La Veggente: La serie di Sasha Urban: Libro 1
176 pages
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La Veggente: La serie di Sasha Urban: Libro 1 , livre ebook

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Description

Sono un’illusionista, non una sensitiva.



Apparire in TV dovrebbe lanciare la mia carriera, ma le cose vanno per il verso sbagliato.



Con il coinvolgimento di vampiri e zombie.



Mi chiamo Sasha Urban, ed è così che ho scoperto cosa sono.

Sujets

Informations

Publié par
Date de parution 10 juin 2020
Nombre de lectures 1
EAN13 9781631424762
Langue Italiano

Informations légales : prix de location à la page 0,0012€. Cette information est donnée uniquement à titre indicatif conformément à la législation en vigueur.

Exrait

La Veggente
La serie di Sasha Urban: Libro 1


Dima Zales

♠ Mozaika Publications ♠
Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e fatti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in maniera fittizia. Qualsiasi riferimento a persone reali, viventi o defunte, attività commerciali, avvenimenti o luoghi è puramente casuale.

Copyright © 2019 Dima Zales e Anna Zaires
www.dimazales.com/book-series/italiano/

Tutti i diritti riservati.

Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, scansionata o distribuita in alcuna forma stampata o elettronica senza autorizzazione, ad eccezione dell’utilizzo in una recensione.

Pubblicato da Mozaika Publications, stampato da Mozaika LLC.
www.mozaikallc.com

Copertina di Orina Kafe
www.orinakafe-art.com

e-ISBN: 978-1-63142-476-2
ISBN: 978-1-63142-477-9
Indice



Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7

Capitolo 8

Capitolo 9

Capitolo 10

Capitolo 11

Capitolo 12

Capitolo 13

Capitolo 14

Capitolo 15

Capitolo 16

Capitolo 17

Capitolo 18

Capitolo 19

Capitolo 20

Capitolo 21

Capitolo 22

Capitolo 23

Capitolo 24

Capitolo 25

Capitolo 26

Capitolo 27


In anteprima riservata: L’Indovina di Sventure

In anteprima riservata: I lettori di pensieri

Note sull’Autore
Capitolo Uno

“Non sono una sensitiva” dico all’addetta al trucco. “Quello che sto per fare è mentalismo.”
“Come quel ragazzo da sogno nel programma TV?” L’addetta al trucco aggiunge un’altra punta di fondotinta ai miei zigomi. “Ho sempre desiderato occuparmi del suo trucco. Sei anche capace di ipnotizzare le persone e di leggere la mente?”
Respiro profondamente per calmarmi, ma non aiuta molto. Dall’odore del minuscolo camerino, sembra che la lacca sia entrata in guerra con il solvente per unghie e abbia fatto prigioniere alcune esalazioni dopo la vittoria.
“Non proprio” dico quando ho l’ansia, e la conseguente irritazione, sotto controllo. La consapevolezza di quello che sta per succedere mi tiene sull’orlo della sanità mentale perfino con il Valium nel sangue. “Un mentalista è un tipo di illusionista da palcoscenico, le cui illusioni hanno a che fare con la mente. Se fosse per me, lo chiamerei semplicemente ‘illusionista mentale’.”
“Non è granché come nome.” Mi acceca con la lampada e studia attentamente le mie sopracciglia.
Provo un brivido mentale: l’ultima volta in cui mi ha guardato in questo modo, ho subito una tortura con le pinzette.
Tuttavia quello che sta vedendo adesso deve piacerle, perché indirizza la luce lontano dalla mia faccia. “‘Illusionista mentale’ sembra piuttosto un illusionista psicopatico” prosegue.
“Questo è il motivo per cui mi definisco semplicemente un’illusionista.” Sorrido, preparandomi alla caduta del trucco come se fosse una maschera, invece resta al suo posto. “Hai quasi finito?”
“Vediamo” dice, facendo segno a un tizio con la telecamera.
Il tizio mi fa alzare in piedi e le luci sulla sua telecamera si accendono.
“Ecco qua.” L’addetta al trucco indica il vicino schermo LCD che finora ho evitato di guardare, perché sta trasmettendo il programma in onda... la causa del mio panico.
Il tizio della telecamera fa tutto quello che deve e il programma ansiogeno sparisce dallo schermo, sostituito da un’immagine della nostra stanzetta.
La ragazza sullo schermo mi assomiglia vagamente. Con i tacchi sembro molto più alta del mio solito metro e settanta, così come con il completo di pelle scura che indosso. Senza trucco pesante, il mio viso è abbastanza simmetrico, ma grazie agli zigomi pronunciati sono più attraente che carina, un effetto accentuato dal mio mento forte. Il trucco comunque mi ammorbidisce i lineamenti, facendo risaltare il blu dei miei occhi e sottolineando il contrasto con i capelli neri.
L’addetta al trucco ha esagerato: sembro pronta a girare la pubblicità di uno shampoo. Sebbene non sia grande amante dei capelli lunghi, li tengo così perché, quando li avevo corti, la gente mi scambiava per un adolescente.
Un errore che nessuno commetterà stasera.
“Mi piace” affermo. “Facciamola finita, per favore.”
Il tizio della TV riporta lo schermo alla diretta del programma. Non posso evitare di lanciare un’occhiata in quella direzione e la mia pressione, già alta, subisce un’impennata.
L’addetta al trucco mi guarda da capo a piedi e arriccia minuziosamente il naso. “Insisti proprio con quel completo, giusto?”
La (secondo me) fighissima tenuta borderline-da dominatrice che ho indossato oggi serve ad aggiungere un’aria di mistero al mio personaggio di scena. Jean Eugène Robert-Houdin, il famoso illusionista francese del diciannovesimo secolo a cui si è ispirato Houdini per il suo nome d’arte, un tempo ha detto: “Un illusionista è un attore che interpreta il ruolo di un illusionista.” Quando alle elementari ho visto Criss Angel in TV, mi sono fatta un’opinione di come dovesse essere l’aspetto di un illusionista, e ammetto senza molto orgoglio di intravedere delle influenze del suo look gotico da rock star nel mio stesso abbigliamento, specialmente nella giacca di pelle.
“Davvero stupendo” dice una voce familiare con un sexy accento britannico. “Non avevi questo look al ristorante.”
Ruoto sui tacchi alti, trovandomi di fronte a Darian, l’uomo che ho conosciuto due settimane fa al ristorante, dove faccio magia di tavolo in tavolo... e dove l’ho colpito abbastanza da trasformare questa impensabile occasione in realtà.
Produttore senior del famoso programma Serata con Kacie , Darian Rutledge è un uomo magro che veste in maniera elegante e che mi ricorda un ibrido tra un maggiordomo e James Bond. Nonostante il suo ruolo da responsabile in studio e le rughe che si intersecano sulla sua fronte, direi che ha circa trent’anni, ma potrebbe essere una pia illusione visto che io ne ho solo ventiquattro. Non che sia bello nel senso tradizionale o altro, però suscita un certo interesse. Tanto per cominciare, con il suo naso deciso è uno di quei pochi uomini che se la cavano anche con il pizzetto.
“Al ristorante porto le Doc Martens” gli dico. I centimetri extra delle mie scarpe mi portano alla stessa altezza dei suoi occhi e non posso evitare di perdermi in quelle profondità verdi. “Mi hanno obbligato con il trucco” concludo goffamente.
Con un sorriso, mi porge un bicchiere che tiene in mano. “E il risultato è incantevole. Salute.” A quel punto guarda l’addetta al trucco e il tizio della telecamera. “Vorrei parlare con Sasha in privato.” Il suo tono è gentile, tuttavia trasmette un’inequivocabile nota autoritaria.
Lo staff schizza fuori dalla stanza. Darian dev’essere un pezzo ancora più grosso di quanto pensassi.
In maniera meccanica, bevo un sorso del drink che mi ha passato e il sapore amaro mi strappa una smorfia.
“È un Sea Breeze.” Mi lancia un sorriso abbagliante. “Il barista dev’esserci andato pesante con il succo di pompelmo.”
Bevo un secondo sorso garbato e metto il drink sul tavolino da toilette alle mie spalle, temendo che la combinazione di vodka e Valium possa stordirmi ancora di più. Non so perché Darian voglia parlarmi in privato. L’ansia mi ha già mandato in pappa il cervello.
Dopo avermi guardato in silenzio per un momento, Darian estrae un telefono dalla tasca dei suoi jeans stretti. “C’è una cosa non molto piacevole di cui dobbiamo parlare” dice, scorrendo con il dito sullo schermo del telefono, quindi me lo porge.
Prendo il telefono e lo stringo forte, per non farmelo scivolare via dai palmi sudati.
Sullo schermo c’è un video.
Lo guardo in silenzio, sbalordita, mentre un’ondata di paura, nonostante la medicina, mi invade.
Il video svela il mio segreto, il sistema nascosto alla base della prova impossibile che sto per mettere in atto a Serata con Kacie .
Sono decisamente spacciata.
“Perché me lo stai facendo vedere?” riesco a dire, una volta ripreso il controllo delle mie corde vocali paralizzate.
Darian riprende delicatamente il telefono dalle mie mani tremanti. “Hai presente ciò di cui parlavi al ristorante? Il fatto di fingere di essere una sensitiva e che sono solo trucchi?”
“Esatto.” Corrugo la fronte, confusa. “Non ho mai detto di fare qualcosa per davvero. Se è per rendere pubblico che sono una ciarlatana...”
“Hai capito male.” Darian afferra il drink che ho messo da parte e beve un sorso lungo, ma in qualche modo elegante. “Non è mia intenzione mostrare quel video a qualcuno. Anzi, il contrario.”
Lo guardo sorpresa. Il mio cervello è chiaramente surriscaldato per l’adrenalina e la mancanza di sonno.
“So che a un illusionista non piace rivelare i propri sistemi.” Il suo sorriso diventa stranamente predatorio.
“Esatto” dico, chiedendomi se stia per fare una proposta indecente sotto forma di ricatto. In tal caso, ovviamente rifiuterei... ma per principio, non perché fare qualcosa di indecente con un uomo come Darian sia impensabile.
Quando non ne ricevi da tanto tempo, come me, ti passa regolarmente per la testa ogni genere di situazione folle.
Gli occhi verdi di Darian si fanno distanti, come se stesse cercando di guardare fino all’orizzonte attraverso la parete vicina. “So cosa hai intenzione di dire dopo la grande rivelazione” afferma, concentrandosi di nuovo su di me, e con una strana parodia della mia voce annuncia: “‘Non sono una profetessa. Uso i cinque sensi, le regole dei trabocchetti e l’arte dello spettacolo per creare l’illusione di esserlo.’”
Le mie sopracciglia si sollevano così in alto, che il trucco pesante rischia di screpolarsi. Non si è avvicinato a quello che avrei detto: l’ha azzeccato parola per parola, copiando perfino l’intonazione con cui mi sono esercitata.
“Oh, non essere così stupita.” Rimette il bicchiere, ora vuoto, sul mobile da toilette. “Hai detto la stessa cosa al ristorante.”
Annuisco, sempre scioccata. Gliel’ho veramente detto in passato? Non mi ricordo, però dev’essere così, altrimenti come potrebbe saperlo?
“Ho parafrasato una cosa detta da un altro mentalista” spiattello. “Si tratta di rendergli il merito?”
“No, affatto” replica Darian. “Voglio semplicemente che tralasci quella stupidaggine.”
“Ah.” Lo fisso. “Perché?”
Darian si appoggia alla toilette e incrocia le caviglie. “Che divertimento c’è in uno spettacolo con una finta sensitiva? Nessuno vuole vedere un’imbrogliona.”
“Quindi vuoi che mi comporti come una ciarlatana? Che finga che sia tutto vero?” Tra la paura da palcoscenico, il video, e adesso questa richiesta assurda, sono praticamente pronta a fare dietrofront e scappare, anche se finirei col rimpiangerlo per il resto della vita.
Lui deve percepire che sto per diventare isterica, perché l’aria predatoria abbandona il suo sorriso. “No, Sasha.” Il suo tono è esageratamente paziente, come se stesse parlando a una bambina piccola. “Voglio solo che tu non dica nulla. Non dichiarare di essere una sensitiva, ma non negarlo nemmeno. Evita del tutto l’argomento. Penso proprio che non ti crei problemi.”
“E se invece fosse così, mostreresti il video alla gente? Riveleresti il mio metodo?”
Provo sdegno al solo pensiero. Magari non voglio che le persone mi considerino una sensitiva ma, come la maggior parte degli illusionisti, lavoro sodo alle tecniche segrete delle mie illusioni e intendo portarmele nella tomba, oppure scrivere un libro per soli illusionisti che venga pubblicato postumo.
“Sono certo che non si arriverebbe a tanto.” Darian mi si avvicina di un passo e il profumo di bergamotto della sua acqua di colonia stuzzica le mie narici dilatate. “Io e te vogliamo la stessa cosa. Vogliamo che le persone restino ammaliate da te. Non fare dichiarazioni in un senso o nell’altro, ti chiedo solo questo.”
Mi allontano di un passo: la sua vicinanza è troppo per il mio stato d’animo già agitato. “D’accordo. Affare fatto.” Deglutisco a fatica. “Tu non mostri il video e io non faccio dichiarazioni di alcun tipo.”
“In realtà c’è anche un’altra cosa” aggiunge, e mi chiedo se non stia per lanciare la proposta indecente.
“Che cosa?” Mi umetto nervosamente le labbra, poi vedo che mi sta guardando e capisco che molto più probabilmente sto solo facendo una proposta indiscreta e inopportuna a me stessa.
“Come facevi a conoscere la carta a cui stava pensando la mia accompagnatrice?” domanda.
Sorrido, tornando finalmente nel mio elemento. Si riferisce evidentemente alla mia firma, l’effetto Regina di Cuori, quello che ha steso tutti al suo tavolo. “Per questo dovrai pagare un extra.”
Inarca un sopracciglio in una domanda silenziosa.
“Voglio il video” dico. “Mandamelo per e-mail, e ti darò un indizio.”
Darian annuisce e scorre alcune volte sullo schermo del telefono.
“Fatto” dichiara. “Ce l’hai?”
Prendo il mio telefono e faccio una smorfia. È domenica sera, subito prima della più grande occasione della mia vita, ma ho ricevuto quattro messaggi dal mio capo.
Decido di scoprire più tardi cosa vuole quel bastardo manipolatore, entro nella mia e-mail personale e controllo di avere ricevuto il video di Darian.
“Ce l’ho” rispondo. “Ora, per la storia della Regina di Cuori... Se sei un osservatore intelligente come penso, stasera riuscirai a indovinare il mio metodo. Prima dell’evento principale, metterò in pratica lo stesso effetto per Kacie.”
“Sei meschina e sfacciata.” I suoi occhi verdi si riempiono di allegria. “Allora non hai intenzione di dirmelo?”
“Un illusionista deve sempre essere almeno un passo avanti rispetto al pubblico.” Gli rivolgo il sorriso distaccato che ho perfezionato nel corso degli anni. “Affare fatto oppure no?”
“D’accordo. Hai vinto.” Si siede con grazia sulla sedia girevole dove ho subito la tortura delle sopracciglia. “Ora dimmi, perché sembravi così spaventata quando sono entrato all’inizio?”
Esito, ma poi decido che ammettere la verità non mi farà del male. “Per colpa di quello.” Indico lo schermo che sta ancora trasmettendo il programma in diretta. In quel preciso istante la telecamera fa una panoramica del vasto pubblico in studio che sta battendo le mani per qualche stupidaggine detta dall’ospite.
Darian ha un’aria divertita. “Kacie? Non pensavo che quel Muppet potesse spaventare qualcuno.”
“Non lei.” Mi asciugo i palmi sudati sulla giacca di pelle, scoprendo che non è la superficie più assorbente del mondo. “Ho paura di parlare davanti alle persone.”
“Davvero? Ma dicevi di voler fare l’illusionista in TV, e ti esibisci continuamente al ristorante.”
“Al ristorante il pubblico è composto al massimo da tre o quattro persone a un tavolo” replico. “Ma in quello studio sono circa un centinaio. La paura subentra quando i numeri salgono tra dieci e venti.”
Darian sembra ancora più divertito di prima. “E che mi dici dei milioni di persone che ti guarderanno da casa? Non sei preoccupata per loro?”
“Mi preoccupa di più il pubblico in studio e, sì, ho colto l’ironia.” Mi sforzo di non mettermi sulla difensiva. “Per il mio programma TV, farei magia di strada con una piccola troupe televisiva, il che non scatenerebbe così tanto la mia paura.”
Paura in realtà è un eufemismo. La mia reazione nei confronti del parlare in pubblico conferma i numerosi studi, secondo i quali questa particolare fobia tende a essere più invadente della paura della morte. Preferirei certamente essere mangiata da uno squalo piuttosto che apparire davanti a una folla numerosa.
Quando Darian mi ha chiamato per parlarmi di questa opportunità, ho scoperto la vastità del pubblico in studio di quel programma e non sono riuscita a dormire per tre giorni di fila. Ecco perché mi sento come una detenuta di Guantanamo che va verso un interrogatorio avanzato. È addirittura peggio di quella volta in cui ho fatto una serie di tirate notturne per il mio stupido lavoro quotidiano, e ai tempi ho creduto che fosse l’evento più stressante della mia vita.
La mia coinquilina Ariel non mi ha dato facilmente il suo Valium, ma ci è voluto un sacco di persuasione da parte mia e ha ceduto solo quando non riusciva più a sopportare la vista della mia espressione infelice.
Darian mi distrae dai miei pensieri armeggiando di nuovo con il telefono.
“Questo dovrebbe esserti di ispirazione” dice, mentre dei confortanti accordi di pianoforte fuoriescono, metallici, dall’altoparlante del telefono. “È la canzone di un uomo che si trova in una situazione simile alla tua.”
Mi ci vuole un momento per riconoscere la melodia. Dato che l’ultima volta in cui l’ho sentita ero piccola, aggiungo qualche anno alla stima dell’età di Darian. La canzone è ‘Lose Yourself’ del film 8 Mile , dove il personaggio di Eminem ha l’opportunità di diventare un rapper. Essendo questa la mia grande occasione per ottenere quello che desidero di più, credo che la mia situazione sia piuttosto simile.
Darian comincia inaspettatamente a rappare insieme ad Eminem e, mentre una parte della tensione abbandona il mio corpo, soffoco una risatina indecente. I rapper britannici parlano tutti perfettamente come la Regina?
“Ecco finalmente un sorriso” commenta Darian, inconsapevole o indifferente al fatto che il mio sogghigno è a spese sue. “Continua così.”
Prende il telecomando e alza il volume della TV in tempo per farmi sentire Kacie che dice: “Siamo vicini alle vittime del terremoto in Messico. Se volete donare alla Croce Rossa, telefonate al numero in sovrimpressione. E ora solo un attimo di pubblicità...”
“Sasha?” Un uomo infila la testa all’interno del camerino. “Devi andare in scena.”
“Spacca tutto” dice Darian, lanciandomi un bacio volante.
“Con queste scarpe, potrei farcela.” Fingo di catturare il bacio, lanciarlo per terra e infilzarlo con il tacco a spillo.
La risata di Darian diventa sempre più distante, mentre io e la mia guida abbandoniamo la stanza e attraversiamo un buio corridoio. Il rumore dei nostri passi sembra aumentare mentre ci avviciniamo a destinazione, riecheggiando al ritmo del mio battito cardiaco che accelera. Finalmente vedo una luce e sento il boato della folla.
Ecco come deve sentirsi chi sta andando di fronte a un plotone d’esecuzione. Probabilmente me la darei a gambe se non fosse per la medicina, al diavolo i miei sogni. Di fatto, la guida deve prendermi per un braccio e trascinarmi verso la luce.
L’interruzione pubblicitaria evidentemente finirà presto.
“Vai a sederti sul divano vicino a Kacie” mi sussurra qualcuno ad alta voce nell’orecchio. “E respira.”
Le mie gambe sembrano diventare più pesanti, ogni passo è un colossale sforzo di volontà. In iperventilazione, salgo sulla piattaforma dov’è posizionato il divano e avanzo a piccoli passi, cercando di ignorare il pubblico in studio.
La mia paura è così estrema che il tempo scorre in modo strano; un attimo prima sto ancora camminando, un attimo dopo sono in piedi vicino al divano.
Sono felice che Kacie sia intenta ad usare un tablet. Non sono pronta a scambiare convenevoli, quando devo fare qualcosa di difficile come mettermi seduta.
Mi abbasso sul divano, le gambe tremanti, come un fachiro su un letto di chiodi (il che non è prova di una soprannaturale resistenza al dolore, comunque, ma l’applicazione dei principi scientifici dello stress).
Deve essersi verificata di nuovo la distorsione del tempo, perché la musica significa che l’interruzione pubblicitaria sta bruscamente terminando e Kacie alza la testa dal tablet, le labbra troppo piene che si tendono in un sorriso.
Il battito cardiaco è così assordante nelle mie orecchie, che non riesco a sentire il suo saluto.
Ci siamo.
Sto per avere un attacco di panico in diretta nazionale.
Capitolo Due

“Sasha di giorno lavora per il famigerato Nero Gorin al suo fondo speculativo” dice Kacie, recitando l’introduzione da me preparata. Le parole mi arrivano come se fossi in un bunker sottoterra. “Di notte si esibisce allo sfarzoso locale valutato da Zagat...”
I sorsi di Sea Breeze ribollono dolorosamente nel mio stomaco. Tra pochi secondi tocca a me parlare.
La folla mi guarda, minacciosa.
Il cliché di immaginarli in mutande mi fa solo venire voglia di vomitare, quindi li immagino dormire... ma nemmeno questo funziona.
Senza la medicina di Ariel, sarei potuta uscire di corsa urlando.
Scruto di nuovo il pubblico e mi accorgo di una cosa che non dovrebbe sorprendermi: mamma non è venuta. Quando le ho mandato l’invito, sapevo che questo era probabile, ma in qualche modo speravo comunque che si facesse viva. Avevo un solo invito da poter dare, ma ora vorrei averlo consegnato a qualcun altro. Mamma non ha mai approvato la mia passione per i ‘trucchi stupidi’, come li chiama lei, probabilmente perché teme che, volendo fare della magia una carriera, le mie entrate possano drasticamente calare. E visto che lei trae beneficio da quelle entrate...
“Sasha?” ripete Kacie, il sorriso che si tende fin quasi alle orecchie. “Benvenuta nel mio programma, tesoro.”
Deglutisco e dico con voce soffocata: “Grazie per avermi ospitato, Kacie.” Se non l’avessi provata un milione di volte, avrei rovinato perfino questa basilare formula di benvenuto. “Spero di poter aggiungere un pizzico di mistero alla giornata di tutte le persone.”
“Sono assolutamente curiosa.” Kacie sposta lo sguardo da me alla telecamera e viceversa. “Da quanto ho capito, oggi leggerai nel futuro. È così, Sasha?”
Maledetto Darian. Perché mi ha cacciato in questa situazione? Prima che mi chiedesse di non finire lo spettacolo con una ritrattazione, avevo pianificato perfettamente il mio numero e il discorso. Adesso devo procedere con cautela e scegliere solo i passaggi ‘sicuri’ della tiritera che ho provato così tante volte.
Visto che Kacie mi guarda in ansiosa attesa, annuisco e mi butto, dicendo con voce ferma: “Il lavoro al fondo speculativo che faccio di giorno richiede di prevedere come potrebbero comportarsi il mercato e gli investimenti individuali. Io lo metto in pratica assimilando molti dati politici e finanziari e usandoli per fare le mie previsioni. A quanto pare, sono molto brava in questo.”
Nonostante i discorsi degli illusionisti siano spesso menzogneri, ogni parola che ho appena detto corrisponde a verità. Odio il mio lavoro, ma primeggio per quanto riguarda la parte delle previsioni, e in effetti riesco così bene che il mio capo Nero sopporta le mie fesserie.
Detto questo, l’unico motivo per cui sollevo l’argomento del mio lavoro è che ogni libro sulla pratica della magia insegna a personalizzare il proprio materiale. Lo stesso stratagemma viene utilizzato dagli attori comici e, visto che niente per me è più personale del mio attuale purgatorio, l’ho ficcato in mezzo al discorso.
“Bene, allora.” Kacie si gira verso la telecamera. “Sembra che stia per arrivare una dimostrazione.”
“Decisamente sì” affermo e, sperando che nessuno si accorga delle mie mani che tremano, mi rimbocco con naturalezza le maniche... un gesto che ogni illusionista degno di questo nome fa prima di esibirsi, per eliminare il sospetto della tipica spiegazione ‘c’è qualcosa nella manica’.
Dopo aver deglutito per inumidire la gola secca, dico a Kacie: “Due giorni fa abbiamo parlato al telefono e ti ho chiesto di pensare a una carta da gioco. Ne hai scelta una?”
Trattengo il respiro, mentre il cuore mi martella nel petto. Quello che sta per dire stabilirà quanto rimarranno sbalordite milioni di persone dal mio primo numero.
“Certo” replica. “Ho in mente una carta.”
Emetto un sospiro di sollievo e la maggior parte del mio nervosismo si scioglie. Non è stata accidentalmente sleale nei miei confronti, il che significa che ho scombussolato la sua memoria come volevo. Quello che in realtà le ho detto al telefono è stato: “Pensa a una carta nel mazzo che ti rappresenta, o una carta che senti vicina a te.”
C’è una differenza abissale tra ‘pensa a una carta a caso’ e ‘pensa a una carta che ti rappresenta’. Una è una scelta libera, l’altra è una scelta guidata.
In base alla mia esperienza, di fronte alle parole attentamente formulate della mia richiesta, la maggior parte delle donne pensa alla Regina di Cuori. Questo stratagemma psicologico funziona due volte meglio con le persone estroverse come Kacie e specialmente con quelle che usano tanto rossetto rosso quanto lei.
“I telespettatori devono capire che la tua è stata una scelta assolutamente libera, è molto importante” le dico. Pronunciare questa frase mi diverte tantissimo, visto che è malignamente falsa. “Conferma anche a tutti che ti ho dato la possibilità di cambiare idea, se lo desideravi.”
La seconda parte è vera. Le ho detto davvero che poteva cambiare carta, ma con noncuranza, come un ripensamento, senza darle la possibilità di rifletterci davvero. Ovviamente era rischioso, ma le persone non cambiano quasi mai idea dopo aver scelto una carta, in particolare se si sono fissate con l’idea che la carta originale ‘le rappresenti’.
“Ha detto proprio così.” Kacie è sul punto di battere le mani, con la loro attenta manicure, per l’eccitazione. È incredibile come la magia possa trasformare di nuovo questa donna raffinata in una bambina.
Pensando che la fortuna aiuta gli audaci, dichiaro: “È la tua ultima possibilità per cambiare idea. Puoi farlo adesso, se vuoi.”
Kacie scuote la testa, chiaramente ansiosa di sapere cosa stava per succedere.
Ottimo.
Si sta attenendo alla sua scelta.
“Di’ per la prima volta ad alta voce qual è la tua carta.” Descrivo un ampio gesto con la mano destra per incitarla a proseguire, preparandomi a non sembrare delusa se mi tocca ricorrere al piano B.
“La Regina di Cuori” annuncia trionfante Kacie.
Trattengo un sogghigno. Mostrare la mia eccitazione, proprio come rivelare la delusione, potrebbe alludere al mio metodo.
Lentamente, giro il mio braccio teso verso Kacie. “Ricorda che potevi cambiare idea in qualsiasi momento.”
Lei resta a bocca aperta, con le ciglia sottilissime come zampe di ragni che battono rapidamente.
“Ma è reale?” La sua voce è piena di ammirazione. Ha ovviamente dimenticato il procedimento di selezione e pensa di aver potuto scegliere davvero qualunque carta.
“L’ho fatto qualche mese fa” dico, tenendo fermo il braccio affinché tutti potessero vederlo.
Qualcuno tra il pubblico sussurra una delle mie frasi preferite: “Non è possibile.”
La telecamera zooma in avanti sul mio avambraccio.
Il grande schermo dietro di noi mostra la mia pelle pallida e l’intricato tatuaggio che la decora.
La Regina di Cuori.
“Vuoi toccarlo?” Scivolo fino al bordo del divano e porgo il tatuaggio a Kacie. “Controlla che non sia solo disegnato sopra.”
Le fredde dita di Kacie massaggiano il tatuaggio, poi lei scuote lentamente la testa e mormora qualcosa sottovoce, stupita.
Ora mi permetto di mostrare un largo sorriso. Ogni volta che un effetto ha questo successo e vedo la meraviglia disegnata sui volti delle persone, provo un’immensa esaltazione.
Ecco perché continuo ad andare avanti con questa carriera di onesti raggiri, nonostante la mia paura di parlare in pubblico.
Arrischio un’occhiata alla folla e noto che, proprio come dovrebbe essere, sono ancora più colpiti di Kacie. Per quanto ne sanno loro, ho detto a Kacie di ‘pensare a qualsiasi carta’.
“E naturalmente questo è l’unico tatuaggio che ho sul corpo.” Giro il braccio sinistro, privo di inchiostro, verso la telecamera e sollevo i capelli per mostrare la nuca. Rifletto tra me se scoprire la parte bassa della schiena senza tatuaggi, ma, visto che significherebbe alzarmi sulle mie gambe ancora instabili, preferisco non rischiare e la butto sul ridere: “O almeno l’unico tatuaggio in un posto che si può mostrare in diretta nazionale.”
La battuta fa esplodere la tensione repressa dalla rivelazione e tutti si mettono a ridere.
Rivolgo loro un sorriso radioso.
Ricorderò per sempre questo momento.
Il numero è riuscito perfettamente.
Ma c’è ovviamente un piccolo problema. Le persone che, come Darian, mi hanno visto esibirmi al ristorante potrebbero intuire il fatto che svelo sempre la Regina di Cuori.
Incrocio i suoi imperscrutabili occhi verdi nella sezione VIP della prima fila e ammicco. Sta magari per capire il metodo alla base del mio numero, avendolo visto due volte?
Mi auguro che stia pensando che sono un’attenta manipolatrice, capace di far pensare alla gente tutto quello che voglio... e credo che non sia molto lontano dalla verità. La domanda che dovrebbe divorare Darian adesso è: “E se Kacie non avesse nominato la Regina di Cuori?”
La risposta a questa domanda è molto semplice: sarei passata al piano B. Nella tasca destra ho un mazzo di carte, senza il quale non esco mai di casa. Se Kacie avesse nominato la carta sbagliata, avrei cercato di non sembrare delusa e usato la mano destra, già protesa, per prendere il mazzo di carte dalla tasca. Avrei chiesto a Kacie di dire un numero compreso tra uno e cinquantadue, contando fino a quel numero dalla cima del mazzo di carte per rivelare ‘magicamente’ la sua carta. Un effetto che sembra una previsione e che ad altri illusionisti potrebbe sembrare un miracolo più grande della versione del tatuaggio. Nessuno ne avrebbe saputo più di prima, tranne Darian.
Un applauso entusiasta riporta la mia attenzione sul pubblico.
“Grazie.” Mi inchino leggermente, ignorando il sudore che mi gocciola lungo la schiena. “Questo era solo un piccolo antipasto prima dell’evento principale.”
Kacie, la folla e perfino Darian (che è a conoscenza di quanto sta per succedere) pendono dalle mie labbra. Sarò una presuntuosa, ma riesco ad immaginare le persone a casa che accorrono più vicino allo schermo della TV.
Dopotutto, mi hanno appena visto prevedere un pensiero passato liberamente in una mente umana, e nientemeno che tramite un tatuaggio, ma nonostante questo l’ho definito un antipasto.
Il mio battito cardiaco è ancora troppo rapido e mi accorgo di una strana sensazione... come se mi stessi riempiendo di una calda energia. È il Valium che fa effetto? Spero che non sia il cocktail mischiato al farmaco.
Metto da parte la preoccupazione e mi concentro sulla mia performance.
“Qualche settimana fa” dico in tono pacato, “ho mandato a Kacie una lettera importante.” In realtà l’ho mandata alla sua assistente, ma lei non mi corregge, quindi proseguo. “Kacie, hai con te quella lettera?”
Kacie raccoglie una grande busta sigillata con aria trionfante.
“La busta è rimasta in studio per tutto questo tempo, giusto?” chiedo, e incrocio lo sguardo di Darian.
Un’idea terribile mi è appena passata per la testa.
E se non vuole che io neghi di essere una sensitiva per poter trasmettere il video maledetto e farmi fare la figura della ciarlatana?
Smascherare una finta sensitiva potrebbe andare a vantaggio di una buona TV.
Scaccio questo orribile pensiero e mi concentro di nuovo su Kacie, mentre risponde: “Sì ed è sigillata. Non c’è niente di losco qua.”
Avrei potuto baciarla. Adesso non devo sottolineare che la busta era inalterata e che per me era impossibile accedervi.
“Ottimo. Grazie” dico. “Ora, prima di passare alla busta, puoi mettere per favore la prima pagina del New York Times sul grande schermo dietro di me?”
La pagina familiare compare sullo schermo con la storia più importante del giorno bene in risalto. Il titolo di testata dice: FORTE TERREMOTO COLPISCE IL MESSICO; DECINE DI MORTI. Sotto l’articolo c’è l’immagine di un alto edificio che giace di lato, con le persone che scavano tra le macerie.
Sebbene sia il mio momento, non posso non provare un senso di colpa molto pungente. Quello che sto per fare sembrerà molto più drammatico a causa di questa terribile tragedia. Non avevo ovviamente il controllo sui titoli del giorno, e un esito del genere è sempre un rischio con questa illusione. Un mentalista che ha accidentalmente previsto in questo modo la morte di Elvis è tallonato perfino oggi dai teorici del complotto.
Tengo a freno il senso di colpa e con il mio tono più autoritario dico: “Kacie, apri la busta e mostra a tutti il suo contenuto.”
“Non sono sicura di volerla aprire” sussurra Kacie, ma le sue dita stanno già strappando la carta davanti a lei.
Le infila nella busta con cautela, come se dentro ci fosse l’antrace. Dopo aver estratto il grande foglio di carta, lo guarda, e le sue guance perdono ogni colorito.
Avrei voglia di darle un altro bacio. La sua reazione sta alimentando l’aspettativa del pubblico.
Finalmente, l’intrattenitrice professionista che alberga in Kacie prende il sopravvento e con gesto enfatico, gira il foglio verso la telecamera.
Sul foglio di carta è stata ricreata a mano la pagina di giornale che compare ancora sullo schermo dietro di noi. Con la scrittura più ordinata possibile, avevo scritto FORTE TERREMOTO COLPISCE IL MESSICO; DECINE DI MORTI e con le mie scarse abilità artistiche, avevo anche disegnato un grande edificio di lato e un paio di persone stilizzate vicino ad alcune macchie di inchiostro che rappresentano le macerie.
Uno degli addetti alla grafica in studio mette la mia lettera premonitrice accanto al New York Times e l’immagine è molto potente.
Mi sono preparata un lungo discorso sulla difficoltà di prevedere i terremoti, tuttavia lo lascio perdere. Non ce n’è bisogno. Il pubblico è in un raro stato di shock, in silenzio, e non voglio rovinarlo con le parole. È la reazione più figa in cui possa sperare un illusionista: l’ammirazione mescolata alla paura.
Oppure il pubblico potrebbe trattenere il respiro per poi cominciare a fischiare e scacciarmi dal palco.
Darian spezza l’incantesimo battendo lentamente le mani, come in un film per ragazzi.
Il boato dell’applauso che segue è la cosa più bella che abbia mai sentito. Mi piego in avanti per alzarmi e fare un inchino.
“Brava” dice Kacie, ancora con voce incrinata, poi si rivolge alla telecamera: “Adesso qualche istante di pubblicità, a tra poco.”
Parte la musica della pubblicità e ne sono felice. Se do di matto adesso, almeno non verrà trasmesso in diretta.
L’applauso del pubblico rallenta. Vedo tra la folla alcune persone che non hanno avuto nessuna reazione. La prima è un signore anziano dall’aria malaticcia in terza fila, le altre sono uomini pallidi con occhiali da sole da aviatore e completi neri, che mi ricordano gli addetti alla sicurezza e sono posizionati tutti in fondo allo studio.
Lancio un’occhiata a Darian. Ha smesso di applaudire e fissa il signore anziano che sembra stare male. Qualcosa in quell’uomo deve turbarlo, poiché l’espressione di Darian si rabbuia. Si porta il dito all’orecchio, poi la sua bocca dice qualcosa e uno degli uomini in nero ripete lo stesso gesto.
Sta parlando con il servizio di sicurezza dello studio? E in questo caso, perché?
Nascondendo la perplessità, lancio un’occhiata a Kacie, che si sta facendo aria con la busta. Chiaramente, deve ancora riprendersi dalla mia previsione.
Resto in piedi mentre aspetto che l’applauso cessi. Per quanto sia onorata da questa ovazione, spero che finisca alla svelta, perché sento le ginocchia deboli ed è tornata quella strana sensazione di energia calda, stavolta però molto più forte. Sembra che mi stia inondando. Il mio battito cardiaco accelera ancora di più, il respiro si fa più corto in maniera incontrollabile.
Che mi succede?
È l’attacco di panico che cercavo di scongiurare?
Scavo con le unghie nei palmi delle mani, che mi sanguinerebbero se non le tenessi così corte per maneggiare le carte.
Un altro tsunami di energia, stranamente piacevole, pervade il mio corpo, facendomi pizzicare le estremità.
Le dita dei piedi si piegano nelle mie scarpe col tacco alto. Non avrò appena avuto un orgasmo davanti a un centinaio di persone?
Il piacere dura solo un istante e, mentre l’intensità cresce, la sensazione si trasforma gradualmente in dolore.
Le luci forti dello studio diventano dei soli e la mia vista si appanna. Chiudo ermeticamente gli occhi. I miei muscoli si immobilizzano mentre comincio a tremare, incontrollabilmente.
Mi sta venendo un colpo? Un ictus?
L’intensità dell’esperienza sta andando ormai oltre il dolore. Sto avendo uno shock, come quel giorno in cui mi sono fatta il piercing alla lingua, ma mille volte peggio. È come se tutto il mio corpo fosse diventato una terminazione nervosa e qualcuno l’avesse annientata con una scarica elettrica di un miliardo di volt.
Se non sentissi il terreno sotto i piedi, penserei di levitare, colpita da un fulmine come Highlander.
Sopporto questa sensazione solo per qualche istante: un cortocircuito scatta nel mio cervello e ho un collasso, la mia coscienza lampeggia e poi si spegne.
Capitolo Tre

Mi trovo sul divano, i sensi affilati come un diamante.
Dato che si sente ancora la musica della pubblicità, non devo essere svenuta da molto.
L’uomo anziano malaticcio tra il pubblico balza in piedi, e tutti si mettono a fissare lui e la sua pelle grigia.
“Fermatelo!” urla Darian. Un uomo pallido vestito di nero si mette a correre verso il palco.
Il signore malaticcio è penoso da guardare mentre si muove. Deve avere un danno al cervello o una malattia muscolare, poiché i suoi arti, che indirizza verso brusche traiettorie, sono scoordinati. Ma nonostante le apparenti difficoltà motorie, quel tizio ha abbastanza energia da spingersi in avanti.
Le persone gridano quando lui salta sulle spalle del pubblico in seconda fila, poi le sue anonime scarpe nere finiscono su due donne della prima fila.
Si mettono a urlare, ma il signore anziano sfrutta quelle basi di appoggio solo per balzare sul palco.
Sono troppo sbalordita per muovermi.
L’addetto alla sicurezza con il completo nero si muove come un velocista olimpico, tuttavia si trova troppo indietro e c’è di mezzo la folla.
Sarebbe il momento ideale per scappare urlando, ma sono ancora troppo pietrificata per muovere un muscolo.
“Signore” strilla Kacie, con voce piena di panico. “Non può stare qui!”
Gli occhi lacrimosi del tizio si posano proprio su di lei, ma deve considerarla una perdita di tempo poiché il suo sguardo si focalizza sul mio collo.
L’uomo vestito di nero e alcuni suoi colleghi sono quasi arrivati, ma chiaramente non riusciranno a intercettare il tipo strambo dalla pelle grigia prima che mi raggiunga. Non so proprio cosa voglia, però non mi piace l’espressione vuota sulla sua faccia malsana. Magari ha assunto droghe come metanfetamina.
Uno degli addetti alle telecamere sul palco si piazza davanti allo psicopatico. “Signore! Mi scusi, signore... Si fermi. Non può stare qui.”
Il tizio dalla pelle grigia spinge via di lato l’addetto alla telecamera con una forza sbalorditiva. Vedendolo di sfuggita mentre rotola sul palco, mi viene da prepararmi alla fuga o all’attacco, ho la visione di un tunnel, eccetera.
Mi restano pochi istanti per decidere cosa fare.
Essendo relativamente bassa come persona, l’ideale sarebbe avere un’arma per l’opzione dell’attacco.
Anche se non possiedo armi convenzionali, un’illusionista di successo può sempre improvvisare. Forse potrei usare le punte di fissaggio che compongono il mio piercing sulla lingua per infilzargli un occhio? Oppure creare una cascata con il mazzo di carte che ho in tasca per distrarlo?
Opto per una scelta più banale: freneticamente, mi tolgo la scarpa col tacco destra e salto in piedi, imitando Buffy, mentre la tengo davanti a me come un paletto.
Adesso sono faccia a faccia con il tizio e il più raccapricciante degli odori mi aggredisce le narici. È come se mi fossi buttata a capofitto in mezzo ad animali investiti sulla strada. Le esalazioni sono così nauseanti, che per poco non svengo.
Invece di perdere i sensi, agisco per colpirlo in faccia con il paletto di fortuna, puntando a un occhio.
Prima di oggi l’unica cosa che ho infilzato sono le carte da gioco, e non l’ho mai fatto con una scarpa col tacco a un piede. Di conseguenza, la mia arma finisce molto lontana dal punto di riferimento, in mezzo al petto dell’uomo.
Il tacco penetra dentro di qualche centimetro, con mio estremo sbigottimento, come se ci fosse già un buco. I suoi abiti sono intatti, eppure sento una specie di strappo.
Magari aveva dei punti sul petto? Dalla sua faccia malata, potrebbe benissimo essere stato operato al cuore, anche se è troppo vivace.
Ignorando la scarpa che gli sporge dal petto, l’uomo stringe le mani dall’odore fetido attorno al mio collo e inizia a stringere.
Le mie mani saettano verso le sue dita che stringono e le ghermiscono, ma lui è stranamente forte e con le mie unghie corte non riesco a danneggiarlo più di tanto. Allora, con tutta la mia forza, gli do una ginocchiata nell’inguine. Nonostante il dolore che mi folgora il ginocchio, mi consolo sapendo che nessun uomo potrebbe sopportare un attacco del genere.
Mi sbaglio.
Le dita attorno al mio collo non si allentano: con la vista che mi si appanna, vedo i suoi occhi vitrei fissarmi senza battere le palpebre.
Cerco allora di artigliare la sua faccia, ma ancora senza successo. I miei polmoni gridano alla ricerca di aria e, nonostante l’allenamento nel trattenere il respiro, per poter mettere in pratica un giorno la fuga subacquea come Houdini, il panico mi invade.
Il mio corpo si dibatte, irrazionalmente. Sento la testa come sul punto di esplodere dalle orecchie, mentre il mondo diventa più distante.
Con il briciolo di coscienza che ancora mi resta, capisco che è finita ormai.
L’oscurità mi pervade, e poi muoio.
Capitolo Quattro

Prendo fiato e, mentre l’aria riempie i miei polmoni non esplosi, mi rendo conto di aver appena avuto un incubo.
E che strano incubo è stato. Il cuore mi martella ancora nel petto come se le dita che mi strangolavano stessero spremendo la vita dal mio corpo.
Che rottura. Non riuscirò assolutamente a prendere sonno con tutta questa adrenalina in corpo.
Che ore sono? Devo alzarmi per andare al lavoro?
Aspetta un attimo. Sono davvero nella mia camera da letto? Ora che sono più calma, sento una luce brillante battere contro le mie palpebre, mentre io di notte chiudo sempre le tende oscuranti.
E anche le voci distanti che dicono cose senza senso non combaciano con la teoria della camera da letto, così come la mia posizione semisdraiata.
Apro le palpebre di un millimetro e questo basta a dimostrare che mi trovo ancora nello studio televisivo.
Merda.
Sono davvero svenuta davanti a tutte queste persone?
Le facce preoccupate che mi circondano vanno a sostegno di questa ipotesi e, mentre mi siedo più dritta, i ricordi cominciano lentamente ad affiorare.
Stavo vivendo una sorta di esperienza e sono collassata sul divano. Dopo aver perso i sensi, ho fatto un sogno strano... il più vivido della mia vita.
Un sogno in cui morivo.
Batto le palpebre dal mascara pesante, nello sforzo di orientarmi di nuovo.
Dato che la musica della pubblicità sta riecheggiando da qualche parte, non devo essere stata fuori uso a lungo.
Scruto la folla e un forte senso di déjà-vu mi percuote.
L’uomo malaticcio del mio sogno balza in piedi.
Ha la pelle grigia con una sfumatura violacea, gli occhi vuoti, e il suo blazer a buon mercato e la camicia troppo inamidata sembrano indossati per la prima volta. Proprio come nel mio sogno, si muove in un modo estremamente convulso.
E ancora come nel sogno, l’attenzione del pubblico si sposta rapidamente sullo strano tizio.
“Fermatelo!” grida di nuovo Darian e l’uomo vestito di nero più vicino si getta nella corsa che non mi ha raggiunto in tempo.
Ogni dettaglio di ciò che succede è così familiare, che inizio a dubitare della mia sanità mentale. Magari sto sognando adesso?
Allora vorrebbe dire che il primo sogno era un sogno dentro un sogno, come nel film Inception .
Tutto il pubblico in studio ha la stessa reazione di orrore, mentre il tizio dalla pelle grigia salta di nuovo sulle spalle degli spettatori in seconda fila.
Sogno o illusione, non sto ad aspettare che mi strangoli. Mi tolgo le scarpe col tacco, ma stavolta con l’intenzione di scappare.
“Signore.” La voce di Kacie è piena di panico come la ricordavo. “Non può stare qui!”
Mentre gli occhi lacrimosi del tizio si posano brevemente su Kacie, balzo in piedi e schizzo verso il corridoio che conduce sul palco. Nonostante il pavimento sia gelido sotto i miei piedi nudi, mi accorgo a malapena del disagio, ora che il mio corpo è ancora fermamente in quella fase di fuga-attacco.
La porta che avevo attraversato è chiusa.
Afferro la maniglia e la sbatacchio freneticamente, mentre un odore abominevole mi arriva alle narici. È l’odore di animali investiti del mio sogno. Mi viene un conato e riesco a stento ad impedirmi di vomitare di getto sulla porta.
La maniglia non si muove.
Evidentemente la porta è chiusa a chiave.
Ruoto su me stessa.
Il mio aggressore si sta già protendendo verso la mia gola e so come andrà a finire. Agendo puramente d’istinto, sbatto la schiena contro la porta e scivolo verso il basso, allontanando il collo dalla sua portata.
Le sue mani colpiscono con un tonfo sonoro il punto in cui hanno mancato l’obiettivo.
Approfitto della sua temporanea distrazione per dargli un pugno nell’inguine, che al momento si trova davanti ai miei occhi. Il mio pugno tocca una carne spugnosa, ma come nel sogno, il tizio non reagisce a quello che dovrebbe essere un colpo debilitante per qualunque uomo.
Anzi, indietreggia goffamente di un passo e si china su di me, le mani che cercano ancora il mio collo.
Sto per lanciarmi disperata nel piccolo spazio tra le sue gambe, quando vedo un altro paio di gambe dietro il mio aggressore.
Correre non è stato uno spreco di energie.
Ho dato all’addetto alla sicurezza vestito di nero il tempo di raggiungerci.
Con il battito accelerato, guardo dita pallide e dalla manicure in ordine che agguantano il mio aggressore per una spalla.
L’uomo dalla pelle grigia interrompe il movimento verso il basso e la sua spalla si comprime, come se le dita dell’addetto alla sicurezza fossero una pressa idraulica.
Ciò che segue mi fa sorgere dei dubbi sulla realtà di questo momento. Mantenendo la sua graziosa presa sulla spalla dell’uomo dalla pelle grigia, la guardia afferra il suo braccio con la mano libera e lo stacca dall’incavo con uno spaventoso e violento scrocchio.
Il tanfo di carne putrida diventa più intenso, ma riesco solo a pensare al fatto che non c’è abbastanza sangue.
Non ce n’è molto, in realtà.
Se si tratta di un sogno, do la colpa ad Ariel, che è una grande appassionata di giochi di combattimento, e tutto questo assomiglia stranamente al modo in cui ha posto fine al mio personaggio in Mortal Kombat la settimana scorsa... meno le fontane di sangue del gioco.
L’uomo dalla pelle grigia aumenta il mio senso di irrealtà reagendo alla perdita del braccio con lo stesso aplomb del mio attacco al suo inguine. Rimanendo in piedi, tenta di raggiungermi con l’altro braccio.
La guardia vestita di nero usa il braccio che tiene in mano per colpire l’avversario in testa. Sento il disgustoso rumore di ossa che si rompono, però non so se si tratti del cranio o del braccio.
Incollo una mano sopra la bocca. Anche se non sono particolarmente schizzinosa, è più di quanto io possa digerire.
Il mio aggressore vacilla, ma incredibilmente resta in piedi, gli occhi vitrei e vuoti come sempre.
Un altro addetto alla sicurezza in completo nero si getta nella mischia e afferra l’uomo ferito da un lato, per la spalla ancora intatta, e dall’altro per i resti insanguinati del braccio staccato. Poi, con un grugnito per lo sforzo, squarcia il mio aggressore in due.
Letteralmente.
Ho un conato allo stomaco e mordo la parte carnosa del mio palmo per trattenere un grido.
È ancora più impossibile di strappargli il braccio. Se fosse il tipico trucco da palcoscenico della ‘donna segata in due’, mi verrebbero in mente molti modi per farlo, ma metterlo in pratica per davvero richiederebbe una forza stupefacente.
Dev’essere un incubo.
Ma allora perché non mi sveglio?
La guardia getta per terra le due metà del signore anziano, e l’incubo continua quando la metà con la testa continua a contorcersi, sbattendo le palpebre come se fosse vivo.
“Finiscilo” sibila l’altra guardia al collega. Incredula e sbalordita, osservo il primo addetto alla sicurezza pestare il cranio del mio aggressore, frantumandolo come un uovo.
Va avanti a pestare le parti del cadavere, finché gli spasmi non cessano.
Fisso inebetita le cervella schizzate sul pavimento come un macabro dipinto di arte moderna.
Mi ci vuole un momento per ricordare dove mi trovo e, quando guardo di nuovo la folla, si stanno sparpagliando come quaglie.
Ma tutte le uscite devono essere bloccate, poiché vedo le persone compiere ogni sforzo per aprirle, invano.
Kacie si sta nascondendo sotto la sua scrivania, mentre Darian si avvicina a noi con il volto livido di rabbia.
“Fai il servizio sul terremoto in Messico subito ” dice in un walkie talkie. “Abbiamo un piccolo malfunzionamento qui in studio.”
Un piccolo malfunzionamento?
Reprimo una risatina maniacale.
“E la signora illusionista?” chiede la donna all’altro capo del walkie talkie, la voce leggermente coperta da un’interferenza. “Non aveva finito.”
“Fa’ che Juan dica che Sasha ha cercato di avvisare le autorità messicane del terremoto. Questo dovrebbe collegare i pezzi. Poi di’ che i politici che ha avvertito non si fidavano di una sensitiva americana, e dopo procedi con il servizio sul terremoto” afferma Darian, e con un clic spegne il dispositivo.
Sono troppo sbalordita per arrabbiarmi con lui per avermi dato della sensitiva.
Arricciando il naso davanti al corpo squartato sul pavimento, dice: “Gaius, che diavolo? Speravo in un po’ di finezza.”
Il tizio responsabile dello smembramento, Gaius, si stringe nelle spalle. “Volevi la ragazza viva, ed è viva” replica con una cadenza stranamente ipnotica.
Ritrovo finalmente la mia voce. “Che cosa succede? Chi era lui? Come sei riuscito a squartarlo in due così?”
Darian non fa caso a me. “Cancellate i ricordi di tutti” ordina a Gaius e al mio altro soccorritore, quindi ripete le istruzioni nell’auricolare. “Devono ricordare che Sasha è stata incredibile e che ha dovuto scappare per un altro grande numero” aggiunge, mentre pallidi addetti alla sicurezza cominciano ad afferrare persone nel pubblico, per costringerle a quelle che sembrano gare a chi tiene lo sguardo fisso.
“E lei?” Gaius indica verso di me.
“Lei è una Conoscente, anche se non sotto la direzione del Mandato” risponde Darian come se io non ci fossi. “Nemmeno il tuo illustre capo sarebbe capace di incantarla completamente, o sbaglio?”
“Se dobbiamo porre domande fuori luogo, non avresti dovuto prevedere tutto questo tu ?” La voce ipnotica di Gaius è intrisa di mieloso rancore. “E come intendi impedire al Consiglio di ucciderla per questo?”
Darian socchiude gli occhi. “Tu fa’ del tuo meglio con lei.”
“Sicuramente” dichiara Gaius con la stessa arrogante fiducia in se stesso che possiedono i trader del mio lavoro diurno.
Si inginocchia, gli occhi paralleli ai miei.
Cerco goffamente di arretrare, ma non posso andare da nessuna parte con la porta chiusa alle mie spalle.
Gaius si toglie gli occhiali da sole.
Ha quel genere di bel viso per cui certe donne vanno in estasi, ma io non sono una sua ammiratrice. I suoi occhi hanno il colore del cielo polare. Poi iniziano a cambiare. Le pupille, nere come la pece, diventano di un argento riflettente e si espandono, coprendo prima l’iride e poi il bianco dell’occhio.
Il mio respiro si stabilizza. Gli specchi al posto degli occhi di Gaius riflettono ciascuno un’immagine distorta di me, con il viso di un pallore traslucido e le pupille grandi come monetine da un centesimo.
Un’ebbra serenità cala su di me. Razionalmente so che ha a che fare con il suo sguardo, ma nonostante tutti i miei sforzi non riesco a chiudere gli occhi o a girarmi da un’altra parte.
La mia coscienza sprofonda in un luogo buio e sotterraneo. La sensazione più vicina che abbia mai provato è stata quando mi sono ubriacata con una decina di bicchierini di tequila.
Attraverso la mia mente offuscata colgo solo frammenti di quello che succede.
Le guardie (se di guardie si tratta) finiscono di fissare in quel modo strano tutte le persone della folla. Poi Gaius mi raccoglie come una piuma e, in un battito di ciglia, mi ritrovo semisdraiata in una limousine che sfreccia lungo la West Side Highway.
Proprio quando la mia mente comincia a schiarirsi, Gaius scruta di nuovo nei miei occhi e la mia mente ancora una volta è annebbiata.
Quando riprendo i sensi, sono dentro l’ascensore della mia palazzina, sorretta da un corpo così solido che potrebbe essere fatto di marmo.
“Siamo quasi a casa” dice la familiare voce ipnotica, mentre gli occhi a specchio fissano i miei. “Hai una notevole capacità di resistenza alla malia. Mi hai davvero colpito.”
Devo essere svenuta di nuovo poiché, un attimo dopo, mi ritrovo accanto alla porta del mio appartamento con un forte braccio che mi tiene in piedi. Il dito pallido di Gaius è sul campanello, ma sono troppo poco cosciente per punirlo per aver svegliato i miei coinquilini quando ho la chiave di casa.
La porta si apre e rivela Ariel con la sua camicia da notte di seta.
Il braccio attorno al mio corpo s’irrigidisce, ma non posso biasimare Gaius per questa reazione: perfino con il camice dell’ospedale (un abito ideato per rendere le infermiere meno sexy) Ariel sembra comunque una top model e, con questa camicia da notte molto aderente, gli uomini ingoierebbero olio di pesce con un cucchiaio pur di attirare la sua attenzione.
Quando guardo le persone belle, spesso mi chiedo filosoficamente che cos’è che rende il viso e il corpo di qualcuno così attraente. Sono la simmetria e le dimensioni? In tal caso, Ariel ha una delle facce più simmetriche che abbia mai visto e il suo rapporto vita-fianchi da 0,7 è pura perfezione matematica. Ciliegina sulla torta, la sua pelle è liscia come caramelle sciolte, perfino adesso che è completamente struccata, e mentre le belle facce hanno tradizionalmente dei lineamenti sottili come quelli dei bambini piccoli, il naso greco e la mascella di Ariel sono forti, eppure entrambi sublimi sul suo viso, e le danno un tocco esotico.
I suoi occhi marrone scuro mi fissano, preoccupati, poi si concentrano con schietta ostilità sul mio accompagnatore.
“Cosa succede? Che stai facendo con lei?” La voce di Ariel è melodiosa anche da arrabbiata.
“Sasha non si sente bene.” Gaius abbassa gli occhiali da sole di qualche centimetro e squadra Ariel su e giù, soffermandosi con lo sguardo sul suo lungo collo da ballerina invece che sul seno. “Vorrei metterla a letto. Perché non mi inviti a entrare?”
“Col cavolo. Faccio da qui, grazie.” Si protende verso di me e mi mette un braccio tonico attorno alla schiena.
“Accomodati” dice Gaius, poi arretra, lasciando che mi sostenga solo Ariel.
Quando lei sta per trascinarmi nell’appartamento, aggiunge: “Un’ultima cosa.” Allungata una mano, attorciglia una ciocca dei miei capelli attorno a un dito e, prima che io o Ariel possiamo protestare, la strappa.
Sussulto, però non sento niente... evidentemente sono troppo allibita per provare un dolore così lieve.
Dopo essersi messo in tasca la ciocca di capelli, dice: “Probabilmente domani mattina non ricorderà niente di quello che è successo, quindi forse è meglio non raccontarglielo per non causarle un dolore inutile.”
Invece di rispondere, Ariel mi tira dentro casa e sbatte la porta, quasi colpendo in faccia l’uomo pallido.
“Che è successo?” domanda, girandomi per guardarla. I suoi occhi esplorano attentamente il mio collo, come se cercasse un succhiotto. “Lui ti ha...”
Mi alzo, barcollante. “Ho solo bisogno di dormire, così posso svegliarmi.”
“Buona idea” dice Ariel. Anche se abbiamo più o meno la stessa corporatura, mi solleva come uno sposo e mi trasporta in camera, apparentemente senza alcuno sforzo.
Chiunque rimarrebbe sbalordito di fronte a questa scena, ma sono abituata a queste cose con Ariel. A lei piace definirsi “Army Strong”. A volte mi chiedo, un po’ per scherzo, se l’esercito le abbia dato delle droghe speciali per trasformarla in un super soldato.
“Ti serve una mano con i vestiti?” chiede dopo avermi adagiato sul letto.
La guardo con stupore, incapace di pensare a una valida risposta a un rompicapo così difficile, e sprofondo nel sonno non appena tocco con la testa la beatitudine del mio cuscino in memory foam.
Capitolo Cinque

Sono senza corpo. Mi sembra di giocare a un videogame di realtà virtuale dove abbasso lo sguardo e, al posto del mio seno, vedo una futuristica arma da fuoco, o qualsiasi altra cosa decisa dagli ideatori del gioco. In questo caso, vedo una parete con un grande orologio sopra file e file di quadrati metallici grigi. Una vista regolarmente mostrata nelle puntate di CSI: l’interno di un obitorio.
Ma a differenza dell’immaterialità della realtà virtuale, riesco a sentire l’odore di ciò che mi circonda, e vorrei che non fosse così. Il cloro e i vaghi profumi non coprono il fetore della morte, e il peggio è che ho ancora sentito queste esalazioni putride da qualche parte.
L’orologio digitale sulla parete dice che sono le 05:29 del lunedì mattina. Significa che presto dovrò alzarmi per andare al lavoro? In tal caso, non dovrei prima ritrovare il mio corpo?
Una donna entra nella stanza. Ha un viso a forma di cuore, che si rispecchia nella forma delle labbra, sebbene la sua bocca mi ricordi più una picca (come nelle carte da gioco), in parte a causa del rossetto nero. Anche i suoi occhi e i suoi capelli sono neri, con sfumature metalliche alle luci fluorescenti. Il suo abbigliamento, con una gonna nera e la parte superiore bianca di pizzo, è più adatto a un cocktail che a un obitorio, ma i lobi delle orecchie sono adornati da orecchini con pendenti che terminano a forma di piccoli teschi.
Allunga una mano nella borsetta nera, estrae uno smartphone e comincia a guardarsi intorno.
Credo che non trovi quello che sta cercando, poiché grugnisce con disapprovazione e si allunga verso il quadrato metallico più vicino. Con uno stridio, lo tira fuori.
Com’è da prevedere, all’interno c’è un cadavere.
Appartiene a un uomo sui quarant’anni. Il colorito grigio della sua pelle mi è stranamente familiare e ha qualcosa a che fare con l’odore, però non riesco a ricordare cosa. Forse la mia memoria non funziona così bene senza il cervello fisico.
La donna è intenta a studiare il cadavere. Cammina fino alla testa e, una volta apertagli la bocca, ci infila dentro il telefono, come se fosse un perfetto e ragionevole supporto.
Ma il telefono non sta fermo nella bocca del cadavere e le labbra della donna si arricciano in un chiaro segno di scocciatura.
Con un gesto arrabbiato, cerca di nuovo in borsa ed estrae un coltello. È un modello a farfalla, con la lama tra le due impugnature.
Con un sibilo, lei apre il coltello in un’elegante mossa enfatica, già provata altre volte, che l’artista di spettacolo in me riesce ad apprezzare.
Esamina per un momento il corpo che ha davanti, il coltello in mano, quindi pratica un taglio nel petto del morto, da una parte all’altra delle cicatrici lasciate dall’imbalsamazione.
Senza il mio corpo sembra che io non abbia nemmeno la capacità di sentirmi nauseata, poiché con tranquillità guardo affascinata la donna che finisce di praticare un foro e poi ficca il telefono nel macabro supporto, in modo da tenerlo sorretto in posizione verticale nella carne morta.
Fissa il telefono, poi alza lo sguardo verso l’orologio digitale e l’espressione sul suo viso diventa ancora più insoddisfatta. Sembra che stia aspettando qualcosa con impazienza.
Guardandosi intorno, tira fuori un altro cassetto con un corpo, stavolta un uomo sui novant’anni. Delicatamente, sfiora con le punte delle dita la testa calva dell’uomo e i muscoli flosci. Ma qualcosa in questo cadavere non le piace, perché chiude il cassetto e ne apre un altro.
Questo tizio è sulla cinquantina e ha un colorito violaceo.
Lei lo squadra da capo a piedi e approva con un cenno del capo.
Il telefono comincia a trasmettere le note della Sonata n. 2 di Chopin, comunemente nota come Marcia Funebre .
Torna a lunghi passi verso il primo cadavere, davanti al suo sinistro supporto per il telefono, e preme sullo schermo per rispondere alla chiamata.
“Ciao, Beatrice” dice una voce divertita. “Come continuo a ripeterti, non dobbiamo fare una videoconferenza tutte le volte, specialmente quando sei nel tuo habitat naturale.”
“Sei in ritardo.” La voce di Beatrice è sorprendentemente vivace. “Volevo avere un vantaggio iniziale. Più è fresco il corpo, meglio escono le mie bellezze.”
“Devi averne usato uno molto vecchio ieri sera.” Il divertimento nella voce dello sconosciuto si unisce a una nota di disprezzo. “Presumo che sia questa la scusa per il tuo fallimento?”
“Non mi hai mai detto che sarebbe stato coinvolto un veggente.” Beatrice incide qualcosa con il coltello sulla pelle del cadavere davanti a lei. “E in particolare hai omesso di nominare i vampiri.”
“Ti sto offrendo la possibilità di sottostare al Mandato e sistemarti tranquillamente qui.” Il suo tono adesso è beffardo. “Credevi che sarebbe stato facile? E poi, perché tu dovresti preoccuparti dei vampiri? Pensavo che odiassero quelle come te, perché loro temono ciò che puoi fare.”
L’espressione di Beatrice s’incupisce. “Semplicemente non mi piace avere intorno dei nemici mortali. Dato che sono nuova in questa storia del Mandato, dimmi, può davvero fare in modo che non cerchino di uccidermi a vista?”
“No, non può compiere questo genere di miracolo. Ma il Mandato fa in modo che chiunque ti ferisca paghi con la vita. Ti marchia come una di noi e questo ti garantisce una cosa simile al principio della legalità degli umani. Ma niente può annullare la loro paura e il loro odio verso la tua specie. Nonostante il Mandato, i veggenti odiano ancora la mia specie e viceversa.” A giudicare dal suo tono di voce, si direbbe che sia felice della situazione che descrive. “Ma il Mandato toglie di bocca l’amaro di questo astio. I vampiri un tempo disprezzavano tutti i licantropi, ma guarda come stanno le cose adesso. Dopo secoli di Mandato si celebrano matrimoni tra loro. Non è questo che ti piace qui, i nostri atteggiamenti liberali?”
Se avessi le sopracciglia, vorrei inarcarle al sentir parlare di vampiri e licantropi ma, dato che non le ho, mi limito a rimanere sospesa.
“Sei abile con le parole, perfino per uno della tua specie.” Beatrice incide un altro simbolo nella carne morta. “Dimmi, teoricamente come dovrei battere in astuzia un veggente?”
“Non correrà il rischio di rimanere coinvolto dopo quello che lei ha fatto in TV” risponde al telefono la voce che, per la prima volta, sembra seria. “Ha già rischiato grosso organizzando tutto questo. O almeno presumo che l’abbia organizzato ma, per gentile concessione dei vampiri, non ne ho le prove.”
“Ma non è anche lei una veggente?” Beatrice interrompe il suo macabro lavoro e guarda la fotocamera del telefono. “Non mi vedrà arrivare?”
“Non ti ha visto arrivare nemmeno lui” replica l’uomo misterioso. “Cosa può sperare di prevedere una novellina senza addestramento? A discapito di quanto vogliono farti credere, i veggenti non sono onniscienti, altrimenti il libero arbitrio sarebbe solo un lontano ricordo. Ricorda che, se lavori per me, ti trasmetto i miei poteri ed è per questo che non sei morta come le tue ‘bellezze’.”
“Non ho paura della morte.” Beatrice si guarda intorno nell’obitorio come se fosse il salotto di casa sua. “È l’unico vero mistero rimasto al mondo.”
“Davvero? Be’, ti do una mano a svelarlo, se continui a fallire così.”
“Invece di minacciarmi, perché non mi giri altri cinquecentomila dollari?” Ha un sorriso che si estende da un orecchio all’altro. “Più le spese, ovviamente.”
“C’è altro?” domanda lui sarcastico. “La chiave di un bordello pieno di vergini? Una minestra di gattini?”
“C’è un’altra cosa” dice lei senza scomporsi. “Se dovessi morire in questo lavoro, ho bisogno che ti occupi del mio corpo. Voglio che venga trasformato in fertilizzante. Ti manderò le istruzioni precise per e-mail.” Beatrice pulisce il coltello sulla pelle del cadavere più vicino, quindi lo piega e lo ripone in borsa. “È il massimo del riciclo. Se penso a quante sostanze nutrienti restano rinchiuse sottoterra invece di tornare...”

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