Una notte bizzarra
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Una notte bizzarra

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The Project Gutenberg EBook of Una notte bizzarra, by Anton Giulio BarriliThis eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it,give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this eBook or online atwww.gutenberg.orgTitle: Una notte bizzarraAuthor: Anton Giulio BarriliRelease Date: August 8, 2009 [EBook #29636]Language: Italian*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UNA NOTTE BIZZARRA ***Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously made available by The Internet Archive/Canadian Libraries)CAPITAN DODEROUNA NOTTE BIZZARRANOVELLEDIANTON GIULIO BARRILISettima edizione.MILANOFRATELLI TREVES, EDITORI 1881.PROPRIETÀ LETTERARIATip. TrevesUNA NOTTE BIZZARRAA LUIGI MORANDILa è proprio una inezia, frutto di tre giorni di lavoro, che intitolo a te, giovine amico e compagno d'armi; ma sappi chefu un gaio lavoro campestre, e lavoro gaio riesce facile, e val meglio assai che sudato, ma uggioso.Nè paia fuor del naturale a te, nè ai lettori cortesi, che i personaggi della mia novella s'innamorino in una notte. Ancoa non volerne cercar la ragione, la scusa, nella novità de' casi narrati, io so che la cosa non è poi tanto difficile, io cheti ho per la prima volta veduto, ed amato come fratello, in un giorno. Tu dirai che, anche là, era quistione ...

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Publié le 08 décembre 2010
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Langue Italiano
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UNA NOTTE BIZZARRA
NOVELLE DI ANTON GIULIO BARRILI
Settima edizione.
CAPITAN DODERO
Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive/Canadian Libraries)
*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UNA NOTTE BIZZARRA ***
Title: Una notte bizzarra Author: Anton Giulio Barrili Release Date: August 8, 2009 [EBook #29636] Language: Italian
MILANO
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PROPRIETÀ LETTERARIA
Tip. Treves
UNA NOTTE BIZZARRA
A LUIGI MORANDI
La è proprio una inezia, frutto di tre giorni di lavoro, che intitolo a te, giovine amico e compagno d'armi; ma sappi che fu un gaio lavoro campestre, e lavoro gaio riesce facile, e val meglio assai che sudato, ma uggioso.
Nè paia fuor del naturale a te, nè ai lettori cortesi, che i personaggi della mia novella s'innamorino in una notte. Anco a non volerne cercar la ragione, la scusa, nella novità de' casi narrati, io so che la cosa non è poi tanto difficile, io che ti ho per la prima volta veduto, ed amato come fratello, in un giorno. Tu dirai che, anche là, era quistione d'urgenza, imperocchè chi poteva morire il giorno di poi non avea tempo da perdere. Or dunque, concediamo la parte loro agli eventi, e non se ne parli più, se non per ricordare che l'amicizia, nata e cresciuta in un giorno, ha da fortificarsi in tutti que' molti, o pochi, che ci comporranno la trama della vita.
Di Genova, il 19 di Luglio del 1868.
ANTON GIULIO BARRILI.
I.
Era la notte dal 12 al 13 di gennaio 1857, e per la via Assarotti, a Genova, soffiava un vento come suole soffiare in quest'ampia via, quando Eolo scatena uno de' suoi sudditi sulla regina del Tirreno. È tramontana? è scirocco? è libeccio? Non ne sapete nulla. Esce, non si sa da dove, e v'investe da tutte le parti. Guai allo scribacchino municipale che si lascia cogliere ad occhi aperti, perchè risica di andare a palazzo Tursi colla polvere negli occhi, di non veder più lo scrittoio e di dover chiedere una licenza di ventiquattr'ore, che il capo uffizio non è sempre disposto a concedere! Guai alla signora, che non sta attenta a raccogliersi la veste dattorno, perchè il vento è curioso di segreti e, quel che è peggio, ama troppo di propalarli ai viandanti. Ma perchè sto io a discorrervi del vento? La storia che vi racconto non occorre in mezzo alla strada, ma in un elegante quartierino al terzo piano del secondo palazzo a sinistra. Abita colassù, cioè, dico male, abitava nel gennaio 1857 il protagonista del mio racconto, uomo sui trentaquattro, laureato in leggi, scapolo, non brutto, nè antipatico, e con ventimila lire d'entrata. Trentaquattro anni son forse troppi; la laurea in leggi non è nulla; ma l'essere scapolo, non brutto nè antipatico, e l'avere ventimila lire d'entrata, è già molto per esser felici, quando si abbiano desiderii modesti. Pure, Roberto Fenoglio non era felice; si annoiava da mattina a sera, da sera a mattina. Aveva buoni e gioviali amici, ai quali imprestava spesso del denaro, e che qualche volta glielo restituivano; una vecchia governante che non gli dava molestia; un cuoco che non lo derubava; un cavallo proverbiale per la dolcezza del suo trotto; uno scanno a teatro senza noiosi vicini; e tuttavia non era felice, e si annoiava maledettamente. Aveva provato a fare qualcosa, ad occuparsi; ma nessuna occupazione gli andava a' versi, e a breve andare se n'era stancato. Ma queste cose le mie belle lettrici le udranno dalla sua bocca, imperocchè io lo presento loro nel primo salotto del suo quartierino, alle tre dopo mezzanotte, vestito da cinese, in atto di congedare uno sciame di giovinotti e di allegre mascherine. Perchè vestito da cinese? perchè quelle mascherine? Roberto Fenoglio aveva raccolto in casa sua quella sera tutti i suoi amici, tanto per passar la noia in compagnia. S'era suonato, ballato e cenato, colla massima libertà ed allegrezza. Le dame non erano severe, nè contegnose. Il rispettabile corpo di ballo del teatro Carlo Felice aveva dato il suo meglio a quella festa; le mammine erano sazie e contente; le silfidi, contente e non sazie, domandavano un'altra festa come quella che Roberto Fenoglio aveva dato loro, con tanta splendidezza di mandarino annoiato. Le allegre mascherine se ne andavano, accompagnate dai fidi cavalieri, ben chiuse nei loro accappatoi, per custodirsi dal vento, che si udia zufolare di fuori; se ne andavano giù per le scale, ridendo e cinguettando come uno stuolo di passere, o di cingallegre, e destando tutto il pacifico vicinato. Il tranquillo berretto di cotone si rizzava commosso dalla rimboccatura del letto matrimoniale, e chiedeva: —Che cos'è quest'allegro rumore? Ah, capisco; si balla dall'avvocato Fenoglio. E un sospiro mal represso chiudeva la frase. E lì, una cuffia lavorata all'uncinetto si rizzava a sua volta, per soggiungere: —Ma come fa l'avvocato Fenoglio a dar delle feste da ballo, egli che non è ammogliato? Quali signore possono andare in casa sua? Domanda, questa, a cui il berretto di cotone non rispondeva, e si voltava dall'altro lato, tirandosi la rimboccatura del lenzuolo fin sopra il becchetto. La cuffia intanto pensava, pensava…. che cosa pensava? forse, che il berretto di cotone non era la più bella cosa del mondo. E il berretto di cotone, dal canto suo, fantasticava una serie di variazioni su questo tema: «beato Fenoglio! egli l'ha indovinata davvero!» Lasciamo pensare, fantasticare e riaddormentarsi da capo questi due malinconici simboli dell'Imeneo, e torniamo al nostro protagonista, che, ritto nel salotto, si volgeva a Felice Magnasco, ultimo rimasto de' suoi convitati, per dirgli, con piglio di burlesca cerimonia cinese: A-ing-fo-hi! Felice Magnasco, un giovinotto elegante ed attillato, come ogni figlio d'Adamo che usi farsi vestire (o spogliare) da un sarto di grido, diede una crollata di spalle, che fece far due grinze al suo abito nero, e rispose: —Orvia! Gli è così che tu accomiati il tuo amico migliore?
aire!esclamò Feilec ,niq eull auno vaa anri dteM ledalami eniga si simoi d'anno romseesEccss.osoas pun czaen sip li ehedem ede oidF lea lla'ttento comice, intoneFoilgeboR otrn nodòbaue.Qi stno,alortnupai  no a ontrrinc di des a avadna ehcteenamodom csierted u otig nonrotin cosigl, hoi  lacepzzla eidu ermi. Anch'io, a inas i fni ilgasaui galnolaar pA hlg.init ìs , a r'eranderisponqdu uuelailu  stromD.o opo aregiorni dE dieci  aemal .c mo enuterilocoe ciangu el etevA ?erirodi mvoi ate parlimend aic eh :amcafiniigmon so: teil otldev id o.E ervioi ci tuatitnoivggui,oshon at f atoroltehc rid i-Aef-gno-hi, che in cinse,ei  orcde,os ac òicsal is oilsta ri aon credepa.èc nas lunaacli, onsomi cTu  odnileF esnedirnoanro t,ce htiipitssmiavotc moto Fenogo.Roberaz.tnzeidmahC ealtrell'onteui co ozzap  ,oN?arcidie intui Se?  ,odopu  nulgn oamico!diss'eglinemloc onetnd otspsoo.irorM arò queanzi innrare ùit oipopsson no ciac fon nIoa.tiv anotonom atslior ch' del migs neone aplr oade;ico  ii,imel F .aitneSm oibba'ime;itesnfinsi imoamI sniu.è l i  c eo,utin mdiod noc erirom afnetto ani. Giovig àip erocar ,oiròdiIo? ch, tie ro igoloido lg oss a oomitn uqseidelemicanitl'um ovitnesrreug alm'e cha erbbreavet ,amdnnaodil ,l'un dopo l'altre ,à im dnevvaci ao,icntatipenamd e ès id inorda,pdisoi inom u è ,isseos .dAeiàtdi pnte l Moo, aangosal ettesib e stndve ea,ue q'dnerttaall ri e ventimielle sueet me;ntno, ròteu erup òeidepsonMa ite. overo treli icrapsra nide chriscràven  uril ep eoc r iul premio di mille nofssa'tlor ,nuqu, taes vnataolittae ,aaut lam ò di trod io farb ou nemavtr inuolvui  cAh.codiem nu ehc ortla enza sci! Ladicoi  lsoecc non no oimelamon ,ol na  hasclfisitocaa cnro aen 'usio libri; maesso ee ,etsisàl è osso.tren dIe?ovDle'l nuqgooiroloendo a pEssolo. ,ee ss op raaltn simbolo ne è il?idoart  .em noNe icfain cilplom Èulot !deteM.laran. ttrann.  al ec e ativ ala uris mcie chi  ventiquattro piafm naad rig ùni l è luime'oatoplollla eoig ;onrda ca baessaon shc eci oeienict saes soni imesnt imisetnc ,aro'denrmdaane.voavl'e cha llueq nI.enoccirb n bur con giùrava oitgoilF neacotino ntveile or lrevohc à ,.crp enese. uttivo arotu  nacro esèatrdnilic nopas ,iperi, rii,onzitiil ,tsle ,cece.c, ánette, cacoreoro igolad ,mac brlicoo rontli gneodil ,rcnomoteera e datasca, pni,oamtted lzz oora  ancebbo e dres nu itredeihci  dziannnoizivi lut oavro.oOi  il mio; male, o.ilgnoSside ese trmee ià ge  lllato da delascacnoip ai eentt oa evac fretaatscepoc li 'd oihcrlesca gravità cotnori p vore iroogol Fi,icelave  aveavaci otus lst' pon  u èli G emoc,otaihccariia, raccie ble ms reseat auqutttetff dto pa, eerT.aes ualleion  annoiati dunquelecini,o?oS,ìF ,ecileF p en et Ch.gore?sacoe oub lIt ccoisiiti ch. Sao i e amtsibiccioc ,t emleu is bccte.heA ,ha !hc eht  ene pare del mio? lid?eAniseonc dari man bela un,ortla'l eppurorpa!in Clao olavan.hOb  aut aecerisco lio preftepi,olidnepR !oo,lltu sloelbe, ttere,soggiunseSoti  nacarpai  cre ihesio neF ilgoN.ot nola t deluonaua bneizi tnrsino,eboamreip rTi?lioizargniiel rep  sera ne sposavou an ,eszn aattnlaelia mel b clanigui ,auq oatsenoe esn eh ,,uc ro dnsiel pera izagarepsiv ehC . tai son nOh! zetrfu!ie t ou iatbajadere le tue !aitviV d ausaniin v io,ila uo tocinu det alled rtbeRo, o impro ne!aamc  aetV viere.piacotti Chear lè emerp  otthe con nen s iteeti ,oe p aiecerse non le ho fatpe slee cho er vÈ .otitrevid nos mi ! ioMaleto.onai enaemtnteat m'èedalol s se,onigled i ,auc lella lunfiglio dpp;oi  lp rut oren mdio es vrmtiad inam irad .onOra tu m'hai vedtu odeu idot ;on mel dsoio, doonc emoc ,einomire casredia, na mitovenop era  oafp oHasneicil !onseeso nd cto, hei  lopop iiceniserimoniolo più couf rettem non ao e quin che criib?lialnosoesmi, FecimiatisCompemtn eidv seittrine ti saltò in c idrtsoegni itra i elquod me o ts oq eu oepuptnio fome o inacci aM.atlmaid ehcil mlar vomasilee, se noio per mr nirgzaon, eitarli ce,sba igaderts ottes noc i tenci e fauo leacdnlana ,psopesridaannmuo bil, aiccarb el odned