Gli Anziani: Le dimensioni della Mente: Libro 4
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Description

Andare al Livello 2 mi garantisce un potere inimmaginabile. E ovviamente, ora che tutte le persone a cui tengo sono nei guai, non ci riesco più.



Gli Anziani possono farlo, ma me lo insegnerebbero? E se sì, a quale prezzo?



Alla fine, tutto si riduce a una scelta.



Cosa sono pronto a sacrificare per le persone che amo?

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Date de parution 10 juin 2020
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EAN13 9781631425295
Langue Italiano

Informations légales : prix de location à la page 0,0015€. Cette information est donnée uniquement à titre indicatif conformément à la législation en vigueur.

Exrait

Gli Anziani
Le dimensioni della Mente: Libro 4


Dima Zales

♠ Mozaika Publications ♠
Contents



Descrizione


Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7

Capitolo 8

Capitolo 9

Capitolo 10

Capitolo 11

Capitolo 12

Capitolo 13

Capitolo 14

Capitolo 15

Capitolo 16

Capitolo 17

Capitolo 18

Capitolo 19

Capitolo 20

Capitolo 21

Capitolo 22

Capitolo 23

Capitolo 24

Capitolo 25

Capitolo 26

Capitolo 27

Capitolo 28

Capitolo 29


In anteprima riservata: La Veggente

Biografia dell’autrice
Questo libro è un’opera di fantasia. Tutti i nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi narrati sono il frutto della fantasia dell’autrice o sono usati in maniera fittizia.
Qualsiasi riferimento a persone reali, viventi o scomparse, luoghi o eventi è puramente casuale.

Copyright © 2019 Dima Zales
www.dimazales.com/book-series/italiano/

Tutti i diritti riservati.

La riproduzione e la distribuzione di qualsiasi parte di questo libro in forma stampata o elettronica è vietata, se non autorizzata, ad accezione dell’utilizzo in una recensione.

Pubblicato da Mozaika Publications, stampato da Mozaika LLC.
www.mozaikallc.com

Traduzione: Mary Durante per Quixote Translations
Edizione italiana a cura di: Alessandra Magagnato

e-ISBN: 978-1-63142-529-5
ISBN: 978-1-63142-530-1
Descrizione

Andare al Livello 2 mi garantisce un potere inimmaginabile. E ovviamente, ora che tutte le persone a cui tengo sono nei guai, non ci riesco più.
Gli Anziani possono farlo, ma me lo insegnerebbero? E se sì, a quale prezzo?
Alla fine, tutto si riduce a una scelta.
Cosa sono pronto a sacrificare per le persone che amo?
Capitolo Uno

I funerali sono strani. A maggior ragione se sei tu che hai ucciso la persona che viene seppellita. Ancora di più se, avendone la possibilità, la uccideresti di nuovo.
A dispetto della mia mancanza di rimorso, provo una stretta di qualcosa .
Centinaia, se non migliaia di poliziotti sono venuti alla veglia che precedeva questo funerale, a portare i loro rispetti a Kyle. Le loro facce serie erano dappertutto. Forse erano il loro rispetto e la lealtà per uno di loro, o una simile dimostrazione di solidarietà, a intristirmi. Erano toccanti, per quanto mal riposti.
Per loro e per i media, Kyle era morto da eroe: un detective ucciso dalla mafia russa mentre era in prima linea. Un uomo tolto ai ranghi dei coraggiosi fin troppo presto.
In altre parole, non sapevano niente del vero Kyle Grant.
Va bene così, però. Capisco che le persone abbiano bisogno di un eroe, di tanto in tanto, e non sarò io a infrangere le loro illusioni. È solo difficile essere tra quei pochi che conoscono la verità.
Non è stato solo il dolore dei poliziotti a colpirmi. È stata la pura magnitudine dell’evento: la sfilata attraverso la città che ha bloccato il traffico, la solenne bara coperta dalla bandiera, il discorso del sindaco – il tutto culminato in un paio di cazzo di elicotteri, che hanno compiuto un passaggio radente.
Ciò che lo ha reso ancora peggiore è stata la presenza delle Guide. Considerando che la comunità delle Guide di New York dovrebbe essere piccola, alcuni di loro devono essere venuti da fuori città solo per partecipare al suo funerale. Almeno, ho ipotizzato che la folla che ho visto consistesse di Guide. Ho riconosciuto alcune delle facce dal locale dove Liz mi aveva portato in modo che potessi incontrare degli altri ‘Manipolatori’, come Bill, ovvero William Pierce, il mio capo presso la compagnia. Non abbiamo avuto l’occasione di parlare, alla veglia; ci siamo solo scambiati delle occhiate. Immagino che lui e gli altri si trovassero lì per portare i loro omaggi a una Guida loro collega. Quasi tutti sembravano sinceramente tristi, il che significava che nemmeno loro conoscevano il loro Kyle.
La comunità delle Guide probabilmente crede le stesse cose dei media. Mi chiedo se abbiano intenzione di indagare sul suo omicidio. È più che probabile che alcuni poliziotti uccidano Victor, l’uomo che ha sparato a Kyle, e giudicando da ciò che ho visto al telegiornale, lo faranno presto. Se le autorità pensano che tu sia un assassino di poliziotti, la tua sorte è dubbia nella migliore delle ipotesi. Una volta che Victor sarà morto, sarò al sicuro, a meno che Liz o Thomas non facciano la spia su di me. Non sanno con certezza che io sono il responsabile della morte di Kyle, ma sarebbero stupidi a non sospettarlo. E poi, ho praticamente spiattellato la cosa a Thomas, prima che mi chiedesse di smetterla di parlare. In più, so che se andrò in terapia, Liz vorrà discutere ogni cosa. Ma non ho intenzione di andarci, soprattutto perché non voglio sentirle dire: «Te l’avevo detto, che avresti avuto bisogno di andare in terapia, se avessi ucciso tuo zio.»
Almeno nessuna delle Guide ci ha seguito qui, alla sepoltura. Le cose sono molto più semplici nel Cimitero di Cypress Hills. Solo le persone considerate più vicine a Kyle sono presenti e consistono principalmente in poche dozzine di poliziotti, che hanno lavorato con lui o lo conoscevano bene, io e le mie mamme nel ruolo della ‘famiglia’. Anche Mira è qui, come supporto morale. E ultimo ma non meno importante, c’è Thomas.
Qual è la vera ragione per cui è qui? La domanda, o meglio, le possibili risposte alla domanda mi fanno sentire a disagio. Non ha di certo un motivo ufficiale per trovarsi qui. Immagino che possa esserci per Lucy, visto che è il suo figlio biologico e potrebbe provare dei sensi di colpa per il ruolo fondamentale che ha interpretato negli avvenimenti.
Oppure, potrebbe essere qui per salutare il suo padre biologico, Kyle. È questa la possibilità che mi preoccupa. Può essere che sia arrabbiato con me per avergli portato via Kyle, prima che avesse la possibilità di conoscere quel bastardo?
No, probabilmente ci sto rimuginando su troppo. Dopotutto, considerando ciò che Thomas è venuto a sapere di Kyle e della madre, e di ciò che è successo tra loro, potrebbe essere presente al funerale per i motivi di Mira, per supporto morale per se stesso, o forse per Lucy.
Non riesco a intuire cosa stia pensando, soprattutto con la sua faccia così illeggibile come sempre. Sta serbando un inconscio rancore? È per quello che resta a lato, senza essere parte della folla del funerale? Spero di no. L’ho appena scoperto come fratello adottivo, in un certo senso, e buon amico. Non voglio che Kyle rovini tutto anche da morto.
Mi guardo attorno nel verde del Cimitero di Cypress Hills, cercando qualcosa di positivo. Con l’erba e le querce tutte attorno, la zona è tranquilla, se ignoro le lapidi. In effetti, per un cimitero è quasi calmante.
Con un certo sforzo, mi concentro su qualcosa di meno tetro. I genitori di Kyle lo hanno concepito quando erano piuttosto anziani, quindi per fortuna non devo sopportare il peso aggiuntivo di guardare una madre o un padre piangere la perdita del figlio. Non importa quanto stronzo fosse Kyle, quello avrebbe fatto schifo. È già abbastanza brutto che la mia stessa madre, Lucy, stia piangendo per lui. Non piange praticamente mai. Certo, non sa che questo funerale è un’enorme benedizione travestita. Se sapesse tutto ciò che Kyle le ha fatto, probabilmente sputerebbe sulla sua tomba e ci ballerebbe sopra. Sfortunatamente, sono trascorsi solo dieci giorni da quando è morto e Liz non ha avuto l’opportunità di fare sufficienti magie su mia madre, per portarla a un punto in cui può ricordare in sicurezza ciò che è successo.
Okay, il mio tentativo di pensare a cose positive è fallito. Ma in fondo, preferirei questi pensieri che ascoltare il discorso del prete, soprattutto perché mi stanno distraendo dal becchino che abbassa la bara sul terreno.
Quando mi rendo conto che la cerimonia è quasi finita, quella strana sensazione torna in piena forza. Forse è perché anche mia madre Sara sta piangendo. Dopo che Kyle ha cercato di usare la cintura contro di me, a Sara ha cominciato a piacere più o meno quanto a me piacevano le lezioni di ballo, il che, se non fosse chiaro, significa per niente.
E cos’è questo? Il mio petto si sta davvero stringendo per i ricordi? Sto pensando con affetto alla volta in cui Kyle ha cercato di prendermi a cinghiate? Non può essere. Ma mi sento gli occhi lucidi. Dev’esserci andata della polvere, o magari mi sta venendo l’allergia per tutte queste dannate ambrosie che fioriscono in autunno.
Non ho la possibilità di rimproverarmi per sentire ciò che sto provando, perché all’improvviso il mondo si congela.
I singhiozzi che provengono dalle mie mamme cessano, così come il fruscio delle foglie nella calda brezza autunnale.
Il silenzio risultante è familiare, un chiaro segno della Quiete, solo che non è stata opera mia.
Mi guardo attorno.
Sono tutti congelati, tranne Mira. Una sua versione è animata e sembra preoccupata, il che è strano. Irritata, certo. Arrabbiata, troppo spesso per i miei gusti. Sarcastica, sempre. Ma preoccupata non è un’espressione comune per lei. Si trova accanto alla versione congelata e molto più calma di se stessa.
«Esci, torna subito dentro e attira anche me,» mi dice, la voce tesa per l’urgenza. «Potrei non avere Profondità sufficiente.»
«Ma cosa…»
«Promettimi che lo farai,» insiste.
«Bene, lo farò.» Ora sto cominciando a preoccuparmi.
Senza un’altra parola, lei tocca la se stessa congelata, e torno di nuovo nel mondo reale.
Effettuo la transizione all’istante e attiro Mira, come mi ha ordinato.
«Cosa c’è?» le chiedo, non appena compare. «Perché mi hai attirato nella Quiete, prima? Non è che io abbia proprio voglia di assapor…»
«Taci per un secondo, cazzo,» mi dice lei, «e guarda i poliziotti.»
Indica gli uomini dall’aspetto severo in uniforme. Sono in piedi accanto a Thomas, sulla nostra sinistra e a circa tre metri e mezzo a lato.
«Cosa dovrei vedere?» chiedo, camminando verso di loro.
«Guarda le loro mani.»
Avvicinandomi, do un’occhiata e in effetti è strano. Ogni agente sta per prendere la propria arma dal fianco e stanno tutti guardando verso il me stesso congelato.
«Non mi piace quello che sembra,» dico.
«Ma davvero?»
«Magari c’è una buona spiegazione? Magari hanno intenzione di fare quella cosa del saluto che succede ai funerali militari? Non pensi che lo facciano anche per i poliziotti?»
«In quel caso, a cosa servono quegli idioti?» Indica i tizi con il fucile che sono rimasti un po’ in disparte fino a quel momento, poi raggiunge il poliziotto più vicino e gli prende la pistola. «E poi, il saluto si fa con spari a salve.»
Spara al poliziotto sul piede. Il buco nella scarpa della sua vittima conferma che la pistola è quasi certamente non caricata a salve.
«Merda,» commento.
«Puoi dirlo forte.»
«Quindi perché mi guardano in quel modo? Li hai Letti?»
«Solo qualche pensiero superficiale, ma sono davvero in procinto di spararti.» Fa una pausa. «Stanno venendo Manipolati.»
Manipolati. Era l’ultima cosa che mi sarei aspettato di sentire, eppure è l’unica spiegazione per cui dei poliziotti che non ho mai incontrato prima mi vogliano sparare. Solo che l’uomo che aveva orchestrato una cosa simile, quello che in passato ha Manipolato delle persone perché mi uccidessero, sta venendo sepolto proprio in questo momento. A meno che…
«Ci sei?» mi chiede Mira, interrompendo i miei pensieri.
«Sì. Sto solo cercando di metabolizzare tutto questo.»
«Metabolizza più tardi. Devi agire.»
«Se qualcuno li sta Guidando, posso sovrascrivere l’ordine,» dico.
«Ammesso che tu sia più potente di chi lo sta facendo.»
Lo dice senza alcuna rabbia. Il mio riconoscere di possedere l’abilità di Guidare di recente ha smesso di suscitare forti reazioni negative da parte di Mira. In generale, direi che le sue reazioni verso le Guide si sono addolcite. Mi piace pensare di essere stata la catalisi per questo cambio di atteggiamento.
«Sì, beh, fino a questo momento sono stato più potente di chiunque ho incontrato,» dico senza alcuna falsa modestia. «Ma non dovremmo attirare qui Thomas e spiegargli la situazione?»
«È un Manipolatore a controllare questi poliziotti,» mi ricorda. «Non vuoi assicurarti che non sia lui l’artefice della Manipolazione, prima di attirarlo qui?»
D’accordo, magari vedevo solo quello che volevo vedere, quando si trattava dei miglioramenti di Mira sull’opinione delle Guide, un termine di cui ancora non è una grande fan. In questo caso, il problema si unisce alla sua generale sfiducia nei confronti degli estranei. Non ha interagito con Thomas quanto con mia zia Hillary, con cui invece era rimasta bloccata nell’aeroporto di Miami. La sua attitudine riguardo alla mia parente in miniatura è ciò che mi dà speranza. Anche se non arriverei al punto di dire che lei e Hillary sono diventate migliori amiche, in seguito a quell’avventura, Mira tratta davvero mia zia con riservata fiducia e, cosa più importante, con riluttante rispetto.
«Non puoi pensare sul serio che Thomas faccia una cosa simile,» le dico, guardandola. A dispetto delle mie parole, un brivido gelido mi percorre la schiena all’idea che Thomas cerchi di uccidermi. In un lampo, rivivo il momento in cui hanno sparato a Kyle, di fronte ai suoi occhi, e ricordo le mie stesse emozioni quando ho scoperto che lui aveva ucciso la mia famiglia biologica. Volevo, no, avevo bisogno , di uccidere Kyle, dopo quello. Forse Thomas prova lo stesso nei miei confronti?
No, non voglio accettare una simile possibilità. È solo la paura a parlare. Kyle non era colpevole solo dell’omicidio di mia madre e mio padre biologici. Se fosse stato colpevole solo di quello, non sono sicuro che lo avrei ucciso.
O forse sì.
«Sei al funerale di suo padre.» Le parole di Mira danno eco alle mie paure. «Sai com’è morto suo padre. Devo farti un cazzo di disegnino?»
Invece di rispondere, raggiungo Thomas, il tutto mentre penso: Non può essere così. Thomas potrebbe fare una cosa simile?
Thomas è congelato nel processo di muoversi verso il me stesso congelato, il che è strano. Il funerale non è finito e una predica non è esattamente un buon momento per una passeggiata.
Poi vedo il suo viso. I suoi occhi vitrei stanno fissando intensamente qualcosa di fronte a sé.
Seguo il suo sguardo. Sta fissando il me immobile.
«Sì,» dice Mira. «Non stavo dando aria alla bocca. Ti sta davvero guardando male.»
«Ci dev’essere un’altra spiegazione.» Mi chiedo se riesca a cogliere la speranza nella mia voce.
«Beh, puoi riconoscere il ‘tono di voce’ del Manipolatore che ha dato istruzioni durante una Lettura. Perché non controlli se puoi riconoscere il tuo amico Thomas qui dentro?» Dà un colpo alla testa del poliziotto a cui ha sparato.
«È anche mio fratello adottivo,» le dico. «E perché non puoi farlo tu ?»
«Ci ho provato, ma non sono riuscita a capire se era lui. Ma non devo nemmeno controllare. Considerando ciò che sappiamo, è la scelta più logica.»
«È quella meno logica, invece,» le dico con testardaggine, desiderando sentirmi così sicuro come ho ostentato. «Te lo dimostrerò.»
Dopo aver raggiunto un grosso poliziotto, lo tocco sulla mano che si sta protendendo verso la pistola.



Stiamo guardando il funerale di Kyle Grant. È piuttosto egoista pensare alla partita imminente, ma non appena il prete comincia a dire il suo sermone, ci arrivano dei ricordi di quando eravamo abituati a distrarci alla scuola domenicale e i nostri pensieri cominciano a vagare. Pensiamo alla squadra che abbiamo assemblato. Come quarterback designato del dipartimento, conosciamo le forze e le debolezze di ogni giocatore. Sappiamo che Kyle era uno dei nostri giocatori migliori. Con lui morto, i ragazzi del trentatreesimo ci useranno per ripulire il pavimento…
Io, Darren, mi dissocio. Devo essere saltato a qualche secondo prima della Guida.
Lascio che i ricordi si svolgano. Consistono in più piani e preoccupazioni per la squadra di football del distretto di polizia. Alcune persone non maturano mai dalla fase del ‘essere il quarterback della squadra’ delle loro vite, una fase che mi sono perso alle superiori, visto che ero più giovane di chiunque altro. Avrei comunque voluto provarlo, sapendo che la Quiete mi avrebbe aiutato a schivare gli altri giocatori, ma il coach mi aveva deriso, quando gliel’avevo fatto presente.
Una presenza entra nella mente del poliziotto, e mi dimentico ogni cosa che riguardi il football.
Conterai mentalmente fino a cento e poi tirerai fuori la pistola. Mirerai e sparerai al giovane uomo che è tra il detective Wang e la sua compagna di vita lesbica. Sparerai per uccidere. È un pericoloso sospettato che fa parte della lista dei ricercati dell’FBI.
Cerco di capire se riconosco questa ‘voce’. A parte Kyle, posso riconoscere solo altre due persone in questo modo: Hillary e Liz. Ho imparato a riconoscere la voce di Hillary entrando nella mente di Bert. Quella di Liz spiando ciò che ha fatto alla mente di Lucy durante le loro sessioni di terapia. Questa voce non suona come nessuna di loro due, né suona come quella di Kyle, non che fosse possibile. A parte la voce, la frase ‘compagna di vita lesbica’ al posto di moglie è davvero qualcosa che Kyle potrebbe aver detto.
Anche se non so chi sia questo Manipolatore in base alla ‘voce’, so un semplice fatto: questa persona mi ha appena reso suo nemico, e non solo perché vuole uccidermi. Questa persona misteriosa sta Guidando i poliziotti perché mi sparino mentre sono accanto alle mie madri e a Mira.
Questo degenerato ha appena messo in pericolo tutte le persone a cui tengo.
Sono furioso. Non sono sicuro se la mia rabbia sia così forte perché sono spaventato, ma qualunque sia la causa, la collera mi rende difficile pensare. Al tempo stesso, mi rendo conto di riconoscere qualcosa del tono del Manipolatore, anche se non riesco a definire di cosa si tratti. Potrebbe davvero essere Thomas, nonostante tutto?
Se è così, lui e io avremo di che parlare.
Esco dalla testa del poliziotto.



«Non so chi sia,» dico, e poi guardo verso Thomas. «Qualcosa non quadra, però. Non penso che sia lui.»
«Cosa ti rende tanto sicuro?» chiede Mira.
«Per cominciare, sono in piedi accanto a Lucy, la sua madre biologica.» Mentre lo dico, mi rendo conto che è una buona argomentazione, così aggiungo: «Vuoi che ti faccia io un disegnino?»
Mira sembra farsi pensosa. «Non ci avevo pensato. Puoi fargli quella cosa che ci siamo accordati che non farai mai a me?»
«Intendi andare al Livello 2 e Leggerlo?»
Quando le ragazze dicono ‘ci siamo accordati’, e soprattutto quando lo dice Mira, è un codice per ‘te l’ho ordinato’. Non avrei mai concordato nel non Leggerla, se avessi potuto. Durante gli ultimi dieci giorni, ho cercato di replicare l’impresa di andare al Livello 2 senza alcuna fortuna, quindi discutere se la Leggessi o meno è inutile.
Giusto per essere sicuri, cerco di entrare nel Livello 2 per la milionesima volta. Faccio ciò che di solito faccio nel mondo reale per effettuare la transizione nella Quiete. Cerco di dimenticare di esserci già e mi sforzo di riuscirci con tutto il mio essere, ma di nuovo non succede nulla, nemmeno quella sensazione di ‘sbattere contro un blocco mentale’ che qualche volta riesco a raggiungere.
«Non riesco,» le dico. «Non ho ancora capito come farlo funzionare. Hai ragione, però; sarebbe stato il modo migliore per affrontare questa faccenda.»
«Bene. Allora la nostra unica possibilità è fare una chiacchierata…»
«Questa è una splendida idea,» le dico, e mi avvicino a Thomas. Sarà lui a spiegarci cosa sta succedendo.
Sento Mira dire: «Aspetta,» ma gli sto già toccando il collo.
Subito, nella Quiete compare una seconda versione di lui.
Si guarda attorno senza la solita confusione delle persone quando vengono attirate all’improvviso nella Quiete, e nel momento in cui il suo sguardo ricade su Mira, non reagisce affatto. Questo è strano.
Poi guarda me.
I suoi occhi sembra che si siano puntati su un bersaglio in stile Terminator.
Senza nemmeno sbattere le palpebre, cammina silenziosamente nella mia direzione.
«Thomas, non crederai a cosa sta succedendo…»
Le mie parole sono interrotte rudemente dal pugno di Thomas che mi colpisce alla bocca. Provo il sapore metallico del sangue, e tutto ciò a cui posso pensare è quello che dirà Mira nel suo tono più vendicativo: «Te l’avevo detto , cazzo.»
Capitolo Due

«Thomas!» Blocco il suo tentativo di colpirmi al pomo d’Adamo. «Che diavolo fai?»
Per tutta risposta, mi colpisce allo stinco con un calcio. Con tutta la mia parlantina e la confusione, non ho visto arrivare il colpo e diavolo, fa male. Il misto di tradimento, incredulità e rabbia in procinto di affiorare mi intensifica il dolore.
Quando Thomas si muove per attaccarmi di nuovo, schivo il pugno, ma qualcos’altro mi distrae, qualcosa di rilevante per il combattimento presente. Una parte di me, quella che si è risvegliata durante gli scontri fin da quando ho effettuato l’unione con Caleb, dentro la testa del maestro di arti marziali israeliano, registra che lo stile ‘interessante’ di lotta di Thomas è ispirato all’Hapkido.
Come per confermare la mia intuizione, Thomas mi afferra il braccio mentre mi muovo per colpirlo allo stomaco e tende eccessivamente le giunture del mio gomito. A quello segue subito un’esplosione di dolore. Poi mi proietta al di sopra della sua spalla. Due classici dell’Hapkido , penso, mentre veleggio in aria.
Mentre sto per colpire il suolo, il mondo rallenta un po’, così ho qualche speranza e provo di nuovo a effettuare la transizione nel Livello 2 della Quiete. Il mio combattimento con Thomas ha ricreato in modo perfetto le condizioni della mia ultima transizione: se atterro sulla testa, mi spezzerò l’osso del collo e morirò.
Colpisco il terreno. L’aria mi sfugge dai polmoni di scatto, mentre atterro sulla schiena, anziché sulla testa. Chiaramente, non è successo nulla riguardo all’effettuare la transizione nel Livello 2. L’unico risultato della mia caduta è un dolore straziante al coccige.
«Fermo, Manipolatore.» La voce di Mira è fredda e carica d’autorità. «Ora.»
Se si stesse rivolgendo a me, prenderei seriamente in considerazione di fermarmi.
Cerco di dire: «Ascoltala,» mentre comincio a rotolare sullo stomaco, ma ciò che mi esce è un sibilo, quando Thomas mi colpisce al fianco esposto.
C’è uno sparo.
Il corpo di Thomas ricade sopra di me.
È morto? Sono diviso tra la speranza che gli abbia sparato davvero, il che fermerebbe lo scontro, e non volere che Thomas si faccia del male, perché, beh, è Thomas. Non ho ancora accettato che stia cercando di uccidermi sul serio; potrei pensare a un’altra spiegazione, se solo la gente smettesse di picchiarmi.
Quando mi prende la testa in una morsa, mi rendo conto di essermi sbagliato – sbagliato sulla questione che lui fosse morto e sul suo stile di lotta. Questa è una manovra più dell’Aikido. L’altra cosa che so di questa presa di sottomissione è che, una volta che la stai subendo, di norma sei spacciato.
«Darren, resta fermo,» mi dice Mira.
Tutto ciò che riesco a fare è un grugnito di assenso. Fatto quello, fingo di avere scelto di non muovermi per obbedire alla sua richiesta.
Spara di nuovo.
Liquido caldo mi spruzza addosso e la presa di Thomas si allenta.
Cerco di muovermi, ma non sono ancora pronto per quello.
Quando Mira rimette la sicura alla pistola e poi traffica con il corpo di Thomas, fino a farlo rotolare via da me, mi sento subito più leggero.
«Stai bene?» Mi tocca il viso con gentilezza.
«Che aspetto ho?» le chiedo, sputando sangue. Faccio oscillare un dente con la lingua. Non è buon segno. I denti di solito sono elementi fissi, inamovibili.
«Hai un aspetto… inquietante. Tiriamoti fuori di qui.»
Tendendomi, per metà striscio e per metà mi giro, in modo da essere accanto a Thomas, e poi gli controllo il battito.
C’è ancora, anche se debole. Il suo respiro è affaticato e non sono sicuro di quanto gli resti.
«Non avresti dovuto farlo.» Lo perquisisco per cercare pistole o un indizio sul perché mi abbia attaccato, ma senza alcuna fortuna. «A meno che non esca dalla Quiete, Thomas sarà Inerte.»
«Mi stai prendendo per il culo,» dice lei. «Preferiresti che rendesse te Inerte?»
«No, ma…» Striscio lontano da lui, verso il mio corpo congelato.
«Ha cercato di ucciderti, probabilmente per impedirti di sovrascrivere gli ordini di quelli che sarebbero diventati i tuoi assassini.» Fa un cenno verso i poliziotti. «Qualcosa che dovresti davvero fare, a proposito, e il prima possibile.»
Ha ragione. Se Thomas mi avesse reso Inerte, quei poliziotti mi avrebbero sparato nel mondo reale, il che mi ricorda che ha ragione anche su un altro punto.
Devo impedire a quei poliziotti di spararmi. Ho solo pochi istanti per effettuare la transizione fuori e di nuovo dentro. Pochi istanti che mi offrirebbero la possibilità di annullare le mie ferite, come quelle di Thomas. Le mani dei poliziotti sono abbastanza lontane dalle pistole per permettermi un simile lusso.
Decidendo che strisciare non è abbastanza efficiente, mi alzo, anche se il movimento mi fa sentire come se fossi invecchiato all’improvviso di tre secoli.
Mira si gira verso Thomas, si accovaccia e gli controlla il battito. Sembra scontenta con ciò che trova, e il mio cuore si stringe. Non ce l’ho fatta. È già morto, il che significa che ora è Inerte.
Una parte di me dice: Oh, beh. Magari è la cosa migliore.
Poi Mira si alza e gli punta contro la pistola.
Mi sbagliavo. Deve avere scoperto che aveva ancora il battito e ha deciso che vuole farlo sparire. Lo vuole Inerte.
Non mi è chiaro come mai io faccia quello che faccio l’attimo successivo.
Con il corpo che mi urla per l’agonia, mi getto sul me stesso congelato.
Ricado a un passo di distanza da lui/me. Sono certo di essermi rotto qualcos’altro, visto che il dolore è incredibile. Come lato positivo, mi sento sul punto di effettuare la transizione, ma colpisco di nuovo quel muro mentale. Se potessi scavalcarlo, raggiungerei il Livello 2. Ma in effetti, ho già colpito questo muro, prima d’ora, con zero risultati.
Mira mi sente muovere e i suoi grandi occhi si sgranano in uno sguardo da ‘sei pazzo?’, prima di restringersi dalla comprensione.
«Idiota,» dice, rimuovendo la sicura dalla pistola.
Nessun Livello 2, questa volta, penso, e allungo una mano tremante, infilandola sotto i pantaloni del me stesso congelato per toccarlo alla caviglia. Sento la gamba pelosa sotto le mie dita e poi tutto il mio dolore si dissolve.
I suoni del mondo ritornano e, nel momento successivo, dopo che effettuo per la seconda volta la transizione, tutto è di nuovo fermo.
Sono di nuovo nella Quiete e tutte le ferite che Thomas mi ha inflitto sono scomparse, come il suo corpo malconcio e Mira.
Mi concedo di riflettere sul fatto di non aver udito lo sparo, quindi significa che Thomas non è inerte. Evviva?
Dibatto se attirarla dentro la Quiete con me, ma poi preferisco evitare. Probabilmente è incazzata perché le ho rovinato il piano e non voglio affrontarla ora, non finché non avrò reso la zona sicura.
Cammino fino a dove si trovano le mie madri. Anche se sto per neutralizzare la minaccia rappresentata dai poliziotti, le Guido in modo che si buttino a terra, nel caso la mia Guida non vada secondo i piani e in caso Thomas abbia una pistola nascosta dove non sono riuscito a trovarla. Sono sicuro che non ce l’ha, visto che altrimenti l’avrebbe usata per spararmi quando mi ha attaccato, ma quando si tratta della mia famiglia tendo a essere esageratamente cauto. Per sicurezza, mi assicuro che non notino se comincia una sparatoria. Devono ignorare ogni violenza che succederà nei prossimi minuti. Non mi importa se le mie madri subiranno una lieve amnesia, la sicurezza viene al primo posto. Con un po’ di fortuna, penseranno di avere avuto la testa da un’altra parte a causa della voce monotona del prete.
Sapendo che saranno al sicuro sul terreno, mi avvicino agli agenti in uniforme.
Trovo due poliziotte e le Guido in modo che camminino verso di noi, si gettino a terra e coprano le mie madri con i loro corpi. Potrebbe essere davvero esagerato, ma meglio eccedere con la prudenza che rimpiangere di non averlo fatto.
Poi mi avvicino a ogni agente e do a tutti le stesse istruzioni come Guida: Non prenderai la tua arma. Non ti muoverai da questo posto per i prossimi venti minuti. Sei preso dalle sensazioni di perdita e non presterai attenzione a nulla tranne che alla cerimonia. Osserverai qualche minuto di solenne silenzio per un eroe caduto.
Do simili istruzioni in stile ‘ignora il mondo e non muoverti’ al resto dei poliziotti vestiti da civili, come al prete e agli uomini con i fucili.
Quando si tratta del quarterback e di un paio di tizi più grossi, fornisco delle istruzioni extra.
Felice dei miei progressi fino a questo momento, torno al mio corpo ed effettuo la transizione per uscire.
Non appena il mondo torna alla vita, effettuo la transizione dentro e fuori dalla Quiete ogni frazione di secondo, per assicurarmi che i poliziotti non stiano più per prendere le armi.
Per mio enorme sollievo, al quinto controllo scopro che non lo stanno facendo.
Esco di nuovo dalla Quiete.
«Area sicura,» mormoro a Mira, non appena i suoni del mondo tornano. «Ma, giusto per essere sicuri, resta pronta per qualunque evenienza.»
Non mi risponde. Immagino che l’incidente nella Quiete mi abbia garantito il trattamento del silenzio. Invece di preoccuparmi del suo umore, mi concentro su ciò che mi circonda. Dopo aver contato esattamente il tempo di due Mississippi, colgo un movimento in direzione dei poliziotti.
Vedo anche Thomas fare un passo verso di me, nell’inizio di una corsa.
Torno alla Quiete, per essere sicuro che la mia Guida extra abbia funzionato. Lo ha fatto. Il movimento che ho visto con la coda dell’occhio era proprio opera mia. Esco dalla Quiete e mi concentro su Thomas, che sta correndo a piena velocità.
La scia del movimento proveniente dalla folla di poliziotti si avvicina.
Thomas è a pochi passi di distanza quando il Quarterback impatta contro di lui con tutta la grazia di un rinoceronte. Non mi intendo così tanto di football, ma questo sembra uno splendido lavoro. Thomas vola in aria – molto in aria – e atterra nel terreno che è destinato a coprire la bara di Kyle. Spero che il terriccio abbia attutito il suo atterraggio e cerco di non sentirmi troppo colpevole su ciò che gli ho fatto fare dal Quarterback.
I miei sensi di colpa aumentano quando quest’ultimo ricade sopra di lui. Sta tenendo giù il mio amico fino a quando non riuscirò a capire che diavolo sta succedendo. Gli altri grossi ufficiali formano una piramide umana sopra di loro. Secondo i miei ricordi di quando questo genere di cosa succedeva a me, non fa troppo male alla persona in fondo.
Certo, a dire il vero questo mi è successo all’asilo.
All’improvviso il mio mondo si riempie di un dolore così viscerale che mi lacrimano gli occhi e l’aria mi sfugge dai polmoni con uno sbuffo udibile.
Cercando di capire cosa mi stia succedendo, mi rendo conto con un brivido che il dolore proviene dalla mia parte più intima e preziosa.
Mi concentro sul respirare l’aria e non cadere, e al tempo stesso effettuo la transizione nella Quiete.
Oh, dolce sollievo. Il dolore è scomparso all’istante. La sua assenza enfatizza solo quanto terribile fosse davvero, e mi sento come se mi avessero fatto un’iniezione di morfina.
Dal mio nuovo vantaggio, vedo cosa è successo e mi ritraggo in preda all’incredulità.
Mira è congelata nell’atto di tirarmi un calcio alle palle.
Capitolo Tre

È così arrabbiata perché le ho impedito di rendere Inerte Thomas? Dobbiamo fare un discorsetto, decido, e la attiro nella Quiete.
«Che cazzo, Mira?» dico, non appena compare nella Quiete. «Se sei arrabbiata con me, puoi semplicemente dirmelo. Hai idea di quanto abbia fatto male?»
I suoi occhi si concentrano su di me e fanno lo stesso che hanno mostrato gli occhi di Thomas.
Prima che compia un passo, mi ricordo quella teoria che era stata sulla punta della lingua in precedenza, prima che lei mi facesse dubitare di Thomas. Quella teoria spiegherebbe tutte le cose strane che stanno succedendo.
Per essere sicuro, le chiedo ancora: «Riguarda il fatto di Thomas Inerte?»
Invece di rispondermi, Mira percorre la distanza tra noi e cerca di compiere l’esatta mossa che la sua versione congelata sta facendo al mio corpo nel mondo reale.
Tirami un calcio nelle palle una volta, e sei stronza tu, colpiscimi due volte, e sono scemo io. Incrocio le braccia in una parata incrociata. Il dorso delle mani mi brucia, dove ha impattato il suo piede, ma non è nulla in confronto a ciò che sarebbe successo se non le avessi bloccato il calcio.
A quel punto, Mira mi attacca con un pugno che io schivo, mentre la sicurezza su ciò che sta succedendo aumenta. Tutti i pezzi quadrano. I poliziotti. Il modo in cui Thomas mi ha guardato e mi ha attaccato. Come ha ignorato Mira mentre lottavamo – una mossa pessima, irrazionale. E il motivo per cui Mira sia ora così concentrata sull’attaccarmi.
«Sei stata Manipolata,» le dico, facendo un passo di lato per schivare il suo pugno.
Lei barcolla e di nuovo carica il braccio verso di me.
«Riprenditi!»
Non mi risponde, continuando il suo attacco senza tregua.
So che non dovrei essere offeso per il fatto che non si sia fermata, nessuno ha mai detto che rivelare alle persone Guidate ciò che sta succedendo permetterà loro di infrangere quella compulsione, ma mi è difficile immaginare di attaccarla, se anche qualcuno mi Manipolasse. Mi sento come se, in qualche modo, sarei comunque in grado di esercitare il mio libero arbitrio. Ma in fondo, probabilmente non mi ha nemmeno sentito sul serio, quando le ho detto che stava venendo Manipolata. Nella sua mente, potrebbe non essere impegnata a combattere me , al momento, ma un nemico illusorio.
Se non posso convincerla a parole, devo fermarla in qualche altro modo. Decido di optare per qualcosa di poco cavalleresco, che però non oltrepassa la linea del colpire una ragazza. Prima di cominciare, mi ricordo che questa è la Quiete e che Mira soffrirà solo per un breve momento – ammesso che una persona possa soffrire finché è nello stato mentale di chi è stato Guidato.
Schivo qualche pugno, cercando un’apertura. Quando si muove per darmi un calcio, vedo la mia possibilità. Le prendo la gamba prima che possa infliggermi dei danni. Mi fa male ai palmi, ma, ehi, non si guadagna niente se non ci si fa male. Tenendo una stretta ferrea sul suo piede, lo alzo in aria senza cerimonie, e il risultato è ciò che speravo. Mira cade all’indietro. Per mia sorpresa e sollievo, riesce ad attutire l’atterraggio, cadendo in modo molto più aggraziato di quanto avrei fatto io.
Il suo atterraggio non è importante, ma la libertà dai suoi colpi sì, perché mi dà l’opportunità di correre verso il mio corpo, e mi affretto a farlo.
Vedere lo sguardo dolorante della mia faccia, simile a una statua, mi ricorda che non sto per tornare a qualcosa di molto piacevole, ma tocco senza esitazioni il braccio del me stesso congelato.
Il mondo torna, così come il dolore, il che, a dire il vero, sembra peggio che all’inizio.
Mi costringo a fare un altro respiro e, tenendomi i gioielli di famiglia con una mano, uso ogni grammo della mia forza per evitare di cadere a terra. Se lo faccio, non finirà bene, per me.
Mira non aspetta che io mi riprenda. Capitalizza il vantaggio della mia inattività dandomi un pugno in faccia.
Lo zigomo mi brucia, ma lo ignoro. Il dolore è nulla in confronto al colpo che subirà il mio orgoglio se una ragazza mi picchierà a morte.
Il suo pugno successivo mira allo stomaco e riesco ad afferrarle il polso con la mano sinistra. Senza rendermi conto di ciò che il mio corpo sta facendo, mi avvicino a lei, allo stesso modo di quando ho iniziato il nostro milione di sessioni di pomiciata. Solo che questa volta, dopo che mi trovo nel suo spazio personale, porto con me il suo braccio, fino a quando non è piegato a un angolo strano, lungo la colonna vertebrale, cosa che mi assicura che ogni movimento le risulterà estremamente spiacevole. Se il suo calcio nelle palle non mi precludesse simili pensieri, troverei questa posizione piuttosto erotica.
Mira continua a dimenarsi.
Merda. Non posso affidarmi al dolore come mezzo per trattenerla, non in questo caso. Si farà solo del male.
Considero le mie possibilità e faccio qualcosa che non è ispirato da nessun addestramento di arti marziali. La abbraccio da dietro, bloccandole le braccia ai lati del corpo. Quando cerca di divincolarsi, intreccio le dita sul suo petto e mantengo la presa. Rimanendo in quella posizione, con il mio inguine contro il suo culo e la punta delle dita che le sfiorano il seno, la situazione passa da piuttosto erotica a estremamente sexy. Ehi, il calcio di Mira non mi ha causato alcun danno permanente, questa è una buona notizia.
Tutto l’erotismo svanisce all’istante, quando la sua nuca impatta contro la mia faccia. Per fortuna, grazie a qualche istinto derivante dalle arti marziali, mi ritraggo in tempo. Il mento mi fa male, ma almeno il mio naso non si è rotto. Quando Mira scatta di nuovo indietro con la testa, la schivo. Questa manovra dell’abbraccio non è sostenibile.
Con la coda dell’occhio, colgo un movimento sfocato.
Proprio quello di cui avevo bisogno , penso, ed effettuo la transizione nella Quiete.
Le poliziotte che ho Guidato perché proteggessero le mie madri si stanno muovendo, così entro nelle loro teste e cambio le direttive, per poi tornare al mondo reale.
Schivo le testate di Mira per qualche altra volta, prima che arrivi aiuto.
Una donna d’aspetto mascolino prende Mira per le spalle da davanti e l’altra mi spinge da una parte. In un movimento fluido, la poliziotta le circonda il polso destro con le manette. Prima ancora che io possa registrarlo, entrambe le mani di Mira sono ammanettate saldamente.
«Bel lavoro,» dico alla poliziotta, anche se probabilmente non se lo ricorderà nemmeno, più tardi.
A quel punto, abbassano con gentilezza Mira sul terreno, ignorando i suoi tentativi di scalciare e le sue urla.
Ammanettata e scompigliata, ma che ancora cerca invano di raggiungermi, Mira sembra uno zombie sexy. È inquietante.
Effettuo la transizione nella Quiete.
Nel silenzio del mio rifugio, posso finalmente pensare a ciò che sta succedendo.
Qualcuno sta facendo ai miei amici ciò che io ho fatto a Kyle. Qualcun altro può raggiungere il Livello 2, quell’aldilà psichedelico che è così diverso dalla nostra realtà di tutti i giorni.
Questo qualcuno ha Manipolato i miei amici.
Ha cercato di Manipolare anche me? Immagino di no. Se lui o lei ci avesse provato, è probabile che sarei stato attirato nel Livello 2 con loro. Se avessero potuto entrare nella mia testa, probabilmente mi avrebbero Manipolato perché mi suicidassi, rendendo tutta quest’ordalia con i miei amici e con i poliziotti inutile.
Allora chi lo sta facendo?
Mi ricordo i segni rivelatori della Manipolazione che ho scoperto dentro alla mente di Kyle, alla conferenza scientifica, quei segni su cui volevo investigare ma senza poterlo fare, perché la sua testa stava esplodendo sotto l’effetto dello sparo di Victor. Poteva essere che la ‘voce’ nelle menti dei poliziotti appartenesse allo stesso Manipolatore? Diavolo, avrei voluto Leggere Kyle abbastanza nel passato da sentire le vere e proprie istruzioni della Manipolazione. A quel punto avrei avuto delle basi con cui confrontare questa voce.
In un momento di politically correct, decido di dare a questo nuovo misterioso Manipolatore della ‘lei’, fino a quando non scoprirò nuovi dettagli. E poi, per distinguerla dagli altri e per ciò che sa fare, decido di chiamarla Super Manipolatrice. Per ciò che so, potrei anche essere nel giusto e potrebbe essere una qualche potente fidanzata, che Kyle stava frequentando senza che io lo sapessi. Se il Super Manipolatore è in realtà un uomo, beh, dargli della lei è come offenderlo, il che è appropriato, visto che questo individuo se lo merita.
Cammino lungo il cimitero e osservo con attenzione ciò che mi circonda. Ovunque sia questa Super Manipolatrice, immagino che non si sia disturbata a camminare troppo lontano nella Quiete per Manipolare i miei amici, il che significa che potrebbe nascondersi proprio in questo cimitero. La mia supposizione è che sia una delle Guide della veglia. Probabilmente ci ha seguiti in questo cimitero e ora si sta nascondendo, visto la codarda che è.
Ispeziono tutti i possibili nascondigli nel raggio di una ventina di metri, prima di rendermi conto di quanto sia futile un simile compito. Ci sono troppi posti dove una persona si può nascondere in un cimitero. Ci sono cripte con delle porte, alti alberi, grosse lapidi, cespugli e molti altri buchi per occultarsi. Diavolo, potrebbe perfino essere seduta nella sua macchina nel parcheggio.
Un attimo. Quello è proprio un buon posto da controllare.
Corro verso il parcheggio, pensando che se fossi questa Super Manipolatrice è dove mi troverei.
Il parcheggio è relativamente vuoto, considerando la sua dimensione. Su un lato c’è una lunga fila di macchine della polizia, che sono la prima cosa che controllo.
Due Honda Odyssey catturano il mio sguardo, probabilmente perché sono parcheggiate proprio accanto alla Crown Victoria di Lucy, così vicine che, a meno che non si spostino, non potremo andarcene dal parcheggio.
Mi dirigo verso il furgone più vicino e sperimento il mio terzo shock della giornata.
All’interno noto delle familiari figure a testa calva e con tuniche arancioni.
I monaci del Tempio degli Illuminati.
Riconosco perfino il Maestro, quello che ho combattuto all’aeroporto di Miami.
Merda . Corro per guardare dentro al secondo van. A parte altri monaci, trovo qualcuno di molto peggio.
Caleb.
Non sono sicuro di come mai io sia tanto scioccato di trovarlo qui, visto che so che lavora per gli Illuminati. Forse stavo sperando che fosse ancora occupato con qualunque guaio mia zia gli aveva fatto capitare all’aeroporto.
Ma no, eccolo qui, sul sedile accanto al pilota, con una cupa determinazione sul viso. Qualunque cosa gli sia accaduta, sfogherà la sua frustrazione su di me, se ne avrà la possibilità. Come Eugene ama dire, i guai non arrivano mai da soli.
Cerco di rimanere calmo. Probabilmente sono qui per riportarmi al Tempio, in modo che i miei nonni e il resto degli Illuminati possano continuare a persuadermi a ‘compiere il mio dovere’, che è come chiamano lo scopare Julia, o chiunque ritengano degna di avere mio figlio.
A meno che in qualche modo non abbiano intuito la mia nuova abilità. Allora vorranno usare me per quello a cui serviva la mia futura discendenza.
No, quest’ultima possibilità è del tutto improbabile.
Indipendentemente dal motivo per cui sono qui, questo sviluppo cambia ogni cosa.
Sono sfuggito a stento da questa gente in Florida, in un aeroporto affollato, senza una Super Manipolatrice che mi dava la caccia.
Dibatto se attirare Caleb nella Quiete e raccontargli di questa Manipolatrice. Se mi crede, probabilmente se ne andrà, dopotutto, la Super Manipolatrice potrebbe prendere il controllo di lui con la stessa facilità con cui lo ha fatto con Thomas.
Quel pensiero mi agghiaccia. Odio l’idea di affrontare Caleb in generale, ma soprattutto se un nemico invisibile lo sta controllando. Naturalmente non mi crederebbe e l’esito più probabile, se lo attirassi nella Quiete, sarebbe diventare Inerte, con la minuscola possibilità di effettuare la transizione al Livello 2 mentre mi porta più vicino alla morte. No, grazie. Quell’opzione non fa per me. Ho bisogno di avere i miei poteri, se voglio una speranza di uscirne vivo.
Riconsidero le mie possibilità, mentre mi affretto verso il mio corpo. Non mi ci vuole molto per rendermi conto che ne ho solo una: devo correre, così da portare l’attenzione di questa Manipolatrice e dei monaci lontano dai miei amici e dalla mia famiglia. Se sono fortunato, la Manipolatrice e i monaci potrebbero lottare per contendermi.
Ma in effetti non posso lasciare le mie madri, Thomas e Mira qui. E se la Super Manipolatrice prendesse il controllo di Caleb e facesse qualcosa a tutti loro?
Torno al luogo di sepoltura e formulo un rapido piano.
Gli uomini che trattengono Thomas gli si staccheranno di dosso, lo ammanetteranno e lo trascineranno nella Cypress Hills Street.
Le signore che stanno tenendo Mira la porteranno al Forest Park Drive.
Guido le mie madri perché corrano in direzione del Jackie Robinson Parkway.
Tutti loro – le poliziotte che trattengono Mira, la mie madri e il Quarterback, e il resto della band – ricevono le istruzioni di prendere un taxi e incontrarmi nel luogo a cui penso come al nuovo antro di Eugene, il laboratorio per cui l’ho finanziato a Bensonhurst, in Brooklyn.
Poi Guido ogni singola persona rimanente, incluso il prete, perché fermino i monaci e chiunque altro non è parte della cerimonia corrente. Siccome la maggior parte di quelle persone sono poliziotti, devo prendere l’importante decisione se consentire loro di usare una forza letale o meno. Per quanto sia infastidito da questi idioti vestiti d’arancione, sono solo strumenti degli Illuminati e odierei vederli uccisi. Quindi Guido gli ufficiali armati perché svuotino i caricatori, prima che cominci l’operazione, ma fingano di essere armati e pericolosi. Mi sembra un buon compromesso.
Con i preparativi completati, decido finalmente di abbandonare la Quiete.
Corro verso il mio corpo, impattando contro il me stesso congelato, e non appena il mondo torna di nuovo rumoroso, comincio a correre.
Nella mia visuale periferica, vedo che tutti agiscono, in procinto di eseguire i miei comandi. Questa Guida di massa avrebbe reso mia zia Hillary, la persona che se ne occupa di solito, fiera di me.
Scatto così veloce che, dopo un solo minuto con quel ritmo, mi sento come se i miei polmoni potessero esplodere. Ignoro il dolore e corro ancora più veloce, giurando di aggiungere un altro po’ di cardio al mio solito allenamento. Alla fine, quando mi sento in procinto di avere un attacco di cuore, vedo il segno benvenuto della strada all’angolo dell’erba verde del cimitero. Sapere che, al di là del cancello, c’è il famigerato quartiere di East New York non diminuisce il mio entusiasmo. La recinzione alta un metro e ottanta di fronte a me è tutto ciò che mi ostacola. La scalo, facendo del mio meglio per non essere impalato dagli spuntoni a forma di foglia, e salto giù con cautela.
Quando atterro al sicuro sul pavimento, mi giro a fissare attraverso la recinzione. Non mi stanno seguendo subito, ma non c’è ragione per rilassarmi e fare qualcosa di stupido, come aspettare che mi raggiungano.
Effettuo la transizione nella Quiete ed esamino Jamaica Avenue, la strada di fronte a me. Alla mia destra, vedo la metropolitana in lontananza e una fermata dell’autobus a un quartiere di distanza. Niente da fare. Non prenderò i mezzi pubblici in questa parte della città, e poi mi muoverei più lentamente rispetto a quanto farei con un passaggio. Guardo al di là della strada e vedo una Honda Civic marroncina.
Molto meglio.
Attraverso la carreggiata, mi avvicino alla Honda congelata e apro la portiera del guidatore. La donna paffuta all’interno dev’essere appena uscita dal negozio di gastronomia, considerando le borse che ha in mano. Le tocco la fronte e mi concentro. Una volta dentro la sua testa, le do alcune istruzioni di Guida:
Guarda al di là della strada. Quel giovane uomo vigoroso è tuo nipote. Hai deciso di prestargli la macchina. Lascerai la macchina con il motore acceso e le chiavi attaccate, e poi cercherai un taxi. Tuo nipote potrebbe tenere la macchina per qualche giorno. Tu non ti preoccuperai per la tua auto, né andrai a denunciarne il furto. In un paio di giorni, ti ricorderai di averla lasciata all’autonoleggio Hertz in Bensonhurst. Quando la riprenderai, assicurati di guardare nel vano portaoggetti, dove tuo nipote ti ha lasciato un migliaio di dollari.
Sono contento del mio lavoro e spero di poter usare questa macchina per prendere il resto della mia squadra, il che funzionerebbe molto meglio rispetto al far sì che cerchino dei taxi.
Quando esco dalla Quiete, la stanchezza di prima mi colpisce di nuovo. La ignoro. Ho abbastanza forza per un ultimo scatto al di là della strada. Così determinato, corro verso il ‘mio’ veicolo.
Qualcosa coglie la mia attenzione.
La signora che ho appena Guidato mi sta guardando con occhi folli. Sta gesticolando verso di me e la sua bocca si sta muovendo come se stesse urlando, ma il finestrino della macchina attutisce qualunque cosa stia dicendo. Decido che dev’essere felice di aver visto suo ‘nipote’. Come uno scherzo, mimo i suoi gesti… e in quel momento sento lo stridio di pneumatici e provo un colpo da fine del mondo.
Merda , penso, mentre volo per aria.
Poi la mia testa colpisce qualcosa di duro, e perdo conoscenza.
Capitolo Quattro

Mi sveglio con la nausea.
Sono gli effetti di una sbornia?
Apro gli occhi.
La luce mi fa male, così li chiudo di nuovo. Mi esamino e mi rendo conto che non sono solo gli occhi a farmi male. Il mio intero corpo sembra un enorme livido.
La nausea peggiora e non è perché sono ubriaco. Mi sembra un vero e proprio caso di mal d’auto. Poi mi sovviene: sono in una macchina e mi stanno portando chissà dove.
Apro gli occhi e mi costringo a mettere a fuoco, a dispetto del dolore. Strade scadenti di Brooklyn mi sfrecciano davanti allo sguardo. La macchina dove mi trovo si sta muovendo relativamente veloce e in modo non molto stabile, il che è un grosso contributo alla mia nausea. Sono grato di essere sul sedile davanti; sarebbe stato peggio se fossi stato sui sedili posteriori.
Pezzi di ciò che è successo mi affiorano alla mente.
Stavo attraversando la strada, poi è successo qualcosa.
Decido di effettuare la transizione per capire le cose nella Quiete. Carico di adrenalina, ci entro con facilità e, quando il rumore del motore scompare, noto che è scomparsa anche la nausea.
Senza quella sensazione spiacevole, la mia situazione mi risulta più chiara. Come prima cosa, riconosco la donna al volante. Ricordo che l’avevo Guidata perché mi desse la macchina, proprio quella su cui siamo ora. Che diavolo sta facendo, portandomi in giro? Avrebbe dovuto lasciarmi la sua auto. E dove stiamo andando?
C’è solo un modo per dirlo con certezza. Mi protendo a toccarle la fronte.



Stiamo guardando al di là della strada. Nostro nipote sta per attraversarla, guarda a destra, ma non a sinistra.
Nostro nipote non è mai stato fan delle misure di sicurezza base , pensiamo, mentre vediamo la limousine sfrecciare verso di lui.
«La macchina,» urliamo, e gli facciamo cenno con la mano. «Attento!»
A cosa pensa l’autista? È fatto? Sentiamo la pressione sanguigna aumentare.
Nostro nipote ci fa un saluto con la mano e non nota che la macchina è sul punto di colpirlo. La limousine cerca di fermarsi, sentiamo lo spaventoso suono di pneumatici che stridono contro l’asfalto, ma non serve a niente. La macchina lo colpisce.
Lui vola contro il parabrezza, infrangendo il vetro.
Usciamo dall’auto urlando.
Un uomo magro e che sta diventando calvo scende dalla limousine.
«Razza di pazzo,» gli urliamo contro. «Sei ubriaco?»
«Lui è u-uscito fuori dal nulla,» balbetta l’uomo. «Lo giuro.»
«Taci e aiutami a metterlo in macchina,» diciamo, dopo aver esaminato il ragazzo. Grazie al Cielo sembra illeso, senza ossa rotte visibili. «Lo porto in ospedale, potrebbe avere subito una commozione cerebrale…»
Io, Darren, mi dissocio. È interessante assistere a come mi ha visto e come ha congiurato un’intera storia su di me per spiegare gli eventi a cui stava assistendo. Ironicamente, concordo con il suo giudizio fittizio. Sono stato davvero un idiota. Non ho controllato la strada prima di attraversare, anche se di solito lo faccio. Se dovessi colpevolizzare qualcosa, colpevolizzerei il mio viaggio precedente nella Quiete. Mentre ero lì, ho attraversato quella strada solo un momento prima, quindi, quando sono uscito, ho solo ripetuto la stessa azione, come con l’autopilota. Ero concentrato del tutto sulla Honda e sul passare a prendere i miei amici e la mia famiglia. Quindi, in un certo senso, è colpa dei monaci e della Super Manipolatrice.
A proposito, quanto tempo fa sono stato investito? Gli altri sono andati via senza problemi?
Deciso a scoprirlo, esco dalla testa di mia ‘zia’.



Non appena torno nella Quiete, effettuo la transizione per uscirne.
Quando quel viaggio nauseante riprende, dico: «Ferma la macchina, zia.»
«Oh, grazie a Dio sei cosciente,» dice la donna. «Ho temuto il peggio.»
«Sì, sto bene,» mento. Posso non avere delle ossa rotte, ma mi sento più che malconcio. «Ora ferma la macchina.»
«Sei pazzo? L’ospedale è a un isolato di distanza.»
«Non ho tempo di discutere. Fermati.»
Invece di fermarsi, preme il pedale del gas. Questa finta zia è una signora testarda.
Effettuo la transizione nella Quiete e la Guido in modo che guardi la faccenda dal mio punto di vista.
Poi esco dalla macchina per controllare ciò che mi circonda. Non ho idea di dove mi trovi, ma noto un cartello in lontananza che dice ‘Jamaica Hospital’. Reprimo la tentazione di cambiare i piani così da passare in ospedale per un’iniezione di morfina; dovrò stringere i denti e basta.
Orgoglioso del mio controllo, esco dalla Quiete.
Il mondo torna alla vita, e mia ‘zia’ effettua un’inversione a U così improvvisa che il mio impulso di vomitare si moltiplica di cento volte.
Sono sorpreso che non facciamo un altro incidente. Avrei dovuto usare più finezza con la mia Guida. Devo davvero riprendermi, non sarei di alcun aiuto a nessuno con le ossa rotte.
«Hai degli antidolorifici?» le chiedo, quando siamo fermi a un semaforo rosso.
«C’è dell’ibuprofene nel vano portaoggetti.» Affonda il piede nel pedale del gas, una manovra che mi fa contrarre lo stomaco e che ha fatto ogni volta che è scattato il verde.
Tiro fuori le pillole e ne deglutisco senza acqua una dose tripla, sperando che il mio stomaco riesca a sopportarle.
Poi chiudo gli occhi e rallento il respiro, un trucchetto per non vomitare che ho imparato da Lucy da bambino. Dopo qualche isolato, mi sento più come me stesso, che probabilmente è dovuto all’esercizio di respirazione o per un effetto placebo. Dubito che l’ibuprofene abbia effetto così rapidamente. E poi i freni della macchina stridono e la mia finzione di normalità è finita.
«È qui che è successo,» dice la donna, quando riapro gli occhi. «Dove quel mostro ti ha colpito.»
«Grazie, zia,» le dico. «Me ne occuperò io da qui.»
Sembra a disagio. La mia direttiva di fa’ ciò che dico si sta chiaramente scontrando con le mie direttive ugualmente convincenti che siamo una famiglia. È giustamente esitante nel lasciare che il nipote ferito si metta al volante. Mentre sto per Guidarla un’altra volta, vedo che l’istruzione del ‘fa’ ciò che dico’ vince. Lentamente si slaccia la cintura.
«Per favore, prendi questi,» dico, passando alla donna tutti i miei soldi in contanti, circa quattrocento dollari.
Quando rifiuta di prenderli, la Guido di nuovo. So di stare davvero abusando del mio potere, ma in questo caso è per una buona causa.
Poi le faccio salvare il mio numero nel suo cellulare. «Ti chiamerò per dirti quando andare a prendere la macchina da Hertz.»
«Abbi una buona giornata,» mi dice.
«A dopo, zietta.» Chiudo la portiera dell’auto.
D’accordo, adesso a cosa tocca?
Guardo l’orologio sul cruscotto e scarto la mia idea di passare a prendere la mia famiglia e gli amici. A mia ‘zia’ ci sono voluti quindici minuti per guidare fino a qui dall’ospedale, il che significa che è passata almeno mezz’ora da quando sono stato investito dalla limousine. Probabilmente se ne sono tutti andati da un pezzo e si stanno dirigendo verso il laboratorio di Eugene.
È lì che decido di dirigermi anch’io, ma prima voglio dare un’ultima occhiata al cimitero. Effettuo la transizione e torno a passo lento verso la tomba di Kyle. Nella sicurezza della Quiete, mi permetto di registrare l’ambiente che mi circonda, un lusso che non potevo concedermi mentre stavo correndo. Per quello che posso dire, è un cimitero davvero carino. D’altra parte, questo è stato il mio primo funerale, quindi tutti i cimiteri potrebbero avere questo aspetto.
Sono a una trentina di metri dalla mia destinazione, quando noto che qualcosa è andato orribilmente storto.
Mi imbatto nel corpo di un poliziotto.
Mi metto a correre e ne vedo un altro a terra.
Poi un altro.
E altri due.
Più mi avvicino al sito di sepoltura, più trovo poliziotti che giacciono al suolo in ogni direzione.
Mi avvicino al primo che capita. Il suo polso è girato a un angolo innaturale e gli occhi sono chiusi. È morto?
Mi inginocchio su di lui e gli tocco la mano sana.



«Mani in alto,» diciamo all’uomo calvo con la tunica arancione. «Stenditi a terra e metti le mani dietro la testa. Lentamente.»
Invece di obbedire, l’uomo percorre la distanza con una serie di scatti e ci afferra il polso.
«Lascia andare la pistola,» ci dice con voce calma, quasi rassicurante.
«Fottiti,» gli rispondiamo, e cerchiamo di tirargli un pugno con la mano sinistra.
Il colpo non lo raggiunge e il braccio destro ci va in fiamme. Ci rendiamo conto che quello stronzo ci ha spezzato il polso quando ha fatto chissà quale mossa; si è mosso troppo rapido perché lo vedessimo.
Ignorando l’agonia, facciamo per prendere le manette, pronti per adottare una manovra disperata, ma prima ancora che la nostra mano le tocchino, c’è una scia arancione nella direzione della nostra tempia destra, e tutto diventa nero.



Esco dalla testa dell’agente e mi guardo attorno.
Altri poliziotti sono in simili condizioni d’incoscienza. Mi ci vuole una rapida Lettura di ognuno, per vedere succedere la stessa cosa. Anche se tutti gli uomini che controllo sono ancora vivi, a ogni agente è stato fatto il culo dai monaci. La maggior parte dei loro ricordi è una variazione della mossa di disarmo che ho visto con il primo poliziotto. In pochi, rari casi, quando gli agenti erano al di sopra della media sull’autodifesa, ciò a cui assisto mi ricorda un mix tra l’addestramento sulle arti marziali che io e Caleb abbiamo sperimentato nella mente del maestro israeliano e un film di Hong Kong sul kung fu dei monaci Shaloin.
I poliziotti che hanno affrontato Caleb hanno delle costole rotte e sono in condizioni decisamente peggiori, portandomi alla conclusione che i monaci stavano cercando di infliggere il minor danno possibile mentre seguivano il loro scopo. Caleb, invece, quasi si è goduto la violenza. È stato lui a mettere al tappeto il prete, una mossa da stronzo e del tutto non necessaria, in mia opinione.
Durante le mie Letture, mi maledico per essere stato così poco lungimirante nel mio essere umanitario. Ho fatto svuotare i caricatori delle pistole agli agenti. La mancanza di rispetto dei monaci per l’autorità delle forze di polizia, assieme all’inutilità delle pistole scariche, ha creato questo casino di situazione. Anche con i proiettili, per questi agenti sarebbe stata dura, anche se molti monaci sarebbero morti. Eppure, a causa del mio intromettersi, quello che poteva essere un duro scontro è stato un facile massacro ai danni di questi uomini e donne in uniforme. Pensare alle donne in uniforme mi fa accelerare molto più il cuore.
Corro nella direzione dove ho mandato Mira e le sue custodi.
Non passa molto prima che io trovi la prima poliziotta a terra. Poi la seconda. Sono entrambe a terra con varie ferite.
Corro nell’altra direzione, dove era stato condotto Thomas. Sette metri più in là, vedo qualcuno che riconosco: il Quarterback. È la prima persona che si sta rialzando. Dev’essere la sua resistenza come giocatore di football all’opera. Leggendolo, scopro che lui e i suoi grossi amici hanno fatto un po’ meglio contro i monaci, che probabilmente hanno dovuto portare via a braccia alcuni dei loro confratelli; ma i poliziotti erano in inferiorità numerica e i monaci erano più rapidi, quindi il risultato finale è stato lo stesso.
Controllo la direzione in cui sono andate le mie madri e non vedo nulla. Mi chiedo se questo significa che siano scappate. Non avevano una scorta della polizia e forse quello le ha salvate. Io di certo lo spero.
Corro verso il parcheggio, deciso a scoprire di più, e finisco per seguire una macabra scia di briciole di pane, nella forma di poliziotti picchiati.
Sopprimo il mio panico crescente.
È ancora possibile che Thomas e Mira in qualche modo siano sfuggiti alle loro scorte. Magari Thomas si è ripreso e ha Guidato i poliziotti perché lo lasciassero andare?
E le mie madri? Non vedo prove a indicare che possano essere nei guai.
Aumento il ritmo, scattando verso il parcheggio.
I furgoni sono scomparsi e noto il segno degli pneumatici sull’asfalto, che mi dice che sono partiti in tutta fretta.
Seguo il vialetto freneticamente ed esco dal parcheggio.
Leggo la parrucchiera di un salone lì vicino. Aveva una bella vista del cimitero dal suo negozio e usando il suo cervello come una telecamera di sorveglianza cerco ciò di cui ho bisogno. Sì, ha notato i furgoni. Lo stridio di pneumatici ha attirato la sua attenzione. Li ha visti girare a destra su Liberty Avenue.
Lascio il salone e percorro la Liberty Avenue, Leggendo la gente man mano che procedo. Mi ci vuole una dozzina di Letture, prima che trovi finalmente un segno di quei dannati furgoni. Dentro la mente di un cassiere di McDonald, vedo due Honda che girano su Conduit Boulevard.
Per un’intuizione, seguo i segnali che conducono verso Belt Parkway, la grande statale di Brooklyn. Leggere ciò che mi sembra un centinaio di persone lungo la strada conferma i miei sospetti: le due Odyssey si stanno dirigendo verso la statale.
Spingo giù un corriere dalla sua bici, così da poter approfittare del suo mezzo. Le biciclette sono utili per un viaggio sulla lunga distanza nella Quiete. Risvoltandomi i pantaloni, salgo e comincio a pedalare verso la statale.
Di solito, mi starei meravigliando a ciò che mi circonda. Anche se ho già usato delle bici nella Quiete, non ho mai pedalato in una strada così trafficata come questa. C’è un certo fascino nel fare ciò che non oserei mai fare nel mondo reale. Ma non posso godermi questo viaggio, non quando tutto ciò su cui mi posso concentrare è il mantra che si sta ripetendo nella mia testa: Per favore, non siate nei furgoni.
Continuo a pedalare come se fossi al Tour de France.
Alla fine, in lontananza, vedo due furgoni con il simbolo di una H luccicante dentro un quadrato.
Li raggiungo e salto giù dalla bici, lasciandola cadere con un rumore di catene sull’asfalto.
Sbirciando dentro il primo furgone in preda all’ansia, colgo la mia prima dose di disillusione.
I monaci hanno Mira e Thomas.
I miei amici sembrano dormire. Non oso toccarli, visto che quello li porterebbe nella Quiete con me, e non sono sicuro se le istruzioni della Super Manipolatrice abbiano ancora effetto. L’ultima cosa che voglio è lottare con loro. Ma poi, le possibilità che siano ancora sotto l’influenza della Super Manipolatrice sono ridotte, se la teoria di Eugene al riguardo è corretta. Pensa che Leggere o Guidare qualcuno dal Livello 2 consumi la Profondità di quella persona molto più rapidamente del normale. Mimir, lo strano essere che è risultato dalla mia Unione con gli Illuminati, ha suggerito la stessa cosa, quando abbiamo parlato nel Livello 2.
Leggere i monaci non mi fa ottenere alcun risultato, tranne che lo stesso, inutile rumore bianco della meditazione che ho avuto da loro al Tempio e nell’aeroporto.
Sono così stordito che non riesco ad ammettere quanto le cose siano messe male, almeno finché non ottengo il quadro completo.
Cammino con cautela verso la seconda Honda e apro la portiera laterale per guardare all’interno.
Hanno Lucy al posto del passeggero, tenuta ferma dalla cintura di sicurezza, con Sara messa in condizioni simili sui sedili posteriori. Proprio come Mira e Thomas, le mie madri sembrano dormire.
Do loro una rapida Letta. Come pensavo, l’ultima cosa che ricordano è la puntura di un ago. Caleb deve averle drogate come aveva drogato me, quando mi ha rapito dal mio hotel di Miami.
In preda alla frustrazione, trascino un monaco giù dalla macchina e gli do un paio di calci in faccia.
Quell’azione mi rende solo più arrabbiato.
Faccio un respiro profondo e mi sforzo di rimanere razionale, cercando un risvolto positivo. Il meglio a cui riesco a pensare è che almeno non hanno quei sacchetti neri sopra la testa.
No, quello non aiuta affatto. Calcio il monaco inerte alle costole qualche altra volta e poi faccio altri respiri per calmarmi, prima di ponderare su quali opzioni ho.
Con Caleb qui, nel furgone di Mira e Thomas, sarei tentato di attirarlo nella Quiete e sfogare la mia frustrazione su qualcuno di più animato dei miei punching bag a forma di monaco.
Ma no. Per quanto terapeutico possa essere, scarto quell’idea. Anche se per qualche miracolo riuscissi a uccidere Caleb nella Quiete, cosa mi farebbe ottenere? Sarebbe sempre qui sulla statale e io sarei sempre a miglia di distanza nel cimitero. Potrei Guidare gli autisti attorno a lui perché rallentino i progressi dei furgoni, ma anche quello non aiuterebbe; il traffico risultante rallenterebbe anche il mio inseguimento.
E poi la consapevolezza mi colpisce. Non ho bisogno di seguirli, perché so già dove sono diretti; è ovvio del perché lo stiano facendo. Caleb e la sua gang di monaci hanno catturato tutti per assicurarsi che io vada da loro , al Tempio.
Vogliono costringermi a ottemperare alle folli richieste dei miei nonni.
Solo a pensarci mi sento così arrabbiato che quasi vorrei seguirli da solo e fare qualcosa di disperato. Prendo un respiro profondo e mi costringo a calmarmi. Ho bisogno di pensare con il mio cervello e non con il mio testosterone.
Salto sulla bicicletta presa in prestito e torno verso il mio corpo.
Mentre lo faccio, non posso fare a meno di soffermarmi sui vari modi in cui farò rimpiangere ai nonni questo rapimento. E se dovesse succedere qualcosa a Mira, Thomas o alle mie madri…
Diciamo solo che questo primo funerale a cui ho partecipato non sarebbe l’ultimo.



Quando torno al mio corpo congelato, sono ufficialmente stanco di pedalare. Aggiungerò una sessione di cyclette all’allenamento extra che ho intenzione di implementare per il futuro. Sono certo che, con un po’ di pratica, sarò in grado di tollerare di farlo per periodi più lunghi.
Il me stesso congelato ha un aspetto orribile. Sono sporco e il mio completo nero è lacerato in vari punti. Sono abbastanza sicuro che la pelle lì sotto sia graffiata e coperta di lividi.
Preparandomi, mi tocco la faccia ed esco dalla Quiete.
Non appena il mondo torna alla vita, la stanchezza fisica che ho provato nella Quiete diventa un gioco per bambini in confronto a ciò che sto provando nel mondo reale. Con tutto quel pedalare, sono riuscito a dimenticarmi di essere stato colpito da una macchina.
Sì, sono davvero graffiato e pieno di lividi.
A dispetto della futilità di una scelta simile, sono di nuovo tentato di inseguire i furgoni, ma la mia parte razionale mi dice di non essere impulsivo. Devo consultarmi con gli amici che non sono stati rapiti. Sono un gruppetto intelligente e sapranno cosa fare. E poi Eugene si merita di sapere cos’è successo alla sorella.
Di nuovo nella macchina di mia ‘zia’, inserisco l’indirizzo dell’antro di Eugene nel GPS del mio cellulare.
Per puro capriccio, mentre guido, cerco il numero di Caleb, che è segnato sotto Mister Temperamento. Non sentendomi abbastanza allegro per un comando vocale, mi limito a premere lo schermo per cominciare la chiamata.
Sono scioccato quando risponde sul serio.
«Pronto,» dice, e posso quasi vedere quel sogghigno irritante che vorrei tanto togliergli a suon di pugni.
«Caleb, brutto stronzo, devi lasciarli andare ora, o…»
«Darren,» mi dice. «Conveniente che tu mi abbia chiamato.»
«Dico davvero, ti…»
«Qualunque cosa stai pianificando di fare,» mi dice in tono arrogante, «riservala a quando arriverai al Tempio. Voglio che sia una sorpresa.»
E con quello, lo stronzo riattacca.
Sono così furioso, che passo l’intero viaggio a creare fantasiose vendette.
Capitolo Cinque

«Pezzi di merda,» dice Eugene, dopo che ho finito di raccontargli la storia della mia mattinata. Il suo accento è più marcato che mai e la sua voce solitamente calma è a un volume elevato, mentre la tensione riverbera in tutto il laboratorio. «Se le torcono un capello…»
«Amico, calmati,» dice Bert. È stato il tecnico del computer e l’assistente di laboratorio di Eugene durante gli ultimi dieci giorni.
«È chiaro che non faranno del male a Mira,» gli fa eco Hillary.
Anche se dubito che visiti il laboratorio spesso quanto il suo ragazzo, era nelle vicinanze quando le ho scritto di venire; lei e Bert stavano pianificando di fare un brunch.
«D’accordo, ragazzi. Ora che vi ho detto tutto, devo chiedervelo: che diavolo ci fa qui questo scimmione?» Indico l’animale che è in piedi con un iPad al centro della stanza.
L’ho notato non appena sono entrato nel laboratorio, ma ero così nervoso che ho sputato fuori tutta la storia in un unico respiro. In qualche modo più rilassato, ora, posso riflettere sull’assurdità di una scimmia libera da gabbie che è in mezzo a tutto l’equipaggiamento per monitorare il cervello e il resto dell’attrezzatura che compone l’antro di Eugene da scienziato pazzo.
«Non è uno scimmione,» dice Eugene, passando al suo tono pedante. «È una scimmia antropomorfa.»
«D’accordo,» gli dico. «Lascia che te lo ridica. Cosa ci fa questo ‘maledetto sporco gorilla’ qui?»
«Ehi,» dice Hillary. «In realtà Kiki è ossessionata dall’igiene.»
Squadro Kiki, la quale ricambia il mio sguardo con curiosità. Naturalmente so che è una scimmia antropomorfa, l’ho chiamata scimmione perché trovo quella parola più divertente. Kiki è una delle scimmie più evolute, o uno scimpanzé o un bonobo. Non mi sembra però una maniaca della pulizia, considerando il pannolone, ma chi lo sa? Al momento ha addosso uno dei congegni di Eugene per la testa, non dissimile da quello che ha fatto indossare a me. Ciò che è davvero impressionante è il suo comportamento esemplare. Dopo avermi guardato, riporta l’attenzione sul suo iPad, senza alcun atteggiamento da scimmia.
«Mi dispiace, Kiki,» le dico, roteando gli occhi. «Non intendevo implicare…»
«Oh, smettetela voi due,» interviene Bert. «È chiaramente la nostra cavia da laboratorio, cioè, il nostro scimpanzé.»
«Giusto,» dico, e guardo mia zia. «E a te questo va bene?»
«No,» mi risponde. «Ma Eugene ha sviluppato questo congegno ‘super sicuro’ che include la macchina per la SMT che gli hai comprato, e stava per testarlo su Bert. Così ho pensato…»
«Che avresti preferito che lo testasse su uno scimpanzé anziché sul tuo fidanzato.» Sorrido a dispetto della preoccupazione.
«La SMT è approvata dalla FDA,» mi risponde lei, sulla difensiva. «Dovrebbe essere sicura sul serio. Sono solo più prudente del dovuto.»
Suona come se si sentisse davvero in colpa di aver messo il benessere di Bert al di sopra di quello di Kiki.
SMT sta per Stimolazione Magnetica Transcraniale. È la macchina che ho preso per il laboratorio di Eugene dalla FBTI, una compagnia su cui stavo facendo delle ricerche per lavoro prima di incontrare Eugene. Secondo ciò che ho letto, è il massimo della sicurezza, visto che usa la forza magnetica per funzionare. Ma, in effetti, se è qualcosa di approvato per il trattamento della depressione, vuol dire che deve fare qualcosa al cervello, ed è chiaro che Eugene lo stia usando al di fuori delle indicazioni d’uso.
«Quindi, siccome sei preoccupata per Bert, sei andata allo zoo più vicino e hai rubato una scimmia da laboratorio?

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