Crateri in argilla figulina del Geometrico Recente a Vulci. - article ; n°2 ; vol.90, pg 465-514

De
Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité - Année 1978 - Volume 90 - Numéro 2 - Pages 465-514
Eugenio La Rocca, ~~Crateri in argilla figulina del Geometrico Recente a Vulci. Aspetti della produzione ceramica d'imitazione euboica nel Villanoviano avanzato~~, p. 465-514. La recente pubblicazione di ceramiche in argilla figulina di produzione e d'imitazione euboica in Etruria Méridionale, in particolar modo di un gruppo di crateri di cui uno, forse, dell'atelier del Pittore Cesnola, permette di avanzare l'ipotesi di una presenza di botteghe di artigiani greci a Vulci, a partire dal terzo venticinquennio dell'VIII secolo a.C. Una maggiore precisazione cronologica è data dai corredi di cui fanno parte due dei quattro crateri citati. Questi nuovi documenti délia produzione artigianale di ispirazione greca in Etruria, mentre si inseriscono nel discorso già affrontato più volte sul commercio euboico lungo le coste tirreniche, gettano nuova luce ed integrano i dati desunti dalle ceramiche in impasto della classe detta di « Bisenzio », la cui cronologia potrebbe essere rialzata di almeno un quarto di secolo rispetto aile datazioni proposte da Åkerström.
50 pages
Source : Persée ; Ministère de la jeunesse, de l’éducation nationale et de la recherche, Direction de l’enseignement supérieur, Sous-direction des bibliothèques et de la documentation.
Publié le : mercredi 28 décembre 2011
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Eugenio La Rocca
Crateri in argilla figulina del Geometrico Recente a Vulci.
In: Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité T. 90, N°2. 1978. pp. 465-514.
Résumé
Eugenio La Rocca, Crateri in argilla figulina del Geometrico Recente a Vulci. Aspetti della produzione ceramica d'imitazione
euboica nel Villanoviano avanzato, p. 465-514.
La recente pubblicazione di ceramiche in argilla figulina di produzione e d'imitazione euboica in Etruria Méridionale, in particolar
modo di un gruppo di crateri di cui uno, forse, dell'atelier del Pittore Cesnola, permette di avanzare l'ipotesi di una presenza di
botteghe di artigiani greci a Vulci, a partire dal terzo venticinquennio dell'VIII secolo a.C. Una maggiore precisazione cronologica
è data dai corredi di cui fanno parte due dei quattro crateri citati. Questi nuovi documenti délia produzione artigianale di
ispirazione greca in Etruria, mentre si inseriscono nel discorso già affrontato più volte sul commercio euboico lungo le coste
tirreniche, gettano nuova luce ed integrano i dati desunti dalle ceramiche in impasto della classe detta di « Bisenzio », la cui
cronologia potrebbe essere rialzata di almeno un quarto di secolo rispetto aile datazioni proposte da Åkerström.
Riassunto
Eugenio La Rocca, Crateri in argilla figulina del Geometrico Recente a Vulci. Aspetti della produzione ceramica d'imitazione
euboica nel Villanoviano avanzato, p. 465-514.
La recente pubblicazione di ceramiche in argilla figulina di produzione e d'imitazione euboica in Etruria Méridionale, in particolar
modo di un gruppo di crateri di cui uno, forse, dell'atelier del Pittore Cesnola, permette di avanzare l'ipotesi di una presenza di
botteghe di artigiani greci a Vulci, a partire dal terzo venticinquennio dell'VIII secolo a.C. Una maggiore precisazione cronologica
è data dai corredi di cui fanno parte due dei quattro crateri citati. Questi nuovi documenti délia produzione artigianale di
ispirazione greca in Etruria, mentre si inseriscono nel discorso già affrontato più volte sul commercio euboico lungo le coste
tirreniche, gettano nuova luce ed integrano i dati desunti dalle ceramiche in impasto della classe detta di « Bisenzio », la cui
cronologia potrebbe essere rialzata di almeno un quarto di secolo rispetto aile datazioni proposte da Äkerström.
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La Rocca Eugenio. Crateri in argilla figulina del Geometrico Recente a Vulci. In: Mélanges de l'Ecole française de Rome.
Antiquité T. 90, N°2. 1978. pp. 465-514.
doi : 10.3406/mefr.1978.1160
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_0223-5102_1978_num_90_2_1160LA ROCCA EUGENIO
CRATERI IN ARGILLA FIGULINA
DEL GEOMETRICO RECENTE A VULCI
ASPETTI DELLA PRODUZIONE CERAMICA D'IMITAZIONE EUBOICA
NEL VILLANOVIANO AVANZATO *
Sulla classe delle ceramiche comunemente dette « italo-geometriche »
rinvenute a Vulci, una nuova serie di documenti, alcuni dei quali di notevole
importanza, ha permesso di riproporre temi già discussi più volte, ma sui
quali non si è ancora giunti ad una risoluzione univoca. Tra i vari argomenti
* Per le citazioni di riviste ho seguito le abbreviazioni de L'Année Philologique;
inoltre :
Gsell = S. Gsell, Fouilles dans la Nécropole de Vulci, 1891.
Montelius = O. Montelius, La Civilisation Primitive en Italie. Tavole. Parte II, 1904.
Hall Dohan = E. Hall Dohan, Italie Tomb-Groups. University Museum, Philadelphia, 1942.
Akerström = Â. Akerström, Der geometrische Stil in Italien, 1943.
Hencken = H. Hencken, Tarquinia, Villanovans and early Etruscans, 1968.
Coldstream = J. N. Coldstream, Greek Geometrie Pottery, 1968.
Falconi Amorelli = M. T. Falconi Amorelli, Corredi di tre tombe rinvenute a Vulci, in SE,
37, 1969, p. 181 ss.
Falconi Amorelli 1971 = M. T. Falconi Amorelli, Materiali archeologici da Vulci: Monte
Auto, tomba a cassone, in SE, 39, 1971, p. 209 ss.
Bartoloni = G. Bartoloni, Le tombe da Poggio Buco nel Museo Archeologico di Firenze,
1972.
Andriomenou = A. Andriomenou, Γεωμετρική και, ύπογεωμετρική κεραμεική έξ Έρετρίας,
in AE, 1975, ρ. 206 ss.
Ruckert = Α. Ruckert, Frühe Keramik Böotiens, 1976.
Delpino = F. Delpino, La Prima Età del Ferro a Bisenzio. Aspetti della cultura villanoviana
nell'Etruria Meridionale interna, in MAL, s. 8, 21, 1977.
Ringrazio il dott. M. Moretti, la dott.ssa L. Fabbrini e la dott.ssa A. M. Sgubini Mor
etti per avermi cortesemente facilitato il lavoro a Villa Giulia e nell'Antiquarium di
Vulci, e per avermi concesso il permesso di studio delle ceramiche di provenienza vul-
cente e visentina. Analogo ringraziamento va al Prof. F. Villard per avermi concesso il
permesso di pubblicazione del cratere Louvre CA 5807. Ringrazio, inoltre, per suggeri
menti e consigli, F. Canciani, F. Delpino, M. A. De Lucia, L. Kahil, I. Metzger, D. Rid-
gway.
Le fotografie figg. 1, 3, 7-9b, ll-13a, 14, 16, 20-23, 25, 26, 29-33 sono state eseguite da
Lino Rizzi. La fotografia fig. 24 mi è stata liberalmente concessa dal Prof. F. Brommer.
Tutte le altre fotografie sono dei rispettivi Musei. 1
EUGENIO LA ROCCA 466
in discussione desta largo interesse il problema della presenza di ceramiche
e di artigiani greci in Etruria fin dall'VIII sec. a. C, e, ad esso ricollegato, il
problema della cronologia dei primi prodotti in argilla figulina rinvenuti in
ambiente etrusco.
Per quanto riguarda Vulci stessa, gli elementi su cui ci si può basare
sono relativamente pochi, perché le condizioni degli studi riguardanti la città
sono ferme su posizioni ormai invecchiate, che non tengono alcun conto
della problematica sviluppatasi in questi decenni sulla cultura villanoviana,
aspetto basilare e condizionante per una analisi non superficiale delle cera
miche « italo-geometriche ».
Dopo le prime, importantissime distinzioni di Pallottino sulle facies ar-
caiche etrusche, che hanno fornito la base per gli ulteriori studi, le recenti
analisi delle necropoli di Tarquinia, di Cerveteri e di Veio, cui si aggiunge ora
Bisenzio, hanno creato una solida impalcatura per la comprensione delle fasi
evolutive della cultura villanoviana, con tutte le sue distinzioni locali1. Pro
prio Vulci resta fuori da questo quadro; le necropoli della città, saccheggiate
sistematicamente fin dai primi decenni dell'800, hanno fornito finora el
ementi sporadici; e le poche tombe di recente recupero non permettono di
stabilire una sequenza cronologica accettabile. In pratica le uniche tombe
villanoviane edite scientificamente sono quelle di Philadelphia2, che sono in-
seribili in un contesto della II facies villanoviana avanzata, da parallelizzare,
pur con le dovute cautele imposte da simili schemi, con Veio II B, in base
principalmente alla tipologia delle fibule di bronzo3. Ai corredi di Philadel
phia si possono aggiungere pochi altri corredi pubblicati dalla Falconi Amore
lli4, tra i più interessanti ai fini di questa analisi, perché vi sono presenti
ceramiche in argilla figulina di netta impronta euboica.
M. Pallottino, in SE, 13, 1939, p. 85 ss. Per Tarquinia: Hencken; G. Bartoloni-F.
Delpino, in RAL, 25, 1970, p. 217 ss. Per Cerveteri : I. Pohl, The Iron Age Necropolis of
Sorbo at Cerveteri, in Ada Inst. Rom. Regni Sueciae, 32, 1972; ree. F. Delpino, in SE, 41,
1973, p. 555 ss. Per Veio : NSA, 1963, p. 73 ss.; NSA, 1965, p. 49 ss.; NSA, 1967, p. 87 ss.;
NSA, 1970, p. 178 ss.; NSA, 1972, p. 195 ss.; NSA, 1975, p. 63 ss. Per Bisenzio : Delpino;
Id., in SE, 45, 1977, p. 39 ss.
2 Hall Dohan, p. 81 ss.
3 Una prima sequenza cronologica basata sulla tipologia delle fibule è stata comp
iuta da H. Hencken, in AJA, 62, 1958, p. 259 ss. Sono seguiti numerosi ampliamenti ed
aggiunte : Müller-Karpe, Beiträge zur Chronologie der Urnenfelderzeit nördlich und südl
ich der Alpen, 1959, passim; G. Buchner, in Atti VI Congr. Int. Se. Preist. Prot., III, 1962
(1966), p. 8 ss.; J. Close-Brooks, in NSA, 1965, p. 53 ss., spec. fig. 7; Ead., in SE, 35, 1967,
p. 323 ss.; R. Peroni, in BPI, 75, 1966, p. 175 ss.
4 Tralasciando le pubblicazioni di rinvenimenti sporadici e di materiali privi di
contesto, poco interessanti ai fini del discorso che qui ci proponiamo di fare, gli arti
coli più importanti sui corredi vulcenti sono i seguenti: Falconi Amorelli, 1969; Fai- IN ARGILLA FIGULINA DEL GEOMETRICO RECENTE A VULCI 467 CRATERI
In questa prospettiva, uno studio su Vulci villanoviana può essere comp
iuto solo in base alle analogie che collegano i materiali vulcenti con quelli
delle altre città dell'Etruria Meridionale, meglio note nei dettagli. Valore pre
minente deve essere dato a Bisenzio con la quale Vulci, come mostrano le ce
ramiche ed i bronzi rinvenuti nelle necropoli, dovette avere continui scambi
nel periodo distinto da Delpino come Bisenzio II Β 1, Β 2 e Β 35, fasi cronolo
gicamente corrispondenti al secondo ed al terzo quarto dell'VIII sec. a. C.
circa. Si tratta di un momento fondamentale della cultura villanoviana, che
vede le città costiere dell'Etruria Meridionale inserirsi nella corrente com
merciale con l'Eubea e con Pithekusai in particolare, interessata allo sfrutt
amento delle risorse metallifere dell'alto Lazio, della Toscana e dell'isola
d'Elba6.
Già Delpino ha posto in luce i legami intercorrenti tra Vulci e Bisenzio7;
la dimostrazione poggia su alcuni tipi ceramici guida la cui produzione sem
bra avere il suo epicentro proprio a Vulci8. Alle ceramiche si affiancano i
bronzi, ad esempio le grandi anfore a doppio tronco di cono decorate a
sbalzo con motivi a zig-zag e borchie, per le quali si potrebbe postulare una
produzione, ο almeno la presenza di un atelier a Vulci9, più che in base alla
coni Amorelli 1971; Ead., in Arch. Class., 18, 1966, p. 1 ss. A questo gruppo si può ag
giungere la pubblicazione, per la verità non eccellente, dei corredi tombali della necrop
oli dell'Osteria concessi a privati : Materiali di Antichità Varia. II. Scavi di Vulci. Mater
iale concesso alla Società Hercle, 1964; Materiali di Antichità Varia. III. Scavi di Vulci.
Materiale concesso al Sig. F. P. Bongiovì, 1964.
5 Vedi p. 500 ss.
6 F. von Hase, in MDAI(R), 79, 1972, p. 159 ss.; D. Ridgway, in Greeks, Celts and Ro
mans, 1973, p. 24 ss. (con bibl. prec).
7 Delpino, pp. 477, 483 ss.; Id., in SE, 45, 1977, p. 39 ss.
8p. 484, nota 118.
9 Oltre l'anfora dalla tomba Β di Mandrione di Cavalupo (p. 478 ss., fig. 7), nella
Collezione Massimo, ora a Villa Giulia, è presente una variante del tipo, proveniente
da Cavalupo ο dall'Osteria, con costolature verticali sul corpo, al disotto della linea
delle anse. Lo stesso tipo di decorazione si riscontra in due tazze di bronzo con piede
troncoconico ed ansa a nastro rinvenute a Tarquinia. Per l'anfora di Vulci : Μ. Τ. Fal
coni Amorelli, Quaderni di Villa Giulia. 2. La Collezione Massimo, 1968, n. 21. Per le
tazze di Tarquinia : Hencken, tomba 128 di Selciatello Sopra, p. 165, fig. 152 e; tomba
M 7 di Monterozzi, p. 193 s., fig. 175 a, della fase Hencken II B. Una variante più tarda
del tipo d'anfora della Collezione Massimo è presente nella tomba del Guerriero di
Tarquinia, la cui cronologia oscilla tra il 740 e il 700 a. C. Il confronto con il materiale
della tomba Β di Mandrione di Cavalupo (vedi p. 476 ss.) farebbe propendere per una
datazione di poco posteriore al terzo venticinquennio dell'VIII sec. a. C. Cfr. K. Ki-
lian, in JDAI, 92, 1977, p. 80 ss., fig. 11. Per la cronologia della tomba del Guerriero cfr.
la tabella in Kilian, art. cit., p. 96, cui si aggiunga, B. d'Agostino, Tombe «principesche»
dell'Orientalizzante Antico da Pontecagnano, in MonAL, 2, 1, 1977, p. 25, nota 68. '
1
EUGENIO LA ROCCA 468
documentazione archeologica - assai scarsa, in verità, per il periodo di cui ci
occupiamo - per motivi di ordine logico, per la presenza, in sé straordinaria,
di bronzi lavorati fin dalla prima età villanoviana che mostrano uno sviluppo
della metallotecnica inusitato in altre zone dell'Etruria10. A Vulci dovrebbe
essere attribuita inoltre la produzione di piccoli bronzi figurati posti a deco
razione di spade, di sostegni e di vasi di metallo". Le affinità tra Vulci e Bi-
senzio si manifestano, come ha sottolineato Delpino, anche a livello di ideo
logia funeraria, con la presenza, in ambedue i siti, di vasi cinerari a forma an
tropomorfa12. Ma tutta la problematica in questo settore andrebbe approfond
ita con l'analisi più dettagliata delle tombe scavate da Gsell13, e con la pub
blicazione sistematica dei più recenti rinvenimenti nell'agro vulcente14.
Più specificamente mi occuperò, in questa sede, di quattro crateri in ar
gilla figulina facenti parte, appunto, di quella classe comunemente detta
«italo-geometrica», denominazione, è bene dirlo, piuttosto controversa15, in
quanto comprendente tipi ceramici che non hanno alcun nesso fra loro. Ca-
10 M. T. Falconi Amorelli, Quaderni di Villa Giulia. 2. La Collezione Massimo, 1968,
n. 21 ss.; M. Moretti - AA. W., Kunst und Land der Etrusker, 1969, η. 95; G. Scichilone,
in Nuovi Tesori dell'antica Tuscia, 1970, p. 18 s., tav. IV-V; Grosseto, Museo Archeolog
ico, n. 2556; G. Camporeale, in Atti X Conv. St. Etr. hai. Grosseto-Roselle-Vulci 1975
(1977), p. 215 s. Della ricca produzione di bronzi a Vulci in epoca seguente, sono test
imonianza eloquente i materiali della tomba del Carro (G. Scichilone, in Arte e Civiltà
degli Etruschi (Cat. Torino), 1967, p. 25 ss.), e della tomba di Iside (S. Haynes, in Antike
Plastik, 4, 1965, p. 20 ss.).
Si vedano le figure sul carrello e sull'anfora delle tombe 2 e 22 dell'Olmo Bello
di Bisenzio (NSA, 1928, p. 441 ss., figg. 10-20; U. Pannucci, Bisenzio e le antiche civiltà
intorno al lago di Bolsena, 1964, tav. 14; M. Sprenger - G. Bartoloni - M. Hirmer, Die
Etrusker, 1977, tavv. 7-9) e la spada di Vulci (M. T. Falconi Amorelli, Quaderni di Villa
Giulia. 2. La Collezione Massimo, 1968, n. 22; V. Bianco Peroni, Prähistorische Bronze
funde IV, 1, Die Schwerter in Italien, 1970, p. 94, η. 259, tav. 39).
12 F. Delpino, in Atti X Conv. St. Etr. hai. Grosseto-Roselle-Vulci 1975 (1977),
p. 173 ss.
13 Lo studio di Gsell ha purtroppo il grande difetto di essere privo di un numero
sufficiente di disegni e fotografie. Ogni notizia deve essere, quindi, ricavata dal testo
che, fortunatamente, è di una chiarezza esemplare. Il materiale pubblicato faceva
parte della Collezione Torlonia.
14 Da tempo è annunciata la pubblicazione, nei MonAL, degli scavi Bendinelli e
Mengarelli per cura di Μ. Τ. Falconi Amorelli.
15 II difetto maggiore della definizione « italo-geometrico » è dato dalla possibilità
di inserire, nel contesto di una denominazione fin troppo generica, ceramiche di pe
riodi e di siti culturalmente diversi fra loro. Tale inconveniente non è eliminabile in
modo agevole. Ma le altre terminologie adoperate per evitare il termine « italo-geomet
rico » non sono convincenti, come bene ha messo in luce F. Canciani, CVA Tarquinia
III, 1974, p. 3. IN ARGILLA FIGULINA DEL GEOMETRICO RECENTE A VULCI 469 CRATERI
ratteristica fondamentale dei crateri è quella di essere con sicurezza prodotti
dipendenti, direttamente ο indirettamente, dalla contemporanea produzione
greca, sia nell'uso degli elementi decorativi, che nella forma stessa dei vasi.
Queste nuove acquisizioni permettono non solo di aggiungere nuovi dati allo
studio dei rapporti intercorrenti tra l'ambiente euboico e l'Etruria, ma anche
di far luce sul significato e sul valore di documento di alcune classi ceramic
he, tra le quali emergono i vasi della classe detta, anche in questo caso forse
impropriamente, come vedremo, di «Bisenzio»16, ed il gruppo della «Meto-
pengattung»17; l'analisi dei quattro crateri vulcenti permetterà, come spero
di poter dimostrare, anche di ripristinarne una più esatta cronologia, finora
costretta entro termini troppo bassi.
Cratere di Mandrione di Cavalupo
La forma del vaso18 (fig. 1) dipende da prototipi attici del Geometrico
Medio II |y, i cui esemplari più significativi sono Kerameikos 290, Agora P
6422 e Kerameikos 125520. La Davison è propensa a datare i tre crateri in un
periodo anteriore di poco al 750 a. C.21, momento nel quale viene posta
l'acme del Maestro del Dipylon e la sua opera celeberrima, l'anfora Atene
804. Altro punto in favore di questa datazione, e comunque elemento capace
di fornire una datazione ante quem, è un cratere frammentario, di forma s
imile, rinvenuto negli strati di distruzione di un tempio ad Hama, rasa al
suolo nel 720 a. C.22 Sembra comunque assicurato che questa forma di cra
tere in ambiente attico cadesse presto in disuso a favore della nuova forma a
piede più alto, di cui uno degli esemplari figurati più interessanti è Atene 806
del Gruppo Dipylon23.
16 Cfr. p. 500 ss.
17 Cfr. p. 500.
18 Falconi Amorelli, p. 196 s., n. 14. Alt. cm. 32,5; diam. bocca cm. 25. Argilla rosa
tendente al camoscio, vernice bruno rossastra.
19 È il tipo II, secondo Coldstream, pp. 23, 17 s.
20 Kerameikos 290 : Κ. Kubier, Kerameikos V, 1, 1954, tav. 20 s.; Coldstream, tav. 5
d, f. Agora Ρ 6422 : J. M. Davison, Attic Geometric Workshop, in Yale Classical Studies, 16,
1961, fig. 145. Kerameikos 1255 : Kiibler, op. cit., tav. 23.
21 Davison, op. cit., p. 127 ss.
22 Hama Second Report, p. 89, fig. 4; F. Johansen, in Acta Arch., 28, 1957, p. 108,
fig. 207 (attico); Davison, op. cit., p. 128; P. I. Riis, Sukas I, pp. 153 s., 160, fig. 55 (at
tico); Coldstream, pp. 311, 423 (attico); H. Walter, Samos V, 1968, p. 20 (nassio);
E. Walter-Karydi, in AA, 1972, p. 393 (cicladico).
23 A] A, 44, 1940, tav. 25; A. Kauffmann-Samaras, in AD, 28, 1973, μελετοα, ρ. 235 ss.,
taw. 124-129 con bibl. prec. a nota 4. La Kauffmann-Samaras data il cratere anterior
mente alla metà dell'VIII secolo a. C. EUGENIO LA ROCCA 470
Al medesimo risultato porta l'analisi dei crateri dipendenti dal gruppo
attico, di produzione euboica e beotica, per i quali si può postulare, in base
alla decorazione, un leggero attardamento rispetto agli esemplari attici : tra i
crateri più importanti ne devono essere segnalati tre rinvenuti in Beozia ma
che sembrano piuttosto di produzione euboica per il caratteristico colore
dell'argilla e per l'ingubbiatura biancastra. Un esemplare già a Monaco24 pre
senta due uccelli nelle metope laterali ed un cavallino nella metopa centrale,
ed una decorazione a baccelli legati con linee ad S. La Ruckert inserisce il
pezzo nel suo Amphorengruppe C,25 anche se dubita della sua appartenenza
all'ambiente beotico. Importante il frammento Kr 7 a Tebe26 che presenta i
resti di una metopa con quadrifoglio come il cratere di Mandrione di Cava-
lupo, ed una decorazione a scacchiera. Il terzo cratere, infine, proveniente da
una tomba di Kamilovrisi Paralimnis27, ha una complessa raffigurazione di
guerrieri armati e cavalli; esso è dipendente senza dubbio dal Gruppo Dipy-
lon. La Ruckert pone in rilievo per questi crateri l'affinità con il Ce-
snola al cui atelier potrebbero persino riferirsi28; questo rapporto permette
di proporre per i tre crateri di provenienza beotica una datazione al terzo
venticinquennio dell'VIII sec. a. C.
Cratere Pesciotti
II cratere Pesciotti29 (fig. 2) non presenta sostanziali differenze rispetto
al cratere di Mandrione di Cavalupo. Al motivo metopale con uccello e
rombo a reticolo30, sono qui aggiunte, in luogo della metopa con rosone, due
fasce verticali con rombi con punto al centro e linee a tremolo, come è possi
bile recuperare ora anche in Eubea grazie alle recenti scoperte eretriesi31.
Lo schema trimetopale della decorazione riconduce direttamente ad am
biente greco-insulare, euboico in particolare, con riferimento, ad esempio,
24 Ruckert, pp. 27, 92, Kr 6, tav. 17,5.
25 Ruckert, p. 58.
26pp. 27 s., 93.
27 Secondo Coldstream, il cratere è anteriore a Kr 6 : Ruckert, p. 66, nota 182.
Inoltre : T. Spiropoulos, in AD, 26, 1971, Χρονικά, p. 217, tav. 188 ε.
28 Ruckert, p. 60.
29 Nuove scoperte e acquisizioni nell'Etruria Meridionale (Cat. Roma 1975), p. 198,
n. 2; F. Canciani, in Prospettiva, 4, 1976, p. 26 ss. Alt. cm. 27,6; diam. bocca cm. 23. Ar
gilla rosata, vernice brunastra.
30 Per il motivo, cfr. p. 475 e nota 63.
31 Andriomenou, tav. 56 β, a destra. CRATERI IN ARGILLA FIGULINA DEL GEOMETRICO RECENTE A VULCI 471
Illustration non autorisée à la diffusion Illustration non autorisée à la diffusion
Fig. 1 - Vulci, Antiquarium. Cratere Fig. 2 - Roma, Villa Giulia, Cratere
della collezione Pesciotti. dalla tomba Β di Mandrione di Cavalupo.
Illustration non autorisée à la diffusion
Fig. 3 - Vulci, Antiquarium. Cratere dalla tomba di Monte Auto. EUGENIO LA ROCCA 472
agli skyphoi tipo Délos XV Bb 5132, di cui sono stati rinvenuti alcuni esemp
lari anche in Italia, a Castelluccio, a Naxos, a Roma33. Questa tazza, del Geo
metrico Recente, è comunemente datata nel terzo quarto dell'VIII sec. a. C,
ed a tale datazione convergono sia Kubier34, in base agli esemplari attici che
devono essere considerati i prototipi della serie35, sia Coldstream, che, ritor
nato sull'argomento analizzando l'opera del Pittore Cesnola, ne propone una
data intorno al 730 a. C.36 Il tipo di quadrifoglio con triangoli a rete posti a
riempire gli spazi vuoti tra i petali ritorna sul vaso a botticella rinvenuto a
Pithekusai37, datato da Büchner nel Geometrico Recente I (necropoli di Valle
San Montano, materiale anteriore agli aryballoi globulari del Protocorinzio
Antico).
32 Coldstream, p. 192, con elenco di esemplari alle note 4 e 5 (dalle quali si deve
espungere il frammento romano dal Foro, che non appartiene ad una tazza, ma ad un
sostegno, come già avvertiva E. Paribeni, in BCAR, 76, 1956-58, p. 4, tav. 1, 1, ed ha r
ibadito G. Colonna, in MEFR, 89, 1977, p. 471 ss. All'elenco possono aggiungersi i se
guenti esemplari non rinvenuti in Italia : Eretria. L. Kahil, in AK, 10, 1967, p. 134,
tav. 38, 6; Andriomenou, p. 213, tavv. 56 β, 57. Kouklia (Cipro). V. Karagheorghis, AK,
10, 1967, p. 134, tav. 38, 6.
33 Castelluccio : A. Blakeway, in ABSA, 33, 1932-33, tav. 26, 45; DArch., 3, 1969,
fig. 30 b. Naxos : P. Pelagatti, in Β A, 1972, p. 219, fig. 38. Roma, Sant'Omobono : E. La
Rocca, in PP, 22, 1977, p. 389 s., figg. 2, 3; 4.
34 K. Kubier, Kerameikos V, 1, 1954, pp. 131, 137.
35 Gli skyphoi attici con schema trimetopale compaiono nel Geometrico Recente I
b, secondo la classificazione di Coldstream, con datazione 750-735 : Coldstream,
p. 49 ss.
36 Coldstream (in BICS, 18, 1971, p. 9 ss.) riconduce le tazze tipo Délos Bb 51 alla
fine del terzo venticinquennio dell'VIII secolo a. C, perché inserisce precedentemente
una classe di skyphoi di forma più bassa e schiacciata, con orlo breve decorato con
sole linee orizzontali, e con una singola metopa centrale con uccello. Esemplari noti di
questa classe sono : Veio, Quattro Fontanili : D. Ridgway, in SE, 35, 1968, tomba CC 17
A, p. 317 s., tav. 58 1. Ibidem: NSA, 1975, tomba CD 18, p. 175, η. 2, fig. 69. Tarquinia,
Selciatello Sopra, tomba 174 : Hencken, p. 145 s., fig. 133 b. Narce : A. Blakeway, in
ABSA, 33, 1932-33, tav. 31, 74; D. Ridgway in DArch., 3, 1969, p. 26; G. Vallet, Rhégion et
Zancle, 1958, p. 35. Lefkandy : M. R. Popham - L. H. Sackett edd., Excavations at Lef-
kandi, Euboea, 1964-66 : Preliminary Report, 1968, p. 31; J. Boardman, in DArch., 3, 1969,
p. 105. Zagora (Andros) : A. Cambitoglou, Zagora, 1, 1971, p. 59, fig. 55. Ma gli esemplari
italiani rientrano ancora nel secondo venticinquennio dell'VIII secolo a. C, come si de
sume dalle associazioni veienti e tarquiniesi. Gli esemplari di Lefkandi, inoltre, sembra
che siano stati rinvenuti in un livello antico del Geometrico Recente. Sono del parere,
in definitiva, che la data del 730 a. C. per il tipo Délos Bb 51 debba essere considerato
come il termine più basso possibile, mentre la maggioranza degli esemplari di questa
classe potrebbero essere datati almeno un decennio prima.
37 G. Büchner, in Arch. Reports, 1970-71, p. 63, fig. 3. CRATERI IN ARGILLA FIGULINA DEL GEOMETRICO RECENTE A VULCI 473
II cratere, in base alle analogie fin qui riscontrate, può essere datato con
una certa sicurezza nell'ambito del terzo venticinquennio dell'VIII sec. a. C.
Cratere di Monte Auto
II cratere38 (fig. 3) non si differenzia molto, per qualità di argilla e per
tipo di vernice, dal cratere di Mandrione di Cavalupo. Un poco diversa, in
vece, la forma, dal profilo più arrotondato e con il piede meno slanciato. Dif
ferenti anche le anse orizzontali, a bastoncello, con doppia presa, come nel
cratere di Pescia Romana ed in un curioso cratere con coperchio al Louvre
CA 5807 (fig. 10), per il quale si potrebbe proporre una provenienza eubo-
ica39. Alcune formule decorative sembrano desunte dall'ambiente corinzio
(metopa con meandri a gancio, ad esempio, dalle coppe della classe Thap-
sos40); ma può trattarsi piuttosto di una reminiscenza di motivi del Geomet
rico Medio Attico, esattamente come nel caso della forma del cratere41.
Spazi metopali campiti a meandri sono comuni in crateri attici ed in contem
poranee imitazioni cicladiche42, il cui confronto con i crateri vulcenti è strin
gente. Più direttamente legata al cratere di Monte Auto è la decorazione di
uno skyphos dell'Agorà di Atene43, del Geometrico Recente I, la cui decora
zione con meandri a gancio è stata tra l'altro imitata proprio in ambiente ci-
cladico, come mostrano alcune coppe di Delo44 ed una coppa di Veio45. Il
particolare tipo di meandro in campo metopale ha avuto una certa diffu
sione anche fuori d'Etruria, in Italia Meridionale. Due vasi dalla necropoli di
Canale mostrano questo schema decorativo46. Più tipicamente euboico è
l'uso della fila di cerchi concentrici generalmente posta sull'orlo di skyphoi41,
ma qui posto sul piede con un sistema che ha riscontro in un altro vaso vul-
cente in argilla figulina, la curiosa anfora sulla cui spalla poggiano quattro
piccole oinochoai, dalla tomba Β di Mandrione di Cavalupo, e in un cratere
in impasto da Bisenzio48.
38 Falconi Amorelli, 1971, p. 210, n. 4. Alt. cm. 23,5; diam. bocca cm. 20. Argilla
rosa tendente al camoscio. Vernice bruna a tratti rossastra.
39 Cfr. p. 485.
40 F. Johansen, Les Vases Sicyoniens, 1923, tav. 2 Decorazione simile presenta an
che la nota coppa di Falerii : A. Blakeway, in ABSA, 33, 1932-33, p. 196, n. 73, tav. 31.
41 Ad esempio nel cratere Kerameikos 290 cit. a nota 20.
42 E. Walter-Karydi, in AA, 1972, p. 390 ss., figg. 8-10.
43 Coldstream, p. 50, tav. 9 a.
44p. 180, tav. 38 a.
45 NSA, 1970, tomba Zia, p. 289, n. 7, figg. 65, 91.
46 Âkerstrom, p. 41 ss., tavv. 9, 4; 10, 2.
47 Andriomenou, tav. 55 β, 56.
48 Per l'anfora, vedi p. 483 ss. Per il cratere di Bisenzio : Âkerstrom, p. 96 s., tav. 27, 5.

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