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Rappresentazioni di giochi atletici in monumenti funerari di area padana - article ; n°1 ; vol.172, pg 45-67

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Publications de l'École française de Rome - Année 1993 - Volume 172 - Numéro 1 - Pages 45-67
Il riesame dei monumenti funerari etruschi di area padana con raffiguarazioni di giochi ha consentito da un lato di espungere dal corpus alcuni monumenti per i quali vengono qui proposte esegesi diverse, e dall'altro di riconsiderare il significato che tali raffigurazioni vengono ad assumere nelle città etrusche di area padana. In particolare, le rappresentazioni di giochi atletici come il pugilato ο di altre esibizioni acrobatico-militari come quella dei desultores, ovviamente ricollegabili a momenti del rituale di sepoltura, sono rare e riferite pressocché costantemente a individui che, all'interno delle rispettive comunità urbane avevano esercitato importanti funzioni pubbliche ο addirittura ricoperto cariche magistratuali.
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Publié le 01 janvier 1993
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Giuseppe Sassatelli
Rappresentazioni di giochi atletici in monumenti funerari di area
padana
In: Spectacles sportifs et scéniques dans le monde étrusco-italique. Actes de la table ronde de Rome (3-4 mai
1991). Rome : École Française de Rome, 1993. pp. 45-67. (Publications de l'École française de Rome, 172)
Riassunto
Il riesame dei monumenti funerari etruschi di area padana con raffiguarazioni di giochi ha consentito da un lato di espungere dal
corpus alcuni per i quali vengono qui proposte esegesi diverse, e dall'altro di riconsiderare il significato che tali
raffigurazioni vengono ad assumere nelle città etrusche di area padana. In particolare, le rappresentazioni di giochi atletici come
il pugilato ο di altre esibizioni acrobatico-militari come quella dei desultores, ovviamente ricollegabili a momenti del rituale di
sepoltura, sono rare e riferite pressocché costantemente a individui che, all'interno delle rispettive comunità urbane avevano
esercitato importanti funzioni pubbliche ο addirittura ricoperto cariche magistratuali.
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Sassatelli Giuseppe. Rappresentazioni di giochi atletici in monumenti funerari di area padana. In: Spectacles sportifs et
scéniques dans le monde étrusco-italique. Actes de la table ronde de Rome (3-4 mai 1991). Rome : École Française de Rome,
1993. pp. 45-67. (Publications de l'École française de Rome, 172)
http://www.persee.fr/web/ouvrages/home/prescript/article/efr_0000-0000_1993_act_172_1_3052GIUSEPPE SASSATELLI
RAPPRESENTAZIONI DI GIOCHI ATLETICI
IN MONUMENTI FUNERARI DI AREA PADANA
Relativamente al tema dei giochi atletici affrontato in questa
prima parte della tavola rotonda, credo sia ben noto a tutti che la
documentazione di area padana risulta alquanto scarna, specie se
rapportata a quella dell'Etruria tirrenica, e in modo particolare a
quella di alcuni centri come Chiusi, con riferimento ai cippi ο
come Tarquinia, con riferimento alle pitture1. Sono comunque
dell'avviso che tali rappresentazioni padane meritino molta atten
zione in primo luogo perché si trovano su monumenti intrinsec
amente importanti all'interno della documentazione sepolcrale di
quest'area che si caratterizza in generale per una notevole modes
tia rispetto a quella coeva dell'Etruria tirrenica; in secondo luogo
perché di solito esse sono congiunte a temi figurativi piuttosto rari
e del tutto speciali, che si distaccano dalle tematiche funerarie più
largamente attestate come quella del commiato ο quella del viaggio
verso l'oltretomba. Prima di affrontare l'argomento che mi è stato
proposto mi pare doveroso, sia nei confronti degli organizzatori
del Convegno sia nei confronti degli intervenuti, fare alcune preci
sazioni sui caratteri e sui limiti del mio intervento. All'interno della
documentazione funeraria padana non intendo occuparmi di tutto
quello che ha a che fare con i giochi ο con gli atleti, ma soltanto di
quei monumenti che sono stati concepiti e realizzati con una preci
sa e specifica destinazione sepolcrale, cioè in pratica esclusivament
e i segnacoli tombali, cippi ο stele che siano.
È evidente infatti che ci sono anche altri monumenti che si
ricollegano più ο meno direttamente a questo tema. Mi riferisco ad
1 Mi limito qui ad indicare per i cippi di Chiusi la monografia di J.-R. Jan-
not, Les reliefs archaïques de Chiusi, Roma, 1984; per le pitture di Tarquinia
S. Steingräber (a cura di), Catalogo ragionato della pittura etrusco, Milano, 1984.
Per il tema dei giochi così doviziosamente rappresentati nei monumenti etru
schi di questi due centri tirrenici rimando a J.-P. Thuillier, Les jeux athlétiques
dans la civilisation étrusque, Roma, 1985, p. 122-131 e 138-143. GIUSEPPE SASSATELLI 46
esempio ad alcune cimase di candelabro costituite da piccoli bronzi
che raffigurano atleti delle varie specialità. Per quanto riguarda
Bologna ricordo un atleta con due pesi piramidali, probabilmente
nell'atto di accingersi ad una gara, rinvenuto nella tomba 4 del
sepolcreto Battistini2; un lanciatore di peso rinvenuto in una tom
ba del sepolcreto Certosa3; un atleta che si deterge con lo striglie
dalla «tomba delle Anfore Panatenaiche » del sepolcreto Arnoaldi4,
tomba che prende il nome da due anfore panatenaiche presenti nel
corredo, concomitanza questa che potrebbe anche indurre a consi
derare l'intera deposizione come quella di un defunto del quale si è
voluto indicare un qualche legame con l'attività atletica ο con i
suoi ideali5.
Per il territorio bolognese vanno segnalati il discobolo da Pra-
da nell'alta valle del Reno6 e il bronzetto da Monte Avigliano nel
2 G. Montanari, // Sepolcreto felsineo Battistini, in SE, XXI, 1950-1951,
p. 309-311, n. 2, fig. 6; Mostra dell'Etruria Padana e della città di Spina, Bologna,
1960, p. 189, n. 639 (con bibliografia).
3 Mostra dell'Etruria Padana. . . cit. a nota 2, p. 188-189, n. 638; AA.VV., //
Museo civico archeologico di Bologna, Bologna, 1982, p. 290. Un bronzetto molto
simile appartenente alla Collezione Universitaria dello stesso Museo Civico
Archeologico potrebbe provenire da una necropoli bolognese (R. Patrucco, Lo
sport nella Grecia antica, Firenze, 1972, p. 136-137, fig. 47; AA.VV., // Museo
Civico Archeologico. . . cit., p. 191).
4 G. A. Mansuelli, La tomba felsinea Arnoaldi delle Anfore Panatenaiche, in
SE, XVII, 1943, p. 171-176, tav. XVI; Mostra dell'Etruria Padana. . . cit. a nota 2,
p. 187, n. 634 (con bibliografia).
5 Mi pare che fino ad ora non sia stato preso nella dovuta considerazione
questo duplice richiamo ai giochi e alla competizione sportiva all'interno della
stessa tomba. Per quanto riguarda la presenza di anfore panatenaiche in corre
di dell'Etruria Padana sia G. A. Mansuelli, art. cit. a nota 4 (Bologna) ; sia S. Ug-
geri Patitucci, L'anfora Panatenaica del Pittore di Berlino da Spina, in Musei
Ferraresi, 3, 1973, p. 187-203 (Spina), non prendono alcuna posizione e conside
rano implicitamente tali anfore alla stessa stregua degli altri vasi attici pur
osservando per Spina che l'unico esemplare noto si configura come un «vaso
assolutamente eccezionale nel contesto della ceramica attica» qui affluita in
grande quantità. Mentre E. Hostetter, Bronzes from Spina, Magonza, 1986,
p. 65-66 non esita ad esplicitare l'ipotesi, del resto largamente condivisa dagli
studiosi, che le anfore panatenaiche di questi corredi etruschi non siano premi
di gara da ricollegare al defunto, ma «simply imported "souvenir" vases» qui
giunti dalla Grecia attraverso i normali canali del commercio vascolare. In
questa tomba di Bologna tuttavia il fatto che alle due anfore panatenaiche sia
associata una cimasa di candelabro raffigurante un atleta che si deterge con lo
striglie potrebbe anche indurre a riconsiderare tutta la questione. Non vorrei
tuttavia insistere troppo su questo aspetto del problema che è notevolmente
complesso e che non ho avuto modo di approfondire adeguatamente.
6 P. E. Arias, Discoforo della Galleria estense di Modena, in SE, XXII, 1952-
1953, p. 70-71, fig. 6; Mostra dell'Etruria Padana. . . cit. a nota 2, p. 233, n. 761 ;
AA.VV., // Museo Civico. . . cit. a nota 3, p. 315. ATLETICI IN MONUMENTI FUNERARI DI AREA PADANA 47 GIOCHI
quale, pur mancando il disco, si è comunque voluto riconoscere un
discobolo, tenuto conto della posizione delle braccia7.
Per l'Emilia occidentale va ricordato l'atleta che si deterge con
lo striglie dall'abitato di S. Polo-Servirola (Reggio Emilia)8.
Non si può infine dimenticare la consistente documentazione
di Spina dove le cimase di candelabro costituite da bronzetti di
atleti delle varie specialità (pancrazio, lancio del disco, lancio del
peso, salto con haltères) oltre che di atleti raffigurati dopo la gara
nel momento di detergersi con lo striglie ο di incoronarsi per la
vittoria, sono almeno 59.
Tra i bronzi fusi rimandano al medesimo tema delle gare e dei
giochi anche una serie di piedini di cista dal sepolcreto dei Giardini
Margherita di Bologna, con la raffigurazione di una corsa di bighe
come si desume chiaramente dalla posizione dell'auriga e dal mant
ello svolazzante dietro le spalle10.
Sempre a tale riguardo assumono inoltre un rilievo particolare
le tre situle «bolognesi» (considero come tale anche la situla di Pro
vidence la cui appartenenza a Bologna, dopo le osservazioni di Gio
vanni Colonna, mi pare un dato ormai acquisito)11 in ciascuna delle
quali è raffigurata una scena di pugilato e in una di esse, la situla
Arnoaldi, il pugilato si trova associato ad una concitata corsa di
bighe. Ma queste situle «bolognesi» sono, come è ben noto, monu-
7 G. Riccioni, // sepolcreto di Monte Avigliano, in Emilia preromana, 7, 1971-
1974 (ed. 1975), p. 249-255, fig. 13, con rassegna delle altre possibili interpreta-
zioni le quali rimangono comunque tutte nell'ambito della competizione sporti
va.
8 E. Magagnini, Tracce della civiltà etrusca nelle provìncia di Reggio Emilia,
in Emilia Preromana, 4, 1953-1955 (ed. 1956), p. 51-53, tav. I; Mostra dell'Etruria
Padana. . . cit. a nota 2, p. 245, n. 809; M. Degani, Considerazioni sul materiale
preistorico e protostorico del Campo Servirola di Sanpolo (Provincia di Reggio
Emilia), in La città etrusca e italica preromana, Bologna, 1970, p. 169-175,
tav. 23, a.
9 E. Hostetter, Bronzes from Spina, Mainz, 1986, p. 65-86 η. 35-53. Le cima
se di candelabro ricollegabili ad immagini di atleti elencate da Hostetter sono in
realtà 19, ma non per tutte è certo, a mio avviso, il legame con le competizioni
sportive.
10 Da ultimo F. Jurgeit, «Cistenfusse». Etruskische und Praenestiner Bronze-
wertoatten (Le Ciste Prenestine ILI), Roma, 1986, p. 21-22 n.K 1,1-3 con biblio
grafia.
11 G. Sassatelli, Ancora sui rapporti tra Etruria Padana e Italia Settentrional
e : qualche esemplificazione, in Gli Etruschi a Nord del Po (Atti del Convegno.
Mantova, 1986), Mantova, 1989, p. 62-64 con bibliografia essenziale per ciascu
no dei tre esemplari. Le osservazioni di Giovanni Colonna relative alla situla di
Providence sono quelle di G. Colonna, Rapporti artistici tra il mondo paleoveneto il mondo etrusco, in Este e la civiltà paleoveneta a cento anni dalle prime sco
perte (Atti dell'XI Convegno di Studi Etruschi e Italici, Este-Padova, 1976),
Firenze, 1980, p. 183, nota 14. GIUSEPPE SASSATELLI 48
menti del tutto speciali per la complessità della decorazione figura
ta e per la varietà dei temi rappresentati, oltre che per il problema
della committenza e del luogo di produzione, dato che agli evidenti
rapporti con il linguaggio figurativo dell'arte delle situle di ambito
veneto-alpino si associano temi fortemente legati a strutture di tipo
cittadino che proprio a Felsina ebbero uno sviluppo precoce12.
Relativamente alle rappresentazioni di giochi atletici il problema
delle situle andrebbe comunque trattato a parte, comprendendo
anche gli esemplari rinvenuti al di fuori dell'area padana nei quali
tra l'altro è abbastanza frequente il pugilato nella particolare ico
nografia dei pugili muniti di una sorta di haltères, solitamente
interpretati come uno speciale tipo di «cesto»13.
Sia per quanto riguarda le situle, sia per quanto riguarda i
candelabri ο i piedini di cista sopra ricordati i legami con l'ambito
funerario sono tuttavia indiretti ο comunque molto allentati, per
cui le stesse rappresentazioni di giochi atletici ο anche la semplice
allusione a singoli protagonisti di tali giochi, sono abbastanza gene-
riche, esattamente il contrario di quanto si verifica in alcuni monum
enti sepolcrali che prenderò ora in esame facendone l'argomento
della mia breve comunicazione, monumenti che sono stati concepit
i e realizzati con una specifica destinazione funeraria. Si tratta di
segnacoli tombali in pietra, cippi e stele, tutti già noti, sui quali tut
tavia credo si possa ancora lavorare sia sul piano delle singole ese
gesi, sia su quello dell'interpretazione complessiva. Prendendo
spunto da una rilettura minuziosa di questi monumenti spero infatt
i di potere formulare alcune considerazioni che toccano da vicino
non solo l'ideologia funeraria degli Etruschi padani, ma per certi
versi anche la loro organizzazione politica e sociale.
Partendo dal lavoro di J.-P. Thuillier, ed integrandolo con altre
segnalazioni, i segnacoli tombali di area padana con rappresenta
zione di giochi atletici ο di competizioni sportive in senso lato,
risulterebbero essere 8, sei stele e due cippi. Le stele, tutte di Bolo
gna, sono le note 2, 10, 15, 92, 138 e 169 del Catalogo di P. Ducati;
dei due cippi, uno proviene da Marzabotto e l'altro da Bologna14.
12 I termini generali della questione sono riassunti in Sassatelli, art. cit. a
nota precedente, p. 62-64 dove partendo dalle osservazioni di G. Colonna sopra
ricordate si affronta questo particolare aspetto delle tre situle «bolognesi», sia
in rapporto al problema del luogo di produzione, sia in rapporto al problema
della committenza.
13 Si vedano in proposito le osservazioni di Thuillier, op. cit. a nota 1,
p. 261-266. Per un elenco delle situle con scene di giochi, in particolare il pugil
ato, si veda sempre Thuillier, op. cit. a nota 1, p. 167-175.
14 Thuillier, op. cit. a nota 1, p. 144-147, n. 1-4 elenca quattro stele di Bolo
gna, rispettivamente le note 2, 10, 15 e 169 del catalogo di P. Ducati (P. Ducati, GIOCHI ATLETICI IN MONUMENTI FUNERARI DI AREA PADANA 49
Alcuni di questi monumenti tuttavia vanno sicuramente espunti dal
gruppo perché le raffigurazioni che contengono sono di altro gener
e. Mi riferisco alla stele bolognese n. 92, molto frammentaria e
lacunosa, nella cui raffigurazione già Pericle Ducati credette di
riconoscere una corsa di cavalieri con due concorrenti15. In realtà
sulla stele, la cui decorazione è anche molto corrosa, si distingue
chiaramente uno solo dei due presunti cavalieri, il quale piuttosto
che nella corsa sembra essere raffigurato in un volteggio, peraltro
assai blando, più vicino ad una semplice cavalcata che ad una vera
e propria competizione, come accade sovente nelle stele di Bolo
gna. Si pensi soltanto alla numerosa serie di cavalieri isolati, più
frequentemente con mantello corto, ma anche completamente
nudi, talora armati di lancia che tengono abbassata e in posizione
orizzontale, dando nel complesso l'impressione di caracollare in
tranquille evoluzioni di tipo equestre16. Si tratta di un tema per il
quale manca a tutt'oggi una spiegazione soddisfacente, ma che va
sicuramente tolto dal novero delle raffigurazioni atletiche ο agonis
tiche.
Ancora più consistenti le modifiche sul piano dell'esegesi che
derivano da una rilettura della stele n. 138 (fig. 1) con decorazione
figurata disposta su due registri 17. In quello più alto è rappresentat
a una triga nella quale il Ducati ha voluto riconoscere «l'excer-
ptum di una composizione più ampia quale ci è offerta dalla pittu
ra sulla tomba Casuccini», cioè una corsa di carri. Il fanciullo con
lancia che sta all'estrema sinistra starebbe ad indicare il punto di
partenza, mentre la disposizione un po' caotica dei cavalli sarebbe
un espediente per dare l'idea della corsa sfrenata. Nel registro sot
tostante, con due cavalieri, sarebbe inoltre raffigurata una corsa di
cavalli che Ducati considera forniti di ali quasi a «simboleggiare il
Le pietre funerarie felsinee, in MonAL, XX, 1911) con rappresentazioni di giochi.
A queste vanno aggiunte le stele n. 92 e n. 138 dello stesso Catalogo, nelle quali,
stando all'interpretazione di P. Ducati, si avrebbe ugualmente una rappresenta
zione di giochi (Ducati, art. cit., e. 411 η. 92 e e. 427-428, n. 138). Per quanto
riguarda i due cippi rimando a G. Sassatelli, Problemi cronologici delle stele fel
sinee alla luce dei rispettivi corredi tombali, in Atti del Secondo Congresso inte
rnazionale etrusco (Firenze, 1985), Roma, 1989, p. 931, n. 6 per quello di Bolo
gna ; e a G. Sassatelli, L'Etruria Padana e il commercio dei marmi nel V secolo,
in SE, XLV, 1977, p. 126-128, n. 18 per quello di Marzabotto, in entrambi i casi
con bibliografia precedente.
15 Ducati, art. cit. a nota 14, e. 411 n. 92 e e. 694.
16 Un elenco sommario di queste raffigurazioni e qualche breve osservazio
ne sul problema della loro esegesi si trova in G. Sassatelli, Le stele felsinee con
«celtomachie», in Popoli e facies culturali celtiche a nord e a sud delle Alpi dal V
al I secolo a.C. (Atti del Colloquio, Milano, 1980), Milano, 1983, p. 174-175.
17 Ducati, art. cit. a nota 14, e. 427-428, n. 138 e e. 693. 50 GIUSEPPE SASSATELLI
Fig. 1 - Bologna, Museo Civico Archeologico. Ste
le η. 138, con viaggio del defunto su triga e due
cavalieri alati nei quali si propone di riconoscere
i Dioscuri.
galoppo». A prescindere da questa concomitanza davvero singolare
di una corsa di carri e di una corsa di cavalli sulla medesima stele,
oltre che dall'assenza di qualsiasi cenno a tematiche funerarie (ci
sarebbero cioè due registri figurati, entrambi solo ed esclusivament
e con temi sportivi), credo ci siano elementi sufficienti per modifi
care questa interpretazione. Per il primo registro infatti penserei
piuttosto al tema del viaggio del defunto verso l'aldilà. Il personagg
io che guida i cavalli è troppo eretto e troppo in avanti per pensa
re ad una corsa, mentre il giovane con lancia posto a sinistra ha un
piede sollevato, nell'atto di chi sembra volere salire sul carro, fatto
quest'ultimo che difficilmente potrebbe rientrare in un tema come
quello della corsa. È vero che rispetto alla iconografia canonica del
viaggio su carro si notano qui alcune difformità, come ad esempio
i cavalli non alati e la triga, elementi piuttosto rari, anche se non
del tutto assenti in questo tipo di raffigurazione. Tale diversità
potrebbe tuttavia dipendere dalla cronologia relativamente alta di
questo monumento. La stele n. 138 costituiva infatti il segnacolo di
una tomba databile tra il 450 e il 440 a.C. (cratere del Pittore della GIOCHI ATLETICI IN MONUMENTI FUNERARI DI AREA PADANA 51
Phiale di Boston) ed appartiene ad un gruppo di stele caratterizzat
e dal profilo ancora molto tozzo e arrotondato che si collocano
attorno alla metà del V sec. a.C. 18. Si potrebbe quindi pensare a
una delle più antiche raffigurazioni del viaggio su carro verso l'al
dilà, realizzata perciò in una iconografia ancora incerta. Per quant
o riguarda il registro sottostante va poi osservato che non sono
affatto i cavalli ad avere le ali, come pensava il Ducati, ma i due
cavalieri. Non solo quindi si deve respingere l'ipotesi di una gara di
corsa dei cavalli, ma la raffigurazione potrebbe addirittura ricolle
garsi al tema del registro superiore, proponendo di riconoscere nei
due cavalieri alati i Dioscuri, per i quali non mancano iconografie
di questo tipo 19, Dioscuri che assumerebbero in questo caso il ruolo
di guida e di accompagnatori per il defunto nel viaggio verso l'aldi
là. Naturalmente si tratta solo di una ipotesi, anche se ben corrobo
rata dal fatto che le ali sono comunque indizio di esseri non terreni
e che in questo caso - e solo in questo - tali esseri psicopompi sono
in coppia. In conclusione la rilettura di questi due monumenti fel
sinei consente da un lato di affermare che la corsa dei cavalli non
è mai rappresentata né sulle stele né su altri monumenti di area
padana, contrariamente a quanto sosteneva P. Ducati20; e consente
dall'altro di espungere dal gruppo la presunta corsa delle bighe (o
trighe) della stele n. 138, tema che ritroviamo a Bologna soltanto
un'altra volta sulla stele n. 169 del Catalogo di P. Ducati, stele
caratterizzata da un programma decorativo molto complesso e del
tutto speciale, che prenderò in esame tra poco.
I segnacoli funerari di area padana con la rappresentazione di
giochi restano quindi 6 e anche in rapporto a questi, che pure sono
noti da tempo, un esame più attento delle raffigurazioni consente
di fare qualche passo avanti sia sul piano delle singole esegesi, che
su quello più generale delle interpretazioni complessive. Di questi
segnacoli, quattro sono stele, tutte di Bologna, e due sono cippi,
18 Sassatelli, art. cit. a nota 14, p. 935-936, n. 18 (per il corredo) e p. 944-
946 (per le considerazioni sul tipo della stele in rapporto agli altri monumenti
della stessa classe).
19 I due Dioscuri alati e a cavallo, naturalmente in coppia, si trovano ad
esempio in uno specchio nel Museo di Firenze per il quale rimando a R. D. De
Puma, s.v. Tinas cliniar, in LIMC, III, 1986, p. 600, n. 27. Lo specchio è datato
agli inizi del IV secolo a.C. L'attributo delle ali si trova anche in altri specchi
per i quali si veda Id., ibidem, p. 607. Nel corso della Tavola Rotonda Giovanni
Colonna, che ringrazio dell'anticipazione, mi ha comunicato di avere in corso di
stampa un contributo sul culto dei Dioscuri e la religione dei morti in Etruria,
contributo dal quale spero possa venire qualche importante indicazione anche
relativamente all'esegesi della stele qui proposta.
20 Ducati, art. cit. a nota 14, e. 694-695. 52 GIUSEPPE SASSATELLI
uno da Marzabotto e l'altro da Bologna. I due cippi, diversi per
materiale e per tipologia, hanno molte cose in comune. Quello di
Bologna21 (fig. 2), in arenaria e sferico, sormonta una base paralle-
lepipeda con protomi di ariete angolari collegate da festoni. Nella
metà superiore della sfera Ducati vide una fascia con le tracce
dipinte di una biga, della quale riuscì a distinguere la ruota e le
zampe dei cavalli, oltre probabilmente ad un cane rappresentato
sotto i cavalli. La situazione attuale della pittura, già compromessa
ai tempi del Ducati, non consente di dire molto di più. Si può nota
re tuttavia che la posizione delle gambe dei cavalli, sollevate e pie
gate (oggi visibili soltanto per una diversa levigatura della superfi
cie nei punti in cui era steso il colore) fa pensare effettivamente ad
una corsa di bighe, ipotesi confortata anche dalla presenza del
cane tra le zampe dei cavalli, che trova confronti in raffigurazioni
analoghe di ambito chiusino22. Il cippo di Bologna, che è alto
\
ν ■.
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Fig. 2 - Bologna, Museo civico archeolog
ico. Cippo n. 157. Nella metà superiore
si intravedono le tracce di pittura riferi
bili ad una corsa con le bighe.
21 Sassatelli, art. cit. a nota 14, p. 931, n. 6 con elenco del corredo e data
zione.
22 Ricordo a puro titolo esemplificativo la Tomba del Colle per la quale
rimando a R. Bianchi Bandinella Monumenti della pittura antica scoperti in Ita
lia. Clusium I, Roma, 1939, p. 20-21, fig. 18 e tav. D; e alcuni cippi decorati a
bassorilievo come un esemplare di Palermo per il quale si veda Jannot, op. cit. a
nota 1, p. 75, n. 22, fig. 264-265. GIOCHI ATLETICI IN MONUMENTI FUNERARI DI AREA PADANA 53
m 1,62 ed ha un diametro di oltre m 1, è il più grande dell'intero
gruppo bolognese e si data sulla base del corredo cui era associato
tra il 480 e il 460 a.C. (vedi nota 21).
Il secondo cippo, proveniente da Marzabotto 23, è di marmo,
presenta la caratteristica forma a bulbo sferico superiormente ap
puntito ed appartiene ad un tipo di segnacolo ben documentato
oltre che a Marzabotto e nella valle del Reno (Sasso Marconi)
anche a Volterra e a Pisa. Il rinnovato interesse degli ultimi anni su
questo tipo di monumento mi esime da qualsiasi ulteriore conside
razione24. Anche sulla base di precisi dati cronologici desumibili
dal corredo cui era associato un esemplare analogo, rinvenuto a
Sasso Marconi e databile ai decenni centrali della seconda metà del
V secolo, si può proporre per l'esemplare di Marzabotto, sicura
mente più antico, una cronologia alla prima metà del V secolo.
Proposte recenti di datazione al primo periodo ellenistico sulla
base di analogie con i cippi prenestini difficilmente possono essere
accolte per questi esemplari padani25. E del resto anche nei contri
buti più recenti su questa classe di segnacoli (vedi nota 24) le cro
nologie proposte non scendono mai oltre la metà del V secolo a.C.
Il cippo di Marzabotto andava sicuramente inserito in una base
parallelepipeda con protomi di ariete agli spigoli, proprio come
nell'esemplare di Sasso Marconi, più volte citato. A tutte queste
analogie con il cippo di Bologna (la cronologia, la forma, la base
con protomi di ariete) si aggiunge la decorazione figurata nella
metà superiore, ottenuta con l'incisione sul marmo dei soli contorn
i esterni delle figure, le quali dovevano essere completate nei det
tagli interni mediante pittura (fig. 3). Si tratta di quattro cavalieri
al galoppo tra cui è inserito un guerriero appiedato in schema di
corsa. La posizione delle gambe e dei piedi, tutti più bassi delle
zampe dei cavalli, indica chiaramente che si tratta di cavalieri
nell'atto di saltare a terra dal cavallo in corsa, cioè di desultores.
Una più attenta osservazione dei solchi di contorno delle figure,
anche a seguito di una minuziosa operazione di pulizia della super-
23 Sassatelli, L'Etruria padana e il commercio dei marmi. . . cit. a nota 14,
p. 126-128, n. 18.
24 Tra i contributi più recenti mi limito qui a ricordare M. Bonamici, II mar
mo lunense in epoca preromana, in // marmo nella civiltà romana (Atti del Semin
ario, Carrara, 1989), Lucca, 1990, p. 83-101 con ampia bibliografia e riesame di
tutti i principali lavori precedenti su questo problema.
25 P. Pensabene, Sulla tipologia e il simbolismo dei cippi funerari a pigna
con corona di foglie e d'acanto di Palestrina, in AC, XXXIV, 1982, p. 47. Obiezio
ni a questa cronologia eccessivamente bassa sono già state fatte da M. Bonamici,
L'uso del marmo nell'Etruria settentrionale, in L'artigianato artistico in Etruria
(Catalogo della mostra, Volterra), Milano, 1985, p. 135, nota 13.