Assemblea consultiva economica e sociale

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COMITATO ECONOMICO E SOCIALE DELLE COMUNITÀ EUROPEE RELAZIONE ANNUALE 1984 Bruxelles COMITATO ECONOMICO E SOCIALE Divisione stampa, informazione e pubblicazioni Rue Ravenstein 2 Tel. 512 39 20 Telegr. COSEUR 1000 BRUXELLES 513 95 95 Telex: 25 983 CESEUR COMITATO ECONOMICO E SOCIALE DELLE COMUNITÀ EUROPEE Relazione annuale 1984 Bruxelles —1985 La presente pubblicazione è edita anche nelle seguenti lingue: DA ISBN 92-830-0058-7 DEN 92-830-0059-5 GR ISBN 92-830-0060-9 ENN 92-830-0061-7 FR ISBN 92-830-0062-5 NLN 92-830-0064-1 Una scheda bibliografica figura alla fine del volume Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 1985 ISBN 92-830-0063-3 N. di catalogo: EX-42-84-040-IT-C I testi che compaiono in questa pubblicazione possono essere riprodotti, integralmente od in parte, con citazione della fonte Printed in Luxembourg Indice Prefazione 5 Capitolo I - Ruolo e influenza del Comitato 9 II - Lavori del Comitato 15 1. Politica agricola2.a dei trasporti 22 3. Politica sociale4.a economica e finanziaria 35. Politica regionale6.a industriale7 7. Relazioni esterne 43 8. Politica energetica9.

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COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
DELLE COMUNITÀ EUROPEE
RELAZIONE ANNUALE
1984
Bruxelles COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
Divisione stampa, informazione e pubblicazioni
Rue Ravenstein 2 Tel. 512 39 20 Telegr. COSEUR
1000 BRUXELLES 513 95 95 Telex: 25 983 CESEUR COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
DELLE COMUNITÀ EUROPEE
Relazione annuale
1984
Bruxelles —1985 La presente pubblicazione è edita anche nelle seguenti lingue:
DA ISBN 92-830-0058-7
DEN 92-830-0059-5
GR ISBN 92-830-0060-9
ENN 92-830-0061-7
FR ISBN 92-830-0062-5
NLN 92-830-0064-1
Una scheda bibliografica figura alla fine del volume
Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 1985
ISBN 92-830-0063-3
N. di catalogo: EX-42-84-040-IT-C
I testi che compaiono in questa pubblicazione possono essere riprodotti,
integralmente od in parte, con citazione della fonte
Printed in Luxembourg Indice
Prefazione 5
Capitolo I - Ruolo e influenza del Comitato 9 II - Lavori del Comitato 15
1. Politica agricola
2.a dei trasporti 22
3. Politica sociale
4.a economica e finanziaria 3
5. Politica regionale
6.a industriale7
7. Relazioni esterne 43
8. Politica energetica
9. Ecologia-Salute pubblica-Consumo 51
Capitolo III - Convegno "L'Europa e le nuove tecnologie» 59 IV - Rapporti con la stampa e risonanza esterna 6
Capitolo V - I gruppi 6 VI - Partecipazione ad alcune manifestazioni 7
Capitolo VII - Il rinnovamento del Comitato - Nomine e dimissioni9 Vili- Affari interni del segretariato generale 8
1. Personale 81
2. Bilancio
3. Riunioni
4. Strutture del segretariato generale nel 19840
Allegato A - Elenco dei pareri, studi e relazioni informative elaborati nel
corso del 19843
Allegato Β - Elenco dei pareri d'iniziativa del Comitato (1973-1984) 97
Allegato C - Tavole sinottiche: considerazione data ai pareri del
Comitato economico e sociale 107
Allegato D - Grafici 115 Prefazione di Gerd Muhr
La Comunità è ormai al suo 10° anno di crisi. Niente lo rivela più chiaramente
dello sviluppo della disoccupazione. Nonostante alcuni limitati periodi di rilancio
ciclici, la disoccupazione, nel corso di questi ultimi anni, è cresciuta costante­
mente sino a raggiungere oggi un tasso di più del 10%. Ciò significa per la
Comunità più di 13 milioni di disoccupati. Anche la struttura della disoccupa­
zione si è modificata. Si registra sempre più la disoccupazione strutturale, cioè
una situazione che non potrebbe essere riassorbita nemmeno con tassi di
espansione ottimali, e che non si può fare risalireo alla mancanza di
qualificazione o di mobilità. Contemporaneamente è aumentata anche la durata
della disoccupazione. La disoccupazione cronica è già il destino di milioni di
persone nella Comunità. Ciò comporta che un numero sempre crescente di
disoccupati non è più coperto dalla rete della previdenza sociale e comincia a
delinearsi un nuovo fenomeno, contraddistinto come «nuova povertà». Oltre alle
tradizionali disparità della ripartizione del reddito e del patrimonio si registrano
di conseguenza nuovi divari in particolare fra coloro che dispongono ancora di
un posto di lavoro e coloro che lo hanno perduto o che non sono riusciti
nemmeno ad entrare nella vita attiva. Quest'ultimo naturalmente è soprattutto il
problema dei giovani, la cui percentuale nel numero globale di disoccupati è
profondamente inquietante.
Le società, gli Stati della Comunità e infine anche quest'ultima si basano su scale
di valori che devono essere condivisee dai loro cittadini, per poter
continuare ad esistere. Quale scala di valori si vuole tuttavia che abbia un
giovane, cui non è dato di entrare nella vita attiva? Si crede veramente che sia
senza conseguenze per i nostri Stati, le nostre società e anche la nostra
Comunità, poter permettere di fare di questi giovani dei mendicanti non appena
essi lasciano i banchi della scuola? Si crede veramente che questi giovani
diventeranno cittadini responsabili dello Stato, o che un giorno essi porteranno
avanti l'opera dell'unificazione europea?
Se le crisi petrolifere sostanzialmente hanno significato una modifica delle
ragioni di scambio a sfavore della Comunità, ciò ha pure comportato il brusco
avvio di un cambiamento industriale, che è stato indicato come terza rivoluzione
industriale. L'introduzione di nuove tecnologie porta a fenomeni di rigetto nel
mercato del lavoro ai quali non è stata ancora data una risposta sufficiente. Sui problemi connessi alle nuove tecnologie il Comitato economico e sociale, il 6
e 7 novembre 1984, ha organizzato un Convegno con più di 500 rappresentanti
delle associazioni europee più importanti. In quest'occasione è stato sottoline­
ato che la Comunità, dipendente in grado così elevato dalle esportazioni, non
può naturalmente rinunciare all'introduzione di nuove tecnologie se vuole
restare competitiva. Si concorda sul fatto che le nuovee costituiscono
un problema economico industriale che può essere risolto solo nella dimensione
europea. Ciò significa un'articolazione adeguata del quadro generale con
l'eliminazione degli ostacoli agli scambi, la creazione di norme europee, la
promozione di capitali di rischio, misure di accompagnamento di politica
commerciale, misure nel campo del diritto fiscale e della concorrenza, come
pure interventi mirati di ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie avanzate.
Vi è inoltre anche un grado elevato di consenso sul fatto che questo problema
contiene pure una componente sociale significativa, ad esempio per quanto
riguarda le condizioni di vita e di lavoro, la situazione del mercato del lavoro,
l'organizzazione del lavoro, la formazione e il perfezionamento professionale e la
partecipazione alla cogestione dei lavoratori a livello aziendale e sovraziendale.
A prescindere dalla necessità che i nostri sistemi di informazione e perfeziona­
mento professionale si adeguino ai requisiti delie nuove tecnologie, è stato
sottolineato in questo campo soprattutto che i lavoratori devono essere informati
tempestivamente ed esaurientemente al momento della pianificazione e applica­
zione delle nuove tecnologie nel settore produttivo ed amministrativo, per
garantire l'accettazione di queste nuove tecniche e per poterle introdurre a
livello di contratti collettivi.
Le nuove tecnologie sottendono sostanzialmente questioni legate al futuro
dell'Europa, alla competitività della nostra industria e alla sopravvivenza del
nostro sistema economico e sociale.
L'esistenza futura della Comunità dipenderà dalla nostra capacità o meno di
mostrarci all'altezza delle sfide che pongono le nuove tecnologie. Questo è
anche soprattutto un compito delle parti sociali e il Comitato economico e
sociale può apportare in questo campo un contributo essenziale. Dovremmo
mostrarci all'altezza di questo compito e, nei nostri sforzi, pensare a come ci
giudicheranno le generazioni future.
Gerd MUHR
Presidente Prefazione di François Ceyrac
Nell'anno appena trascorso la costruzione europea ha conosciuto progressi non
trascurabili: nel 1984 si è infatti trovata una soluzione al problemadel contributo
britannico al bilancio comunitario, il progetto di trattato per l'Unione europea è
stato presentato ai parlamenti nazionali, si è deciso di dare forma concreta
all'«Europa dei cittadini» ed è stato raggiunto un accordo formale sull'amplia­
mento verso il sud. Tutto ciò malgrado un grande fallimento cui si è andati
incontro all'inizio dell'anno, in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles del
mese di marzo. Ma, come ha dimostrato il «Vertice di Fontainebleau» il
fallimento di Bruxelles non ha in alcun modo messo fine alle speranze di rilancio
della costruzione europea: l'Europa esiste e continuerà ad esistere.
Questo entusiasmo per una nuova Europa è sincero. Bisogna mettere da parte
tutti i dibattiti ormai sorpassati sulla sovrannazionalità e sulla sovranità nazio­
nale. Bisogna immaginare l'Europa di domani, lavorare all'Europa del posdo­
mani. L'Europa, come diceva Saint-Just, a proposito della felicità, «deve essere
un'idea del tutto nuova».
Il Vertice di Fontainebleau, e poi quello di Dublino, hanno dato all'Europa il
nuovo respiro che era necessario. Tra le decisioni prese ve n'è una che ci
interessa in modo particolare: la creazione di due comitati «ad hoc». Il primo
(detto «comitato Dooge») è destinato a far progredire il grande dibattito sulle
istituzioni, e dovrebbe, tra l'altro, avere il compito di valutare il posto e il ruolo del
nostro Comitato. Il secondo, quello dell'«Europa dei cittadini», ci interessa
perché uno dei nostri compiti èo di far partecipare al funzionamento della
Comunità l'insieme degli ambienti socio-professionali. In questo campo, eviden­
temente, sta a noi esercitare un'influenza con la nostra immaginazione e con le
proposte concrete che sapremo formulare.
Oggi la Comunità è arrivata ad un punto della sua evoluzione in cui la sua stessa
esistenza quotidiana dipende da decisioni altamente politiche, altrimenti tutto il
tessuto comunitario rischia di decomporsi, perché la crisi che conosciamo è al
tempo stesso politica, economica e sociale. Si tratta di trasformare l'organizza­
zione dell'intera società. E per far ciò è necessario ottenere un certo consenso
sugli obiettivi da raggiungere, il che comporta a sua volta la mobilitazione di
tutte le strutture di contatto disponibili. Come Comitato, abbiamo sottolineato con estrema chiarezza che per noi gli
aspetti economici e sociali sono indissociabili. Non esiste una soluzione
unicamente sociale del problema dell'occupazione. Ad esempio, non si riuscirà a
ridurre effettivamente la disoccupazione soltanto con la riduzione o con la
ripartizione del tempo di lavoro. La realtà è molto più complessa. Sono gli
investimenti pubblici e privati che aiuteranno le economie nazionali a rimettersi
in marcia, che permetteranno di sviluppare nuove attività e che porteranno alla
creazione durevole di posti di lavoro. Ovviamente, misure sociali di accompagna­
mento devono essere prese e devono svolgere il loro ruolo, in particolare sul
piano della gestione del tempo di lavoro, dell'organizzazione della manodopera
o dell'occupazione dei giovani. Ma soltanto un'azione globale, che tenga conto
dei dati sia economici che sociali, può ridare dinamismo all'economia europea.
Per quanto riguarda più direttamente il nostro Comitato, e pur rimanendo sul
terreno che ci è proprio, quello cioè delle realtà economiche e sociali, non
possiamo non constatare che la costruzione economica e sociale dell'Europa
non può più progredire, e rischia anzi di dissolversi, se non si realizza la sua
costruzione politica. Questa convinzione deve spingerci, pur continuando
attivamente a contribuire al buon funzionamento dei meccanismi decisionali
comunitari, a riflettere su uno dei problemi che condizionano l'avvenire dell'Eu­
ropa: l'intervento dei popoli europei nella loro comunità. La deplorevole
flessione della partecipazione dei cittadini dei Dieci alle elezioni per il Parla­
mento europeo pone in risalto un elemento fondamentale. Né i dirigenti politici,
né i parlamentari, né i mezzi di informazione hanno saputo indicare agli elettori
la principale posta in gioco nelle elezioni, e cioè che solo un'Europa unita e
solidale può offrire ai propri cittadini una maggiore prosperità e i mezzi per
combattere efficacemente la disoccupazione. Da sole le economie nazionali non
possono uscire dalla crisi. Ma i politici non hanno giudicato utile ammettere
questa verità poco popolare. Di conseguenza, l'«Europa della nazioni» rischia, a
livello mondiale, di segnare il passo.
Per parte loro, gli ambienti economici e sociali auspicano, nella loro grande
maggioranza, un rafforzamento della Comunità ed esercitano una pressione in
tal senso. Il motivo di questa volontà è probabilmente il fatto che, più di altri, i
rappresentanti delle forze economiche e sociali sono in contatto con realtà
concrete. Essi sanno dunque che per i loro problemi non esistono più soluzioni
puramente nazionali. L'Europa è la loro sola risposta alla sfida della concorrenza
mondiale e la loro sola speranza di poter far fronte alla nuova rivoluzione
industriale e tecnologica.
François CEYRAC
Presidente uscente