Equal opportunities and vocational training

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Q. 2 Parità delle opportunità g e formazione professionale in Creazione e gestione ° di imprese da parte di donne B II caso dell'Italia (IT) Φ National Report Italy (EN) £ Rapport national Italie (FR) 3 Synthesis Report (EN) υ o LaJ Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale ^^ Parità delle opportunità e formazione professionale Creazione e gestione di imprese da parte di donne Il caso dell'Italia (IT) Ol± National Report Italy (EN) Rapport national Italie (FR) JJJ Synthesis Report (EN) LJL. Battistoni, C. Cattan, A. May 1986/1987 Ü O 1? edizione, Berlino, 1988 +*Edito dal : JjT CEDEFOP (Centro europeo per lo sviluppo della formazione w professionale) £ZBundesallee22,D­1000 Berlino 15 ■; Tel. (0 30) 88 41 20; telex 184 163 eucen d; 3telefax (0 30) 88 41 22 22 O H Centro è stato istituito con regolamento (CEE) n. 337/75 Qdel Consiglio delle Comunità europee. Q Cataloguing data can be found at the end of this publication Une fiche bibliographique figure à la fin de l'ouvrage Una scheda bibliografica figura alla fine del volume. Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 1988 ISBN 92-825-8156-X Cat. : HX-52-88-283-3H-C Reproduction is authorized, except for commercial purposes, provided the source is acknowledged. n autorisée, sauf à des fins commerciales, moyennant mention de la source. Riproduzione autorizzata, salvo a fini commerciali, con citazione della fonte.

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EAN13 928258156
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Q.
2 Parità delle opportunità
g e formazione professionale
in Creazione e gestione
° di imprese da parte di donne
B II caso dell'Italia (IT)
Φ National Report Italy (EN)
£ Rapport national Italie (FR)
3 Synthesis Report (EN)
υ
o
La J Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale ^ ^ Parità delle opportunità e formazione professionale
Creazione e gestione di imprese da parte di donne
Il caso dell'Italia (IT) O
l ± National Report Italy (EN)
Rapport national Italie (FR)
JJJ Synthesis Report (EN)
L J L. Battistoni, C. Cattan, A. May
1986/1987
Ü
O 1? edizione, Berlino, 1988
+ * Edito dal :
JjT CEDEFOP (Centro europeo per lo sviluppo della formazione
w professionale)
£Z Bundesallee 22, D­1000 Berlino 15
■ ; Tel. (0 30) 88 41 20; telex 184 163 eucen d;
3 telefax (0 30) 88 41 22 22
O H Centro è stato istituito con regolamento (CEE) n. 337/75
Q del Consiglio delle Comunità europee.
Q Cataloguing data can be found at the end of this publication
Une fiche bibliographique figure à la fin de l'ouvrage
Una scheda bibliograficaa alla fine del volume.
Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 1988
ISBN 92-825-8156-X
Cat. : HX-52-88-283-3H-C
Reproduction is authorized, except for commercial purposes, provided the source is acknowledged. n autorisée, sauf à des fins commerciales, moyennant mention de la source.
Riproduzione autorizzata, salvo a fini commerciali, con citazione della fonte.
Printed in Belgium Indice :
I Le politiche di "job creation" in Italia.
II II mercato del lavoro in Italia: le lavoratrici indipen­
denti .
Ili L'indagine: metodologia e tecniche.
IV Le donne imprenditrici.
eV Gli enti di formazione, di orientamento di finanzia­
mento imprenditoriale.
VI Alcuni progetti innovativi per il 1987.
VII Conclusioni. - 1
I. LE POLITICHE DI JOB CREATION IN ITALIA
La politica attiva del mercato del lavoro in Italia ha tentato di
correggere gli effetti negativi della disoccupazione, soprattutto
quella giovanile, adottando una serie di misure che hanno agito a
vari livelli:
- intervenendo direttamente sull'impiego, nel difficile tentativo
di adattare l'offerta alla domanda (riforma del collocamento,
incentivazione alla mobilità e alla pensione anticipata, inter­
venti di formazione e riqualificazione professionale, orienta­
mento ) ;
- promuovendo direttamente occasioni d'impiego in attività di
"pubblica utilità", senza tuttavia tener conto realmente della
qualità dell'offerta di lavoro e finendo spesso con il dilatare
a dismisura il pubblico impiego;
- cercando, per 1 giovani fino a 29 anni, attraverso misure di
deregulation del mercato, atte, in particolare, a superare le
rigidità dell'offerta (chiamata nominativa al posto di quella
numerica nelle liste di collocamento) come i contratti di for­
mazione-lavoro, capaci di attenuare in qualche modo la gravità
del problema occupazionale giovanile;
- offrendo, sull'altro versante, facilitazioni finanziarie e fi­
scali a favore delle grandi e medie imprese, per cercare di
frenare il processo di riduzione dell'occupazione.
Appare tuttavia sempre più chiaro che queste misure, soprattutto
quelle di tipo économico-fiscale a favore della grande azienda,
non hanno sortito l'effetto auspicato. Attualmente si sta pensan­
do di finalizzare queste misure a favore della creazione di pic­
cola e media impresa come poli portanti di sviluppo economico e
occupazionale; in questa ottica si possono:
a) fare rientrare quelle misure di sostegno atte a favorire il
sorgere di piccole o piccolissime imprese, in segmenti di mer­
cato sia tradizionali che innovativi, come strumenti per favo­
rire l'occupazione sia in modo diretto che in modo indiretto ­ 2 ­
(in questo quadro, possono rientrare gli interventi straordi­
nari a favore del Mezzogiorno, come le provvidenze adottate a
favore delle aree terremotate)
b) fornire alle PMI, oltre ai sostegni finanziari neceo^ari, una
serie di misure che le aiutino a sviluppare alcune funzioni
ancora carenti o inesistenti quali: pianificazione, marketing,
modifica o trasformazione del prodotto, introduzione di nuove
tecnologie sia per la produzione che per la gestione
finanziaria dell'impresa (vedi le esperienze effettuate da
alcuni enti finanziari pubblici (FIME, INSUD) e le attività
svolte da agenzie private (AGENSUD) o a partecipazione statale
(GEPI, INSAR, AGENI)
e) favorire, soprattutto nel Mezzogiorno, interventi volti a svi­
luppare la creazione di cooperative, prevalentemente nei ser­
vizi (restauri, spettacolo, assistenza domiciliare a malati o
anziani, etc....) utilizzando anche cospicui contributi da
parte del FSE (ν. legge 285).
Tali interventi si sono dimostrati inadeguati a causa della
scarsa preparazione professionale dei giovani riguardo alla
conoscenza del mercato, dei sistemi di gestione, di recluta­
mento dei fondi, la loro insufficiente capacità di cogliere i
cambiamenti in atto nel mercato del lavoro, anche a livello
locale; ed è anche per questo che solo una esigua minoranza di
queste imprese è riuscita a sopravvivere.
Tuttavia, nel panorama dello sviluppo italiano, un ruolo non
trascurabile hanno avuto le grandi centrali cooperative (Lega
delle Cooperative, Confcooperative e Associazione Nazionale
delle ) che non si sono limitate ad aiutare, con
strumenti di tipo finanziario o formativo lo sviluppo delle - 3
strutture esistenti, ma hanno puntato continuamente alla
creazione di nuove cooperative in grado di affrontare i
mutamenti rapidi del mercato del lavoro, grazie ad un
ventaglio sempre più ricco di brevi momenti formativi
progettati a seconda delle necessità dell'utenza.
Da più parti, dunque, sta crescendo l'interesse per la creazione
d'impresa, poiché essa viene ormai ritenuta sia dallo Stato,
dalle Regioni che dalle parti sociali uno dei più efficaci
strumenti per la creazione di occupazione.
Questi orientamenti nascono sulla base dei risultati di preceden­
ti leggi finalizzate all'occupazione giovanile (v. legge 285/77)
che, dimostratesi carenti per la parte relativa all'incremento
occupazionale, avevano, tuttavia, avuto l'effetto positivo di in­
durre molti giovani, soprattutto nelle zone del Mezzogiorno
d'Italia, a creare imprese o cooperative.
A livello centrale va segnalato:
a) il varo della Legge 44/86, promossa dall'attuale Ministro per
il Mezzogiorno De Vito, che dovrebbe consentire la promozione,
su larga scala, di una nuova imprenditorialità giovanile.
Questa legge è ormai in fase di attuazione: saranno sottoposti
all'esame di una speciale commissione di esperti i progetti
presentati da imprese e cooperative. L'aspetto innovativo di
questa legge risiede nelle previste incentivazioni finanziarie
(1200 miliardi in 3 anni) accompagnate da un intervento forma­
tivo visto come garanzia di riuscita duratura per l'impresa.
Le grandi centrali cooperative, consapevoli già da tempo dell'im­
portanza del problema, hanno già presentato progetti in tal
senso. - 4 -
Nella stessa direzione si stanno muovendo numerose associazioni
industriali, a livello di regioni e provincie meridionali, e
stanno già approntando progetti da presentare al giudizio della
commissione di esperti. Va oOttolineato, comunque, che "'a mag­
gioranza dei soggetti promotori finora presenti nell'iniziativa
contino principalmente su apporti formativi dove il soggetto Re­
gione è praticamente assente. E' inoltre auspicabile che alla
formazione del futuro imprenditore venga attribuito un valore non
meno importante di quello del sostegno finanziario.
b) la creazione della società "job creation SpA" con lo scopo di
fornire servizi di promozione economico-industriale e di
assistenza tecnico-manageriale, soprattutto di tipo tecnico
finanziario.
Se a livello centrale la Legge De Vito tenta di rendere meno
critica la situazione occupazionale nel Mezzogiorno, anche se,
ovviamente, si rivolge unicamente ad un'utenza giovanile (età
limite: 29 anni), occorre citare alcune iniziative legislative
analoghe adottate ultimamente dae Regioni italiane: ad
esempio, il Friuli Venezia-Giulia, la Provincia autonoma di Tren­
to e l'Umbria fanno chiaramente riferimento all'erogazione di so­
stegni finanziari associabili ad attività di formazione profes­
sionale per poter avviare una nuova attività autonoma. La Basi­
licata concede prestiti personali per l'acquisizione di una for­
o omazione di II e III livello che porti ad avviare "attività di
lavoro autonomo e di libera professione".
Il Veneto, attraverso la creazione di un "Fondo straordinario per
la promozione economica e l'occupazione", procede al varo di
"attività di animazione imprenditoriale".