, le ha prese una terza persona
La fortuna del barone Assermann lo mette al sopra ogni accusa di furto, tocca immaginare dei moventi di ordine intimo, vendetta, o bisogno di tormentare, di fare del male, forse di punire ?
No ? una giovane e bella donna può commettere certe imprudenze, legittime, ma che un marito giudica con qualche severità,
Scusatemi, baronessa. Non mi appartiene entrare nei segreti vostri, ma solamente capire, d'accordo con voi, dove si trova il collier.
- No ! gridò Valérie, no ! no !
Ne aveva abbastanza, di quell'insopportabile ausiliario che, solo in qualche minuto di conversazione e in un modo contrario a tutte le regole di una inchiesta, scopriva diabolicamente tutti i misteri che l'avvolgevano, e le mostrava, con un'aria allegra, l'abisso dove il destino la precipitava.
Ella non voleva più sentire la sua voce sarcastica :
- No, ripeteva ostinatamente.
Egli si inchinò.
- Al vostro servizio, madame. Lungi da me l'idea di importunarvi.
Io sono qui per rendervi servizio e nella misura che vi piace.
Al punto in cui siamo, d'altronde, sono persuaso che potete fare a meno del mio aiuto, tanto più che vostro marito, non potendo uscire, non avrà commesso l'imprudenza di affidare le perle a qualcuno, e che deve averle nascoste in un angolo qualunque dell'appartamento.
Una ricerca metodica le fara scoprire
Il mio amico Béchoux mi sembra ben indicato per quel bisogno professionale.
Una parola ancora.
Nel caso che aveste bisogno di me, telefonate all'Agenzia, stasera, alle dieci. Io vi saluto, madame.
Di nuovo, le baciò la mano.
Presto la porta del cortile fu rinchiusa.
La sera stessa, Valérie chanò l'ispettore Béchoux, la cui presenza a palazzo Assermann non poteva apparire che naturale, e le ricerche iniziarono.
Béchoux, poliziotto stimato, vice del famoso Ganimard, lavorava secondo i metodi correnti; divisa camera, gabinetto di toilette e l'ufficio in settori che visita mano a mano.
Un collier a tre giri di perle costituisce cosa che non è possibiledi celare, sopratutto a gente del mestiere come lui.
Tuttavia, dopo otto giorni e notti di sforzi accaniti, e approfittando che il barone Assermann aveva l'abitudine di prendere i sonniferi, esplorava il letto stesso e il sotto del letto, l'ispettore Béchoux si scoraggiò.
Il collier non poteva essere nel palazzo.
Malgrado la sua ripugnanza, Valérie pensava di riprendere contatto con l'Agenzia Barnett e chiedere aiuto all'intollerabile personaggio.
Che importava se le baciava la mano e la chiamava cara baronessa, se riusciva nello scopo ?
Ma un avvenimento, che si annunciava senza che si potesse crederlo così vicino, turbò la situazione.
Un fine pomeriggio, si venne a cercarla in fretta : suo marito era in preda di una crisi inquietante.
Prostrato sul divano, accanto al gabinetto di toilette, soffocava.
La sua faccia scomposta mostrava atroci sofferenze.
Valérie telefonò al dottore. Il barone mugugnò :
- Troppo tardi, troppo tardi,
- Ma no, disse, ti giuro che tutto andrà bene.
Egli tentò di alzarsi.
- Da bere, domandò titubando verso la toilette.
- Ma hai dell'acqua nella caraffa, caro.
- No, no, non la voglio questa acqua,
- Perchè questo capriccio ?
- Io voglio bere l'altra, quella...
Egli ricadde senza forze. E aprì il rubinetto del lavabo poi andò a cercare un bicchiere che riempì e che, finalmente, rifiutò di bere.
Un lungo silenzio seguì. L'acqua colava dolcemente a lato.
La faccia del moribondo si scavava.
Egli le fece segno che doveva parlarle. Ella si sporse. Ma dovette temere che i domestici sentissero, in quanto ordinò :
- Più vicino, più vicino
Ella esitava, come se temesse le parole che voleva dire.
Lo sguardo di suo marito fu così imperioso che, dominata, ella si inginocchiò e incolla quasi il suo orecchio contro di lui.
Delle parola furono sussurrate, incoerenti, e di cui poteva tutt'al più indovinare il senso.
- Le perle, il collier, bisogna che tu sappia, prima che vada, ecco, non mi hai mai amato, mi hai sposato a causa della mia fortuna,
Ella protestò indignata, contro un'accusa così crudele in quell'ora solenne.
Ma le aveva afferrato il polso, e ripeteva, confusamente, con una voce di delirio :
- A causa della mia fortuna, e l'hai provato con tua condotta, tu non sei stata una buona sposa, ecco perchè ho voluto punirti.
In questo momento stesso, provo una gioia orribile, ma serve che sia, e accetto di morire purchè le perle svaniscano,
Tu non hai sentito che cadono e che se ne vanno al torrente ?
Ah ! Valérie, che castigo ! le gocce che cadono, che cadono,
Non aveva più forze. I domestici lo portarono sul suo letto.
Presto il dottore arrivò, e pure le due vecchie cugine che non si mossero più dalla camera.
Loro sembravano attente ai minimi gesti di Valérie, e ben pronte a difendere i cassetti e i comodini contro qualsiasi tentativo.
L'agonia fu lunga. Il barone Assermann morì all'alba, senza aver pronunciato altre parole.
Su richiesta formale delle due cugine, i sigilli furono messo subito a tutti i mobili della camera.