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L'ANDROMEDA

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Livret de l'opéra " L'Andromeda ".
Texte de Benedetto Ferrari.
Musique de Francesco Manelli.
Site : librettidopera.it Benedetto

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Langue Italiano
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L'ANDROMEDA
Rappresentata in musica.
testi di Benedetto Ferrari
musiche di Francesco Manelli
Prima esecuzione: carnevale 1637, Venezia.
www.librettidopera.it
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Informazioni
L'Andromeda
Cara lettrice, caro lettore, il sito internetwwil.wterboditpera.it èdedicato ai libretti d'opera in lingua italiana. Non c'èun intento filologico, troppo complesso per essere trattato con le mie risorse: vièinvece un intento divulgativo, la volontàdi far conoscere i vari aspetti di una parte della nostra cultura. Ogni librettoèstato cercato e realizzato con passione: acquistando i compact-disc realizzati aiutate a portare avanti e a migliorare la qualitàdi questa iniziativa. Motivazioni per scrivere note di ringraziamento non mancano. Contributi e suggerimenti sono giunti da ogni dove, vien da dire «dagli Appennini alle Ande». Tutto questo aiuto mi ha dato e mi sta dando entusiasmo per continuare a migliorare e ampiare gli orizzonti di quest'impresa. Ringrazio quindi: chi mi ha dato consigli su grafica e impostazione del sito, chi ha svolto le operazioni di aggiornamento sul portale, tutti coloro che mettono a disposizione testi e materiali che riguardano la lirica, chi ha donato tempo, chi mi ha prestato hardware, chi mette a disposizione software di qualitàa prezzi piùche contenuti. Infine ringrazio la mia famiglia, per il tempo rubatole e dedicato a questa attività. I titoli vengono scelti in base a una serie di criteri: disponibilitàdel materiale, data della prima rappresentazione, autori di testi e musiche, importanza del testo nella storia della lirica, difficoltàdi reperimento. A questo punto viene ampliata la varietàdel materiale, e la sua affidabilità, tramite acquisti, ricerche in biblioteca, su internet, donazione di materiali da parte di appassionati. Il materiale raccolto viene analizzato e messo a confronto: viene eseguita una trascrizione in formato elettronico. Quindi viene eseguita una revisione del testo tramite rilettura, e con un sistema automatico di rilevazione sia delle anomalie strutturali, sia della validitàdei lemmi. Vengono integrati se disponibili i numeri musicali, e individuati i brani più significativi secondo la critica. Viene quindi eseguita una conversione in formato stampabile, che state leggendo. Grazie ancora. DarioZanotti
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Libretto n. 69, prima stesura perdotietbrt.irapeww.wil: Novembre 2004. Ultimo aggiornamento: 06/06/2011.
In particolare per questo titolo si ringrazia la Biblioteca nazionale «Braidense» di Milano per la gentile collaborazione.
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B. Ferrari / F. Manelli, 1637 P E R S O N A G G I
GIUNONE.SOPRANO ......... ME..........TENORE RCURIO AAEDOMDRN..........SOPRANO NETTUNO.BASSO ......... PROTEO......BASSO .... ASTREA..........SOPRANO VENERE..........SOPRANO ASTARCOmago..........BASSO GIOVE..........BASSO PERSEO..........TENORE ASCALÀcavalier di corte..........TENORE
Coro di Ninfe arciere. Coro di Ninfe danzatrici. Coro di Dèi nel cielo.
La scena si finge una spiaggia di mare nell'Etiopia.
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Personaggi
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Illustrissimo signore... L'Andromeda Illustrissimo signore, e padron colendissimo
Andromeda, che fu su le scene, rinacque giàson due mesi; su le glorie de' suoi natali, esce ad accrescersi negl'applausi dell'universo: nell'introdurla con le mie stampe mi son proposto d'assicurarla sotto l'ombra d'un protettore; a fin che principessa sì gloriosa abbia nel nuovo secolo chi l'affidi dall'antiche sciagure. V. S. illustrissimaè la scelta a difenderla da gl'infortuni, stimandola via piùsicura sotto il suo nome, che sotto la tutela di Giove. L'autore, che ripieno d'ogni virtù, ha potuto nel teatro da sé stesso illustrarla in ogni parte di nobiltà; dopo averla liberata dallo sdegno di Giuno, e sublimatala su le sfere, non avrà a desiderarli altra felicit forseà, che di vederla raccolta da un animo generoso. M'assicuro, ch'avrà godimento che brama, il persuadendomi, che ella non sia per stimare minor lode tra gli onori di tanti impieghi, l'essere in questo parto liberale della sua grazia. Con dedicarmeli devotissimo, resto ad augurarli ogni vera prosperità.
Di Venezia, lì6 maggio 1637.
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Di V. S. illustrissima umilissimo servitore
Antonio Bariletti
B. Ferrari / F. Manelli, 1637 Lo stampatore a' lettori
Lo stampatore a' lettori
A gloria de' signori musici, ch'al numero di sei (coll'autore collegati) hanno con gran magnificenza, ed esquisitezza, a tutte loro spese, e di qualche considerazione, rappresentata l'Andromeda, e per gusto non meno, di chi non l'ha veduta, ho firmato cosa convenevole il farne un breve racconto in questa forma. Sparita la tenda si vide la scena, tutta mare; con una lontananza così artificiosa d'acque, e di scogli, che la naturalezza di quella (ancor che finta) movea dubbio a' riguardanti, se veramente fossero in un teatro, o in una spiaggia di mare effettiva. Era la scena tutta oscura, se non quanto le davano luce alcune stelle; le quali una dopo l'altra a poco a poco sparendo, dettero luogo all'Aurora, che venne a fare il prologo. Ella tutta di tela d'argento vestita, con una stella lucidissima in fronte, comparve dentro una bellissima nube, quale ora dilatandosi, ora stringendosi (con bella meraviglia) fece il suo passaggio in arco per lo ciel della scena. In questo mentre si vide la scena luminosa al par del giorno. Dalla signora Maddalena Manelli romana fu divinamente cantato il prologo: dopo del quale s'udì pi de'ù sonatori una forbiti soavissima sinfonia; a questi assistendo l'autore dell'opera con la sua miracolosa tiorba. Uscìun carro d'oro tirato da' suoi pavoni, tutta vestita didi poi Giunone sovra tocca d'oro fiammante, con una superba varietà, di gemme in testa, e nella corona. Con meraviglioso diletto de' spettatori, volgeva a destra, ed a sinistra, come piùle piaceva, il carro. Le comparve a fronte Mercurio. Era, e non era, questo personaggio in machina; era, perché l'impossibilità non l'ammetteva volatile; e non era, poiché niun altra machina si vedea, che quella del corpo volante. Comparve guarnito de' suoi soliti arnesi, con un manto azzurro, che le giva svolazzando alle spalle. Fu eccellentemente rappresentata Giunone dal signor Francesco Angeletti da Assisi; e squisitamente Mercurio dal signor don Annibale Graselli da Cittàdi Castello. In un istante si vide la scena, di marittima, boschereccia; cosìdel naturale, ch'al vivo al vivo ti portava all'occhio quell'effettiva cima nevosa, quel vero pian fiorito, quella reale intrecciatura del bosco, e quel non finto scioglimento d'acque. Comparve Andromeda con il sédi dodici damigelle, in abito ninfale. L'abito d'Andromeda era di colorguito, di foco; d'inestimabile valuta. Quello delle ninfe era d'una leggiadra, e bizzarra divisa a bianco, incarnato, e oro. Rappresentòmirabilmente Andromeda chi fece il prologo. Tornòin un momento la scena, di boschereccia, marittima. Comparve Nettuno, e gli uscì Mercurio nella sua mirabil machina all'incontro. Era Nettuno sovra una gran conca d'argento, tirata da quattro cavalli marini. Lo copriva un manto di color celeste; una gran barba gli scendeva al petto, e una lunga capigliatura inghirlandata d'alga le pendeva sulle spalle. La corona era fatta a piramidette, tempestata di perle. Fece questa parte egregiamente il signor Francesco Manelli da Tivoli; autore della musica dell'opera. Uscì dal seno del mare, dalla cintola infuso, Proteo, vestito a squame d'argento; con una gran capigliatura, e barba di color ceruleo. Servì questo di personaggio gentilissimamente il signor Gio. Battista Bisucci bolognese. Qui per fine dell'atto si cantòprima di dentro un madrigale a piùvoci, concertato con strumenti diversi; e poi tre bellissimi giovinetti, in abito d'Amore, uscirono a fare, per intermezzo, una graziosissima danza. Il velocissimo moto, di questi fanciulli talora fece dubbiose le genti, s'avessero eglino l'ali a gli omeri, o pure a' piedi. A tempo d'una melliflua melodia di strumenti, comparvero Astrea nel cielo, e Venere nel mare. www.librettidopera.it5/ 48
Lo stampatore a' lettori L'Andromeda Una entro una nube d'argento; l'altra nella sua conca, tirata da cigni. Era vestita Astrea del color del cielo, con una spada a fiamme nella destra. Venere del color del mare, con un manto d'oro incarnato alle spalle. Fu graziosamente rappresentata Astrea dal signor Girolamo Medici romano, e Venere soavissimamente dal signor Anselmo Marconi romano. Si mutò scena in boschereccia, e usc laì Andromeda con la sua schiera. Sei delle sue dame, qui per allegrezza dell'ucciso cinghiale, fecero un leggiadro, e meraviglioso balletto; con sìvarie, e mirabili intrecciature, che veramente gli si poteva dar nome d'un laberinto saltante. Ne fu l'inventore il signor Gio. Battista Balbi veneziano, ballarino celebre. Uscì repente di sottoterra Astarco mago, com'ombra. Era questo personaggio tutto vestito a bruno d'oro, in veste lunga, con capigliatura, e barba lunga e come neve bianca. Scettro di negromante, reggeva la destra una verga. Rappresentòquesto soggetto chi fece Nettuno. S'apersedegnamente il cielo, e in uno sfondo luminosissimo, assisi in un maestoso trono, si videro Giove, e Giunone. Era Giove coperto d'un manto stellato; sosteneva la chioma una corona di raggi, e la destra un fulmine. Rappresentòcelestemente questa deitàchi fece Proteo. Qui per fine dell'atto si cantòprima di dentro un altro madrigale a piùvoci, concertato con strumenti diversi; e poi dodici selvaggi uscirono a fare, per intermezzo, un stravagantissimo, e gustosissimo ballo di moti e gesti. Non vi fu occhio che non lagrimasse il transito di questa danza. Ne fu inventore il signor Gio. Battista Balbi ballarino suddetto. Si cambiòin marittima; a tempo d'una dolcissima armoniala scena di strumenti diversi comparve da un lato della scena, una bellissima machina con Astrea, e Venere suso. Volgevasi al destro, ed al sinistro lato, come piùa quelle deità aggradiva. Le uscì dirimpetto a Mercurio; e aprendosi il cielo assisté nel Giove mezzo. Fece un meraviglioso effetto questo scenone, per la quantitàdelle machine, e per lo successivo ordine della comparsa, e della gita. In un baleno divenne la scena marittima un superbo palagio. Fu bello e caro il vedere da rozzi sassi, e da spiagge incolte nascere d'improvviso un ben disegnato, e costrutto edificio. Figurava questi la reggia d'Andromeda, dalla quale uscì Ascalà cavaliere. L'abito di costui eccede di valuta, e di bellezza, quello di ogni altro. Comparve vestito all'usanza turca. Con mille grazie di paradiso rappresentò questo dolente personaggio chi fece Mercurio. Di repente sparito il palagio, si vide la scena tutta mare con Andromeda legata ad un sasso. Uscì'l mostro marino. Era con sìbello artifizio fabbricato quest'animale, che ancorchénon vero, pur metteva terrore. Tranne l'effetto, di sbranare, e divorare, avea tutto di viso, e di spirante. Venne Perseo dal cielo sul Pegaso, e con tre colpi di lancia, e cinque di stocco fece l'abbattimento col mostro, e l'uccise. Era questo personaggio d'armi bianche vestito, con un gran cimiero sull'elmo; e una pennacchiera all'istessa divisa aveva il volante destriere su la fronte. Fu rappresentato questo soggetto angelicamente da chi fece Ascalà. S'aperse il cielo, e si videro Giove, e Giunone in gloria, e altre deità. Scese questo gran machinone in terra, accompagnato da un concerto di voci, e di strumenti, veramente di paradiso. Levati i due eroi, che fra di loro complivano gli condusse al cielo. Qui la regale, e sempre degna funzione ebbe fine. Vivete sani.
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B. Ferrari / F. Manelli, 1637 Del padre A. Pucinelli Del padre sig. don Alfonso Pucinelli
All'autore, poeta, musico, e sonator di tiorba eccellentissimo.
Non piùfra' suoi confini il basso polo provòdi meraviglie un sforzo altero; ch'entro salma mortal dall'emisfero chiudesse un divin spirto sceso a volo.
Ceda omai ceda ogni lodato stuolo de la prisca virtù; doni l'impero di primato al miracolo piùvero, ch'il ciel ammira, e idolatra il suolo.
Scriva, o suoni la man; celesti lire, paradisine frasi (ah ch'io no 'l celo) benedetto quaggiùne fa sentire.
O felice stagion in mortal velo! Angel udir senza di vita uscire, goder quaggiùquel, che si gode in cielo.
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Del dottore B. Angarani L'Andromeda Del sig. dottore Bartolomeo Angarani
All'autore.
Mentre su molle, e delicata cetra la man gentil va fabbricando oggetto all'orecchio mortal, gran Benedetto, sovr'umano gioir a quello impetra.
Mentre regia beltà, che non s'arretra ad altro bel, di questo uman ricetto, spiega de la tua penna il stil perfetto ogni vena riesce oscura, e tetra.
Godi di doppio vanto adunque il pregio; della man, de la penna alto valore a la fama t'invola eterno il fregio.
Quinci amico a virtùt'ama ogni core, e con ragion; che nel tuo sen egregio la gloria ha 'l tempio, e la sua reggia onore.
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B. Ferrari / F. Manelli, 1637 Del signor F. Busenello Del signor Gio. Francesco Busenello
All'autore.
Oltre le sfere, ove di sol vestito passeggia il sempre con la gloria a lato, ove l'altrui memorie eterna il fato, il tuo nome (o Ferrari)ègiàsalito.
De la tua Andromeda invaghito Apollo tutti i lumi suoi t'ha dato; e di tua fama l'infaticabil fiato col perpetuo de' cieli ha il giro unito.
Nel lume, di tue lodi io pur vorrei le mie muse abbellir; ch'il tuo tesoro puòcircondar di perle i versi miei.
Parnaso in te conosce il suo decoro; e con ragione un Benedetto sei, se del tuo ferro un idolatraèl'oro.
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Sonetti del B. Ferrari L'Andromeda Sonetti del signor Benedetto Ferrari
In lode de' signori musici piùcelebri, ch'intervennero nell'Andromeda.
Al sig, don Annibale Graselli da Cittàdi Castello; che rappresentòMercurio, Perseo, ed Ascalà. Se pronto ambasciator per l'aria a volo ne givi a cenni, di alcun nume, o diva, da dolce impeto tratti ti seguiva d'anime, e cori innamorati un stuolo. Se dall'alto scendevi eterno polo, e 'l mostro reo la lancia tua feriva, la tenzon sìmirabil riusciva, che facevi gioir fra l'armi, e 'l duolo. Se spiegavi il tuo dir, nunzio dolente, fin da le selci ne traevi il pianto, non che dagl'occhi dell'umana gente. Di due grandi Annibal diasi pur vanto la prisca etate, il secolo presente, l'un nell'armi divin, l'altro nel canto.
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B. Ferrari / F. Manelli, 1637
Al sig. Francesco Angeletti da Assisi; che rappresentòGiunone.
Quell'ira al vivo espressa, e quello sdegno, che fora in altrui sen stato difetto, grazia, e virtùfu nel tuo nobil petto, che pago rese ogni mortale ingegno.
Segnando il calle, dell'aereo regno, giuro, ch'io ti credei con mio diletto, un del coro immortal vero Angeletto, un del coro mortal miracol degno.
Del trace armonir so il vanto ammuti; taccian del mar le musiche omicide, e de la selva gli angioli pennuti.
Chi 'l tuo cantar udìche dolce ancide,   bramòche fosser secoli i minuti, ma di rado a i desir fortuna arride.
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Sonetti del B. Ferrari
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