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L'affare dei veleni

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L' AFFARE DEI VELENI e altre inchieste del Tenente La Reynie, della Polizia Parigina Collana L.A.N. - D.R.U. - n° 01 Cover Art : Martina Paletta L' Affare dei Veleni ©2004 - G. Viron©2004 - BEI Tutti i diritti riservati All Rights Reserved Worldwide Realizzazione : Delegazione G.A.O. Edizione telematica © 2015 L'AFFARE DEI VELENI Parte I - Sainte-Croix § . 1 Il Tenente Gabriel Nicolas La Reynie si avvicinò alla grande finestra della stanza da letto, reprimendo un ultimo sbadiglio. L' inizio dell' estate era stato decisamente fresco, la pioggia aveva tormentato senza posa i parigini. Fu con una certa sorpresa che tirando la tenda damascata egli accolse la vista di un bel sole brillante, tanto che per un istante ne restò abbacinato. Madame era ancora assopita nel grande letto a baldacchino. Per una tipica deformazione professionale egli si chiese cosa potesse essercisottoquella mattinata ... non quadrava ..! Il Tenente sorrise della sua piccola facezia personale, e si apprestò al consueto rito della toilette e della prima colazione. La giornata era così invitante... La Reynie rinunciò volentieri ad utilizzare la sua vettura di servizio...

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Publié le 01 janvier 2015
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L' AFFARE DEI VELENI
 e altre inchieste del Tenente La Reynie,  della Polizia Parigina
 Collana L.A.N. - D.R.U. - n° 01
 Cover Art : Martina Paletta
L' Affare dei Veleni  ©2004 - G. Viron©2004 - BEI  Tutti i diritti riservati
 All Rights Reserved Worldwide
 Realizzazione : Delegazione G.A.O. Edizione telematica © 2015
L'AFFARE DEI VELENI
Parte I - Sainte-Croix
§ . 1
Il Tenente Gabriel Nicolas La Reynie si avvicinò alla grande finestra della stanza da letto, reprimendo un ultimo sbadiglio.
L' inizio dell' estate era stato decisamente fresco, la pioggia aveva tormentato senza posa i parigini.
Fu con una certa sorpresa che tirando la tenda damascata egli accolse la vista di un bel sole brillante, tanto che per un istante ne restò abbacinato.
Madame era ancora assopita nel grande letto a baldacchino.
Per una tipica deformazione professionale egli si chiese cosa potesse essercisottoquella mattinata ... non quadrava ..!
Il Tenente sorrise della sua piccola facezia personale, e si apprestò al consueto rito della toilette e della prima colazione.
La giornata era così invitante... La Reynie rinunciò volentieri ad utilizzare la sua vettura di servizio... una volta tanto...
Il Chatelet, sede del suo ufficio, non era poi così lontano dal suo domicilio nel quartiere del Temple.
Uscito di casa di buon passo in direzione Notre-Dame egli si diresse subito verso il solitocolporteurappostato all'angolo - per lui leggere giornalmente laGazetteera di rigore.
Lo strillone lo servì immediatamente, con un inchino.
Non c'era molta gente in giro e il traffico era scarso.
L' aria nonostante il cielo turchino e il sole splendente era ancora frizzante.
I consueti fruttivendoli e negozianti si affaccendavano ai loro banchi e un mezzo della nettezza urbana, operava la sua missione mattutina.
Il funzionario osservò compiaciuto lo zelo degli addetti.
Mentre superava la Canonica della Brétonnerie, uno dei Fratelli, affaccendato a spazzare il marciapiede dalla fanghiglia accumulata di fronte al portone, lo riconobbe e lo salutò cortesemente e beninteso egli non fu da meno.
Tosto il Tenente giunse in Place de Grève, di fronte all'Hotel -De-Ville.
Quel mattino La Reynie era di buon umore.
Il teatro era una delle sue passioni : apprezzava in particolar modo le commedie, i balletti e gli spettacoli leggeri in genere.
La sera prima si era recato al Theatre-Royal, per assistere alla commedia di Molière"Les Femmes Savantes", ancora ridacchiava ripensando alla baruffa tra il sapientone Vadius e Trissotin, mentre entrava al Chatelet, sede centrale della Polizia.
Il piantone gli presentò le armi, ed un usciere si affrettò a porgergli i suoi omaggi...
Tutto regolare... proprio come tutti i giorni...
Sulla sua magnifica scrivania in ebano intarsiata da Boulle il suo attendente aveva già depositato le missive in arrivo.
In testa vide un plico neppure sigillato... proveniente dal commissario Picard, e lo aprì immediatamente.
Gli bastarono poche righe per capire che quella giornata sarebbe stata assai pesante e intuì che per lungo
tempo sarebbe stato anche peggio.
Sainte-Croix... che strana coincidenza... proprio come la via dove abitava ...e come lo strumento del supplizio di Cristo...
Per un momento pensò a cosa avrebbe raccontato alla gentil consorte...
Il suo sorriso ora era una smorfia e un filo di amaro gli salì alla bocca.
§. 2
Il Capo della Polizia parigina attraversò la Senna dirigendosi verso Rue Saint-Jacques e superò rapidamente la Sorbona.
Nonostante i lavori da poco effettuati quella maledetta cloaca della Bièvre esalava un fetore indecente che si infiltrava nella sua vettura, nonostante i finestrini chiusi.
La Reynie pensò chequelli dell' Ispezionemeritavano una sacrosanta strigliata, appena possibile ne avrebbe parlato a chi di dovere, ma al momento aveva ben altri fastidi per la testa.
Un agente lo aspettava sul cancello per condurlo sul luogo del delitto... ammesso che di delitto si trattasse.
La Reynie notò, con un filo di irritazione, che quelfagiano, come amava chiamare tra sé gli agenti della forza pubblica, era davvero svaccato e in disordine, ma si calmò subito e si astenne dal fargli un osservazione.
Negli ultimi tempi i suoi uomini erano stati impegnati oltre misura.
L'eleganteHôtel Particulier,una palazzina non grande, ma distinta, sita rue Hautefeuille all'angolo dell’ Impasse Dru era perfettamente in ordine, tegole di ardesia ben disposte e i mansardati accuratamente dipinti, adorna di un piccolo parco con giardino piantato a rose...una dimora signorile.
Il padrone di casa, anzi l'ex-proprietario, doveva possedere
una scarsella ben guarnita...
La Reynie non dimenticava mai nulla, e gli venne in mente che sul defunto circolavano voci insistenti... debiti di gioco. Ma forse si trattava solo di malignità...
Si trattava di persona di qualità un tal Godin de Sainte-Croix, Jean-Baptiste, gentiluomo appartenente alla minima nobiltà, e ufficiale dell'esercito in congedo.
I due superarono l'ala destra dell'edificio dirigendosi verso un giardinetto, invero mal tenuto, e puntarono nella direzione di una casupola munita di ampie vetrate, una serra, in tutta evidenza.
Picard e due colleghi del Commissariato del Chatelet erano al lavoro, procedendo ad un'accurata perquisizione.
Picard lo salutò cortesemente, e col suo abituale linguaggio pittoresco annunciò :
- Capo... temo che siamo caduti su un osso...
E condusse immediatamente il suo superiore nel locale attiguo.
Il cadavere era stato sistemato senza molte cerimonie sul nudo pavimento di grès.
Infatti i numerosi tavolacci che riempivano lo stanzone, saturo di un odore sottile e indefinibile erano interamente ricoperti da un bric-à-brac che gli ispettori avevano preferito non rimuovere, in attesa del Grande Capo.
Più che una serra, nonostante le presenza di numerosi vegetali lo stanzone aveva l'aspetto di un laboratorio alchemico.
Storte, provette e altri apparecchi indecifrabili, un bruciatore che sprigionava ancora dei bagliori bluastri, pergamene e dei grossi tomi ingialliti.
In quel momento ricomparve ilfagianoin compagnia di un corpulento signore abbigliato da buon borghese.
Non era la prima volta che La Reynie aveva a che fare con il Primo Fisico della Camera Reale, Monsieur Chazalettes.
Circa due anni prima in seguito all'assai immaturo decesso di Madameproprio Chazalettes aveva presieduto il collegio di cerusici che aveva proceduto all'autopsia della Principessa.
Una pratica che non era ancora pienamente accettata, e che non molto tempo prima sarebbe stata in odor d' Inquisizione.
La Reynie apprezzava questi metodi moderni d'indagine, e aveva insistito per ricorrervi, e Sua Maestà, seppur a malincuore, aveva concesso l'autorizzazione a procedere.
Oltre tutto, insistenti dicerie avevano accostato i misteriosi decessi occorsi nella maison d’Aubray alla dipartita di sua Altezza Reale.
Quando una questione delicata solo vagamente sfiorava lui o la sua cerchia il Sovrano non esitava ad autorizzare provvedimenti drastici e aveva acconsentito a una pubblica inchiesta.
I sapienti avavano concluso che la Principessa Henriette era deceduta naturalmente - in seguito ad un improvvido sommovimento interiore di bileche le avevabruciato le viscere e il fegato.
Allo stesso modo le voci su un presunto avvelenamento del marchese di Brinvilliers e dei suoi figli maggiori, deceduti nel giro di pochi mesi l' uno dall'altro, erano state smentite con decisione.
Ovvio, tale numero di decessi in quell'augusta famiglia era, perlomeno, ai limiti del sospetto e La Reynie sapeva che in realtà l'autopsia aveva destato sospetti, per quanto labili.
Nel dubbio si era decisa una linea innocentista.
La figlia maggiore ed erede del Consigliere d’Aubray, cioè la marchesa Brinvilliers, aveva pensato bene di prendere il largo, ma la famiglia aveva dato ad intendere che la dama si era ritirata in un luogo ameno al solo scopo di evitare lo indegno scandalo e le calunniose dicerie sebbene smentite dall'inchiesta.
Era curioso però che nonostante l'archiviazione definitiva
della pratica la nobildonna, un tempo mondana e libertina, si era ben guardata di rientrare in città.
Oddio...in fondo ci si può annoiare a morte anche dei più squisiti piaceri e delle più follidébauches...
La Reynie non ignorava del tutto la medicina e la scienza,e avendo letto opere degli autori latini conosceva gli effetti perniciosi dellacerussa, il bianco di piombo, sulle incaute matrone che l'usavano come cosmetico, e si era sempre chiesto se potesse trattarsi disaturnismouna eventualità suffragata dallo stato orribile in cui era stato trovato il fegato della Real Madama.
Comunque fosse...
Se Sua Maestà aveva accettato il verdetto dei medici lui avrebbe fatto lo stesso e senza discussioni.
Avendo a trattare con personaggi di quel rango si imponeva la più assoluta prudenza...
Chazalettes lo salutò cordialmente.
La Reynie lo informò concisamente sulle circostanze.
- Pare trattarsi di un incidente... ma preferisco affidarmi al parere della vostra savia scienza.
-Vi ringrazio Signor Luogotenente, posso ritenere di avere l'assenso formale a eseguire l'autopsia ?
Nel caso La Reynie non aveva bisogno del consenso della autorità regale e fece cenno a Picard e ai suoi assistenti di uscire e lasciare tranquillo il cerusico nell'adempimento del suo macabro compito.
Egli amava l'efficienza.
Venuto dalla Francia profonda, figlio di onorata ma modesta famiglia La Reynie aveva saputo elevarsi socialmente grazie alle sue qualita e, va detto onestamente, ad un matrimonio fortunato, che peraltro era riuscito a sfruttare al meglio.
Invece di comportarsi come quei nobili o borghesi debosciati
adusi a dissipare doti prebende e rendite nei bordelli o nelle bische aveva saputo ben investire una considerevole parte della dote nuziale acquistando, come si usava a quei tempi, allaPaulette, la carica dimaitre aux requèteso Procuratore di giustizia, e trasferendosi nella Capitale.
Nel suo nuovo ufficio aveva saputo muoversi tanto bene che quando, cinque anni prima, era stata creata la carica di Luogotenente di Polizia di Parigi il ministro Colbert si era affrettato a raccomandarlo al Re Luigi XIV.
E proprio grazie alla sua efficienza, oltre che alle altre sue indubbie doti - principalmente infaticabile zelo, prudenza, discrezione e inossidable devozione alla monarchia egli aveva saputo mantenere il suo incarico nonostante un certo declino del favore del suo protettore.
Le sue competenze erano semplicemente enormi.
Oltre al mandato di coordinare le varie polizie cittadine, il Commissariato,ilGuete la Prevostura, e con la Tenenza Criminale alle sue dirette dipendenze doveva assicurare la pubblica illuminazione, la circolazione dei veicoli, la protezione dagli incendi e persino la corretta gestione della nettezza urbana.
Egli era unGrande Commesso dello Stato, e che compiva coscenziosamente il suo dovere e nell'esercizio delle sue competenze godeva della piena fiducia del Re - anche se per la sua condizione e nascita non poteva aspirare alle massime cariche della Real Casa.
Conosceva i suoi limiti e li accettava.
Non era il caso di attendere i risultati dell’autopsia alla bettola più vicina.
- Bene messeri ... ora andiamo ad interrogare la servitù... immagino che il defunto ne avesse...
I due servitori guardavano sconsolati i sergenti intenti a perquisire la palazzina: un maggiordomo, la cui evidente proprietà di modi e di linguaggio diceva di frequentazione delle dimore signorili, e una specie di governante decorosamente abbigliata ma un po' troppo rustica
e che presumibilmente lavorava in cucina e come bonnea tutto fare.
Si trattava di unappareilridotto all'osso, il defunto era un gentiluomo scapolo, non vi erano abiti di Madame da riporre in guardaroba né bambini da accudire.
L'uomo era evidentemente intimidito dai poliziotti.
- Orsù buon uomo..! rispondete al Luogotenente ! intimò una delle guardie.
Il funzionario era senza dubbio piu costumato del rude sbirro e decise di impostare l'interrogatorio su un tono confidenziale.
- Suvvia sergente... questo brav'uomo é ancora sconvolto Servitegli qualcosa da bere !
Il cordiale sembrò rianimare il lacché.
- Ora va meglio, nevvero ? lo apostofò il Tenente.
- Oh sì... sì... Vossignoria...
Sua Signoria dopo una pausa ben studiata gli chiese a bruciapelo :
- Il vostro padrone aveva dei fastidi ? Era preoccupato... nervoso ?
- No,Vossignoria, al contrario ... era di ottimo umore.
Stamattina presto ha consumato la sua prima colazione di buon appetito... poi si é chiuso nel laboratorio, dicendo di non disturbarlo per nessun motivo fino all'ora di pranzo.
L'uomo si esprimeva con molte pause ed esitazioni
- Dopo un'ora ho sentito il Signore gridare, e sono accorso c'era un aria venefica nella serra, un fumo acre, mi sentivo mancare, allora ho aperto le finestre
Il Signore era laggiù, a terra che agonizzava... orribile !
L'orrore dell'uomo sembrava genuino.
- Avete visto qualcuno... ci sono state visite..? lo incalzò il funzionario.
- No, io ero nel giardino di fronte e nessun visitatore si é presentato.
Nessun estraneo poteva entrare senza che lo vedessi... Eccellenza... é stato un incidente senza alcun dubbio !
Sua Grazia era una persona di qualità, un vero signore ma quando si traffica con quelle brutte cose... e ammiccò significativamente.
- E da quanto tempo, di grazia, il vostro padrone si dava a quelle... cose ? replicò La Reynie.
- Oh da molti anni Monsignore... Il padrone non permetteva a nessuno di entrare nel suo gabinetto privato, e quando si assentava lo chiudeva a chiave, a doppia mandata.
La Reynie annuì con aria convinta.
La cuoca era una donnetta di mezz'età, che parlava con uno spiccato accento piccardo.
- ...oscìpropriocossìVostra Signoria, fece, segnandosi piu volte
- ...ci scappi il nostro Salvatore di quelle diavolerie e lo perdoni il nostro Signore che era cosi tanto buono... e generoso purtuttavia
- Madame... avete visto qualche persona ... estranea..?
- Oh no, Monsignore.
- Vi siete allontanata dalla villa per qualche motivo... forse per delle compere ?
La serva era lusingata di sentirsi chiamare Signora invece di "brava donna" come al solito.