Le memorie di Sherlock Holmes

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Arthur Conan Doyle Le memorie di Sherlock Holmes © Biblioteca Elettronica Italica - 2014 Opera originale nel Pubblico Dominio Traduzione depositata. All Rights Reserved Worldwide - Tous droits réservés Tutti i diritti riservati sulla presente traduzione in italiano. Il rituale dei Musgrave The Musgrave ritual Unanomalia che mi ha spesso colpito nel carattere del mio amico Sherlock Holmes, era che benchè nel suo modo di pensare fosse il più chiaro e il più metodico degli uomini, benchè affettasse pure nella sua tenuta una certa ricerca di eleganza discreta, era, nelle sue abitudini personali, uno dei più disordinati uomini che abbiano mai spinto all'esasperazione il compagno che divideva la sua abitazione. Non che sia io, assolutamente, pignolo sotto questo aspetto. La campagna di Afghanistan, colle sue rudezze, ha aumentato una certa tendenza naturale per la vita di bohème, mi ha reso un pò più negligente che non si convenga a un medico. Ma c'è un limite e, quando si scopre un uomo che tiene le sigarette in un secchio da carbone, il suo tabacco in una babbuccia persiana, e la posta infilzata da un coltello a metà della mensola di legno del camino, allora, comincia a darsi delle arie di virtuoso.

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Publié le 04 juin 2014
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Arthur Conan Doyle
Le memorie di Sherlock Holmes
© Biblioteca Elettronica Italica - 2014 Opera originale nel Pubblico Dominio
Traduzione depositata.
All Rights Reserved Worldwide - Tous droits réservés Tutti i diritti riservati sulla presente traduzione in italiano.
Il rituale dei Musgrave
The Musgrave ritual
Unanomalia che mi ha spesso colpito nel carattere del mio amico Sherlock Holmes, era che benchè nel suo modo di pensare fosse il più chiaro e il più metodico degli uomini,benchè affettasse pure nella sua tenuta una certa ricerca di eleganza discreta, era, nelle sue abitudini personali, uno dei più disordinati uomini che abbiano mai spinto all'esasperazione il compagno che divideva la sua abitazione.
Non che sia io, assolutamente, pignolo sotto questo aspetto.
La campagna di Afghanistan, colle sue rudezze, ha aumentato una certa tendenza naturale per la vita di bohème, mi ha reso un pò più negligente che non si convenga a un medico.
Ma c'è un limite e, quando si scopre un uomo che tiene le sigarette in un secchio da carbone, il suo tabacco in una babbuccia persiana, e la posta infilzata da un coltello a metà della mensola di legno del camino, allora, comincia a darsi delle arie di virtuoso.
Ho sempre stimato che la pratica della pistola dev'essere, strettamente un esercizio d'aria libera; quando Holmes in uno dei suoi accessi bizarri, prendeva posto in poltrona colla sua rivoltella e un centinaio di cartucce si metteva a decorare il muro di fronte con un nugolo di palle a formare le iniziali patriottiche diVictoria Reginaho provato la chiara impressione che nè l’atmosfera nè l’aspetto del nostro soggiorno ci guadagnavano.
Le stanze erano sempre piene di prodotti chimici e reliquie di crimini che avevano un singolare modo di avventurarsi in luoghi inverosimili, uscire dal vasetto del burro o da luoghi ancora meno indicati.
Ma il mio gran tormento erano i suoi documenti; aveva l'orrore di gettarli, sopratutto quelli che si riferivano alle sue indagini passate; malgrado ciò, non trovava che una o due volte all'anno l’energia necessaria a sistemare il tutto, in quanto come ho avuto l’occasione di dire in non so quale parte di quelle memorie, le crisi di energia e di ardore che lo animavano quando compiva le notevoli imprese alle quali è associato il suo nome erano tosto seguite da periodi di letargo durante i quali restava inattivo, diviso tra il violino e i libri, muovendosi appena, salvo per andare dal divano a tavola.
Così, di mese in mese, i documenti si accumularono, finche tutti gli angoli della stanza furono ingombri di pacchetti di manoscritti che non si doveva ad alcun prezzo bruciare e che solo il loro proprietario poteva sistemare.
Una sera di inverno, siccome eravamo seduti vicino del fuoco io arrischiai a suggerirgli che, avendo finito di incollare dei ritagli nel suo registro, egli avrebbe potuto impiegare le due ore seguenti a rendere la nostra stanza un pò più abitabile.
Non poteva contestare l'esattezza della mia richiesta tanto che, col viso tetro, puntò alla sua camera da letto da cui ritornò presto, tirandosi alle spalle una grande cassa di zinco.
La piazzò al mezzo della stanza e sedendosi di fronte, su uno sgabello, ne levò il coperchio.
Potei vedere che era già per un terzo piena di documenti riuniti e chiusi con del nastro rosso.
- Ecco qui, Watson, disse guardandomi con degli occhi maliziosi, un bel pò di indagini.
Penso che se sapeste tutto quel che ho in questa scatola, mi chiedereste di esumarne qualcuna invece di aggiungerne di nuove.
- Sono i ricordi dei vostri primi lavori ? ho, in effetti, spesso sperato di possedere delle note su quegli affari.
- Sì, caro. Tutte quelle indagini risalgono al tempo in cui il mio biografo
non era ancora venuto a cantare la mia gloria.
(Sollevò le mazzette una dopo l’altra, in una maniera, in qualche modo, tenera e carezzevole)
Non sono tutti dei successi, ma qui c'è qualche bel problemino.
Ecco i ricordi degli assassini di Tarleton, l’affare di Vanberry, il grossista di vini, le avventure della vecchia russa, e il singolare caso della gruccia in alluminio, così che un racconto dettagliato delle imprese di Ricoletti e della sua abominevole moglie.
Ed ecco... ah ! questo, è proprio un affare di gran lusso !
Egli tuffò il braccio al fondo della cassa, e ne ritirò una piccola scatola di legno munita di un coperchio, come quelle dove si ripongono i giocattoli dei bambini.
Ne estrasse un pezzo di carta spiegazzata, una vecchia chiave d'ottone, un pezzo di legno al quale era legata una palla di corda e tre vecchi dischi di metallo rugginosi.
- Ebbene, ragazzo mio, che ne dite di 'sta roba ? domandò sorridendo dell'espressione del mio viso.
- E' una curiosa collezione.
- Molto curiosa, e la storia che ci si collega vi parrà più curiosa ancora.
- Queste reliquie hanno una storia, allora ?
- A tale punto che sono proprio la Storia.
- Che volete dire ?
Sherlock Holmes le prese una a una e le posò sul bordo della tavola.
Poi si sedette nella poltrona e le considerò, un lume di soddisfazione passò nei suoi occhi.
- E', disse, tutto quel che mi resta per ricordarmi l’episodio del rituale dei Musgrave.
Avevo, a molte riprese, sentito menzionare quest'affare, benchè non avessi mai potuto carpire una virgola.
- Io sarei così contento se voleste farmene il racconto.
- E lasciare questo disordine tale e quale ? gridò maliziosamente.
Il vostro amore dell'ordine non soffrirà tanto, tutto sommato, Watson e sarei contento se aggiungerete questa affare alle vostre memorie in quanto comporta certi punti che lo rendono assolutamente unico negli annali criminali di questo paese e, credo, di tutti i paesi.
Una collezione delle imprese sarebbe certamente incompleta se non contenesse punto il racconto di questa singolare inchiesta.
Vi ricordate forse come l’affare del Gloria Scott e la mia conversazione col disgraziato di cui vi ho raccontato la sorte, diressero per la prima volta la mia attenzione verso una professione che avrei esercitato per tutta la vita.
Voi mi conoscete, ora che il mio nome è diffuso dappertutto, ora che il pubblico e la polizia ufficiale ammettono che sono l’ultima istanza alla quale si fa appello negli affari insolubili.
Pure quando avete fatto la mia conoscenza, ai tempi del caso che voi avete perpetuato nelloStudio in rossomi ero già creato una clientela considerevole, benchè non molto lucrativa.
Non potete rendervi conto delle difficoltà che ho provate, e del tempo che mi è servito prima di riuscire a raggiungere il mio rango.
Quando sono venuto a Londra, ai miei inizi avevo un appartamento in Montague Street, giusto all'angolo del British Museum, e là aspettavo, occupando le mie troppo numerose ore d'ozio allo studio di ogni ramo della scienza suscettibile di essermi utile.
Di tanto in tanto, affari mi si offrivano, grazie sopratutto all'appoggio di qualche antico compagno di studi, poichè negli ultimi anni del mio soggiorno all'università, si era parlato di me e dei miei metodi.
Il terzo di questi affari fu quello del Rituale dei Musgrave, e l'interesse che generò quel singolare seguito di avvenimenti nonchè ai risultati ai quali portò costituisce la prima tappa seria della mia riuscita attuale.
Reginald Musgrave era stato allo stesso mio college e lo conoscevo.
In via generale non era molto popolare tra gli studenti, però, sempre mi era apparso che la sua presunta boria era in realtà uno sforzo per coprire un estrema mancanza naturale di fiducia in sè.
Di aspetto era un uomo di tipo decisamente aristocratico, magro, con un lungo naso, grandi occhi, una andatura indolente e tuttavia degna.
Era infatti rampollo di una delle più antiche famiglie del regno, benchè il suo fosse un ramo cadetto che si era separato dai Musgrave del nord a una certa epoca del XVI secolo per stabilirsi nell'ovest del Sussex ove il maniero di Hurlstone costituisce forse il più vecchio immobile abitato della contea.
Qualche cosa del luogo della sua nascita sembrava aderire all'uomo e non ho mai guardato il suo viso pallido e ardente, o ben considerato il suo cipiglio, senza associarli alle volte grige, alle finestre a trifore, e a tutte le venerabili reliquie di un castello feudale.
Di tanto in tanto, stavamo a chiaccherare e posso ricordare che, più di
una volta, espresse un vivo interesse per i miei metodi di osservazione e di deduzione.
Erano quattro anni che non l’avevo più visto, quando un mattino entrò nella mia abitazione di Montague Street.
Non era molto cambiato; fu sempre un pò dandy e conservava quelle stesse maniere calme e pacate che l’avevano un tempo caratterizzato.
- Che fate ora, Musgrave ? gli domandai dopo una cordiale stretta di mano.
- Senza dubbio avete saputo della morte di mio padre, disse.
E' stato due anni fa circa.
Da allora ho naturalmente dovuto amministrare il dominio di Hurlstone e siccome, allo stesso tempo, sono deputato della mia circoscrizione la mia vita è abbastanza piena; e ho saputo, Holmes, che ora, adoperate a fini pratici quei talenti con i quali ci stupivate.
- Sì, dico, mi sono messo a vivere della mia intelligenza.
- Sono felice di saperlo, in quanto i vostri consigli, oggi, mi sarebbero infinitamente preziosi.
Sono successi da noi, a Hurlstone, certi strani avvenimenti, sui quali la polizia è stata assolutamente incapace di gettare una luce qualunque.
E' veramente il più straordinario e il più inesplicabile degli affari.
Capite, Watson, con che premura ascoltavo, in quanto era l’occasione che avevo ardentemente desiderata, durante tutti quei lunghi mesi di inazione, e che sembrava trovarsi alla mia portata.
Nel fondo del mio cuore, mi credevo capace di riuscire là dove gli altri fallivano e avevo questa volta la possibilità di mettermi alla prova.
- Io vi prego, datemi i dettagli ! gridai.
Reginald Musgrave si sedette davanti a me e accese una sigaretta che avevo spinta verso di lui.
- Tocca sappiate, disse, che, benchè celibe, io devo tenere a Hurlstone molto personale domestico in quanto gli edifici sono assai vecchi e mal distribuiti e serve occuparsene.
Ho anche dei guardacaccia e durante la bella stagione ho di solito molti invitati, in modo che necessita molto personale.
Ci son dunque, in tutto, otto domestiche, il cuoco, il maggiordomo, due valletti e un garzone.
Il giardino e le scuderie hanno, naturalmente, il loro proprio personale.
- Di quei domestici, quello che è stato il più tempo al nostro servizio era il maggiordomo Brunton.
Quando è stato assunto da mio padre era un maestro di scuola senza situazione ma, uomo di carattere e pieno di energia, divenne presto insostituibile nella casa.
Era anche un bel uomo, e benche sia stato con noi per vent'anni, non può oggi averne più di quaranta.
Coi suoi talenti personali, in quanto sa varie lingue e suona quasi tutti gli strumenti musicali è strano che si contenti di una situazione simile, ma presumo che si trova confortevolmente sistemato e che non aveva voglia di cambiare.
Il maggiordomo di Hurlstone, è un ricordo che conservano tutti quelli che ci rendono visita.
- Ma, è un pò un dongiovanni, e potete immaginare che, per un uomo come lui, il ruolo non è molto difficile da recitare, in un angolo di campagna.
Quand'era sposato, tutto andava bene, ma da quando è vedovo, i guai che ha combinato non hanno avuto fine.
Qualche mese fa si fidanzò con Rachel Howells, la nostra cameriera ma l’ha lasciata, e si è messo a corteggiare Jane Trigellis, figlia del guarda caccia.
Rachel, che è una ottima figliola, ma è celta, e, quindi, di carattere un po ombroso, ha avuto un serio inizio di febbre cerebrale, e circola ora, nella casa come l’ombra dagli occhi neri di quel che era tempo fa.
Fu quello il primo caso a Hurlstone; ma ce n'è stato un altro che lo ha scacciato dai nostri pensieri, e che fu preceduto della disgrazia e del congedo del maggiordomo Brunton.
- Ecco come è successo. vi ho detto che l’uomo era intelligente, ed è questa intelligenza stessa che ha causato la sua perdita, poiche pare averlo condotto a mostrarsi di una insaziabile curiosità riguardo delle cose che non lo riguardavano per niente.
Non immaginavo dove ciò avrebbe portato, fino al momento in cui un incidente molto semplice mi ha aperto gli occhi.
- Io vi ho detto che la casa è abbastanza mal organizzata.
Una notte della settimana scorsa quella di giovedì per essere preciso costatai che non potevo dormire, per avere, dopo cena, bevuto una tazza di caffè nero molto forte.
Fino alle due del mattino ho lottato contro l'insonnia, e poi ho capito che era inutile; mi sono dunque alzato, e ho acceso la candela, con
l'intenzione di continuare la lettura di un romanzo.
Siccome avevo lasciato il libro nella sala da biliardo, ho preso la mia vestaglia e sono andato a cercarlo.
Per raggiungere la sala di biliardo, dovevo scendere uno scalone, poi attraversare il corridoio che mena alla biblioteca e alla sala d'armi.
Immaginate la mia sorpresa quando, guardando il corridoio davanti a me, notai un lume che proveniva della porta aperta della biblioteca.
Avevo io stesso spento la lampada, e chiuso la porta, prima di andare a dormire.
Naturalmente pensaiper prima cosa a dei ladri; i muri dei corridoi, a Hurlstone, sono abbondantemente ornati di trofei e di armi antiche.
Presi una scure e lasciando la mia candela, sono avanzato lentamente sulla punta dei piedi e, dalla porta aperta, ho guardato all'interno della biblioteca.
- Brunton, il maggiordomo, era là, seduto in poltrona; e sul ginocchio, aveva un piccolo pezzo di carta che assomigliava a una cartina; con la fronte nelle mani, rifletteva profondamente.
Io rimasi muto di stupore a osservarlo nell’ombra.
Una piccola candela, al bordo della tavola, spargeva una debole luce, ma bastava per mostrarmi che era completamente abile.
Improvvisamente, mentre guardavo, si alzò dal suo sedile e si diresse verso uno scrittoio, l'aprì e tirò uno dei cassetti.
Ci prese una carta e, tornato a sedersi, la posò vicino alla candela, al bordo del tavolo, e si mise a studiarla con una minuziosa attenzione.
La mia indignazione alla vista dell'esame dei documenti di famiglia mi prese così forte che feci un passo in avanti.
Brunton, alzando gli occhi, mi vide nello stipite della porta.
Con un salto fu in piedi, il suo viso divenne livido di paura, e ficcò all' interno del suo abito la cartina che stava studiando.
Cosa ! dissi, è cosi che ci ringraziate della fiducia che è riposta in voi Lascerete il mio servizio domani.
Si inchinò con l'aria di un uomo che è completamente confuso e sparì senza dire una parola.
La candela era sempre sulla tavola, e alla sua luce lanciai un occhiata, per vedere qual era la carta che aveva preso nello scrittoio.
Con mia gran sorpresa vidi che non era cosa importante, ma solo una
copia delle domande e delle risposte di quel vecchio rito singolare che si chiama il Rituale dei Musgrave.
E' una specie di cerimonia della nostra famiglia, che, dei secoli, tutti i Musgrave alla loro maggior età hanno compiuta, qualcosa che non ha
che un interesse personale e che, se presenta, come i nostri blasoni e i nostri scudi, una vaga importanza agli occhi dell'archeologo, non ha, in sè, nessuna utilità pratica che sia.
- Ritorneremo a questa storia fra poco, dissi.
- Se pensate che è veramente necessario rispose, esitando un pò.
Per continuare il discorso, tuttavia, ho rinchiuso l'ufficio, servendomi di della chiave che Brunton aveva lasciata, e avevo fatto dietrofront, per andarmene quando fui sorpreso di vedere che il maggiordomo era ritornato e stava davanti a me.
- Mr. Musgrave, signore, gridò con una voce che l’emozione strozzava, non posso sopportare la mia disgrazia, signore; per tutta la mia vita, la mia fierezza mi ha piazzato sopra della mia situazione e la disgrazia mi ucciderebbe; avrete il mio sangue sulla coscienza, signore, sulla vostra coscienza, è un fatto, mi portereste alla disperazione.
Se non potete più tenermi, dopo quel che è successo, per l’amor di Dio, allora, lasciatemi dare congedo e me ne andrò in un mese.
Ciò potrei sopportarlo, signor Musgrave, ma non di essere cacciato, a conoscenza della gente che conosco così bene.
- Non meritate tanti riguardi, Brunton, risposi.
La vostra condotta è stata troppo infame, tuttavia siccome è da tempo che siete nella famiglia, non desidero infliggervi un affronto pubblico.
Sparite in una settimana e date della vostra partenza la ragione che volete.
- Soltanto una settimana, signore ! gridò con una voce disperata; non una quindicina, almeno, una quindicina ?
- Una settimana; e potete stimare che vi ho trattato con indulgenza.
- Se ne andò senza rumore, la testa cadente sul petto, come un uomo esausto, mentre spegnevo la luce e riguadagnavo la mia camera.
Nei due giorni che seguirono quell'incidente, Brunton dimostrò molto zelo a compiere i suoi doveri.
Non feci nessuna allusione a quel era capitato, attesi con una qualche curiosità di vedere come avrebbe celato la sua disgrazia.
Il mattino del terzo giorno, però, non venne, come era sua abitudine,
dopo colazione, a prendere le mie istruzioni per la giornata.
Mentre lasciavo la sala da pranzo, incontrai per caso Rachel Howells, la domestica.
Vi ho detto che si era recentemente rimessa da una malattia e aveva l’aria cosi pallida e smorta che la rimproverai perchè lavorava.
- Dovreste essere a letto, dico. tornerete a lavorare quando sarete più forte.
Mi guardò con un espressione cosi strano che iniziai a sospettare che avesse il cervello disturbato.
- Io sono abbastanza forte, signor Musgrave, rispose.
- Vedremo quel che dirò il dottore ! tocca in ogni caso che cessate di lavorare, ora, e, quando scenderete, direte a Brunton che desidero vederlo.
- Il maggiordomo è partito, disse.
- Partito ! per dove ?
- E' partito, nessuno l’ha visto, non è nella sua camera: sì, è partito, è partito.
Indietreggiò e cadde contro il muro, lanciando delle grida e ridendo, e restai là, inorridito da quella crisi isterica, poi, mi precipitai verso la campana per chiamare aiuto.
Mentre menavano nella sua camera la ragazza urlante e singhiozzante, mi informai di Brunton.
Non c'era dubbio: era sparito.
Non aveva dormito nel suo letto, nessuno l’aveva visto dopo che si era recato nella sua camera la veglia, e però era difficile immaginare come avesse potuto lasciare la casa, dato che avevano, al mattino, trovato le porte e le finestre chiuse a chiave.
I suoi vestiti, il suo orologio e pure il suo denaro erano da lui, però il completo nero che portava di solito non era là.
Le pantofole erano sparite, ma aveva lasciato le sue scarpe.
Dove aveva potuto andare Brunton durante la notte, e che fine aveva fatto?
Naturalmente, abbiamo frugato la casa della cantina al granaio, ma non c'era nessuna traccia dell'uomo.
La casa è, ve l’ho detto, un labirinto, sopratutto l’ala primitiva che è ora disabitata, ma abbiamo cercato, in ogni camera, ogni mansarda, senza
scoprire la minima traccia dello scomparso.
Mi sembrava incredibile che abbia potuto andarsene, e lasciando tutto quel che gli apparteneva, e tuttavia dove poteva essere ?
Ho fatto venire la polizia locale, ma senza successo.
Aveva piovuto la notte precedente, e abbiamo esaminato il prato e i vialetti tutto attorno alla casa, ma invano.
Le cose erano là, quando un nuovo incidente stornò completamente la nostra attenzione da quel primo mistero.
Per due giorni, Rachel Howells era stata così malata, in preda tanto al delirio, quanto all'isterismo, che una infermiera si occupava di lei e la vegliava.
La terza notte che seguì la sparizione di Brunton, l’infermiera, vide la sua malata addormentata, e si addormento nella sua poltrona;e quando si svegliò, alle prime ore del mattino, trovò il letto vuoto e la finestra aperta e nessuna traccia della malata.
Subito mi avvertì e, con due valletti, partiti senza indugio alla cerca della scomparsa.
Non era difficile di dire che direzione aveva presa, in quanto,sotto la sua finestra, potevamo facilmente seguire la traccia dei suoi passi attraverso il prato fino al bordo dello stagno, dove sparivano, vicino al viale di ghiaia che mena fuori dalla proprietà.
Lo stagno, in quel punto, ha otto piedi diprofondità, e immaginate quel che abbiamo provato quando abbiamo visto che la pista della povera demente si arrestava al bordo stesso.
Subito naturalmente, le chiatte furono chiamate e ci si mise all'opera per cercare il corpo della fanciulla ma non ne abbiamo potuto trovare traccia; di contro, abbiamo riportato alla superficie una cosa delle più inattese.
Era un sacco di tela che conteneva, con dei pezzi di vecchio metallo rugginoso e scolorito, numerosi sassi o pezzi di vetro di colore scuro.
Questa cosa fu tutto quel che abbiamo potuto estrarre dallo stagno e, benchè abbiamo fatto tutte le ricerche e indagini possibili, ancora non sappiamo nulla nè del destino di Rachel Howells, nè di Brunton.
La polizia di contea ci ha perso la testa, e sono venuto da voi, perchè vi considero come la mia ultima risorsa.
Potete immaginare, Watson, con quale attenzione ho ascoltato quello strano seguito di avvenimenti e come mi sforzai di metterli insieme e di immaginare un filo logico qualunque.
Il maggiordomo era sparito. La ragazza pure. La ragazza aveva amato